GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Moreno Ravaglia in azione al Winter Cup 2011... di Admin G.P.O.
 
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IL G.P.O. IMOLESE TUBERTINI
è l'unica società di pesca italiana sponsorizzata
dal noto marchio di pasture belga
Marcel Van den Eynde, fondato dal
3 volte campione del mondo di pesca al colpo
Marcel Van den Eynde


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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 02/01/2012 @ 17:42:22, in SPECIE ITTICHE, linkato 9946 volte)
IL VAIRONE, UN PESCE DA RISCOPRIRE (LEUCISCUS MUTICELLUS)
Articolo di Andrea Monari
 
Per i pescatori che, come il sottoscritto, non hanno alcuna intenzione di appendere le canne al chiodo durante la stagione invernale, nonostante gelo, neve e freddo pungente, propongo in questa sede una piacevole alternativa di pesca a un piccolo ciprinide oggi forse meno conosciuto, ma un tempo assai ricercato dai pescatori soprattutto per la prelibatezza delle sue carni.
Stiamo parlando del vairone, un piccolo ciprinide autoctono, amante delle acque correnti limpide e ben ossigenate, con fondale sassoso.
Tali condizioni le possiamo trovare facilmente nei fiumi e torrenti appenninici nella zona C alta, cioe' immediatamente sotto i tratti tabellati a salmonidi, chiusi per frega in questa stagione. L'ambiente quindi e' lo stesso della trota, della quale per l'appunto e' una potenziale preda.
In realta' in passato erano reperibili anche molto piu' vicino a Bologna, in grandi branchi e anche su torrenti minori.
L'uscita di pesca che ha dato luogo all'articolo e' avvenuta nell'altissima zona C con una meravigliosa giornata di sole ma con presenza di ghiaccio in acqua.
 
  
Un tipico ambiente da vaironi: le correntine e i rigiri di corrente in prossimita' dei sassi sono le zone predilette dai piccoli ciprinidi.
 
Attrezzatura e azione di pesca
 
L'azione di pesca molto dinamica, fara' al caso nostro una corta bolognese (ma anche una fissa da 4-5 metri adatta allo scopo) sul cui mulinello , che e' opportuno sia leggero per massima comodita', caricheremo un buon 0,12 dato che adotteremo un approccio molto light, dovendo utilizzare finali dello 0,08 o 0,10 con amo del 20-22.
Pescando in corrente con una profondita' che generalmente variera' dal mezzo metro al metro, sceglieremo un galleggiante dalla forma sferica o a pera rovesciata, con una corta deriva, tutte le principali aziende del settore hanno in listino numerosi modelli che rispondono a queste caratteristiche, in quanto sono da sempre le forme piu' usate per pescare in trattenuta.
Noi abbiamo pescato con un grammo forse un po pesante- in considerazione della pesca di movimento che ci ha portato su correnti e buche, ma se si sta un po piu' fissi su poche buche gia' uno 0,5 o uno 0,75 sono accettabilissimi.
In acqua ferma o quasi come di fronte a dighe o sassi anche uno 0,30 a volte da ottimi risultati
A tal proposito occorre essere precisi nella misurazione del fondo procedendo per tentativi dando piu' o meno acqua fino a raggiungere la condizione ottimale, che e' quella in cui l'esca procede davanti alla piombatura sfiorando il fondale, mentre il galleggiante, con i suoi movimenti, ne segnala le eventuali irregolarita'. Anche la classica sonda potra' certamente esserci di aiuto, soprattutto nei tratti dove la corrente piu' lenta e il fondale piu' lineare, ma ritengo sia altresi' importante imparare a leggere il fiume dal movimento del galleggiante, perche' e' un aspetto fondamentale parlando di pesca alla passata.
Come esca utilizzeremo il classico bigattino, tenendo presente che per una giornata ne saranno sufficienti un paio di etti bianchi e rossi.
L'azione di pesca si basa su minuscole pasturazioni fatte con pochi bigatti e con molta parsimonia, per invogliare ma non saziare i piccoli pesci.
Se siamo in una buona zona e i pesci sono disposti ad abboccare li vederemo nelle acqua cristalline magari spanciare e attivarsi con i bigattini di pastura, e vedremo magari un po di attivita' a galla
Tutta l'altra attrezzatura necessaria, che sara' composta da qualche galleggiante e terminale di scorta, pallini di piombo, slamatore, pinzette e forbici trovera' agevolmente posto in un pratico gilet multitasche.
In giorni in cui mangi con soddisfazione sarebbero molto piu' adatti i vecchi raparini un po piu' duri che garantiscono piu' catture con la stessa esca.
Purtroppo ai tempi attuali non pare servano piu'.
In passato fare oltre 100 vaironi in poche ore non era impossibile.
 
Gli spot principali in cui troveremo i vaironi sono le basse correntine e i rigiri di corrente che si formano dietro i sassi, se presenti infatti non avremo difficolta' ad individuarli, data la bassa profondita' e la gregarieta' della specie, che si raduna in numerosi branchi. Pescando in questo modo non e' raro prendere anche qualche trota, soprattutto nelle briglie che danno luogo alle buche piu' profonde e in questo caso, data la leggerezza della montatura impiegata, potremmo trovare nel mulinello un prezioso alleato per portare la cattura a buon fine.
 
Nelle briglie, oltre ai vaironi, non raro l'incontro con la trota
 
Concludendo, anche se il vairone non e' piu' abbondante come un tempo, e' ancora in grado di offrirci qualche ora di sano divertimento, permettendo anche di migliorarci tecnicamente e affinare il nostro senso dell'acqua dato che e' un tipo di pesca che sa essere abbastanza tecnico; al di la poi delle catture i paesaggi che il nostro appennino ci offre anche nella stagione piu' rigida dell'anno sono a mio parere gia' un ottimo motivo per infilarsi gli stivali e andare in riva al fiume!
 
