GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Riccardo D'Alberto in posa con un salmone catturato in Canada... di Admin G.P.O.
 
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CURIOSITA' Il G.P.O Imolese Tubertini è la società di pesca bolognese nata il 29 gennaio 2010 dalla fusione di due storiche e pluri premiate società con oltre mezzo secolo di storia alle spalle: S.P.S. Gruppo Pesca Ortofrutticolo e S.P.S Imolese

G.P.O. IMOLESE TUBERTINI
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\\ Home Page : Storico : TEMATICHE AMBIENTALI (inverti l'ordine cronologico)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico
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Di Admin G.P.O. (del 13/10/2012 @ 23:25:20, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 1715 volte)
GOLETTA DEI LAGHI 2012 BILANCIO FINALE
 
Si e’ concluso il settimo viaggio di Goletta dei Laghi per il monitoraggio e la valorizzazione dei maggiori bacini lacustri. 64 punti monitorati nei laghi del Centro Nord, il 62,5% inquinati o fortemente inquinati; per il primo anno la Goletta dei Laghi sbarca al Sud per la promozione dei bacini d’acqua dolce. Legambiente: “I laghi sono un patrimonio inestimabile troppo spesso a rischio. E’ necessario porre l’attenzione sulla tutela di questi bacini, ineguagliabile patrimonio di biodiversita’’” . Sono 64 i punti monitorati dal laboratorio mobile di Legambiente durante il passaggio della Goletta dei Laghi di Legambiente. Tra questi, 40 hanno riportato un livello di batteri fecali oltre il limite concesso dalla legge. Ancora una volta il maggior numero di campioni risultati fuori legge sono stati prelevati alla foce di fiumi e torrenti, a conferma che i problemi per i laghi sono causati anche dagli scarichi dei comuni dell’entroterra.
 
Inquinamento Idrico
Si conclude oggi la settima edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna per il monitoraggio scientifico e naturalistico dei maggiori bacini lacustri italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e per la tappa laziale con il contributo della Provincia di Roma, assessorato alla tutela ambientale. Un viaggio durato oltre un mese, lungo tutta la Penisola, dai confini con la Svizzera fino in Sicilia. Diciassette i laghi coinvolti nella campagna, in 11 regioni della Penisola. Il bilancio finale e’ stato presentato questa mattina, in conferenza stampa, da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente; Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale; Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio e Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU.
 
Per il primo anno la Goletta dei Laghi ha raggiunto anche le regioni del Centro e del Sud per promuovere e valorizzare i bacini minori e le aree che li ospitano. Toccate, dunque, per la prima volta Toscana, Marche, Sicilia e Calabria e dopo anni di nuovo l’Abruzzo, dove l’equipaggio della Goletta ha rilevato l’azione positiva e il valore aggiunto che le aree protette hanno svolto nella tutela della biodiversita’’ e promozione del territorio. Positive, infatti, le buone pratiche messe in piedi dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e dal Parco della Sila, che hanno compiuto rispettivamente 90 e 10 anni di attivita’’, che hanno lavorato per la tutela della natura, la qualificazione dell’offerta turistica e la promozione delle tipicita’’ del luogo. Positiva anche l’azione del Comune di Massa Marittima (GR), nel cui territorio ricade il lago dell’Accesa che, per preservare le ottime condizioni del bacino, ha acquistato l’anello di territorio intorno al lago. Nessun valore aggiunto, invece, nell’azione della Riserva di Piani di Spagna, sul lago di Como, alla cui gestione gli attivisti di Legambiente hanno consegnato una bandiera nera. Su quest’area, infatti, ricca di biodiversita’’, pesa la minaccia di nuove costruzioni. Negativo anche l’esempio dell’amministrazione della Riserva Naturale Orientata Lago Soprano, in capo alla Provincia Regionale di Caltanissetta all’interno dell’area del Comune di Serradifalco, che non sta svolgendo le azioni previste nel piano di gestione dell’area protetta.
 
Ai problemi di gestione del territorio intorno ai laghi, sui bacini insiste anche il problema dello stato di salute delle acque. A ridosso della scadenza europea per il raggiungimento del buono stato dei corsi d’acqua, fissata al 2015, solo il 37% delle acque lacustri a livello nazionale, infatti, ha raggiunto oggi la classe di buona qualita’’. Un dato che ribadisce l’urgenza di attivare un monitoraggio attento e costante di tutti gli specchi lacustri e azioni di risanamento per non trovarci impreparati alla scadenza europea dettata dalla direttiva 2000/60 e incorrere in dannose e evitabili sanzioni economiche, oltre che rinunciare alla tutela delle risorse idriche italiane.
 
“Con il passaggio della Goletta dei Laghi vogliamo riportare l’attenzione sui nostri bacini lacustri - commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – Queste aree rappresentano una parte importantissima del nostro territorio, un enorme serbatoio di paesaggio, natura e biodiversita’’. Non solo, rappresentano infatti anche un’importantissima riserva di acqua dolce fondamentale per l’ambiente e per l’uomo, soprattutto durante i periodi di siccita’’, come quello che stiamo vivendo, che fanno da contraltare alle violente precipitazioni autunnali. Per questo la tutela non solo qualitativa ma anche quantitativa dell’acqua deve diventare una priorita’’ delle amministrazioni rivierasche e a tutti i livelli istituzionali, a partire dalla regolamentazione degli usi e dal controllo sulle eccessive captazioni. La buona gestione delle acque e del territorio e’ stata al centro del viaggio nei grandi laghi italiani grazie alla Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, evidenziando temi come lo sviluppo delle energie rinnovabili, il turismo di qualita’’, la mobilita’’ e la navigazione sostenibile. Azioni fondamentali per rendere il territorio piu’ forte, competitivo e attraente. Per questo in conclusione della campagna rilanciamo l’appello a tutte le Amministrazioni rivierasche di mettere in pratica una corretta gestione del territorio, fondamentale per la tutela e lo sviluppo economico e turistico degli specchi lacustri, che rappresentano una parte importantissima del nostro Paese”.
 
Maglia nera, anche quest’anno, ai grandi laghi del nord su cui si riscontra la falla piu’ grande nel sistema di depurazione. Sono 36, infatti, i punti risultati fuori legge nei laghi del nord, risultati inquinati o fortemente inquinati. Sul lago d’Iseo sono stati campionati 7 punti, di cui 6 risultati inquinati. Cinque di questi hanno rilevato la presenza di batteri fecali ben oltre il doppio del limite consentito dalla legge, classificandosi fortemente inquinati. Sul lago di Como, dei 13 punti campionati, 10 sono risultati critici con 8 punti fortemente inquinati. Sul lago Maggiore sono stati 6 i punti campionati, di cui 5 sono risultati fortemente inquinati. Sul lago di Varese i tecnici di Legambiente hanno effettuato due campionamenti risultati ambedue fortemente inquinati. Sul lago di Lugano, i tre punti campionati dai tecnici hanno rilevato due punti fortemente inquinati e uno inquinato. Sul lago di Garda sono stati prelevati 14 campioni di cui 8 sono risultati critici; di questi cinque punti sono risultati fortemente inquinati e 3 inquinati. Sul lago di Bolsena, sono stati prelevati 5 campioni di cui 3 sono risultati critici, di cui 2 sono risultati fortemente inquinati e 1 inquinato. Sul lago di Vico sono stati prelevati: un punto e’ risultato fortemente inquinato. Sul lago di Albano, 3 i punti campionati di cui uno e’ risultato fortemente inquinato e uno inquinato. Al lago Fibreno sono stati effettuati 2 campionamenti di cui un punto e’ risultato inquinato. Superano l’esame della Goletta dei Laghi di Legambiente i laghi di Viverone, in Piemonte, e i laghi laziali Bracciano, Salto e Turano.
 
Ancora critica, dunque, la situazione della depurazione sui maggiori laghi italiani. Carenze che si ripercuotono sulla qualita’’ delle acque, come evidenziato dal monitoraggio dei biologi della Goletta dei laghi. Situazione che e’ costata al nostro Paese anche una condanna dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea per la mancata applicazione della Direttiva sulla depurazione 91/271/CE arrivata il 19 luglio scorso. Il provvedimento arriva nell’ambito della procedura d’infrazione 2004/2034 che colpisce duramente l’Italia in quanto dopo oltre otto anni il Paese ancora non e’ riuscita a mettersi in regola.
 
“Il monitoraggio scientifico svolto da Legambiente - aggiunge Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - mette in luce anche quest’anno le numerose criticita’’ per quanto riguarda l’inquinamento proveniente da scarichi civili non depurati che riguardano i grandi laghi del nord Italia ma anche gli specchi d’acqua minori monitorati nel Lazio. Una fotografia che rileva oltre il 60% dei prelievi al di sopra dei limiti di legge. Un sistema depurativo carente, che nel nostro Paese riguarda ancora un quarto della popolazione e che rischia, oltre che gravi ripercussioni ambientali, anche di farci pagare pesanti sanzioni derivanti dalle procedure d’infrazione aperte per il mancato rispetto delle direttive europee. Per questo, completare il trattamento degli scarichi deve diventare una priorita’’ per l’agenda politica a tutti i livelli. La sfida della qualita’’ dell’acqua si gioca poi anche attraverso una buona gestione dei territori rivieraschi. Infatti, per avere dei laghi in buono stato, come previsto dalle direttive europee, non basta migliorare la qualita’’ delle acque ma bisogna anche garantire la salvaguardia e la tutela degli interi ecosistemi lacustri. Per questo oltre ridurre gli scarichi inquinanti occorre fermare il consumo di suolo, la cementificazione delle coste e tutelare le aree naturali che contribuiscono a mantenere i laghi in buona salute”.
 
A bordo della Goletta dei Laghi ha viaggiato anche Living Lakes, il network internazionale, presieduto in Italia da Legambiente, per la salvaguardia e la valorizzazione dei bacini lacustri. Oltre 100 le amministrazioni, tra parchi, comuni e province, e le associazioni intercettate durante il viaggio, a cui e’ stato presentato il progetto e promossa l’adesione con l’obiettivo di promuovere le buone pratiche di gestione del territorio in grado di coniugare rispetto dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.
 
Quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e’ stato Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha spiegato in conferenza Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU. L’olio usato e’ cio’ che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha continuato Mastrostefano - questo rifiuto pericoloso puo’ danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Con la nostra attivita’’ di comunicazione cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantita’’ di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento”. Delle 431.000 tonnellate di olio lubrificante che sono state immesse al consumo in Italia nel 2011, il Consorzio ha raccolto 189.268 tonnellate di oli usati, oltre il 95% del potenziale raccoglibile. Nel Lazio il COOU ha recuperato 10.916 tonnellate di olio lubrificante usato: 6.948 nella provincia di Roma, 1.519 a Latina, 1.461 a Frosinone, 719 a Viterbo e 269 a Rieti.
 
 
 
 
Il giudizio di Legambiente viene dato in base ai risultati ottenuti dalle analisi microbiologiche (sono presi come riferimento i valori limite per la balneazione indicati dal Decreto Legislativo del 31 marzo 2010 nell’allegato A) e secondo i seguenti criteri
 
- INQUINATO Enterococchi intestinali maggiori di 500 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1.000 ufc/100ml
 
- FORTEMENTE INQUINATO Enterococchi intestinali maggiori di 1.000 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2.000 ufc/100ml
 
Il monitoraggio scientifico
I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici che effettuano le analisi chimiche direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilita’’).
 
