GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Farne' Simone con una carpa catturata a feeder nel canale Riolo il 1 maggio 2012... di Admin G.P.O.
 
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Non c'è obiettivo più entusiasmante di quello di avviare l'era del ripristino, ricreando la magnifica diversità della vita che ancora ci circonda

Edward O. Wilson, "The Diversity of Life", 1992
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DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE RICHIESTA E PUBBLICATI SUL SITO IN ORDINE CRONOLOGICO
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Di TETO (del 12/01/2011 @ 18:36:22, in ATTIVITA' SOCIALI E RICREATIVE, linkato 1992 volte)

PRANZO SOCIALE 2011 G.P.O. IMOLESE TUBERTINI

PRANZO SOCIALE
Domenica 06 Febbraio 2011
PRESSO
CASA DEI POPOLI – ARCI CURIEL
 Via Domenico Cimarosa 107 – Casalecchio di Reno (BO)
ORE 12,30
 MENU
v     APERITIVO DI BENVENUTO CON STUZZICHINI
v     TORTELLINI IN BRODO e LASAGNE ALLA BOLOGNESE
v     LOMBO DI MAIALE AGLI AGRUMI e ROLLE’ DI TACCHINO CON VERDURE
v     PATATE FRITTE e INSALATA MISTA
v     TRIS DI FORMAGGI
v     ZUPPA INGLESE e CREAM CARAMEL
v     ACQUA, VINO BIANCO, VINO ROSSO
v     CARRELLO DEI LIQUORI
Il caffè non è compreso nel prezzo e si può prendere nell’adiacente BAR CURIEL
Il prezzo a persona è di Euro 28,00
Bambini fino a 6 anni GRATIS
Bambini da 7 anni a 11 anni Euro 15,00
 
Si prega di dare adesione entro e non oltre il 28 Gennaio 2011 a Fabrizio Rizzatti 339/3782535
 
COME ARRIVARE:
PER CHI ARRIVA DA MILANO:
Autostrada A1 uscita BOLOGNA CASALECCHIO - seguire le indicazioni per PORRETTANA - BOLOGNA una volta sull’asse attrezzato uscire al primo svincolo PORRETTA – proseguire sempre dritto per circa 3 Km e girare a sinistra in Via Duse.
PER CHI ARRIVA DA ANCONA:
Autostrada A1 uscita SAN LAZZARO DI SAVENA – prendere la tangenziale e uscire allo svincolo 1 CASALECCHIO DI RENO - seguire le indicazioni per PORRETTANA BOLOGNA una volta sull’Asse Attrezzato uscire allo svincolo PORRETTA – proseguire sempre dritto per circa 3 Km e girare a sinistra in Via Duse.
PER CHI E’ DI BOLOGNA:
Sulla Porrettana (S.S.64), usciti dall’abitato di Casalecchio di Reno, proseguire in direzione Sasso Marconi. Dopo il semaforo del distributore AGIP (MC DONALD) girare alla terza strada a sinistra in Via Duse.
 
Volantino curato da Degli Esposti Stefano (Teto)
 

Visualizzazione ingrandita della mappa
 
Titolo
Di sipadan (del 11/01/2011 @ 22:10:55, in SPINNING, linkato 2711 volte)
La mia America - Il Canada – i lucci del Quebec
articolo di Mauro Maccagnani
 