Ricordiamo che siamo in presenza di una specie gia' stressata dall'uomo e che ogni inutile prelievo e' un danno per l'ambiente, possiamo di certo trattenere i vaironi che pensiamo di poter gustare fritti (nell'ambito della legge, vedi norma seguente) ma evitiamo di trattenere animali che non mangiamo.
 
Nota importante: noi abbiamo pescato in acque limpide, ma abbiamo anche incontrato puzzolenti scarichi (e puzzavano a pochi gradi di temperatura!!) che per qualche tratto hanno reso il fiume non piu' bello da vivere, di certo l'hanno inquinato.
E questo nei pressi di un paese montano (Silla per non fare nomi) , in cui di certo il fenomeno non e' ignoto per chiunque abbia un olfatto.
Deteriorare l'ambiente danneggia il fiume, forse pure gli abitanti.
Non pensiamo di essere stati i primi a incontrare scarichi, sarebbe bello essere gli ultimi.
 
Allego dal piano ittico provinciale 2008/2013 che gia' individuava il vairone come elemento molto interessante della nostra fauna ittica
VAIRONE
Il vairone, Leuciscus souffia muticellus Bonaparte, 1837, e' il ciprinide che predilige le parti
piu' montane dei corsi idrici, a cavallo fra la zona del barbo e quella della trota. La sua
distribuzione altitudinale risente molto della disponibilita' di ossigeno, cosi' che e' possibile
trovarlo anche in zone piu' vallive purche' sia assicurata un buon livello di ossigenazione delle acque.
Distribuzione e stato del popolamento
Il vairone un endemismo italiano. In provincia di Bologna le indagini svolte per la stesura
delle carte ittiche regionali ne segnalano una diffusa presenza nella maggior parte dei corsi
d'acqua collinari e montani; situazione particolare quella del Santerno dove la specie
risultata rara a causa probabilmente dell'abbondanza di tratti con substrato a roccia liscia. La specie era in passato segnalata anche nei bacini di Castel dell'Alpi, Cottede, Brasimone, Santa Maria e Suviana dove probabilmente veniva sostenuta da ripopolamenti con materiale proveniente dalla pesca professionale nel fiume Po; recenti indagini svolte negli ultimi tre laghi non ne hanno riconfermato la presenza.
La specie risente dell'eutrofizzazione delle acque, dei regimi idrici di secca naturali o dovuti a captazioni, che sono alla base della scarsita' di ossigeno e dell'insorgere di malattie. In alcune zone l'abbondanza delle popolazioni di vairone probabilmente limitata anche da eccessivi ripopolamenti a trota e dall'istituzione delle Zone di Ripopolamento e Frega, dove i suoi predatori naturali (trota e cavedano) traggono vantaggio dall'assenza di stress alieutico.
Il vairone subisce oggi anche una forte predazione da parte degli uccelli ittiofagi (airone
cenerino e cormorano) che agiscono soprattutto d'inverno quando gli animali si radunano in branchi.
Normativa gestionale e attivita' di ripopolamento
Il vairone annoverato fra le specie faunistiche protette della Convenzione di Berna
(Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa) e nella
lista delle specie protette della direttiva comunitaria Habitat 92/43/CEE allegato II: specie animali e vegetali d'interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione; anche considerato a rischio, seppur basso, dall'IUCN.
Il vairone era fino al 2011i in Emilia Romagna, tutelato esclusivamente dal limite massimo di 3 kg di catture giornaliere; una protezione ritenuta poco efficace per una specie astronomicamente interessante e di piccole dimensioni. e' gia' stata attuata una modifica in senso evolutivo nel 2011, vedi sotto. Sembrerebbe invece opportuno, in ottemperanza alla richiesta di protezione della direttiva comunitaria Habitat, attivare misure finalizzate ad una riduzione del prelievo. Il contenimento del quantitativo, gia' applicato con successo da altre Amministrazioni, appare piu' efficace di un divieto di pesca temporaneo da attuarsi in concomitanza del periodo di frega primaverile che non proteggerebbe il vairone nel momento di massima vulnerabilita', l'inverno.
Lattivita' di ripopolamento per questa specie attuata nel passato e' stata sospesa nel 1992 in seguito all'abbassamento dello standard qualitativo del materiale disponibile sul mercato.
 
Poi nel 2011 una opportuna correzione
ALLEGATO N. 1) ALLA DELIBERAZIONE DI GIUNTA PROVINCIALE - IP 1058/2011
 
- ZONA a CATTURABILITA LIMITATA
che estende all'intero reticolo idrografico provinciale il limite di
prelievo giornaliero di Vairone ad un massimo di 50 esemplari
 
Articolo di Andrea Monari
 
 
 
LA SEZIONE DEL G.P.O. IMOLESE TUBERTINI DEDICATA ALLE SPECIE ITTICHE
 
ALTRA SCHEDA SUI VAIRONI PRESENTE SUL NOSTRO SITO
 

 
Titolo
 
TOSTOLOBIK - TOLSTOLOBIK – CARPA TESTA GROSSA – CARPA ARGENTATA – TEMOLO RUSSO
HYPOPHTHALMICHTHYS MOLITRIX
 
La carpa argento o temolo russo (Hypophthalmichthys molitrix) è un pesce d'acqua dolce della famiglia Cyprinidae.
 
Distribuzione e habitat
Questa specie è originaria dell'Estremo Oriente (Cina meridionale e Siberia sudorientale) ed è stata introdotta da molti anni in Europa.
Vive in acque ferme o poco correnti, ricche di piante acquatiche e di fitoplancton, di cui si nutre. È frequente nei laghi, dove non si avvicina quasi mai alle sponde, vivendo soprattutto nelle acque aperte.
 
Descrizione
Si tratta di un pesce molto caratteristico, con corpo appiattito lateralmente e pinne ampie. La caratteristica più notevole consiste nella bocca, che è molto ampia e rivolta verso l'alto e negli occhi, che sono inseriti molto in basso, vicino alla bocca. Le squame sono piccolissime. Sul ventre è presente una carena di squame dure.
Il colore è verdastro argenteo su dorso e fianchi e argentato sul ventre, le pinne sono chiare. Raggiunge e supera il metro di lunghezza per un peso che può superare i 35 kg.
 