I progetti a bordo di Goletta dei Laghi
Sos Goletta
E’ il servizio messo a disposizione dei cittadini per segnalare tubature che scaricano in mare, o nei laghi, liquidi o sostanze sospette in acqua, tratti di mare o di lago dal colore e dall’odore sgradevoli. Per fare una segnalazione basta inviare una breve descrizione della situazione, l’indirizzo e le indicazioni utili per individuare il punto, le foto dello scarico o dell’area inquinata e un recapito telefonico. Gli SOS si possono inviare via mail, all’indirizzo sosgoletta@legambiente.it o tramite sms e mms al numero 346.007.4114
 
Living Lakes
Promuovere la protezione e lo sviluppo degli habitat naturali, salvaguardare la loro varia flora e fauna, aumentare la conoscenza e il livello di sensibilita’’ nei confronti degli ecosistemi delle aree lacustri e sviluppare in modo sostenibile il turismo e le economie locali. Questi gli obiettivi della rete italiana di Living Lakes, presieduta da Legambiente, che comprende ad oggi 3 associazioni e 10 tra i maggiori laghi italiani. Living Lakes e Goletta dei Laghi viaggeranno insieme per promuovere iniziative ed eventi mirati a diffondere e valorizzare sempre di piu’ la tutela del nostro patrimonio lacustre. http://www.livinglakesitalia.it/
 
Sostieni la Goletta dei Laghi!
Da quest’anno hai la possibilita’’ anche tu di diventare supporter della campagna acquistando la t-shirt ufficiale dell’equipaggio. La puoi trovare durante le iniziative della Goletta dei laghi o direttamente online al bazar di legambiente.
 

 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 25/03/2012 @ 11:53:12, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2193 volte)
SAVE THE AMAZON
PARTE LA NUOVA CAMPAGNA DI GREENPEACE
 
Parte 'Save the Amazon' la nuova campagna di Greenpeace per aiutare il popolo brasiliano a salvare l'Amazzonia. Nel corso di un evento tenuto a Manaus a bordo della nave Rainbow Warrior, Greenpeace si è unita alla società civile brasiliana per chiedere una legge Deforestazione Zero in Brasile contro le modifiche al Codice Forestale che il Congresso è pronto ad approvare. Obiettivo: raccogliere 1,4 milioni di firme di cittadini brasiliani da consegnare al Governo. L'evento, che celebra l'avvio della campagna a livello mondiale, è anche il punto di partenza di una spedizione che, dal cuore dell'Amazzonia, arriverà a Rio de Janeiro. Il viaggio della Rainbow Warrior in Brasile precede di tre mesi la Conferenza Onu sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro, dal 20 al 22 giugno. Nel corso della spedizione, oltre alla raccolta delle firme, Greenpeace documenterà i crimini forestali e mostrerà le soluzioni sostenibili a disposizione per salvare l'Amazzonia. "Il Brasile, sesta potenza economica a livello globale - spiega Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo di Greenpeace International a bordo della Rainbow Warrior - deve essere la dimostrazione che è possibile lo sviluppo sostenibile senza distruggere preziose foreste". "Per farlo - afferma Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia - è necessario che la Presidente Dilma Roussef e il Congresso Brasiliano si rendano conto dell' errore che commetterebbero approvando il Nuovo Codice Forestale". Il bacino amazzonico si estende su circa 6,5 milioni di chilometri quadrati in nove Paesi (Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana Francese, Perù, Suriname e Venezuela), e costituisce il 5% della superficie della Terra. Ospita circa un quinto del volume totale di acqua dolce a livello globale. Alcuni studi recenti indicano che l'Amazzonia ospita 40.000 specie di piante, 427 mammiferi, 1.294 uccelli, 378 rettili, 426 anfibi e 3.000 specie di pesci. Fino a ora un'area pari a 700 mila km2 è stata distrutta, un'area pari a più del doppio la superficie della Polonia.
 
Il sito di Greenpeace Italia http://www.greenpeace.org/italy/it/
 
 
 
 
 
 
 
 
  
  
AMAZZONIA
 
L'Amazzonia, nota anche come Foresta Amazzonica, è una foresta equatoriale nel Bacino dell'Amazzonia in Sud America. L'area conosciuta dell'Amazzonia supera i 7 milioni di km² (1.2 miliardi di acri), anche se la zona boschiva ne occupa circa 5,5 milioni. La foresta è situata per circa il 65 % del territorio in Brasile, ma si estende anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana Francese.
 
BIODIVERSITA’
Le foreste pluviali sono in genere molto ricche in termini di specie diverse di fauna e flora; nelle foreste tropicali delle Americhe si trova ancora più biodiversità che nelle corrispondenti foreste in Africa e in Asia, rendendo l'area Amazzonica di valore biologico inestimabile:
 
Si stima che nella regione vivano circa 2,5 milioni di specie di insetti, 3.000 specie di pesci, 1.294 specie di uccelli (si pensa che un quinto di tutti gli uccelli viva nella foresta amazzonica), 427 specie di mammiferi, 427 specie di anfibi e 378 specie di rettili e sono state classificate almeno 40.000 specie di piante. Gli scienziati hanno descritto fra le 96.669 e 128.843 specie di invertebrati solo in Brasile.[senza fonte]
 
La diversità delle specie di piante è la più alta sulla Terra e alcuni esperti valutano che 1 km² possa contenere più di 75.000 tipi diversi d'albero. 1 km² di foresta amazzonica può arrivare a 90.790 tonnellate di piante.
 
DEFORESTAZIONE
La deforestazione è la trasformazione delle aree della foresta in aree disboscate, e risulta molto attiva nel bacino Amazzonico. Più di un quinto della foresta è già stato distrutto e l'intero ecosistema rimane in pericolo. Quest'opera di distruzione è iniziata a partire dagli anni Quaranta quando i governi della regione hanno deciso di sfruttare le risorse forestali e minerarie. Il disboscamento permette infatti la vendita e l'esportazione del legname, che può risultare molto pregiato, l'aumento di terreno per l'agricoltura, di cui si sente un forte bisogno per via della crescita della popolazione, e lo sfruttamento di giacimenti minerari. Nel corso degli anni sono state costruite anche numerose autostrade per collegare grandi città, che non solo sono state fonti primarie di deforestazione ma hanno anche incoraggiato le costruzioni di nuovi villaggi lungo di esse, peggiorando il problema.
 
La deforestazione genera molti aspetti problematici e potenzialmente catastrofici. Gli ambientalisti denunciano un'enorme perdita della biodiversità, incrementata al risultato della distruzione delle foreste e allo sfruttamento insostenibile delle sue risorse. Inoltre, l'Amazzonia è un enorme "polmone" terrestre, che grazie all'elevata densità della vegetazione e alla sua posizione equatoriale che permette un grande irraggiamento del Sole, consuma elevate quantità di anidride carbonica, generando ossigeno. La rimozione dell'area forestale diminuisce questo effetto; purtroppo inoltre la deforestazione viene spesso eseguita mediante incendi incontrollati, loro stessi responsabili di elevate emissioni di CO2. Tutto ciò ha importanti implicazioni nell'effetto serra, e costituisce uno dei principali parametri su cui si costruiscono i modelli per il riscaldamento globale del pianeta.
 
POPOLAZIONE
La zona amazzonica è occupata da numerosi popolazioni indigene. Negli ultimi decenni ampie regioni sono state colonizzate elevando localmente la densità della popolazione. Esempi includono in Brasile l'area attorno alle città di Santarem e Belém, e gli stati di Roraima, Rondonia e Acre; in Bolivia il dipartimento di Santa Cruz
 
RISORSE
Le risorse dell'Amazzonia si sono andate diversificando in questi ultimi anni. Le economie di sussistenza delle piccole comunità e dei gruppi indigeni continuano a restare legate allo sfruttamento della foresta e dei corsi d'acqua, ma in aree sempre più estese si pratica agricoltura, allevamento, industria mineraria l'estrazione di minerali ed idrocarburi.
 
BACINO DELL’AMAZZONIA
Il bacino dell'Amazzonia (o bacino amazzonico) è il bacino idrografico del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti. Comprende un'area di quasi 7 milioni di km², che si estende dal Brasile (in cui si trova la parte centrale del bacino) a Venezuela, Colombia, Perù, Ecuador, Bolivia e Guyana.
 
Il bacino copre un'area di 4 milioni km² di pianura: in alcune parti del Perù, infatti, il Rio delle Amazzoni scorre a soli 106 metri sopra il livello del mare. Si può quindi calcolare che questo enorme corso d'acqua scende di soli tre centimetri e mezzo ogni chilometro.
 
Il solo Rio delle Amazzoni (escludendo quindi la foce) percorre in linea aerea circa 2.993 chilometri, mentre il percorso effettivo, calcolando anche il primo tratto di fiume che ha un altro nome, ammonta a 6.280 chilometri. Resta comunque sempre il secondo fiume più lungo al mondo: il record lo detiene il Nilo, con i suoi 6.671 chilometri di lunghezza, ma con un bacino fluviale di soli 2.867.000 chilometri quadrati di ampiezza.
 
AMBIENTE
L'habitat principale del bacino è in prevalenza costituito da foresta tropicale: foresta amazzonica. È un ambiente ricco di diversi tipi di esseri viventi: il 20% delle specie di alberi. Si ritiene che le specie di invertebrati del bacino delle Amazzoni siano note solo in minima parte. Ogni singolo albero del bacino ospita non raramente oltre 400 specie animali. Nelle acque del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti vivono oltre 2000 specie di pesci. Nel bacino si trovano moltissime specie animali un tempo diffuse anche altrove ma ora divenute rarissime (per esempio il lamantino, il boto (delfino rosa), l'anaconda gigante, il caimano dagli occhiali).
 
IL PROBLEMA ECOLOGICO
L'importanza dell'ambiente del bacino delle Amazzoni per l'ecologia terrestre è enorme. Per questo motivo, da tempo numerose istituzioni internazionali stanno lottando affinché esso venga preservato; tuttavia, l'uomo sta continuando a distruggerlo in modo sistematico (si stima che ogni giorno venga disboscata un'area dell'ampiezza di un campo da calcio).
 
Il disboscamento progressivo della Foresta Amazzonica può avere effetti non solo sulla biodiversità del pianeta, ma anche sul suo clima. La foresta, infatti, rappresenta la principale riserva di fotosintesi della Terra. Il vapore acqueo generato dalla vegetazione amazzonica è un fattore importante per la ridistribuzione del calore solare.
 