Dopo i salmoni decido di attaccare i lucci
una preparazione puntuale e trovo , sempre con la stessa organizzazione dei salmoni ma con la presenza del titolare, l'idea giusta:il Quebec del nord
circola la voce che i lucci siano tanti ma non tanto grandi, bene andiamo a vedere, la mamma dei lucci ci sarà pure..
viaggio come al solito comodissimo:Bologna Amsterdam Montreal
mi trovo con i compagni di viaggio a Montreal dopo 12 ore tra voli e attese.. manco troppo
noleggiamo un superfuoristrada (siamo in 6 con 3 tubi di canne) e ci avviamo per gli ultimi 800 km da fare in auto
sono le 14....
mi spiace non visitare Montreal che è una bellissima città (c'ero già stato nell'82) che vi raccomando, ma si parte
800 km in Canada sono “normali” ma abbiamo solo informazioni di massima
l'idea è dormire dopo 400-500 km e ripartire la mattina.
Per sfortuna non c'è nessuno, teniamo i limiti di 110-130 km/h quasi fissi e alle 19 abbiamo fatto 600 km
la guida raccomanda di fermarci ma decidiamo di chiudere il viaggio.
Mai peggiore errore fu fatto, troviamo la strada per il resort con tanta fatica e piombiamo in una foresta in piena notte su uno sterrato a tratti veloce a tratti impossibile
il navigatore ci abbandona (ma lo sapevamo che lo avrebbe fatto) e cerchiamo di notte nel buio una strada senza indicazioni e il cellulare ovviamente non prende.
alle 4 disperati, dopo varie strade senza uscita, ormai decisi a provare a dormire in macchina, stremati ci accorgiamo di avere fatto quasi 300 km, di essere senza tanta benzine e di avere di certo superato l'obiettivo quando cercando uno spiazzo per dormire troviamo un'indicazione del resort che ci rimanda indietro attraverso una foresta sconvolta da un incendio anno scorso.
3 km e arriviamo e ci eravamo passati accanto almeno 3 volte
scopriamo che la strada ha 3 nomi diversi, uno locale, uno nazionale e uno per le motoslitte (le strade senza uscita senza neve....) e che per fortuna ci aspettano, siamo nel posto giusto e hanno benzina – se no erano 120 km indietro per il distributore.....
dormiamo un po e la mattina ci informiamo
attorno a noi per 30 km di lato c'è il nulla, ci siamo noi 6 e 4 cacciatori di orsi, ma anche 120-150 laghi di cui almeno 30 raggiungibili in auto, 40 in quad, 1 a piedi e gli altri mai testati per la pesca.
Su ogni lago c'è una barca se piccolo o 2 se grande, si parte dal lodge con la guida in quad con i motori , i serbatoi per la benzina e il pranzo al sacco (noi seguiamo in auto, mai visti 6 pescatori qui : - ) ).
ovviamente ci dovremo dividere in 2 o 3 gruppi, visto che le barche sono da 2.
il primo giorno peschiamo nel laghetto del lodge (9 km di lunghezza) visto che non hanno alcuna informazione recente sulla pescosità del lago, qui pescano solo con ondulanti e vanno prevalentemente a walleye (molto simile al nostro perca) che finiscono con assoluta regolarità in cucina.
Tra l'altro il periodo è ottimo per la caccia.
E qui qualche sospetto dovrebbe venirci in mente unito a un fantomatico “avete qualcosa per le zanzare?”
questo l'abbiamo, repellenti vari locali, retine da mettersi in faccia, guanti ma ci mancano birre e whisky che ci verranno vendute a prezzi da rapina visto che non hanno la licenza per venderle.
Comunque partiamo con zanzare inferocite nel tratto di 20 metri attorno il bagnasciuga, e il primo giorno e non abbiamo con noi retine e spray ma ci allontana da riva e sembra finita.
Il panorama, dove non intaccato dall'incendio che aveva un fronte di 120 km, è spettacolare con pini fittissimi fin sull'acqua, pochi approdi e clima primaverile (è luglio, qui ottobre è già inverno).
In 6 peschiamo in modi diversissimi, io passo molte ore con spinner – non mangia in tutto il Canada per me con questa esca, rotanti x i walleye (qui falcidiati da un mese di pesca intensa) poco efficaci per i lucci, rotanti per lucci.