Alimentazione
Si ciba esclusivamente di fitoplancton che filtra attraverso le branchiospine.
 
Riproduzione
Avviene nella tarda primavera, epoca in cui gli esemplari risalgono i corsi d'acqua e depongono uova pelagiche (caso molto raro nei pesci d'acqua dolce) che si schiudono dopo circa una settimana. Una femmina può deporre diverse centinaia di migliaia di uova.
La riproduzione avviene in natura solo nel suo areale d'origine, in Europa la specie non riesce a deporre le uova in maniera efficace e la sua persistenza nelle acque libere (al pari che quella dell'amur) dipende esclusivamente dalle immissioni.
 
Pesca
È spesso oggetto di acquacoltura, soprattutto in Cina e nell'Europa orientale. Viene spesso immessa anche nei laghetti per la pesca sportiva e viene catturata con le tecniche del carpfishing e della pesca a fondo utilizzandoo esche vegetali come impasti, mais e boilies. Le carni sono buone, simili a quelle della carpa.
 
Specie affini
La carpa macrocefala o carpa testa grossa (Hypophthalmichthys nobilis o Aristichthys nobilis) è molto simile alla carpa argentata (con la quale è spesso confusa) per quanto riguarda i caratteri biologici e morfologici, si può distinguere per le pinne, la bocca e gli occhi più grandi e per il colore più variegato che da sui toni del bruno, oltre che per le pinne scure. Anche questo pesce è stato introdotto in Europa.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 11/05/2011 @ 19:41:08, in SPECIE ITTICHE, linkato 3336 volte)
 
ASPIO – ASPIUS ASPIUS
 
L'Aspio (Aspius aspius) è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.
 
Distribuzione e habitat
L'aspio è originario delle acque dell'Europa centro orientale ed in parte settentrionale, il suo areale, infatti, va dalla Germania alla Russia europea comprendendo Svezia e Finlandia meridionali ed estendendosi anche al Caucaso ed a parte dell'Anatolia settentrionale; era invece finora assente nelle regioni mediterranee.
Dagli ultimi anni del XX secolo è stato introdotto in buona parte della Spagna e, in Italia, nel bacino del fiume Po, dove si è ben ambientato ed ha raggiunto densità notevoli. Successivamente l'area di diffusione nella penisola italiana si è estesa; è infatti presente anche in bacini artificiali dell'Italia centrale (es.: Lago del Turano, prov. di Rieti).
Il suo habitat naturale è quello dei grandi fiumi di pianura con acqua a corrente moderata, ricche di piccoli ciprinidi che costituiscono le sue prede predilette. Può però vivere anche nella zona del barbo. Nella parte settentrionale del suo areale frequenta anche le acque salmastre degli estuari mentre nel Mar Nero e nel Mar Caspio vi sono popolazioni che stazionano in mare comportandosi come anadromi.
 
Descrizione
Il suo aspetto è quello di un ciprinide ma la sua costituzione massiccia lo rivela subito come potente predatore. La bocca, infatti, è molto grande e rivolta verso l'alto, l'occhio è piccolo, così come le squame. La testa è grande ed ha un aspetto appuntito, con la mandibola prominente rispetto alla mascella. Una caratteristica della specie è di avere una sorta di carena rigida sul ventre tra l'apertura anale e la pinna anale.
La livrea non è appariscente, infatti ha il dorso verdastro od olivastro, scuro, i fianchi argentei ed il ventre bianco. Le pinne anale, ventrali e pettorali hanno un colore rossiccio mentre la dorsale e la caudale sono scure. È un gigante fra i ciprinidi, infatti puo' raggiungere il peso di 9 kg per 1 metro di lunghezza, tuttavia la media degli adulti è di circa 3 kg.
 
Alimentazione
È l'unico ciprinide ad aver evoluto un comportamento predatorio, gli adulti sono solitari ed attaccano piccoli pesci lanciandosi contro i branchi. Le sue prede preferite sono alborelle, gardon e piccoli ciprinidi in genere ma all'occasione non disdegna rane, pulcini di folaga e gallinella d'acqua o topi.
 
Riproduzione
La riproduzione avviene agli inizi della primavera; i riproduttori si radunano in branchi e risalgono il corso dei fiumi o degli affluenti fino a raggiungere zone con forte corrente e fondi pietrosi dove avviene la deposizione delle uova.
 
Pesca
L'aspio è una cattura molto interessante per il pescatore sportivo, per le dimensioni che può raggiungere e per la bontà delle sue carni. Le tecniche che più gli si addicono sono due: lo spinning e la pesca con il mort maniè. La sua reazione alla cattura è molto energica ed impegna a fondo il pescatore. Le carni sono più apprezzate di quelle degli altri ciprinidi anche per la minore presenza di spine, soprattutto nei grandi esemplari.
 
Effetti ecologici
L'introduzione dell'aspio nel bacino del Po ha causato gravi danni a molte altre specie di pesci, soprattutto a quelle di più piccole dimensioni, provocando, per esempio, la rarefazione delle alborelle ma anche dei cavedani e di altre che vengono predate durante le fasi giovanili. L'aspio è abbastanza adattabile alle rettificazioni dei fiumi e si puo' trovare anche nei canali con pareti di cemento.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 10/05/2011 @ 22:06:10, in SPECIE ITTICHE, linkato 3205 volte)
 
CARPA ERBIVORA - AMUR - CTENOPHARYNGODON IDELLA
 
La Carpa erbivora (Ctenopharyngodon idella), chiamata anche Amur è un pesce osseo d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei ciprinidi. È l'unica specie del genere Ctenopharyngodon.
 