A questo si sommano i danni per le popolazioni locali, dovuto al rapido impoverimento dell'humus del territorio disboscato a fini agricoli
 
  
 
  
  

 
Titolo
Di sipadan (del 27/10/2011 @ 22:42:23, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2849 volte)
IL CATCH AND RELEASE
N.B. alla fine dell'articolo è presente una integrazione di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Il Catch & Release (catturare e rilasciare) una pratica di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilancia in acqua vivo e possibilmente senza arrecargli danni.
Non ci sono notizie certe sull'origine di questo comportamento, ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota. Queste due tecniche di pesca, la pesca a mosca e lo spinning, sono tuttora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il Catch & Release, ma questo comportamento si sta diffondendo sempre di pi anche nelle altre tecniche di pesca. Studi scientifici di varie facolt di ittiologia nazionali ed internazionali e la marcatura dei pesci catturati, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono essere ricatturati. L'impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica nullo o quasi nullo dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.
Rilasciare il pesce pescato, per chi condivide, attua e diffonde la pratica del catch and release, non solo segno di civilt e rispetto ambientale, ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicit del vedere l'animale appena catturato di nuovo libero.
LE 6 REGOLE DEL CATCH AND RELEASE
La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e permettendone la successiva sopravvivenza, consiste in alcune regole basilari:
1 Usare ami singoli e senza ardiglione: gli ami multipli (ancorette) e gli ami con ardiglione provocano al pesce ferite gravi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza. Usando ami singoli e privi dell'ardiglione potremo slamare pi facilmente il pesce e senza provocargli danni. Normalmente l'amo senza ardiglione non aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il ricupero del pesce.
2 Recuperare e slamare il pesce velocemente: il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi pi gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante la slamatura veloce favorita dall'assenza dell'ardiglione sull'amo. Il pesce pu sopravvivere fuori dell'acqua solo per pochi minuti ed opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.
3 Tenere il pesce in acqua: se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa, ci gli cagioner altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce ricoperta da un muco protetivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno pu determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre ancora in acqua.
4 Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate: essenziale non toccare il pesce con le mani asciutte: subisce un shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36) rispetto a quella del suo corpo che coincide con quella dell'acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l'asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l'attenzione nel maneggiarlo altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il retino, se ha una rete senza nodi, pu essere d'aiuto purch si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete con le branchie.
5 La slamatura: oltre a fare tutto ci delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il pesce al quale l'amo si aggrappato all'esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: meglio tagliare la lenza. Come valida alternativa al taglio della lenza, esiste da poco tempo (da Ottobre 2006) uno slamatore (Larchy) in grado di localizzare l'amo, liberarne l'ardiglione ed invertirne la posizione anche nel pi profondo dell'esofago ed estrarlo senza il pericolo del riaggancio sul percorso verso l'esterno, cosicch le ferite di cui sopra sono ridotte al minimo. Poich il tutto si svolge in modo automatico, l'operazione svolta in maniera rapida, sicura, mentre il pesce rimane in acqua e senza la necessit di afferrarlo.
6 La rianimazione: se il pesce esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare l'acqua e quindi l'ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inizia a muoversi da solo cercando di liberarsi.
LINK UTILI IN TEMA CATCH AND RELEASE
UNIVERSITY OF FLORIDA
 
 
Integrazione all’articolo C&R di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Il C&R nasce dall’ambiente dei pescatori a mosca, i primi ad avere avuto questa sensibilità.
E nasce dalle esperienze della pesca a mosca “secca” quindi con ami piccoli (anche se le trote americane sono belle grosse) e in genere a fil di bocca.
Su lucci e black bass credo che l’Europa sia più avanti degli Stati Uniti come C&R….. specie per i bass.
Premesso che dove i regolamenti e le leggi impongano una certa armatura dell’esca si debbano rigorosamente rispettare, salvo contestarli nelle sedi opportune con opportune argomentazioni.
Infatti il concetto americano espresso nei 6 punti è corretto, utile per il pesce e per la natura , ma credo che possa essere integrato sull’esperienza della pesca in Italia.
In Italia, spesso in Appennino, abbiamo trote piccole cui spesso gli ami singoli senza ardiglione, se troppo grossi sono estremamente rischiosi, consentendo di raggiungere l’occhio o perforare il cranio.
Infatti si tende per es. a cambiare un’ancoretta del numero 8 con un amo singolo del numero 2.
Che di norma è lungo, molto lungo rispetto l’ancoretta e in molti casi sta in orizzontale che non è la posizione corretta e resta più pericolosa.
Altra differenza con la pesca a mosca, qui l’amo è libero in cima alla lenza, da noi per lo spinning va attaccato ad un’esca….
 
Allora o usiamo ami adatti come gli eccellenti Owner/Tubertini st75BLM e st 55 BLM per minnow
 
 
Che sono “corti” e molto aperti e hanno pure un ottimo occhiello, e sono disponibili con occhiello in asse o ruotato di 90 gradi, quindi adattabili a tutte le esche…
Io con l’1/0 ho passato da parte a parte la mandibola di una steel head.. e anche saltando non si è slamata, ma l’ho potuta rilasciare molto facilmente.
Si potrebbe ovviare con un doppio split ring che gira l’amo di 90 gradi, ma lo allunga, molto meglio gli ami di quel tipo specifico, tra l’altro meravigliosi come robustezza e affilatura
Oppure
Usiamo, come giustamente impone in acque da trote (Categoria “D”) la Provincia di Bologna, ancorette senza ardiglione.
I vantaggi?
Su trote piccole riduce la possibilità di ingoio dell’esca, spesso letale nelle trote piccole, su tutte le trote riduce di molto la penetrazione che su un punto solo molto affilato porta spesso a passare da parte a parte la testa.
E la lingua dei pesci è molto sensibile se perforata.
Se si ha la manualità necessaria si slama bene come l’amo singolo, usando una piccola pinza senza neppure toccare il pesce, e in caso di dover “forzare” un pesce si fa forza su 3 punti e non su uno.
Io ho molti amici che pescano anche a spinning ad amo singolo ma se talvolta è vero che ci sono poche differenze talvolta si perdono molti più attacchi, con forti differenze per es. tra cavedani e trote e anche tra questi tra i più grossi e i più piccoli, di solito i piccoli si slamano o non si allamano molto di più.
Ovvio che se si vuole tutelare al massimi trote, persici e cavedani è sempre meglio usare un solo amo o una sola ancoretta senza ardiglione.
Questa nota è sul punto (1), e poco ho da dire su tutti gli altri punti, validissimi anche per la pesca al colpo, che io pratico barbless (senza ardiglione) da almeno 15 anni, e qui la differenza è veramente poca.
 
Passiamo a casi un po diversi che riguardano più lo spinning.
Sugli aspi, che sono un caso a parte, c’è sempre una forte possibilità di errore nell’inlamata e una forza del pesce davvero esplosiva in certi istanti, e il pesce non ha denti.. quindi schiaccia la preda.
Con questo pesce spesso l’amo singolo risulta inefficace e spesso anche le ancorette non delle più spesse vengono schiacciate e deformate
Passiamo ai lucci
Qui sono certo dei gravi danni che possono infliggere ami singoli.
Infatti in tante zone no kill non vi è l’obbligo di amo singolo
Per i lucci a volte si attaccano pesci di 50 cm, a volte di 120 cm, un amo singolo dell’11/0 è adatto e forse piccolo per i secondi ma un vero pericolo per i primi.
E inoltre se si pesca a gomma l’assenza dell’ardiglione non consente una adeguata gestione e trattenimento dell’esca, cui si può solo in parte ovviare con accorgimenti empirici.
Inoltre già dal 4/0 è possibile attraversare il cranio senza fatica, mentre anche solo un minimo ardiglione in genere lo blocca.
Anche per i bass vale lo stesso principio e lo stesso ragionamento, io dove obbligatorio nei laghetti in viva uso ami con ardiglione limato, ma spesso attraverso qualche testa.
Se invece mi limito a schiacciare l’ardiglione pentra un po meno e si slama quasi altrettanto bene, tanto che esistono negli USA ami e ancorette con una curva invece che l’ardiglione.
Su questi pesci devo dire che vantaggi e svantaggi si bilanciano, il barbless se non ben piantato è deficitario nei salti del pesce (problema vivo anche tra i pescatori a mosca) ma molto più efficace (perché più affilato)  in caso di mangiate molto difficili.
Il vantaggio, parlando in termini anche di tutela personale, è se ci si allama incidentalmente, estrarre ami o ancorette senza ardiglione è facile ma doloroso, in caso di ami da passata del 18 è molto doloroso se c’è l’ardiglione, pensate con una ancoretta 4/0 L.
 
Ultima raccomandazione per bass grossi e lucci, in caso di difficoltà il procedimento corretto (vedi per es il sito di esox Italia, www.esoxitalia.it; http://esoxitalia.blogspot.com/ ) è:
1 - tagliare con un trancino l’ancoretta ramo per ramo
2 - se possibile togliere facendo ruotare a favore di eventuale ardiglione il pezzo troncato dell’ancoretta
3 – nel dubbio lasciare il ramo troncato di ancoretta o amo in sede senza forzare
Spessissimo il pesce riesce ad espellerlo e tanto più facilmente se senza ardiglione.
Concludendo
Un sincero plauso a chi ha avviato, diffuso e diffonde il catch e release, pescatori a mosca in testa
Facciamolo sempre anche noi ma con un minimo di adattamento ai nostri pesci, alle nostre esche e alle nostre acque.
Non credo che molti bassman siano entusiasti di togliere l’ardiglione a uno spinner, che magari costa 20 euro, ed è un’esca che di norma fa veramente pochi danni.
Mentre in acque da tutelare io pesco molto spesso ad ancoretta singola senza ardiglione magari togliendone una da un crank o minnow e so che tanti altri lo fanno spontaneamente.
E solo perché sono convinto che l’amo singolo farebbe più danno in quei casi.
 
Integrazione di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 27/10/2011 @ 22:00:11, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 1156 volte)
F.I.P.S.A.S. Dipartimento Ambiente e Tutela del Mare e delle Acque Dolci
 
Nata come Federazione Sportiva, F.I.P.S.A.S., nel corso degli anni, ha dedicato sempre maggiore attenzione ai problemi relativi alla conoscenza, allo studio e alla salvaguardia dell'ambiente, soprattutto quello acquatico: lacustre e marino. Per questo suo impegno stata riconosciuta, nel 2004,come Associazione di Protezione Ambientale e da allora, attraverso la creazione di un Dipartimento specifico, impegnata a promuovere i principi della sostenibilità ambientale, in particolare nelle scuole e nell'ambito delle proprie attività. Inoltre, oggi lavora alla realizzazione di diversi progetti che hanno come obiettivo la conservazione della natura e la difesa della biodiversità.
Il Mare può essere un potente strumento di educazione e crescita per le giovani generazioni, di incontro, un modo per ampliare i propri orizzonti e accogliere la diversità.
Da diversi anni ormai l'Associazione impegnata nello sviluppo e promozione dell'attività della pesca sportiva orientata verso il Catch and Release, del connubio pesca sostenibile/turismo ambientale per dare continuità di risorse, lavoro e produrre ricchezza nelle varie zone italiane, costiere e non, anche fuori stagione; contribuire alla valorizzazione delle aree marine protette e contribuendo ad una pesca sportiva sostenibile, regolamentata ed eticamente corretta. Le ampie zone costiere, infatti, sono la sede naturale per la sperimentazione di un nuovo tipo di pesca sportiva sostenibile e turistica, teso a ridurre al minimo l'impatto sull'ambiente e a valorizzare le risorse locali favorendo lo sviluppo dei territori.
L'impegno per il futuro sarà avvicinare le nuove generazioni alle tematiche ambientali, favorendo un atteggiamento di apertura per il prossimo e di rispetto per il mondo naturale. Un appello rivolto a tutti, ragazzi e adulti, perchè non è mai troppo presto e, per fortuna, non ancora troppo tardi. Soprattutto, non è mai inutile impegnarsi, ognuno nel proprio piccolo, per fare della Terra un posto migliore in cui vivere.
FIPSAS è riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare come associazione nazionale di protezione ambientale; associazione riconosciuta dal Dipartimento di Protezione Civile; ente con finalità assistenziali;fa parte del Consiglio Nazionale dell'Ambiente, collabora attivamente con ICCAT (The International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas ).
 
FIPSAS Dipartimento Ambiente e Tutela del Mare e delle Acque Dolci
Viale Tiziano , 70 (00196) Roma
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fax: 06/36858109
 
 
LINK UTILI
PORTALE F.I.P.S.A.S. (FEDERAZIONE ITALIANA PESCA SPORTIVA ED ATTIVITA SUBACQUEE)
 
ICCAT (THE INTERNATIONAL COMMISSION FOR THE CONSERVATION OF ATLANTIC TUNAS)
 
MINISTERO DELLAMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
 
DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE
 
 
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 22/10/2011 @ 22:39:46, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 4668 volte)
GOLETTA DEI LAGHI 2011, LA SITUAZIONE DEI LAGHI ITALIANI
di Legambiente.it
 
I LAGHI
Quando le acque meteoriche e quelle che sgorgano dal sottosuolo si raccolgono in una depressione si forma un lago. A seconda della cavità originaria, può essere di diversa conformazione e più o meno esteso o profondo. La principale classificazione viene fatta in base al tipo di evento geologico responsabile della loro genesi: si distinguono allora in tettonici, carsici, vulcanici, glaciali, costieri. Su scala geologica hanno vita breve: la loro evoluzione è legata all’azione dei corsi d’acqua, che tendono a colmarli depositando i sedimenti trasportati. Sono solitamente alimentati da fiumi (immissari), sorgenti o ghiacciai, mentre l’acqua defluisce tramite emissari ed evaporazione. La principale fonte di calore cui sono sottoposti è la radiazione solare, ma solo lo strato superficiale è influenzato dalla temperatura esterna.
 