Non ho ondulanti che sono l'esca principe qui e verso sera in cappotto passo ai minijerk da 8-10 cm.
Il mio compagno di pesca ne ha già fatti 8 tra i 50 e gli 80 cm e mi guida in una baia, un po stanco in attesa di ritornare
lancio e perdo dopo un inseguimento il mio miglio minijerk nonostante un mezzo bagno, ma è attaccato un metro sotto in acqua fredda e attaccato a un ramo di “soli” 10 metri.
Si spacca il cavetto.
Monto un altro minijerk ricordando l'attacco precedente e vedo uno sciacquio dietro l'esca, poi un altro, poi un tocco poi nulla.
Rilancio e un pesce sbaglia il minijerk, lo insegue e lo sbaglia di nuovo 2 o 3 volte fino sotto barca.
Rilancio, vado piano e lo fermo, lo lascio “bollare” a galla pronto a inlamare.
Non serve......uno scroscio d'acqua e sono in combattimento per riavere la mia canna, ho il 50 libbre non ho paura, cavo in acciaio pieno...
e infatti viene in barca un bel over 100, ma non erano tutti piccoli?
È quasi buio, ma un ultimo lancio cambiando esca (mi ha masticato le ancorette.......le cambierò), un altro minijerk
un metro di recupero e una botta “gentile” seguita da una serie di salti sul pelo dell'acqua mi dice che ho in canna un quasi metro.. combattimento veloce e a cena.
Qui si mangia bene , siamo contenti nel lodge solo per noi se non fosse che nel tratto del bagnasciuga abbiamo zanzare scatenate, la mattina avremo qualche sorpresa non prima di ricevere istruzioni su come chiudere le porte per non fare entrare eventuali orsi, sono orsi neri ma capaci di fare danni ad un uomo.
The day after... al mattino ci accorgiamo di essere gonfi come palloni su mani, testa e tutte le parti scoperte il giorno prima.
Per fortuna abbiamo antistaminici e cortisone che useremo al limite del possibile, ma i cappelli non entrano in testa tanto i ponfi sono gonfi.
E impariamo che le zanzare fanno danni ma i mosquito disastri... queste bestiole di meno di un millimetro passano ovunque, si installano dove si suda (bordo cappello, bordo giacca) e ci succhiano allegramente il sangue senza dolore.
E risponderanno ben poco ai repellenti purtroppo
ma partiamo per altri laghi oggi, con spray, retina indossata (ma i mosquito passano) e decisione a non stare sul bagnasciuga.
La resa dei vari laghi varia molto e se ne possono fare anche due al giorno, uno nella mattina e uno nel pomeriggio.
Io ho fatto giorni con due lucci, specie in laghi piccoli e con oltre 30 lucci in mezza giornata, sempre in laghi piccoli.
Memorabile un pomeriggio al “lucciodromo” dove in un recupero si sentivano 5 o 6 attacchi di lucci diversi specie su snodati.
E nel lucciodromo il mio compagno di barca sfila un 125, alla faccia del “sono tutti piccoli”.
In un paio di laghi medio grandi ho preso alcuni 105, due 110 e un 115 frutto di una pesca che forse questi pesci non avevano mai visto.
Infatti in questi laghi pescando con jerk poco sotto l'etto, con lanci da lontano verso riva e verso grosse strutture (rami, alberi in acqua) spesso si vedevano attacchi paurosi, tecnica che richiede essenzialmente un ottimo trecciato ben imbobinato, mulinelli da casting in ottimo stato e buona mira.
Gli altri pescatori che hanno insistito con esche diverse, minnow, snodati, rotanti, ondulanti hanno forse preso più pesci ma più piccoli in media.
Poi dopo un po le barche sono sempre le stesse e la nostra barca spesso era in posizioni più lontane raggiungibili solo con mezzi guadi o trasporti della barca sulla riva per qualche metro o scavalcamenti di dighe di castori (qui sono considerati dannosi) e questo porta a pescare pesci che da mesi non vedevano un'esca.
Ovvio che una pesca più comoda possa rendere un po meno.
Noi siamo arrivati a vedere lucci da metro mangiare un esca di legno ferma a mezzacqua....e ferrarsi da solo, a prendere tanta acqua da rischiare di affondare per l'acqua che entrava dal cielo, a pescare con un certo caldo ma con i vestiti chiusi col nastro isolante per evitare i malefici mosquitos e le zanzare.