Distribuzione e habitat
Originaria dei grandi fiumi dell'Asia Orientale, fra lo Chang Jiang e l' Amur, da cui prende il nome volgare. Introdotta in italia nel secolo scorso, è presente soprattutto nei grandi bacini fluviali del Nord e del Centro (specialmente nel Po e nell'Arno), dove è stata immessa per la pesca sportiva.
 
Descrizione
La bocca terminale è ampia, obliqua e priva di barbigli. Il corpo allungato e affusolato ha sezione pressoché cilindrica ed è leggermente compresso solo nella porzione caudale. Sulla linea laterale si contano 40-42 squame. La pinna dorsale presenta 8- 10 raggi molli e la pinna anale è posta più vicino alla coda rispetto alla maggior parte dei ciprinidi.
Il colore è bruno verdastro fino a verde oliva su dorso e fianchi, bianco sul ventre.
Può raggiungere i 40 kg ed i 120 cm di lunghezza.
 
Alimentazione
Questo pesce si nutre di alghe ed altre piante infestanti acquatiche per cui viene spesso usato per combattere le crescite algali incontrollate conseguenti all'eutrofizzazione negli ambienti d'acqua dolce.
 
Riproduzione
Questa specie depone uova pelagiche ma questo avviene solo molto raramente in Europa. La riproduzione avviene molto tardi, ad un'età di 8-10 anni, in grandi fiumi con acque abbondanti ed ossigenate, di solito durante periodi di piena. Le popolazioni europee, incapaci di riprodursi, si mantengono solo grazie al periodico rilascio di esemplari d'allevamento.
 
Pesca
Questa specie è insidiata con tecniche molto simili a quelle usate per la carpa. Esemplari di grandi o enormi dimensioni non sono rari e per questo è un pesce apprezzato dai pescatori sportivi anche per la loro straordinaria combattività. Le carni non sono particolarmente apprezzate perché liscose, simili a quelle del cavedano.
 
Specie affini
Mylopharyngodon piceus è molto simile ma si può distinguere per il colore molto scuro (bruno, verde o bluastro) e per il corpo leggermente compresso sui lati. Le dimensioni possono raggiungere i 180 cm per 60 kg. Si nutre soprattutto di molluschi bivalvi ed è stata spesso usata per il controllo biologico di Dreissena polymorpha. Anch'esso non riesce a riprodursi nelle acque europee; i caratteri biologici sono simili a quelli di Ctenopharyngodon idella. L'areale d'origine è simile a quello dell'amur ma sembra che non sia mai stato introdotto in Italia. Attualmente pare che si incontri solo in Russia.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 10/05/2011 @ 21:46:43, in SPECIE ITTICHE, linkato 3794 volte)
 
VAIRONE – LEUCISCUS MUTICELLUS
 
Leuciscus muticellus, conosciuto anche come vairone, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Cyprinidae e quindi all'ordine dei Cypriniformes.
 
Habitat e distribuzione
Endemico dell'Italia centrosettentrionale, della Svizzera meridionale (corsi d'acqua tributari del Po) e del sud-est della Francia (torrente Bevera).[2] Il suo ambiente ideale sono i fiumi nella Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila con acque trasparenti, ossigenate e pulite e fondi sabbiosi o ghiaiosi.
 
Descrizione
Appare simile al comune cavedano da cui è immediatamente riconoscibile per la bocca molto più piccola, in posizione terminale e per la diversa livrea che è brunastra sul dorso con una banda longitudinale scura, spesso con riflessi metallici. Le dimensioni sono modeste raggiungendo solo eccezionalmente i 20 cm.
 
Tassonomia
Per molti ittiologi è solo una sottospecie del vairone occidentale (Leuciscus souffia). Sulla tassonomia dei Cyprinidae appartenenti al genere Leuciscus sottogenere Telestes, considerato un vero e proprio genere da alcuni studiosi, non c'è unanimità, tanto che alcuni ittiologi lo elevano al rango di genere.
 
Riproduzione
La specie effettua migrazioni riproduttive portandosi negli affluenti minori dei corsi d'acqua. L'accoppiamento avviene nelle acque basse con forte corrente.
 
Alimentazione
Esclusivamente carnivoro, si nutre di larve, insetti, crostacei e molluschi.
 
Pesca
Viene catturato soprattutto con la tecnica della passata con montature estremamente sottili ed anche con la tecnica della pesca a mosca sia sommersa che a galla. Ambito da molti pescatori di trote che lo utilizzano come esca per i pregiati salmonidi. Le sue carni sono ottime per le fritture, ma ricche di spine.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/05/2011 @ 21:31:28, in SPECIE ITTICHE, linkato 5039 volte)
 
STORIONE COMUNE - ACIPENSER STURIO
 
Lo Storione comune (Acipenser sturio) è il più grande pesce d'acqua dolce e salmastra diffuso in Europa. Famoso per offrire carni pregiate e caviale.
 
Distribuzione e habitat
In Italia la specie è autoctona. Oggi la presenza dello storione in acque interne è piuttosto scarsa, anche in luoghi un tempo ricchi di questo pesce. Nel corso degli anni tuttavia ne è stata segnalata la presenza in tutti i principali immissari del mar Adriatico e del mar Tirreno. È stato segnalato in tutti i mari anche se la presenza è rilevante unicamente nel mare Adriatico e nel Po. Nel 1892 era localizzato fino a Torino. A causa degli sbarramenti la risalita è di fatto impedita.
Fino a metà del XX secolo viveva nel Golfo di Palermo e deponeva le proprie uova lungo il corso del fiume Oreto, ma oggi del tutto estinto dall'intera regione siciliana.
 
Gli habitat sono vari:
In mare predilige fondali sabbiosi e profondi 40–150 m.
In acque interne frequenta fiumi a grande portata con correnti lente e profonde, fondali melmosi, ghiaiosi o sabbiosi. Predilige le buche più profonde dei fiumi.
 