I laghi rappresentano un ambiente ricco di biodiversità e sono un’importante riserva di acqua potabile, di risorse idriche per irrigare i campi e per produrre energia elettrica. Lo scadimento della qualità delle acque lacustri è principalmente determinato da tre cause: eutrofizzazione, acidificazione e presenza di sostanze tossiche legate agli scarichi urbani.
 
I LAGHI ITALIANI IN NUMERI
69 i laghi naturali in Italia con una superficie maggiore di 0,5 Km2
500 circa quelli con superficie maggiore di 0,2 Km2
183 i laghi artificiali con una superficie pari a 1 km2 o un volume di 5 milioni di m3
4000 gli specchi d’acqua di dimensioni più piccole, nel solo arco alpino
5 i principali laghi italiani: Garda, Maggiore, Como (di origine glaciale) Trasimeno (tettonica) e Bolsena (vulcanica)
148 i punti di campionamento di acqua lacustre analizzati (nel 2008) dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)
3 i punti risultati di qualità ottima (2,03%)                         
62 i punti risultati di qualità buona (41,89%)
43 i punti risultati di qualità sufficiente (24,32%)
36 i punti risultati di qualità scarsa (24,32%)
4 i punti risultati di qualità pessima (2,70%)
65 le aree critiche individuate da Legambiente su 14 laghi monitorati da Goletta dei laghi (2009), (di cui:30 punti inquinati, 35 gravemente inquinati)
 
SI CONCLUDE IL TOUR DELLA GOLETTA DEI LAGHI 2011 CHE PRESENTA IL BILANCIO FINALE DEL SUO VIAGGIO.
NEL LAGO DI COMO RISCONTRATE LE SITUAZIONI PIU’ CRITICHE
ESTRATTO DAL SITO DI LEGAMBIENTE.IT
 
9 laghi italiani, tra i più grandi e vissuti, 200 comuni coinvolti, più di 100 campionamenti per difendere un patrimonio troppo spesso minacciato dall'inquinamento e da tantissime forme di illegalità. Un tesoro nascosto che ha bisogno di essere riscoperto e tutelato dagli attacchi di speculazioni edilizie, scarichi abusivi, da tentativi di privatizzazione e captazioni eccessive.
 
Nel 2006 la Goletta dei Laghi ha iniziato il suo viaggio ponendosi come obiettivo quello di costruire insieme a cittadini e amministrazioni una grande campagna itinerante in difesa dell’ecosistema lacustre per informare, sensibilizzare, incentivare le buone pratiche di gestione ecocompatibile delle strutture ricettive, per promuovere politiche di salvaguardia delle coste e della biodiversità.
 
Grazie a un attento monitoraggio scientifico dei laghi nei suoi punti critici, Goletta ha acceso in questi anni i riflettori sulla mancata e insufficiente depurazione, analizzando centinaia di campioni d’acqua, denunciando forme di sfruttamento del territorio e premiando i casi virtuosi di buona gestione.
 
IL MONITORAGGIO SCIENTIFICO
I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici che effettuano le analisi chimiche direttamente in sito con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologi che sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo.
I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità).
 
COMUNICATI STAMPA DI GOLETTA DEI LAGHI 2011 SULLA SITUAZIONE DEI LAGHI ITALIANI
 
LAGO D’ISEO FIUMI OGLIO E BORLEZZA
Trovati 5 punti inquinati sull’Iseo
Imputati principali ancora una volta i fiumi Oglio e Borlezza
 
Continuano ad arrivare dalle foci di fiumi e torrenti e dai depuratori mal funzionanti o assenti i pro-blemi per il Sebino. Dalle analisi condotte dai tecnici della Goletta dei laghi sono risultati 5 punti cri-tici sul lago d’Iseo, dei quali 4 nell’alto Sebino.
In particolare nel bergamasco sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Sarnico all’altezza dello scarico di Via Predore 26 e a Castro, alla foce del torrente Borlezza. Acque inquina-te anche a Costa Volpino, alla foce del fiume Oglio e a Tavernola alla foce del torrente Rino.
Sulla sponda bresciana invece è risultato fortemente inquinato il prelievo effettuato a Pisogne alla foce del canale industriale.
I risultati del monitoraggio della quinta tappa della Goletta dei Laghi, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati), sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa a Castro, presso FestAmbiente Laghi, alla presenza di Gianna Le Donne, responsabile Goletta dei laghi, Barbara Meggetto, portavoce Goletta dei Laghi, Dario Balotta, presidente del circolo di Le-gambiente Basso Sebino, Massimo Rota, presidente del circolo di Legambiente Alto Sebino e Max Barro, direttore del porto turistico di Lovere.
“Passano gli anni ma la situazione sul Sebino non cambia, nonostante la nuova normativa sulla bal-neazione sia meno restrittiva rispetto alla precedente – commenta Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei laghi -. Per l’ennesima volta i nostri monitoraggi hanno rilevato un forte inquina-mento alle foci di fiumi e torrenti e in alcuni casi nei pressi di scarichi diretti a lago. Principali im-putati i fiumi Oglio e Borlezza che continuano a scaricare a valle i reflui non depurati. Una vergo-gna che continuerà a ripetersi finché non verranno realizzati adeguati sistemi di fognatura e depura-zione, soprattutto per i comuni a monte. Quanto ancora dovremo aspettare per nuotare finalmente in acque più limpide?”.
Meritata quindi la Bandiera Nera assegnata quest’anno dalla Goletta dei laghi alla Valcamonica: con il passare degli anni, nonostante le ripetute segnalazioni e la presa di coscienza di cittadini e amministratori, la situazione non è ancora cambiata.
 
LAGO MAGGIORE E CERESIO
In Piemonte 2 punti fortemente inquinati nella parte sud del lago
Due punti fortemente inquinati nella parte piemontese del Verbano scovati dalla Goletta dei Laghi di
Legambiente, la campagna nazionale d’informazione scientifica sullo stato di salute dei bacini
lacustri, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati). I dati del
monitoraggio sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa a Varese alla presenza di Gianna Le Donne, responsabile della Goletta dei Laghi di Legambiente e Franco Borghetti, presidente del circolo di Legambiente “Il brutto anatroccolo”. I tecnici di Legambiente anche quest’anno hanno dato la caccia alle situazioni critiche che minacciano la salute dei laghi italiani, puntando il dito contro il sistema di depurazione che ancora oggi rivela una grande falla nel sistema di gestione delle acque reflue. Dalle analisi effettuate sul laboratorio mobile di Legambiente, sono risultati inquinati 2 prelievi tra i campionamenti effettuati sulla sponda piemontese del lago Maggiore: risulta fortemente inquinata le foce del torrente Vevera ad Arona e lo scarico del depuratore di Dormelletto. “I dati emersi dalle analisi dei tecnici di Legambiente rivelano una situazione critica per la parte sud del lago – commenta Gianna Le Donne, responsabile della Goletta dei laghi –. Ancora una volta lo scarico di Dormelletto rivela brutte sorprese, per cui chiediamo agli enti competenti di verificare al più presto l’efficacia del depuratore e risolvere il problema. Vorremmo il prossimo anno, dopo il passaggio della Goletta dei laghi, non essere costretti, a causa della mancanza di interventi davvero risolutivi, alla consegna della Bandiera Nera, il poco ambito riconoscimento che Legambiente assegna a quelle amministrazioni che continuano a non risolvere fino in fondo i problemi ambientali”. “Anche i cittadini della parte sud del lago hanno diritto a nuotare in acque pulite – dichiarano i circoli di
Legambiente del Verbano -, considerando che la stagione estiva è iniziata da poco e che la pressione
antropica farà crescere ancora gli inquinanti a lago, chiediamo che vengano presi provvedimenti al più presto”.
 
LAGO DI COMO
Dodici i punti inquinati sul lago di Como, 7 fortemente inquinati sulla sponda lecchese,
1 punto inquinato e 4 fortemente inquinati sulla sponda comasca
Principali responsabili le foci dei fiumi e gli scarichi dei depuratori
Urgenti gli investimenti nei comuni a monte”
 
Ancora una volta le brutte notizie per il Lario arrivano dalle foci dei fiumi e dai depuratori mal funzionanti o
inesistenti. Nonostante i parametri più permissivi dovuti all’entrata in vigore della nuova normativa sulla
balneazione, il D.Lgs 116/2008, i punti inquinati restano ancora molti.
È questo il risultato del monitoraggio della tappa sul Lario della Goletta dei Laghi di Legambiente, la
campagna nazionale d’informazione scientifica sullo stato di salute dei bacini lacustri, realizzata con il
contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati). I tecnici di Legambiente anche quest’anno hanno
dato la caccia le situazioni critiche che minacciano la salute dei laghi italiani, puntando il dito contro il
sistema di depurazione che ancora oggi rivela una grande falla nel sistema di gestione delle acque reflue.
Dalle analisi effettuate sul laboratorio mobile di Legambiente, sono risultati inquinati ben 12 punti sul lago
di Como tra la sponda lecchese e quella comasca. Sulla sponda lecchese sono risultati fortemente inquinati 7
campioni: la foce del torrente Pioverna a Bellano, la foce del fiume Adda e il torrente Inganna a Colico, il
campione prelevato nei pressi della spiaggia del depuratore di Dorio, la foce del torrente MerIa a Mandello
del Lario, il campione prelevato nei pressi del parco comunale zona Malpensata di Garlate e la foce del
torrente Esino a Perledo.
Sul versante comasco sono 4 i punti fortemente inquinati: la foce dei torrente Senagra a Menaggio, Telo
ad Argegno, la foce del torrente nei pressi della spiaggia libera della località Bagnana del comune di
Lezzeno e la foce del torrente Sorico nel comune omonimo. Risulta inquinato il campione prelevato a Como
nei pressi del Tempio Voltiano.
“Si riconferma il dato del preoccupante deficit di depurazione dei comuni dell’entroterra che rischia di
compromettere gli sforzi, seppur ancora insoddisfacenti, che i comuni costieri stanno faticosamente mettendo
in campo. - commenta Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi di Legambiente -. Per questo
occorre sempre di più ragionare a livello di bacino se si vogliono risolvere davvero i problemi del lago di
Como! Non è solo urgente continuare ad investire nell’adeguamento degli impianti di depurazione esistenti e
nel completamento della rete fognaria circumlacuale ma anche dotare di infrastrutture fognarie i comuni o le
frazioni dei comuni costieri che si estendono nell’entroterra. In questa situazione, il passaggio degli Aato alle
Province rischia di allungare immotivatamente i tempi del risanamento del lago di Como”.
Ad appesantire il carico inquinante delle acque del lago contribuisce il fiume Adda che raccoglie i i reflui
della Valtellina. Una situazione simile e comune ad altri importanti fiumi lombardi che rischia di far pagare
alla Lombardia una multa di centinaia di milioni di euro per l’avvio della procedura di infrazione proprio per
la mancata depurazione dei corsi d’acqua e che potrebbero essere spesi in investimenti.
Imbarazzante infine, la situazione di alcuni depuratori. Non è solo il caso dei grandi depuratori che servono le
città capoluogo, come nel caso dell’impianto lecchese il cui adeguamento continua a spostarsi nel tempo a
causa di ritardi anche di natura burocratica, ma anche dei piccoli impianti che, come nel caso di Dorio
continuano da quasi ormai un decennio a riversare nel lago acque non completamente depurate.
Le minacce per il Lario però non si fermano alla depurazione.
“Oltre ai problemi legati alla qualità delle acque, al consumo di suolo e al paesaggio, merita una
puntualizzazione la questione della gestione del demanio della navigazione – aggiunge Pierfranco Mastalli,
presidente del circolo di Valmadrera-Lecco -. Diventa essenziale ed urgente che le due province, con il
Consorzio del Lario e i laghi minori, predispongano un piano sostenibile di settore del demanio della
navigazione, introducendo una moratoria sugli interventi nelle aree demaniali. Anche i problemi della
navigazione pubblica sul Lario, possono essere affrontati dando responsabilità ad un’autorità provinciale
partecipata dai comuni dove ridiscutere anche gli investimenti degli introiti da concessioni demaniali”
 
LAGO DI GARDA
7 punti fuorilegge sulla sponda lombarda del Garda. Le foci dei torrenti ancora una volta tra i punti più critici. Investimenti e infrastrutture urgenti per eliminare tutti gli scarichi a lago.
 