Ritorno un attimo sulle zanzare, alla fine della vacanza si assisteva sbarchi e imbarchi in corsa stile “marines”, con barca che si allontanavadi parecchi metri in attesa che chi fosse ancora sulla riva potesse attrezzarsi e saltire in barca al volo.
Gli sbarchi erano contrari, il più rapido sbarcava, accendeva l'auto con aria condizionata al massimo e a zanzare espulse faceva segno di sbarcare.
Le guide erano incuranti delle zanzare e mosquitos in quanto abituati e coperto di interi cappotti di rete, ovviamente non utilizzabili normalmente in pesca.
I walleye
capitolo a parte meritano i walleye, che sono il pesce nazionale del Canada e che sono realmente ottimi da mangiare.
Pescando in località remote in waders ovviamente arrivavamo in zone mai pescate dove erano “imbarazzanti”, a parte attaccare jerk mostruosi per loro < walleye da 40 cm che attacca un jerk da 25> pescando a mosca mangiavano a volte ogni lancio; e vanno da 30 cm a 5 kg e se a volte non mangiano è perché arrivavano i lucci a scacciarli (e mangiarli).
I walleye sono pesci bellissimi, non tirano troppo ma esiste la varietà “blu” che è semplicemente meravigliosa.
E se si trova un ingresso di fiume in cui si possa ancorare la barca i walleye si affollano a decine visto che qui i lucci non amano sostare vicino le uscite o le entrate dei torrenti.
Ma perché?
Perché in pochi giorni un gruppo di castori potrebbe chiuderli fuori dal lago e perché ogni tanto piove, e piove e piove
il giorno in cui abbiamo rischiato di affondare non abbiamo più trovato la strada del ritorno e ci hanno dovuto recuperare in quad riportandoci per altra strada.. perché? Perché la strada era sparita per la piena, più un metro in 4 ore, per ben 500 metri di strada che avevano trasformato due laghi in uno solo....
infatti i castori che sono ovunque fanno dighe che poi con la piena cedono con effetti devastanti a catena sulle altre dighe, così che la piena non sale piano piano ma sale a “gradini” con effetti non simpatici
gli animali e la natura
qui si vedono in quantità castori, i falchi pellegrini e pescatori, qualche orso, alci.
Fatto salvo la zona devastata dall'incendio si pesca tra foreste centenarie, impenetrabili, con pochi sentieri in cui è semplicissimo perdersi.
Come in quasi tutto il nord i fiumi sono molto poveri di vita quindi non è che ci siano alternative ai laghi anche per l'inaccessibilità dei fiumi.
i quad
l'offerta del resort è il viaggio in quad, un famoso motorino a 4 ruote in diverse declinazioni, automatiche, a marce, in grado di portare pesi e trainare carrelli, di scendere per sentieri da capre.
Obiettivamente chi ha approfittato dei quad non ha fatto grandi prese ma perché essenzialmente sono laghi non noti in cui si può trovare il lago miracoloso o un lago senza pesci.
Il problema è che il quad va guidato all'opposto della moto, per voltare va portato il peso dalla parte opposta alla curva, esattamente l'opposto che la moto che ero abituato a guidare, quindi ho rinunciato al tentativo.
I pro del viaggio
pur costoso non è mostruosamernte costoso
il viaggio è lungo ma non troppo, organizzandosi si possono visitare città come Montreal o Quebec o parchi nazionali
il posto è bello
si mangia bene
si può prendere tanto pesce
i contro
alcolici costosi se non li si compra al supermarket (e pure qui), mangiate voi alce in umido con acqua o coca : - )
le zanzare e i mosquitos, odiosi
io ho preso cortisone tutti i giorni, ho pescato con i polsi , le caviglie e il collo chiusi col nastro da carrozzeria e mi si sono sgonfiati i ponfi dopo alcuni giorni.
E la retina regge il possibile e gli spray fanno quel che possono.
Però non è ovvio trovarle, ci sono pure in Europa e in Svezia e Finlandia non le ho trovate dove pure era possibile ci fossero.
 