Descrizione
La bocca nettamente infera, protrattile e tubiforme. Ha sul davanti 4 barbigli cilindriformi che rivolti all'indietro non raggiungono il labbro superiore. Il muso è molto allungato tanto che la sua lunghezza è pari a quasi la metà del corpo. Sul corpo sono presenti 9-14 scudi dorsali, 24-36 scudi laterali e 8-14 scudi ventrali. La coda è eterocerca, con il lobo superiore molto allungato.
La pinna dorsale ha 31-43 raggi, quella anale 22-27. La pinna dorsale, la pinna anale e le pinne ventrali sono posizionate nella parte posteriore del corpo. Il primo raggio delle pinne pettorali è ossificato.
La livrea prevede dorso grigio-grigio-bruno o verdastro, più chiaro lungo i fianchi, mentre il ventre è giallo-biancastro.
 
Dimensioni e accrescimento
In Italia gli esemplari non superano i 150 cm. Anche se, come specie, può arrivare a 100 anni di età, 500 cm di lunghezza ed un peso di 300 kg. La femmina è più grande del maschio
 
Età
Lunghezza
Peso
5 anni
70 cm
1,2 kg
20 anni
175 cm
30 kg
40 anni
255 cm
96 kg
60 anni
295 cm
165 kg
 
Riproduzione
Entra nei fiumi a gennaio-febbraio nonostante la fregola non abbia inizio che due mesi dopo. All'alba o al tramonto lo si può osservare mentre compie dei grandi balzi fuori dall'acqua.
La risalita, che i maschi compiono prima delle femmine, si arresta a valle dei corsi d'acqua ove la temperatura non sia troppo bassa e la portata troppo scarsa e ove manchino fondali profondi e tranquilli. Le uova (in numero di 20.000 circa per Kg di peso, di colore bruno e del diametro di 3 mm circa) sono deposte in acqua corrente ad una profondità variabile tra i 2 e i 10 m Esse aderiscono ai ciottoli ed al substrato del fondo e dopo 3-7 giorni si schiudono. Gli avannotti sono lunghi 10 mm circa. Nel giro di 1-3 anni i giovani storioni scendono al mare, rimanendovi fino all'età riproduttiva intorno ai 7-14 anni.
 
Alimentazione
Crostacei, molluschi, pesci. In acque interne, pesci vivi o morti, molluschi, crostacei e vermi. Gli animali più anziani si alimentano prevalentemente di notte.
 
Pesca
Essendo una specie protetta ne è vietata sia la pesca sportiva che la pesca professionale. Si praticava con lenza a fondo adeguata alle dimensioni della preda. Come esche si utilizzano lombrichi a fiocco, pesci vivi o morti, pezzi di carne.
 
Allevamento
L'importanza economica degli storioni è notevole, sia per la prelibatezza delle carni che delle uova da cui si ricava il rinomato caviale. Molti di essi rientrano tra le specie ittiche allevate, sebbene il ciclo di produzione sia variabile con la specie, è comunque piuttosto lungo , da tre a cinque anni per la carne, da sette a quindici anni per le uova. Lo storione comune è stato riprodotto artificialmente in Francia da alcuni esemplari selvatici pescati nella Gironda.
 
Acquariofilia
Alcune specie di storioni sono state allevate e riprodotte con successo in grandissimi acquari. A causa delle sue dimensioni è adatto soltanto all'allevamento in strutture pubbliche.
 
Stato di conservazione
Le principali minacce sono costituite dalla pesca professionale e, in misura minore, sportiva (vietate entrambe da alcuni anni), dagli sbarramenti che impediscono le migrazioni riproduttive e dall'inquinamento delle acque fluviali.
 
Storione gigante
Lo storione piu' grande mai pescato e con i dati del peso e della lunghezza accertati e' sicuramente uno storione femmina della razza Beluga pescato alle foci del Volga nel 1827 dal peso di 1571 Kg (3.460lb) e con una lunghezza di ben 7,2m (27ft)
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 28/04/2011 @ 15:05:07, in SPECIE ITTICHE, linkato 4070 volte)
 
TROTA - SALMO TRUTTA
 
La trota (Salmo trutta) è un pesce di acqua dolce e marina appartenente alla famiglia dei Salmonidi dell'ordine dei Salmoniformes.
 
Distribuzione e habitat
Questa specie è presente naturalmente con varie sottospecie e specie vicarianti, la cui tassonomia è poco chiara, nell'intera Europa, comprese le isole mediterranee e l'Islanda, oltre che in Africa settentrionale (Marocco, Algeria e Tunisia), in Asia minore e nell'Asia centrale. È stata introdotta in tutto il mondo, nelle Americhe, in Australia, in Sudafrica, ecc., spesso con danni estremamente gravi sull'ittiofauna autoctona (tanto che è stata inserita nell'Elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo). La trota di mare (con varie sottospecie e varietà) vive nel mar Nero, nel mar Caspio e nell'Oceano Atlantico settentrionale a sud fino alla Spagna, è assente nel mar Mediterraneo anche se, soprattutto in Adriatico occasionalmente qualche trota arriva al mare dove assume ben presto la colorazione della vera trota di mare.
È una specie molto adattabile ed ecologicamente plastica che si può trovare sia in mare che nelle acque dolci, sia correnti (fiumi) che ferme (laghi). I principali limiti alla sua diffusione sono posti dall'ossigenazione dell'acqua, che deve essere abbondante, dalla sua temperatura, che sebbene possa essere anche molto bassa non deve salire oltre determinati valori, e dall'inquinamento, verso il quale la specie ha una tolleranza molto limitata. La sua diffusione in mare può avvenire solo in acque a salinità modesta. Il suo ambiente ideale sono i fiumi a corrente veloce, con acque fredde ed ossigenate ed abbondanti prede.
 