Sette i punti critici individuati sulla sponda lombarda del lago di Garda nell’ultima tappa della Goletta dei laghi, la campagna di Legambiente per il monitoraggio e l’informazione dei bacini lacustri realizzata in collaborazione con il COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati). Nonostante l’entrata in vigore della nuova legge sulla balneazione che ha introdotto criteri molto più permissivi rispetto al precedente DPR del 1982, le analisi hanno rilevato una concentrazione di batteri fecali (Enterococchi Intestinali e Escherichia Coli) al di sopra dei limiti di legge quasi tutti concentrati alle foci dei torrenti.
 
Sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati alle foci San Giovanni a Limone del Garda, del torrente Toscolano a Toscolano Maderno, Barbarano a Salò, il torrente nei pressi del porto di Padenghe, e sulla spiaggia di Via Agello in località Rivoltella e lo scarico sul lungolago Via Cesare Battisti Desenzano del Garda. Infine è risultato inquinato il rio della Garbella a Sirmione.
Meno preoccupante appare la situazione sulla sponda veneta; sono risultati infatti inquinati 4 punti alle foci dei torrenti.
 
I dati del monitoraggio sono stati resi noti oggi in conferenza stampa a Sirmione da Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi, Paolo Bonsignori del circolo di Legambiente “per il Garda” di Sirmione, alla conferenza hanno partecipato il sindaco Alessandro Mattinzoli; l’assessore all’ambiente del Comune Maurizio Ferrari e Vincenzo Grieco Pullè, coordinatore della rete di raccolta del COOU.
 
“Ancora una volta sono le foci dei torrenti ad apportare il maggior carico inquinante nel Benaco – dichiara Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi di Legambiente –. Una situazione non nuova per Goletta dei Laghi che da anni monitora questi corsi d’acqua senza alcun evidente miglioramento. Appare quanto mai urgente, a questo punto, intercettare gli scarichi ancora non collettati e avviare un serio piano di investimenti che elimini anche queste criticità. Pressione urbanistica e turistica: una combinazione fatale anche per un lago come il Garda dalle dimensioni importanti. Per questo, se non si trovano urgentemente soluzioni per mettere a regime tutti gli scarichi e soprattutto per adeguare il depuratore a trattare le acque reflue durante i periodi di alta stagione turistica, si rischia di vanificare tutto il lavoro svolto in questi anni. Infine, rimangono irrisolte alcune questioni fondamentali: il collettore sub-lacuale di difficile gestione soprattutto per quanto riguarda la manutenzione, l’inadeguatezza ormai evidente del depuratore di Peschiera e l’annoso problema degli sfioratori di piena. A quando una nuova soluzione?”
 
Il passaggio della Goletta dei Laghi sul Garda è stato anche l'occasione per mettere in luce altre criticità del territorio. Gli attivisti di Legambiente, in questi giorni, hanno voluto accendere i riflettori anche sui problemi legati alla biodiversità e alla diminuzione dell’ittiofauna di cui soffre il Benaco, nonché sul crescente problema del consumo di territorio.
 
“Sulla sponda lombarda del Benaco si è costruito più che su tutti i laghi lombardi messi insieme. Ben 5.419 ettari dal 1999 al 2007, pari al 13,9% del territorio gardesano – dichiara Paolo Bonsignori, presidente del circolo del Garda –. Regine del cemento risultano essere Desenzano del Garda e Lonato che continuano nella loro azione di “corsa al mattone” senza preoccuparsi del pesante impatto che ciò avrà in futuro anche sulla qualità delle acque del basso Garda. Per questo abbiamo dato la Bandiera Nera al comune di Lonato, dove, ad uno stillicidio di progetti che disseminano cubature ovunque, non ci è parso di intravede lo stesso impegno a tutela delle aree naturali e dei boschi ad esempio della splendida area della Valsorda minacciata anch’essa dalle costruzioni.”
 
LAGO TRASIMENO E LAGO DI PIEDILUCO
Un lago malato cronico a causa dell'eutrofizzazione. Legambiente: la salvezza di Piediluco sta nel tenere insieme ambiente, paesaggio ed economia.
 
Domani appuntamento a Magione per la promozione della qualità ambientale.
 
Piediluco malato cronico a causa dell'eutrofizzazione delle sue acque. La causa principale è il carico di nutrienti provenienti dai numerosi impianti di troticolture presenti nell'Alta Valnerina e che arrivano al lago attraverso il canale del Medio Nera. L'altra fonte di inquinamento gli scarichi civili e le attività agricole della valle del Velino. Vale la pena ricordare che le acque di Piediluco sono ritornate balneabili dopo molti anni nell'estate del 2008 e soltanto grazie al decreto legislativo 94/2007 che non valuta il parametro ossigeno disciolto ai fini dell’attribuzione dell’idoneità alla balneazione e il decreto legislativo del 31 marzo 2010 che ha alzato i limiti di legge degli inquinanti. Anche la pesca solo recentemente è stata riaperta ad alcune specie.
 
E' quanto ribadito nel corso della conferenza stampa della sesta tappa della Goletta dei Laghi, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati), alla presenza di Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria; Miro Virili, vicepresidente del Circolo Legambiente di Terni e Gianna Le Donne, responsabile della Goletta dei Laghi.
 
“Passano gli anni ma la situazione di Piediluco non cambia – dichiara Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria – Il grado raggiunto dal lago è quello di ipereutrofia che costituisce la condizione peggiore. Occorre passare dalle tante parole ai fatti e intervenire con urgenza e determinazione sui carichi inquinanti rendendoli gradualmente compatibili con le capacità di autodepurazione del lago. In mancanza di interventi di abbattimento e contenimento dei carichi inquinanti la situazione rimane molto grave, con il rischio di compromettere irreversibilmente la vita acquatica. E questo è un problema non solo per la perdita di biodiversità, ma anche per tutta l'economia locale, a cominciare dalla pesca professionale che andrebbe invece rilanciata incentivando l’ingresso di giovani pescatori e per il turismo che deve essere ripensato per portare benefici diffusi a tutti gli operatori grandi e piccoli.”
 
L'area di Pediluco è una area di grande pregio naturalistico e paesaggistico, tanto che vi insistono ben tre siti di protezione ambientale: il sito di interesse comunitario Lago di Piediluco Monte Caperno (SIC IT 5220018), la zona di protezione speciale Lago di Piediluco Monte Maro (ZPS IT 5220026) e la zona di elevata diversità floristica-vegetazionale. Nonostante questo quando la Regione nel 1995 ha istituito il Parco Fluviale del Nera il lago di Piediluco è rimasto fuori dalla perimetrazione.
 
Altra caratteristica di rilevante importanza è la centralità del Lago di Piediluco rispetto ad una delle aree più ricche di acque superficiali e sotterranee del nostro Paese e probabilmente al mondo. Infatti nel giro di pochi km si trovano, il fiume Nera e il torrente Serra, il Velino che precipita nella cascata delle Marmore, le sorgenti del Peschiera della straordinaria abbondanza d'acqua convogliate fino a Roma, e quelle del Santa Susanna, il lago di Recentino e quello di San Liberato a Narni, le sorgenti di Stifone e le Gole del Nera sempre a Narni, il lago di Ripasottile, il lago Lungo ed il lago di Ventina, il lago di Fogliano della valle di Rieti.
 
“L'unica possibilità di salvezza per il lago di Piediluco – commenta Miro Virili, vice presidente del circolo Legambiente di Terni – è tenere insieme la salvaguardia degli elementi naturali e del paesaggio e il risanamento delle acque con gli aspetti economici, tradizionali, come la pesca e l'agricoltura e gli altri che come il turismo presentano grandi potenzialità. Ma questo è possibile solo coinvolgendo le comunità locali, i pescatori, gli operatori turistici, le società sportive, le associazioni ambientaliste e con l'impegno delle Amministrazioni locali e di EON. Una rinascita che deve riconsiderare l'inserimento di Piediluco all’interno del parco Fluviale del Nera e la costituzione di un grande Parco interregionale delle acque che da Ferentillo arrivi fino alla confluenza del Nera con il Tevere e comprenda il Velino e la riserva naturale dei laghi reatini”.
 
IL LAGO TRASIMENO SUPERA L’ESAME
La Goletta dei Laghi continua il suo viaggio in Umbria. Prossimo appuntamento a Magione. L'iniziativa sarà l'occasione per confrontarsi sulle enormi potenzialità che nascono da una corretta gestione ambientale, come la raccolta differenziata, la corretta depurazione, la gestione delle risorse idriche, la salvaguardia del paesaggio e degli ecosistemi naturali, la limitazione del consumo di suolo, che sono anche alcuni degli indicatori della Guida Blu che consentono di individuare le località per la migliore vacanza all'insegna della qualità.
 
 
 
 
 
LAGHI DI ALBANO, BOLSENA, BRACCIANO
E' buona la condizione di salute dei laghi del Lazio ma sono diverse le criticità che vanno affrontate subito per proteggere i delicati ecosistemi lacustri. Questa la fotografia scattata dalla sesta edizione della Goletta dei Laghi-Cigno Azzurro, la campagna nazionale di Legambiente per il monitoraggio scientifico delle bacini lacustri, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e per le tappe laziali dell'Assessorato alla Tutela Ambientale della Provincia di Roma, i cui risultati sono stati presentati questa mattina a Roma, durante una conferenza stampa presso la sede della Provincia di Roma, alla quale hanno
partecipato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente; Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico e portavoce della Goletta dei Laghi; Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio; Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio; Marco Paolilli, coordinatore rete raccolta COOU e Michele Civita, assessore alla Tutela Ambientale della Provincia Roma.
 