articolo di Mauro Maccagnani

 
Titolo
Di Pres (del 10/01/2011 @ 22:58:56, in GARE AD INVITO, linkato 2047 volte)
SOCIETA’ DILETTANTISTICA PESCATORI PADOVANI TUBERTINI
CAMPIONATI ITALIANI, PER SOCIETA’ 1971 ;PESCA PRATICA 1978; MASTER RAGAZZI 1999-2001-2003-2005
TROFEO DELLE REGIONI 2001; TROFEO VENETO 1979-1980-1994-.2001-2009: SERIE A/2 2006
Partecipazione Mondiali Senior.1972-1982-1983 Partecipazione Mondiali Donne  2010
Partecipazione .Mondiali Giovani.2001-2003-2003-2005-2005-2006-2006-2007-2007-2007-2010
STRADA CHIESA VECCHIA,96 - 35125 PD – TEL. 049/680925 - 049/8806963
C.F. 92098800284 P.I. 03943030282 COD. FIPSAS 0280034 REG. CONI 33021
 
 
 
Scuola di pesca “Martin Pescatore”
 
GARA PROMOZIONALE     20 FEBBRAIO 2011
 
CAMPO DI GARA CANAL BIANCO LOC. ZATTERE
 
La Pescatori Padovani Tubertini organizza per il giorno 20 febbraio 2011 una gara individuale sul Canal Bianco Località Zattere a Loreo Ro.
 
Le Iscrizioni dovranno pervenire entro le ore 20 del giorno 18 febbraio presso la Pescatori Padovani Tubertini, in via Chiesavecchia 96 – 35125 – Padova - Telefono 3403547508 o anche Fax al numero 0498806963 o al nostro indirizzo mail
 
La quota d’iscrizione è di € 13,00 a concorrente.
Settori da 10.
Materiale consentito: pastura 10 Litri. Esche 1 litro di Bigattini e 0,5 litri di Fouilles. Ver de vase e lombrichi solo come innesco.
 
Pasturazione Pesante consentita 10 minuti prima dell’ inizio gara.
 
La gara verrà disputata a TECNICA LIBERA.
 
PREMIAZIONI  
1° Classificato Buono €   45,00     
2° Classificato Buono €   25,00       
3° Classificato Buono €   15,00     
4° Classificato Buono €   10,00
 
Raduno. Presso il Bar COMMERCIO in via Roma a LOREO Ro. alle ore 7,00. Ore 7,30 distribuzione materiale. Inizio gara ore 9.30 termine gara ore 12.30.
 
Reperibilità fouilles e ver de vase FERRARI OSCAR Tel. 3316521371
 
 
    Direttore di Gara                            Segretario di Gara                   Giudice di Gara
Destro Giuseppe                            Bettella Paolo                          Barison Livio
 
Titolo
TRANSLATION OF THE SITE G.P.O. IMOLESE TUBERTINI IN 50 LANGUAGES.
TRADUZIONE DEL SITO G.P.O. IMOLESE TUBERTINI IN 50 LINGUE
Articolo di "Stagni Giuseppe"
 
Visto che, visualizzando le statistiche del nostro sito, mi sono accorto che molti degli utenti che lo visitano non sono italiani, ho aggiunto l’utility “Google Traduttore” in modo tale da rendere immediatamente internazionale il nostro Blog.
Il motivo di queste visite da oltre confine, molto probabilmente, è dovuto al fatto che molti utenti raggiungono il nostro sito attraverso il nostro canale su Youtube; oppure perché molti di questi visitatori sono contatti del nostro profilo su Facebook e, non ultima possibilità, potrebbe essere dovuto all’imminenza del 3° Memorial Van den Eynde (gara di interesse internazionale).
Per tradurre in tempo reale tutto il sito nella lingua desiderata, basta selezionare la lingua dal menù a tendina visualizzato nella parte destra/alta della pagina (vedi immagine di questo articolo) e attendere qualche istante. Per tornare alla lingua originale basta riselezionare la lingua italiana oppure chiudere la barra che si è aperta in alto nella pagina cliccando sulla "X"
 