Descrizione
Simile al salmone, rispetto al quale è assai più tozza, ed agli altri salmonidi, ha corpo fusiforme leggermente compresso ai lati, con bocca grande (più piccola che nel salmone), pinna adiposa presente, pinne ventrali arretrate, pinna caudale a bordo diritto, ecc. La livrea cambia molto a seconda dell'ambiente in cui il pesce vive. Gli esemplari marini (trota di mare) sono argentei con poche macchiette scure a forma di X, simili a salmoni, così come gli esemplari di lago (trota di lago), i pesci di fiumi e torrenti, soprattutto montani (varietà fario), hanno invece colorazione molto più vivace, bruno verdastra od oliva, con numerosi punti neri, violacei, arancio e rossi e sfumature dorate, talvolta arancioni o gialle molto vistose, sui fianchi.
La trota di mare e quella di lago raggiungono e superano il metro di lunghezza mentre una fario di 50 cm è già molto rara.
Spesso si sente parlare di trota salmonata. Non si tratta di una sottospecie, ma solamente di trote il cui colore rosato della carne ricorda quello del salmone. Il colore dipende dalla dieta ricca di carotenoidi che, negli allevamenti, è spesso somministrata proprio per ottenere la colorazione rosata delle carni.
 
Alimentazione
Esemplare della forma fario
La trota è un predatore voracissimo e si può dire che mangia qualunque animale che possa inghiottire, dagli insetti ai crostacei, ai pesci, anche trote più piccole, ai topi ed alle rane.
 
Riproduzione
Nelle forme d'acqua dolce avviene durante i mesi invernali in un ambiente con fondi ghiaiosi in cui viene scavata una buchetta dove avviene la deposizione. La trota di mare, che è anadroma, compie una migrazione simile a quella del salmone ma, in genere, più breve e più spesso sopravvive alla deposizione.
 
Pesca
Si cattura con tutte le tecniche di pesca sportiva ed è in genere la più ambita preda dei pescatori di tutta Europa. La cattura di trote selvatiche non ha comunque nessun significato economico. Le carni sono squisite.
 
 Trota di mare
Tassonomia, sottospecie e specie affini Il quadro classicoLa sistematica del gruppo Salmo trutta è ancora in fase di aggiornamento dato che per molti anni è stata riconosciuta solo la specie Salmo trutta con un certo numero di sottospecie; di alcune di tali sottospecie (Salmo trutta "lacustris", Salmo trutta "fario" e Salmo trutta "trutta") è stata dimostrata l'invalidità dato che se ad una trota di mare (Salmo trutta "trutta") viene impedito il ritorno al mare si trasformerà in una trota di torrente (Salmo trutta "fario"); in altri, numerosi, casi, queste sottospecie sono state elevate al rango di specie valide.
 
 Le nuove specie
Di seguito un elenco delle nuove specie riconosciute per l'Europa:
 
Salmo ferox endemica delle isole Britanniche
Salmo nigripinnis endemica dell'Irlanda
Salmo stomachicus endemica dell'Irlanda
Salmo trutta limitata ai tributari dei mari del nord e baltico e dell'Oceano Atlantico
Salmo carpio endemica del lago di Garda
Salmo cenerinus endemica dell'Italia settentrionale
Salmo cettii endemica dell'Italia centromeridionale, della Sardegna, della Sicilia, della Corsica e forse di altre zone mediterranee
Salmo fibreni endemica del lago di Posta Fibreno
Salmo marmoratus endemica dell'Italia settentrionale e della Slovenia
Salmo rhodanensis endemica del fiume Rodano e dei suoi tributari
Salmo dentex presente nella regione balcanica occidentale
Salmo farioides presente nella regione balcanica occidentale
Salmo macedonicus endemica del bacino del fiume Vardar in Macedonia e Grecia
Salmo montenegrinus endemica dei bacini dei fiumi Neretva e Moraèa, in Bosnia Erzegovina e Montenegro
Salmo obtusirostris endemica delle acque di Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro
Salmo ohridanus endemica del lago di Ocrida, molto affine alla specie precedente e nettamente distinta dalle altre specie di trote presenti nel lago
Salmo pelagonicus endemica delle acque di Macedonia e Grecia
Salmo peristericus endemica del lago di Prespa
Salmo taleri endemica di alcuni fiumi del Montenegro
Salmo ciscaucasicus presente nei fiumi Volga, Ural e Terek
Salmo ezenami endemica del lago Kazenoi-am, nel Daghestan
Salmo labrax endemica dei tributari del mar Nero, compreso il Danubio ed i suoi affluenti
Salmo schiefermuelleri endemica di alcuni laghi delle Alpi austriache, questa specie si considera attualmente estinta
 
Inoltre abbiamo 4 specie endemiche del lago di Ocrida non ben definite e la cui ripartizione non è nota, soprattutto per l'ibridazione tra i vari gruppi avvenuta in seguito ai ripopolamenti:
 
Salmo aphelios
Salmo balcanicus
Salmo letnica
Salmo lumi
Un'altra specie, non strettamente imparentata, Oncorhynchus mykiss è conosciuta come trota iridea.
 
 Le ipotesi più recenti
Recenti ricerche di zoogeografia, corroborate da studi di tassonomia molecolare (soprattutto riguardanti il DNA mitocondriale) hanno dimostrato che gran parte delle specie di trota europee (eccetto alcuni endemismi lacustri come le trote del lago di Ocrida) sono ascrivibili a 3 sole specie, una stirpe mediterranea ribattezzata S. mediterraneus, un ceppo atlantico a cui verrebbe riservato il binomio S. trutta e un ceppo originario della zona caspica (S. caspius). Secondo questa ipotesi tutte le trote italiane (comprese dunque Salmo marmoratus, Salmo carpio, Salmo cettii e Salmo fibreni) apparterrebbero alla specie Salmo mediterraneus e solo la marmorata ed i carpioni del Garda e del Fibreno avrebbero rango sottospecifico mentre le altre rientrerebbero nella variabilità di S. mediterraneus mediterraneus. Peraltro sia la trota fario del nord Italia che la trota sarda o "macrostigma" del centro sud apparterrebbero alla stessa specie e sarebbero geneticamente identiche mostrando come la livrea sia un carattere acquisito e non geneticamente determinato[4][5].
 