Inquinati tre punti sul Lago di Bolsena, ma attenzione va posta anche sul Lago di Fondi e sul Lago Albano pur se i risultati, in questi casi, sono al di sotto delle soglie di legge. Ecco i quanto emerso dal monitoraggio effettuato dai biologi di Goletta dei laghi sui principali laghi laziali controllando la qualità delle acque e delle coste. In particolare sono risultati inquinati i prelievi sul lungolago in corrispondenza della foce del Fosso
Cimitero a Bolsena, e in località La Grata alla foce del Fosso Cannelle a Gradoli, mentre è fortemente inquinato invece, il punto alla foce del torrente in prossimità del parco giochi sul lungolago di Montefiascone. Ma i campionamenti sono stati eseguiti anche sui laghi di Bracciano, Albano, Nemi, Salto, Turano, Posta Fibreno e Fondi, con risultati sempre al di sotto delle soglie stabilite dalla legge. Anche se in alcuni casi la carica batterica riscontrata nei campioni prelevati è comunque indicativa di scarichi non depurati o corsi d’acqua inquinati che si riversano nello specchio lacustre. Ne è un esempio il prelievo eseguito presso il lago di Fondi in corrispondenza del Fosso San Vito a Monte San Biagio (Lt), in cui la concentrazione di Escherichia coli registrata è stata di 900 ufc/100ml., su un massimo di 1.000 consentito dalla legge, o la spiaggia presso via spiaggia del lago sul lago di Albano a Castel Gandolfo con valori di Enterococchi intestinali di 375 UFC/100ml su un massimo di 500 UFC/100ml stabiliti dalla soglia normativa. Valori che rientrano nei parametri previsti per la balneazione, ma su cui richiamiamo l’attenzione.
 
“Serve grande attenzione per i laghi del Lazio, dove lo stato ecologico è ancora buono ma non possono perdurare nel tempo le criticità dovute a fossi e scarichi, sono necessari interventi definitivi per completare le condotte fognarie circumlacuali e la depurazione -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. L'inquinamento non può assolutamente riversarsi negli ecosistemi lacustri, che sono troppo delicati e incapaci di autodepurarsi, pena il rischio di accumulo dei nutrienti e la conseguente autrofizzazione e morte della vita nell'ecosistema. Con la Goletta dei Laghi torniamo ad affrontare i diversi punti di criticità, dall’abbassamento dei livelli delle acque, all’abusivismo che deturpa i territori, alla depurazione, con l'intento di chiedere risposte. Servono segnali forti da parte delle istituzioni, delle Province che presiedono le Autorità d'ambito del Servizio Idrico Integrato e decidono con tutti i Sindaci le priorità degli investimenti. Scelte che devono puntare sulla qualità di una risorsa bene comune, ancor di più dopo i referendum che hanno avuto un esito chiarissimo.”
 
Le criticità sul fronte inquinamento vanno messe in relazione allo stato complessivo di salute dei laghi del Lazio, ecc e dei fiumi che vi fanno confluire le acque. Secondo i dati ISPRA 2009, preoccupa ad esempio lo scarso Stato Ecologico (SECA) del fiume Fibreno, nel Comune di Sora (Fr) presso il Lago di Posta Fibreno (livello 4, in una scala da 1 a 5); risultati non buonissimi anche per il fiume Salto di Torano, nel Comune di Borgorose nei pressi del Lago Salto, e per il Marta, nel Comune di Marta presso il Lago di Bolsena, che hanno raggiunto un livello 3.
 
Oltre al tema della salubrità delle acque, quest'anno Legambiente Lazio ha acceso i riflettori anche su diversi altri temi, tra i quali l'accessibilità e la fruibilità dei laghi, da parte di cittadini. Recinzioni e cancelli, qualche stabilimento balneare fuori norma, ma anche ville, club e abusivismo si riscontrano in nove su tredici laghi monitorati (70%) dalla Goletta dei Laghi. Sul Lago di Bracciano (Rm) ci sono diversi tratti inaccessibili, a Martignano (Rm) c'è da pagare, sul Lago Albano (Rm) spuntano cancelli, a Nemi (Rm) le recinzioni sono molteplici, a Posta Fibreno (Fr) c'è una sola passeggiata abbandonata, sul Lago di Fondi (Lt) gli argini sono spesso occupati da capanni di ex cacciatori, sul Lago Lungo (Lt) i parcheggi ostruiscono la fruizione, mentre a Bolsena e Vico (Vt) ci sono alcuni limitati problemi di accessibilità. Solo tre laghi garantiscono piena fruibilità ai cittadini: il lago del Salto e il lago del Turano in provincia di Rieti e il piccolo lago di Canterno (Fr). Una situazione preoccupante che si aggiunge a quella degli accessi al mare, dove nel caso del “Lungomuro di Ostia”, così ribattezzato da Legambiente Lazio, nel 2010 i volontari avevano trovato impedimenti all'accesso nel 60% dei casi monitorati.
 
“Basta con gli accessi negati ai laghi e al mare, con la Goletta dei Laghi torniamo a porre all'attenzione delle istituzioni il tema della libera fruizione delle acque, vanno eliminati subito recinti, muri, che limitano il libero accesso -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Piuttosto che concessioni ventennali e inverosimili diritti di superficie, servono più controlli, fermando la privatizzazione strisciante dei litorali. I laghi sono importanti quanto poco considerati, vanno conservate e tutelate le molteplici meraviglie naturali e storiche, servono politiche forti sul ciclo delle acque, rifiuti e controllo della pressione turistica. Con le vele della Guida Blu abbiamo voluto lanciare un segnale proprio per far crescere l'attenzione su questi temi, in particolare con le nuove entrate nella classifica sul Lago del Turano e a Bolsena. Per preservare i laghi del Lazio si deve giocare una importante scommessa verso uno sviluppo agricolo e turistico a basso impatto, questi luoghi bellissimi lo meritano davvero.”
Paganico Sabino e Castel di Tora sul Lago del Turano (Ri) sono new entry della Guida Blu di Legambiente e Touring Club, assieme a Capodimonte (Vt) sul Lago di Bolsena, tutte con “due vele”. Nel Lazio sul fronte delle acque dolci quest'anno scende a “3 vele” Anguillara Sabazia (Rm) sul lago di Martignano, e si allinea a Trevignano Romano (Rm), Anguillara Sabazia (Rm) e Bracciano (Rm) per il lago di Bracciano, ma anche a Nemi (Rm) sul lago di Nemi e Montefiascone (Vt) sul Lago di Bolsena. “2 vele” vengono assegnate a Bolsena (Vt) sul lago di Bolsena, Ronciglione (Vt) e Caprarola (Vt) sul lago di Vico, oltre che a Castel Gandolfo (Rm) sul lago di Albano.
 
E per tutelare e valorizzare i laghi costieri del sud pontino, Legambiente con la Goletta dei Laghi ha presentato la proposta dell'istituzione di un monumento naturale per il Lago Lungo e quello di S.Puoto, ma ha anche organizzato una giornata alla scoperta del lago di Bracciano, con una visita guidata al Castello Odescalchi e una visita guidata in battello.
 
BILANCIO FINALE DEL VIAGGIO DELLA GOLETTA DEI LAGHI 2011
41 i punti critici in 6 laghi, l’80% fortemente inquinati. Primo posto per inquinamento al lago di Como con 12 prelievi risultati fuorilegge.
 
Sono 41 i punti critici rilevati dal passaggio della Goletta dei Laghi di Legambiente. Tra questi, 32 sono risultati fortemente inquinati, cioè con una concentrazione di batteri fecali pari almeno al doppio del limite concesso dalla legge. Ancora una volta il maggior numero di campioni risultati fuori legge sono stati prelevati alla foce di fiumi e torrenti, a conferma che i problemi per i laghi sono causati anche dagli scarichi dei comuni dell’entroterra. Durante il suo viaggio, l’associazione ambientalista ha toccato 6 regioni e 10 laghi alla ricerca delle minacce per la salute dei maggiori specchi d’acqua.
 
Sul podio, ancora una volta, i grandi laghi del nord Italia. Conquista anche quest’anno la maglia nera per l’inquinamento il lago di Como, con l’irrisolto deficit di depurazione, che si conferma il bacino lacustre con più criticità rilevate dai tecnici di Legambiente con 12 punti inquinati, in media 1 ogni 14 km di costa. Preoccupante anche la situazione dell’alto lago d’Iseo, con 5 punti critici, mediamente 1 ogni 12 km, su cui continua a pesare la quasi totale assenza di depurazione della Valcamonica. Segue il lago di Garda con 11 punti critici, in media 1 punto critico ogni 15 km e chiude la classifica il lago Maggiore con falle nel sistema di depurazione individuate in 7 punti, 1 ogni 24 km di lungolago. Mentre sono tre i punti critici riscontrati sul tratto italiano del lago di Lugano e sul lago di Bolsena nel Lazio.
 
Il bilancio conclusivo della sesta edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna nazionale di monitoraggio scientifico dello stato di salute dei maggiori laghi italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e per la tappa laziale con il contributo della Provincia di Roma, assessorato alla tutela ambientale, è stato presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma alla presenza del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza; il portavoce della campagna Giorgio Zampetti; il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati; la direttrice di Legambiente Lazio Cristiana Avenali; l’assessore alla tutela ambientale della Provincia di Roma Michele Civita e il coordinatore della rete di raccolta COOU Marco Paolilli.
 
“Con il passaggio della Goletta dei Laghi vogliamo mettere in luce lo stato di salute dei maggiori bacini lacustri italiani – commento Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – I Laghi rappresentano ecosistemi fragili e molto sensibili alla qualità del territorio che li circonda. In queste settimane, perciò, abbiamo puntato il dito non solo contro la cattiva depurazione ma abbiamo acceso i riflettori anche sull’eccessivo consumo di suolo, sulla difficoltà di accesso alle spiagge, sul rischio idrogeologico, sulle captazioni eccessive e sulla pesca che sono elementi imprescindibili per l’equilibrio dei bacini lacustri e che spesso rappresentano la vera minaccia per questi ecosistemi. La campagna nazionale di Legambiente è anche l’occasione per promuovere le buone pratiche nella gestione del territorio e le località virtuose che si distinguono per l’investimento nel turismo attento al rispetto dell’ambiente, esperienze raccolte ogni anno nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano”.
 
In Umbria, ad esempio, il passaggio della Goletta dei Laghi sui laghi Trasimeno e Piediluco è stato l’occasione per affrontare i problemi legati alla salvaguardia dell’ecosistema, come l’eutrofizzazione, e per promuovere le buone pratiche della gestione del territorio anche attraverso la collaborazione tra amministrazioni.
 
Ma è l’attento controllo delle qualità delle acque, eseguito dai biologi di Legambiente, che ha messo in evidenza punti critici, scarichi inquinanti e depuratori mal funzionanti che ancora minacciano questi splendidi ecosistemi.
Questa situazione è stata riscontrata nonostante, lo scorso anno, sia cambiata la normativa per la tutela delle acque, diventando più permissiva rispetto alla precedente in vigore dal 1982.
 
“Anche quest’anno Legambiente ha deciso di concentrare la sua attenzione sulle criticità che mettono in pericolo le acque dei laghi -ha commentato Giorgio Zampetti, portavoce della campagna di Legambiente e coordinatore scientifico dell'associazione -, segnalando ai cittadini e alle istituzioni le situazioni più a rischio. L’occhio critico della Goletta, nei suoi monitoraggi, ha avuto maggiore attenzione dopo il recepimento dello scorso anno della direttiva europea che ha permesso all’Italia di modificare in modo più permissivo i criteri e i parametri sulla balneazione che erano in vigore dal 1982. Ma non basta cambiare la normativa, il problema dell’inquinamento resta. Dobbiamo sanare in tempi brevi il deficit di depurazione per le acque superficiali del nostro Paese, anche per evitare le sanzioni pesanti minacciate dall’Europa con l’avvio della procedura d’infrazione per non aver rispettato la direttiva sulla tutela delle acque a causa del deficit cronico sulla depurazione”.
 
Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è stato Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha spiegato in conferenza Marco Paolilli, coordinatore della rete di raccolta del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha continuato Paolilli - questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Con la nostra attività di comunicazione cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantità di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento”. Delle 436.000 tonnellate di olio lubrificante che sono state immesse al consumo in Italia nel 2010, il Consorzio ha raccolto 192.000 tonnellate di oli usati, oltre il 95% del potenziale raccoglibile. Nel Lazio il COOU ha recuperato 11.265 tonnellate di olio lubrificante usato: 7.256 nella provincia di Roma, 1.539 a Frosinone, 1.511 a Latina, 724 a Viterbo e 235 a Rieti.
 