Articolo di "Stagni Giuseppe"
 
Titolo
Di sipadan (del 07/01/2011 @ 12:58:56, in SPINNING, linkato 2330 volte)

La mia America: Alaska, Yakutat
articolo di Mauro Maccagnani (sipadan)
 
La mia America inizia con un sogno: la pesca dei salmoni
Dopo mesi di preparazione con un amico parto da Roma, dopo qualche pescata a bass e trote, per un viaggio bello lungo
Roma – Philadelphia – Seattle con dogana e recupero bagagli a Philadelphia non proprio semplice visto che il mio amico non parla inglese.
A Seattle l’organizzazione si dimostra perfetta, recupero bagagli, telefonata gratuita e un van ci porta in hotel gratis, peccato sia tardi per mangiare.
Alla mattina iter opposto, van che ci porta in aeroporto dopo colazione e imbarco per Yakutat, dove lo formalità sono assai ridotte.
Se in America ho sempre visto formalità imponenti e grossa security qui qualcuno monta la canna in aeroporto e gliela fanno passare, ma da Seattle all’Alaska (alcune ore di volo) sembra equiparato a un bus.
Già l’aereo è per metà passeggeri e per metà cargo, sembrano conoscersi tutti anche con le hostess e imbarcano frigo e bagagli extra size.
Premetto che io ho potuto viaggiare con 23+23 kg a persona + 23 kg extra x il materiale da pesca senza limiti di sagoma, bei tempi……
Ma qui si portano di tutto, l’Alaska è la patria della caccia e della pesca, con pesi di 50 kg, ma è un viaggio interno e sembra tutto o quasi lecito.
Arriviamo a Yakutat, grande come Granarolo ma con aeroporto internazionale, e ci assegnano gentilmente il veicolo prenotato, un Ford 350 da nemmeno 6 metri ( L ), con cassone e 4 posti.
E una casetta da 6 camere…..
E siamo in 2, ma qui tutto è fatto in grande
Avremmo pure una barca ma sono 200 kg che non sposteremo mai e inoltre il fiume è in una piena definita “dangerous” ovvero pericolosa.
E la cosa peggiore è che senza guida perdiamo tanto tempo anche solo a reperire una cartina, ne abbiamo per fortuna una piccolissima dall’Italia, quindi se possibile ameno per un paio di giorni prendetevi una guida.
Nb le mappe si trovano nel 99% dei casi nei drugstore, se no dalla Polizia o dai Ranger se in zona parco vi fosse necessario.
Troviamo subito (uno o due giorni di esplorazione su “strade” dubbie con buche abissali, con consumi da 3 km per litro che impongono due serbatoi sui veicoli) che siamo stati sfortunati, Yakutat è una penisola vicino a ghiacciai con meno di 100 km di strade che vanno nel nulla, non esisteva telefonia cellulare, nessuno sui preoccupa di fornirvi radio o similari e ha 3 piccoli fiumi e uno grande, il Situk.
Il Situk è in piena e i 3 piccoli fiumi hanno finito da un po la risalita dei salmoni-
I salmoni sono i silver (ovvero grossi trotoni da 4 a 8 kg che da argentei diventano rossi e deformi col passare del tempo che passano nel fiume per riprodursi risalendolo) che fino alla fine tirano come bisonti, ma che muoiono tutti a riproduzione finita.
Il periodo di settembre è teoricamente perfetto, ma ilo caldo ha un po’ anticipato le risalite e ora ci sono pochi salmoni.
Il problema è che dovendo prenotare con mesi di anticipo dall'Italia ci vuole fortuna, sono molto più fortunati gli americani che con 3-4 ore sono sul luogo e possono arrivare al momento giusto in basa a una telefonata.
Abbandonata l’idea di poter pescare nei fiumi piccoli, che sono davvero comodi in tanti casi, dobbiamo decidere se affrontare il Situk in piena o provare con uno dei voli aerei già prenotati.