 Caratteristiche nutrizionali
Quando si parla di trota da un punto di vista culinario, va notato che quasi mai si trova in commercio la "vera" trota autoctona, la Trota Fario, in quanto molto più difficile da allevare della Trota Iridea , di origine americana, che vive anche in laghi con acque fangose e acque debolmente ossigenate. Per questo motivo sulle trote acquistate al mercato non troverete le macchie rosse tipiche della Trota Fario.
 
Ecco alcuni dati che possono essere utili quando si sceglie di mangiare la trota:
 
Carboidrati: 0;
Proteine: 14,7;
Grassi: 3;
Acqua: 80,5;
Calorie: 86.
Parte edibile: 55;
Calorie al lordo: 47.
(per 100 g)
 
 Curiosità
In un parco di Adaminaby, nel Nuovo Galles del Sud (Australia) esiste una scultura di 10 metri di altezza denominata The Big Trout ("La grande trota").
  
 
 
 
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 22/04/2011 @ 16:26:20, in SPECIE ITTICHE, linkato 3184 volte)
 
LUCIOPERCA - SANDER LUCIOPERCA
 
Il Sander lucioperca, conosciuto comunemente come lucioperca, luccioperca o sandra, è un pesce d'acqua dolce della famiglia Percidae.
 
Distribuzione e habitat
Originario dell'Europa centro-settentrionale e di quella orientale (Svezia, Finlandia, Germania, Polonia ed ex URSS) nonché dell'Asia occidentale, è stato introdotto in molti paesi europei agli inizi del XIX secolo, con notevoli conseguenze ambientali.
 
In Italia fu introdotto tra il 1902 e il 1908 nei laghi di Comabbio e Pusiano ed in seguito in tutto il nord Italia, ma oggi sembra sia diffuso solamente in alcuni laghi (Lugano, Comabbio, Maggiore, Corbara, da cui si è poi diffuso nell'intero corso del Tevere fino alla città di Roma), e lungo il corso del fiume Chienti. Una grossa popolazione è presente anche nel fiume Po nonché in gran parte delle acque del piano della Pianura Padana. Vive nei tratti inferiori dei fiumi e nei laghi a grandi e medie dimensioni, con acque ben ossigenate.
 
Descrizione
Ha corpo snello ed affusolato, la pinna dorsale anteriore ha 13-15 raggi spinosi. La bocca è provvista di piccoli denti e qualcuno più grande sparso. Il maschio presenta una concavità nel dorso, fra la testa e la pinna dorsale anteriore; nella femmina questo punto è invece convesso.
 
La livrea presenta una colorazione bruno verdastra su testa, dorso e fianchi, più chiara sul ventre. Alcune strisce verticali nere scendono dal dorso fino ai fianchi. Le pinne sono verdastre chiazzate di nero.
 
I soggetti più longevi raggiungono l'età di 20 anni, 130 cm di lunghezza per un peso di 15 kg.
 
Come nel persico si conoscono casi di popolazioni nane, dovute alla scarsità di cibo e alla grandezza dello specchio d'acqua.
 
Comportamento
Questa specie ha tendenze prevalentemente notturne. Quando si tratta di piccole dimensioni vive in piccoli branchi, mentre quando diventa adulto diventa solitario.
 
Riproduzione
La deposizione avviene a circa 12 °C tra aprile e giugno su fondali sassosi o coperti da radici di piante.
 
Alimentazione
Le sue prede sono alborelle, scardole, persici sole e cobiti. L'alimentazione è ridotta durante l'inverno.
 
Pesca
Considerato un pesce pregiato sia per la pesca sportiva sia per la squisitezza delle sue carni, il lucioperca viene pescato con esche artificiali (tecnica dello spinning), verme, piccoli pesci, ma soprattutto con la tecnica del morto manovrato.
 
Effetti biologici
L'introduzione di questo forte predatore alloctono nelle acque italiane sembra abbia causato non pochi problemi alle specie autoctone di pesci comprese estinzioni locali di specie endemiche.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 22:47:13, in SPECIE ITTICHE, linkato 7526 volte)
 
PERSICO SOLE – LEPOMIS GIBBOSUS
 
Lepomis gibbosus, conosciuto comunemente come Persico sole, è un pesce d'acqua dolce, appartenente alla famiglia Centrarchidae.
 
Distribuzione e habitat
È stato importato dagli Stati Uniti con successo in Italia a partire dal 1887, acclimatandosi talmente bene da diventare infestante in molte zone. La sua presenza è ormai generalizzata, è comunissimo, ad esempio, nei fiumi Po e Arno così come nei grandi laghi come il lago Trasimeno dove ha popolazioni abbondantissime. Frequenta soprattutto rive basse, sabbiose e fangose, nei bacini; ama le acque lente dei fiumi di pianura e dei canali. In inverno, quando la temperatura dell'acqua è inferiore a 12 °C si sposta verso le acque profonde dove rimane in stato quasi di ibernazione; in estate, invece, questo pesce resta vicino a riva, spesso a pelo d'acqua.
 
Descrizione
Il corpo è alto e tondeggiante, con muso prominente. Le pinne dorsale e ventrale hanno i primi raggi molto sviluppati. La sua livrea è molto colorata, presenta una colorazione di fondo verde bronzea metallica, con pinne gialle screziate di bruno rosso, testa verde-azzurra con strisce azzurro vivo e bianco. Un grosso ocello orlato di rosso è posizionato dietro l'opercolo branchiale. Il ventre è più chiaro. La femmina ha colorazione meno vivace mentre i piccoli hanno minute macchie rosse e azzurre.
La sua lunghezza va dai 10 cm (in acque in cui è molto diffuso) ai 25 cm e ai 3 hg di peso nei luoghi dove invece è più raro. molti pescatori sostengono di aver catturato esemplari di alcuni chili, anche se ultimamente nelle nostre acque sta subendo un fenomeno di pseudonanismo e molto raramente supera i 15 cm di lunghezza. .
 