 
IL BILANCIO FINALE DELLA GOLETTA DEI LAGHI DI LEGAMBIENTE 2011
Regione, Lago, Tot Punti Critici, Fortemente Inquinati, Inquinati
Lombardia Como 12 11 1
Lombardia - Veneto Garda 11 9 2
Lombardia - Piemonte Maggiore 7 6 1
Lombardia Iseo 5 3 2
Lombardia Lugano 3 2 1
Lazio Bolsena 3 1 2
Totale 41 32 9
Il giudizio di Legambiente viene dato in base ai risultati ottenuti dalle analisi microbiologiche (sono presi come riferimento i valori limite per la balneazione indicati dal Decreto Legislativo del 31 marzo 2010 nell’allegato A) e secondo i seguenti criteri
- INQUINATO Enterococchi intestinali maggiori di 500 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1.000 ufc/100ml
- FORTEMENTE INQUINATO Enterococchi intestinali maggiori di 1.000 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2.000 ufc/100ml
 
È arrivato anche per voi il momento di diventare protagonisti attivi di questa avventura: segnalateci qualunque situazione che possa mettere a rischio il delicato e prezioso ecosistema lacustre.
 
SOS GOLETTA
Aiutaci a difendere il mare e i laghi dall'inquinamento. Denucia a SOS Goletta le situazioni sospette che possono mettere a rischio la salute delle nostre coste.
 
Se ti capita di individuare tubature che scaricano liquidi o sostanze sospette in mare o nei laghi, se ti imbatti in tratti di mare o di lago dal colore e dall’odore sgradevoli segnalalo tempestivamente a SOS Goletta!
 
Inviaci una breve descrizione della situazione, l’indirizzo e le indicazioni utili per identificare il punto, le foto dello scarico o dell’area inquinata e un recapito telefonico scrivendo a scientifico@legambiente.it , inviando un SMS o MMS al numero 346.007.4114, oppure chiamando lo 06.862681.
 
Le vostre segnalazioni aiuteranno i biologi di Goletta Verde e della Goletta dei Laghi a individuare nuovi punti da controllare, campionare, denunciare alle autorità competenti. Ci aiuterà inoltre a tenere informati i cittadini sul reale stato di salute del nostro mare e dei nostri laghi.
 
Per portare avanti il nostro impegno in difesa del mare e dei laghi dall’inquinamento abbiamo bisogno del contributo di tutti. Anche del tuo!
 
LINK ESTERNO AL SITO DI LEGAMBIENTE.IT
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 03/07/2011 @ 19:08:20, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 16978 volte)
 
IL GAMBERO KILLER O GAMBERO ROSSO DELLA LOUISIANA PROCAMBARUS CLARKII
 
Viene chiamato anche gambero killer perché negli ambienti acquatici in cui è stato introdotto, ha preso il sopravvento sulle altre specie presenti, diventando in breve tempo, anche per l’assenza di predatori naturali, l’anello preponderante della catena ecologica anche a causa delle sue caratteristiche caratteriali che lo rendono molto competitivo nei confronti delle specie presenti nei corsi d’acqua in cui è stato introdotto. Questo animaletto “molto simpatico” a noi pescatori è originario del sud degli USA e del Nord del Messico ed è stato esportato praticamente in tutto il mondo a scopo alimentare per la facilità con cui si alleva.
 
Ha un ciclo vitale che prevede più riproduzioni durante il corso dell’anno, specialmente nelle aree a clima temperato, con una produzione di uova che supera le 500 unità ad ogni ciclo riproduttivo e per questo motivo tende a colonizzare i corsi d’acqua in un tempo relativamente ristretto..
 
Questo animaletto si adatta molto facilmente ad ogni sorta di ambiente, può respirare anche fuori dall’acqua per un tempo stimato intorno alle 24 ore e questa sua caratteristica gli permette di spostarsi da un corso d’acqua ad un altro sfruttando la vegetazione. Riesce a sopravvivere a temperature vicine ai 50 gradi e anche nei canali che vengono essiccati stagionalmente. Nei periodi invernali si rifugia nella propria tana cadendo in una sorta di letargo.
 
Tollera alti livelli di salinità delle acque e basse concentrazioni di ossigeno. E’ insensibile alla “peste del gambero” che colpisce le popolazioni autoctone di gamberi (Austrapotamobius pallipes italicus ) e ne è addirittura portatore sano. Quando fu introdotto in Europa alla fine dell’800 per compensare il forte calo delle popolazioni autoctone a causa della peste, nessuno immaginò che sarebbe stato la causa di un ulteriore declino delle nostre specie.
 
LA DIETA
Il Gambero della Louisiana è molto opportunista e ha una dieta molto varia che si adatta a quello che riesce a trovare nell’ambiente sia di origine animale che vegetale e non ha gusti specifici.
Questa sua caratteristica gli permette di cibarsi anche di alimenti che non aveva mai visto prima.
Dato che si ciba anche di girini di rospi e rane ne riduce drasticamente la popolazione con il risultato di fare aumentare il numero di insetti presenti nell’ambiente. Si ciba anche di germogli di piante diventando un pericolo per le risaie e le culture.
 
LE TANE RAMIFICATE
La resistenza di Procambarus clarkii è dovuta, fra l'altro, alla sua capacità di costruire tane. Rifugiandosi in esse, riesce a sopravvivere nei momenti delicati del suo ciclo biologico, come la muta o la riproduzione, a proteggersi dai predatori e dalle condizioni climatiche estreme, o troppo calde o troppo fredde. E’ in grado di scavare gallerie sotterranee ed alcune possono essere anche molto complesse e ramificate, raggiungendo anche la profondità di 5 metri. In una sola tana possono convivere sino ad una cinquantina di animali. Ecco, dunque, da dove deriva il problema per la stabilità degli argini dei corsi d'acqua e delle coltivazioni agricole laddove l'animale s'insedia. Con la sua attività di scavo, inoltre, il gambero intorbidisce le acque: la luce penetra con più difficoltà e questo ostacola la crescita delle piante.
 
LA DIFFUSIONE
Grazie a tutte le sue caratteristiche, e a causa dell'uomo che lo ha trasportato, sia per venderlo e sia casualmente, questo gambero si è diffuso in gran parte d'Europa. E' presente in Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania meridionale, Paesi Bassi, Svizzera, Cipro. In Italia si trova, oltre naturalmente alla Toscana, in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo
 
I NEMICI DEL GAMBERO KILLER
Non sono tantissimi gli animali che in Italia mangiano il gambero rosso americano. Però, alcuni uccelli hanno cominciato a conoscerlo e ad apprezzarlo. Per esempio l'airone rosso, Ardea purpurea, del tarabuso, Botaurus stellaris, della garzetta, Egretta garzetta, e del cormorano, Phalacrocorax carbo, il cui numero è aumentato con l'arrivo del gambero". Fra i pesci, è il boccalone, Micropterus salmoides, pure lui "made in Usa". Ma il nemico più efficace è il luccio, Esox lucius, in grado di predare gamberi di ogni taglia, ma che interviene soprattutto sui piccoli . Negli ambienti urbani, il gambero rosso è predato anche dai ratti.
 
RICETTE A BASE DI GAMBERO KILLER
Presupponendo che deve essere catturato in acque non inquinate e prive di metalli pesanti….
Proponiamo un paio di ricette trovate in rete per dare una mano a ridurne il numero presente nelle nostre acque interne : - P
 
GAMBERI DI FIUME
Ingredienti:
1 kg di gamberi di fiume
4 spicchi d'aglio
1/8 di litro di olio
500 gr di pomodori tritati
1 bicchierino di Brandy
Peperoncino piccante
Sale
 
Preparazione:
In una padella con l'olio fate dorare bene gli spicchi d'aglio.
Aggiungete quindi il peperoncino e i pomodori tritati.
Quando il tutto sarà ben rosolato unite i gamberi di fiume, puliti in precedenza. Rigirateli varie volte finché avranno assunto un bel colore rosso. Bagnateli con il brandy e fiammeggiate.
Versate il tutto in una casseruola di coccio e servite subito
 
GAMBERI DI FIUME CON FAGIOLI ALLA FRIULANA
 
Ingredienti:
1200 gr di Gamberi di fiume
350 gr fagioli freschi sgranati
100 gr lardo
1 cipolla
Alloro
Aglio
1 cucchiaino aceto di vino
Vino bianco secco
Sale e Pepe q.b.
 
Preparazione:
Lessare i fagioli con l'alloro. Rosolare un battuto di metà lardo, cipolla; unirvi i fagioli lessati senza la loro acqua, 1 cucchiaino d'aceto, sale, pepe. Far prendere sapore.
A parte rosolare il lardo rimasto con l'aglio ed unirvi i gamberi, sale e pepe; sfumare col vino.
Rovesciare i fagioli in un grande piatto e disporre al centro i gamberi.
 
...BUON APPETITO! : - )
 
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 24/06/2011 @ 16:56:02, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2203 volte)
 
PULIZIA DELLA CAVA SAN LORENZO DI SASSO MARCONI , BOLOGNA
Articolo di Gianluca D’Alessio del TEAM CARP SAN LORENZO BOLOGNA
 
Il giorno 11 Giugno 2011, in concomitanza con la 1° GIORNATA ECOLOGICA NAZIONALE promossa dal CFI- ITALIA , il TEAM CARP SAN LORENZO e il TEAM CARP FISHING della GPO IMOLESE TUBERTINI, si sono ritrovati sulle sponde della cava San Lorenzo sita sul territorio di Sasso Marconi prov. di Bologna, per eseguire una pulizia delle sponde.
 Si è praticamente trattato di “un’opera di bonifica” visto lo stato di degrado in cui era stato ridotto il posto. Il lavoro è stato duro ed intenso.
 La sporcizia era tanta, ma con l’apporto di 11 encomiabili volontari si sono raccolti più di 100 sacchi di immondizia, insieme a rifiuti altamente tossici, come batterie da auto, pneumatici, materassi e qualche lastra di ETERNIT.
 Purtroppo nonostante l’enorme lavoro svolto dai volontari, l’operazione è stata svolta solo in modo parziale in quanto molti dei rifiuti si annidavano all’interno della folta vegetazione presente ed in punti inaccessibili dalle sponde.
 Il nostro intento comunque, è quello di ripetere quanto prima questo tipo di iniziativa ed attivarci per una nuova azione di pulizia di questo meraviglioso e a noi tanto caro luogo, senza aspettare un’altro anno.
 Una volta conclusa l’opera di pulizia delle sponde della cava, ci si è spostati su un’altro lago storico del comprensorio si Sasso Marconi. Lo specchio d’acqua in questione è il comprensorio dei laghi SAPABA. L’impegno è stato massimo, con la raccolta di numerosi sacchetti di immondizia, anche se occorre precisare per dovere di cronaca, che la situazione si è presentata molto meno problematica della precedente.
 La giornata si è conclusa con una bella grigliata per tutti.
 Siamo tornati a casa consci che, nonostante tutto il lavoro svolto c’è ancora tanto da fare, ma con la collaborazione di tutti forse un giorno si potrà arrivare a rispettare di più l’ambiente che ci circonda.
 Un doveroso ringraziamento va fatto al comune di Sasso Marconi nella persona del Geometra Ropa, il quale si è dimostrato sensibile alla nostra iniziativa supportandoci sin dall’inizio e mettendoci a disposizione tutto il materiale necessario alla raccolta dei rifiuti.
 Si ringraziano infine tutti i ragazzi hanno partecipato alla splendida iniziativa e precisamente: Gianluca, Mirko, Domenico, Armando, Filippo, Davide, Vito, Lorenzo, Diego, Gianluca, Nicola, Fabrizio, e tutti quelli che… pur non presenti per impegni personali hanno voluto condividere ed apprezzare questo tipo di iniziativa.
 
Articolo di Gianluca D’Alessio del TEAM CARP SAN LORENZO BOLOGNA
 
Titolo
Di angelo b. (del 06/06/2011 @ 23:00:09, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2730 volte)
 
SAVE THE FISH: UNA INIZIATIVA RESPONSABILE, NON UNA CROCIATA
articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Pesca In, Noi Pescatori)
 
L’attenzione sul “problema” cormorani e l’impatto di questa specie sugli ecosistemi idrici di buona parte dei paesi europei è documentata, a vari livelli, da anni.
Anche in Italia la sensibilità su questo fronte, quasi esclusivamente da parte dei pescatori, è andata aumentando nel tempo, sfociando nell’alto grido di allarme di questi ultimi mesi.
Ma il problema viene da lontano e procrastinarlo o parlarne solo “tra pescatori” non basta più, non è mai bastato. Occorre tentare qualche altra strada, almeno tentare.
E’ per questo motivo che importanti realtà del nostro Sport come il sito Match Fishing Italia e Riviste specializzate come Pesca In e Noi Pescatori hanno pensato di costituire un “Comitato Permanente per la Difesa della Fauna Ittica”. (Save the Fish).
Naturalmente questo Comitato è aperto a tutte le realtà che vorranno identificarsi nelle finalità che esso si è dato.
 
Un altro Comitato? Non ci sono già abbastanza partiti in Italia?
Nulla di politico, naturalmente, un semplice movimento di persone che vogliono portare all’attenzione del Paese e della sua classe politica il fattore “cormorano” ed il suo impatto sulla popolazione ittica delle nostre acque.
Vogliamo chiarire subito che lo scopo di questo Comitato non è una crociata “anti-cormorano”, ne’ la promozione di stermini selvaggi ed incontrollati di nessun genere e di nessuna specie, ma solamente il tentativo di portare all’attenzione di chi può decidere e legiferare anche le silenziose pretese di sopravvivenza di quelle specie “invisibili” che sono i pesci, che si trovano ad affrontare una minaccia nuova e letale per la quale non sono stati programmati a difendersi da Madre Natura.
 
Figurati!Difendete i pesci solo per difendere il vostro egoismo di pescatori e i vostri interessi commerciali !
E cosa ci sarebbe di tanto male, in questo? Da sempre ci sono i pescatori ed il mondo che vi gravita attorno, non per questo i pesci delle nostre acque sono stati minacciati di estinzione, anzi! Spesso il mondo della Pesca Sportiva ha valorizzato tante realtà, anche economicamente, con beneficio di tutti.
 
 
Come mezzo d’azione di questo Comitato è stata individuata la Petizione Popolare, uno degli strumenti più democratici e trasversali in assoluto.
Di seguito potrete trovare il testo ed i moduli della Petizione Popolare
A tutti voi, a tutti noi, adoperarli per tentare di farci sentire. I pesci sono silenziosi, noi la voce (e la penna!) l’abbiamo…
 
 
COSA NE PENSANO…
 
In merito all’iniziativa “SAVE THE FISH”, promossa dal sito Match Fishing, dalle Riviste Pesca In e Noi Pescatori con il patrocinio della FIPSAS, ho voluto sentire il parere di alcuni tra i più importanti imprenditori del settore.
Senza voler togliere nulla ai molti altri non interpellati per motivi di tempo e spazio, ho ritenuto che personaggi del calibro di Milo Colombo, Gabriele Tubertini e Claudio Giani fossero ampiamente rappresentativi del panorama commerciale italiano del Settore Pesca Sportiva per avere il “polso” della situazione ed un parere esaustivo sull’argomento.
Ecco le loro risposte alle domande:
 
1)Cosa pensa Lei in merito all'iniziativa "SAVE THE FISH" volta a sensibilizzare gli Organi legislativi sulla necessità di introdurre norme di contenimento numerico della specie "cormorano" promossa dal sito Match Fishing.it e dalle testate Pesca In e Noi Pescatori con il patrocinio della FIPSAS?
 
2) Cosa possono fare Aziende importanti del Settore come la Sua per promuovere e sostenere questa iniziativa? 
 
Milo ColomboCOLOMBO EMILIO - MILO
1) La vostra iniziativa mi trova assolutamente concorde. Credo che sia veramente ora che si cerchi di fare qualcosa a livello nazionale per affrontare un problema che sta diventando sempre più pressante e che ha risvolti non solo sportivi ma anche commerciali importanti, dal momento che anche le Aziende del settore hanno un ritorno negativo dall’impoverimento ittico delle nostre acque, con ricadute su fatturati ed occupazione.
 
2) Credo che le Aziende possano contribuire coinvolgendo il maggior numero di pescatori possibili, anche tramite le Società da loro sponsorizzate e la loro rete capillare di contatti.
 
 
A destra nella foto Giani ClaudioGIANI CLAUDIO – COLMIC
1) Questa iniziativa trova la nostra Azienda assolutamente d’accordo, avendo visto e vissuto quello che questi uccelli hanno provocato e provocano alla popolazione delle nostre acque. Non riusciamo a capire quale ragione induca a proteggere questa specie che produce danni così gravi alle popolazioni ittiche delle nostre acque.
 
2) Personalmente il nostro impegno all’interno dell’Azienda è tale che non possiamo impiegare tempo materiale nella promozione e divulgazione dell’iniziativa. Come Azienda, però, Colmic è completamente a disposizione a sorreggere in tutti i modi a nostra disposizione una iniziativa importante come questa, promossa da organi di informazione importanti come i vostri. Certo sarebbe stato auspicabile che la Federazione si muovesse in prima persona, anche in precedenza, ma comunque va bene anche così. L’importante è cominciare a fare qualcosa.
 
 
a destra nella foto Gabriele TubertiniTUBERTINI GABRIELE – TUBERTINI
1) – Finalmente qualcuno che comincia ad occuparsi del problema! In altri stati europei sono già state prese iniziative in tal senso, non solo sul controllo numerico degli aironi ma anche sulla nidificazione e sul controllo delle uova deposte. E’ inconcepibile che si consideri da proteggere una specie che, come quella di cormorani, è da anni in via di espansione numerica in Italia e non certo a rischio di estinzione. I cosiddetti esperti dovrebbero andare a verificare il sistema di caccia di questi uccelli e il loro reale impatto sulla fauna ittica. Quando uno stormo di cormorani prende di mira un corso d’acqua è la devastazione. Abbiamo sott’occhio quanto successo nel Parco del Ticino o in Po a Torino e, ora, ad Ostellato e nel ferrarese. Sono assolutamente d’accordo con la vostra iniziativa.
 
2) – Come sostegno all’iniziativa, io posso dare innanzi tutto la mia solidarietà in prima persona. Come Azienda possiamo sensibilizzare tutti i pescatori associati alle formazioni da noi sponsorizzate affinché aderiscano alla petizione, anche se ritengo che non ci sia pescatore in tutto il Paese che non sia solidale con questo orientamento
 
articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Pesca In, Noi Pescatori)
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 06/06/2011 @ 20:15:25, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2807 volte)
 
ANCHE IL G.P.O. IMOLESE TUBERTINI ADERISCE ALL’INIZIATIVA “SAVE THE FISH” PROMOSSA DA “MATCH FISHING”, “PESCA IN” E “NOI PESCATORI”.
 
articolo di Alessandro Scarponi di Match Fishing Italia
Cari amici di Match Fishing, per il problema CORMORANI serve PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI!
 
In tanti si sono lamentati, sono anni che il problema esiste nel nostro paese, i pesci presenti nei laghi e nei corsi d’acqua del nord e centro Italia sono stati bersaglio da parte di una popolazione crescente di cormorani che stermina ogni anno, soprattutto nel periodo invernale, tonnellate di pesci, ma nessuno ha mai fatto qualcosa di concreto per fermare queste stragi.
 
Noi ci vogliamo provare, attraverso tutti gli strumenti legali che ci sono dati dal nostro ordinamento giuridico, per questo nei giorni scorsi alcuni Parlamentari hanno presentato, su nostra richiesta, alcune interrogazioni ai Ministri competenti.
 
Per supportare l’iniziativa dobbiamo tenere alta l’attenzione su questo problema attraverso la raccolta di migliaia di firme da inviare al Governo a Roma.
 
Allora cari amici, se amate la pesca, se desiderate continuare ad andare a pescare, se credete che questa sia una buona iniziativa, vi chiediamo solo di stampare il modulo allegato e di raccoglre tante firme tra pescatori, amici, parenti, amici dei parenti e così via..
 
Ogni foglio compilato o più fogli insieme li dovete poi spedire in busta chiusa al Comitato SAVE THE FISH presso sede di Pesca In al seguente indirizzo:
 
Pesca In – via XX settembre, 60 – 50129 – Firenze
 
Stampate il modulo per la raccolta firme e portatelo nei raduni di pesca, nelle sedi delle società di pesca, nelle sezioni delle Associazioni di pesca, ovunque!!!
 
Ricordate!
 
O ADESSO O MAI PIU’!!
 
Alessandro Scarponi
 (il Comitato promotore è formato da: Match Fishing, Pesca In, Noi Pescatori)
 
Articolo tratto dal sito Match Fishing Italia consultabile integralmente cliccando sul seguente link
 
N.B. è possibile scaricare il modulo a fondo pagina dell’articolo di Alessandro Scarponi
 
Scaricatelo, stampatelo e diffondetelo tra i vostri amici di pesca, nelle sedi delle vostre società e lasciatene qualche copia nei vostri negozi di pesca preferiti.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 19/05/2011 @ 18:19:52, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2063 volte)
 
MEDITERRANEO, SQUALI E RAZZE A RISCHIO ESTINZIONE
L’appello di Oceana a Marsiglia: troppa pesca, minacciato 41% specie
 
Bisogna adottare misure urgenti per la protezione per squali e razze: e' l'appello che Oceana, l'organizzazione internazionale per la conservazione marina, rivolge a tutti i paesi del Mediterraneo in occasione dell'apertura, a Marsiglia, del meeting della Convenzione di Barcellona.
 
La riunione, sottolinea in una nota l'organizzazione ambientalista, e' cruciale per decidere il destino di dieci specie nel Mediterraneo minacciate dall'eccesso di pesca. ''La situazione e' disperata per gli squali e le razze del Mediterraneo'', dice Ricardo Aguilar, Direttore della Ricerca per Oceana in Europa. ''Riconoscere formalmente queste specie come minacciate o in pericolo, secondo l'Annesso II della Convenzione di Barcellona, rappresenta un passo fondamentale per aumentarne il livello di protezione. La Ue e i 21 Paesi firmatari della Convenzione di Barcellona hanno l'opportunita' - l'importante responsabilita', di decidere il futuro di queste specie nel Mediterraneo''.
 
Il Mediterraneo e' la regione di maggior rischio a livello mondiale per squali e razze, con il 41% delle specie considerate minacciate contro il 17% globale. Alcune delle dieci specie considerate durante il meeting di questa settimana hanno sofferto drastiche riduzioni nella popolazione, inclusi smerigli, squali mako e pesci martello, le cui popolazioni mediterranee si sono ridotte del 99.9% durante il XX secolo.
 
Altre, come la razza rotonda, la razza cornuta e il pesce chitarra comune sono scomparsi da parti del Mediterraneo in cui tempo addietro erano comuni. Queste drammatiche diminuzioni e scomparse, sottolinea Oceana, sono state causate principalmente dalla sovrapesca (cattura sia intenzionale sia accidentale), cosi' come dal degrado dell'habitat.
 
 
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