Riproduzione
L'accoppiamento (mediante fecondazione esterna) e la deposizione delle uova avvengono tra maggio e giugno. Il maschio dominante custodisce le uova, deposte in una buca sul fondo, e dopo la schiusa i piccoli per alcuni giorni. Esistono vari tipi di maschi: il dominante, che costruisce il nido, attira le femmine e custodisce le uova, l'incursore entra furtivamente nel nido e feconda alcune uova e il satellite che imita la femmina si avvicina al nido, dando al maschio l'idea di voler deporre altre uova, e feconda a sua volta le uova.
 
Alimentazione
Il Persico sole si nutre prevalentemente di invertebrati che scova tra la vegetazione e di piccoli pesci.
 
Pesca
Oggetto di interesse dai pescatori, è un pesce commestibile: dalle sue carni, che non sono molto apprezzate perché eccessivamente liscose, vengono presi saporiti filetti che sono la base di ottime ricette.
 
Acquariofilia
La sua accentuata colorazione, rara per un pesce lacustre europeo, ha fatto sì che il Persico sole conosca un discreto successo anche come pesce ornamentale in acquari d'acque fredde, dove è abbastanza facile che avvenga la riproduzione. Tuttavia non si trova nei negozi di acquariofilia e per metterlo in acquario è necessario pescarlo usando un amo piccolo, senza ardiglione o con l'ardiglione schiacciato con delle pinze; non rimuovete l'amo una volta catturato il pesce, tagliatelo e il pesce lo espellerà "naturalmente" dopo alcuni giorni (in questo periodo, ovviamente, il pesce non si ciberà).
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 22:37:43, in SPECIE ITTICHE, linkato 5020 volte)
 
PERSICO REALE – PERCA FLUVIATILIS
 
Il persico reale (Perca fluviatilis, Linnaeus 1758), chiamato comunemente in Italia pesce persico o ancora più semplicemente persico è un pesce di acqua dolce appartenente alla famiglia dei Percidi dell'ordine dei Perciformes.
 
Distribuzione e habitat
È originario dell'Europa centro-settentrionale e dell'Asia fino alla Siberia. È autoctono del nord Italia ma è ormai diffuso in ambienti lacustri e fluviali dell'Italia centrale e presente in alcune zone dell'Italia meridionale e insulare. È stato introdotto anche fuori dell'Europa, ad esempio in Sudafrica ed in Australia.
 
Preferisce correnti molto deboli, avendo abitudini sedentarie, per questo è più diffusa la sua presenza in ambienti lacustri piuttosto che fluviali. È un pesce piuttosto eurialino, nella parte settentrionale del suo areale vive anche in estuari e lagune salmastre. Nel mar Baltico, le cui acque sono pochissimo salate, si incontra regolarmente anche in mare aperto.
 
Descrizione
Il persico presenta un dorso arcuato e corpo di forma ovale abbastanza tozza. Ha due pinne dorsali separate da un breve spazio delle quali la prima è munita di spine. La pinna caudale è leggermente forcuta. Testa e bocca sono di discrete dimensioni. Dietro la testa il corpo forma uno "scalino" ben evidente.
 
Ha dorso verdastro con da 5 a 8 fasce verticali di colore scuro spesso biforcate a forma di Y nella parte posteriore del corpo. Le pinne ventrali, anale e caudale sono di colore rosso o aranciato, spesso molto vivo, le pinne pettorali sono invece giallastre e il ventre bianco. Spesso c'è una macchia scura alla fine della prima pinna dorsale.
 
Raggiunge i 60 cm di lunghezza, ma la taglia mediamente non supera i 20 cm.
 
Biologia
Vive fino a 21 anni. Al contrario di altri percidi come il lucioperca e l'acerina ha abitudini diurne.
 
Riproduzione
Depone le uova, in relazione alla temperatura ambientale, tra febbraio e la fine di luglio (in Italia di solito tra aprile e maggio). Le uova hanno un diametro di 2-2,5 mm e sono protette all'interno di lunghi nastri di muco che le femmine distendono tra i rami delle piante acquatiche. Per questo per la riproduzione predilige acque basse con fitta vegetazione o con abbondante presenza di radici. La schiusa si ha dopo 2-3 settimane: le larve misurano 5 mm e, riassorbito il sacco vitellino, si riuniscono in grandi banchi nelle acque superficiali lungo le rive.
 
Alimentazione
In giovane età si ciba di plancton, divenendo poi predatore di altri pesci in età adulta.
 
Pesca
Il pesce persico ha carni squisite e in Italia viene pescato soprattutto nei grandi laghi del Nord (lago di Garda, Maggiore, Como, Iseo e Idro) dove viene praticata ancora una pesca professionale dedicata a questo percide. Vengono adoperate svariate reti da posta, lenze e "legnaie".
Sportivamente, viene anche pescato usando come esche bigattini, lombrichi e pesce vivo o morto come le alborelle. Viene pescato anche con esche artificiali (cucchiaini, mosche, vermi di gomma) con le tecniche dello spinning e della pesca a mosca.
 
 CucinaPiatti a base di questo pesce sono diffusi maggiormente in Lombardia e nel Lazio, grazie alla sua particolare diffusione nel Lago d'Iseo, nel Lago di Garda e nel Lago Maggiore in Lombardia e nei laghi vulcanici di Bolsena, Vico, Bracciano nel Lazio ed infine nel lago di Piediluco in Umbria. Viene usato per secondi piatti, in genere fatto a filetti e cucinato alla griglia o fritto. È un piatto comune nei Paesi scandinavi.
 
 Altre specieIl cosiddetto persico spigola è in realtà un ibrido di Morone chrysops e Morone saxatilis allevato in acque dolci; tale denominazione è imposta dalla sola normativa italiana.
 
I "filetti di persico" che tanto spesso si vedono in pescheria non sono fatti con questa specie ma con il persico del Nilo una specie africana della famiglia Latidae o Centropomidae, pescata soprattutto nel lago Vittoria, le cui carni sono molto inferiori a quelle del "vero" persico
 
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