Tentiamo il Situk, che è davvero in piena e in grado di spostare 100 kg di pescatore senza fatica.
Ci sono due posti per pescare, alla foce dove si pesca comodi essendo il fiume larghissimo e basso, oppure al ponte di “ninemiles” ovvero nove miglia e rotti (20 km) dalla città dove è un torrente delle dimensioni del fiume Reno.
Ma in foce sappiamo che i salmoni non ci sono e allora verso il “ninemiles” su una strada che per fortuna dopo un po’ verrà sistemata alla meno peggio, e la percorriamo su un super fuoristrada senza poter correre oltre 50 km/h.
L’accesso al fiume è sempre più complesso quanto più ci si allontana dal ponte, anche per la piena che allaga un bel po di terreno.
Occorre in ogni caso fare rumore, più se ne fa meglio è, perché qui abbondano orsi (e sono grizzly), alci e ogni animale selvatico.
E infatti troviamo in abbondanza aquile testa bianca e lontre, animali che vi assicuro non sono affatto piccoli.
Peschiamo all’inizio dalla riva, con martin del 6, 9, 12 sapendo che occorre pescare con amo singolo e non trattenere oltre 2 pesci a testa al giorno.
Magari avere pure dei 15 o dei modificati pala 9 piombo 15 (detti “Avico” ricordando chi per primo li ha diffusi per le grosse trote in Italia) ma faremo con quel che abbiamo, ovvero con i 9 e i 12, in genere i 12.
I salmoni si vedono, qualcuno argenteo, qualcuno rosso, qualcuno già in fin di vita ma pochi per fortuna.
Armiamo le canne (loomis da salmoni da spinnig HSR1012S GL2 8,6” da ¼ a 1e1/4 di potenza in due pezzi, ovvero metri 2,55 x 7-35 grammi) con ottimi mulinelli da spinning taglia 4000 con trecciato.
Dai primi esperimenti infatti è chiaro che col nylon del 40 non si pesca, viene trascinata (drena) troppo in corrente, proviamo il trecciato da 15 libbre ma lo si rompe come nulla e cominciamo a pensare che finiremo i cucchiaini.
Quindi passiamo al 30 libbre.
L’uso della frizione è del tutto da escludere…inlamati in bocca i salmoni tirano a folle velocità con frequenti salti indifferenti alla corrente e anche controcorrente e puntano immediatamente verso ostacoli, se inlamati non in bocca la forza è più che raddoppiata.
Il cucchiaino va fatto lavorare opportunamente, per fortuna il mio amico “Doc” parla poco l’inglese ma pesca in tanta acqua e tanta corrente da tempo e mi insegna il trucco principale, ovvero far arrivare il cucchiaino, lanciato a monte, dritto verso le testa dei pesci fermi e non di traverso al fiume come verrebbe in mente ai più.
E con una corrente terribile non è affatto facile, ma piano piano capiamo qualcosa.
Appena il salmone mangia (pescando in questo modo il 50% almeno dei salmoni sono presi in bocca con punte dell’80% quando si capisce che i salmoni sono attivi, arrivando a “indovinare” quale prenderemo) si sente una botta terribile e inizia una lotta ricca di puntate, a favore e controcorrente, salti stile delfino, rotolarsi sul pelo dell’acqua fino al momento cruciale dello slamarlo….
Bel problema, infatti una mano tiene la canna, una gira il mulinello e… sono finite
Infatti occorre bloccare in qualche modo canna e mulinello e prendere il salmone per la coda, bella teoria ma irrealizzabile
Per fortuna abbiamo il boga che diventa lo strumento principale per bloccare sulla mandibola il pesce e poterlo slamare, qui il pesce dopo muore in ogni caso e importa poco ma in realtà il danno è minimo.
Prossima volta anzi mi procurerò un piccolo raffio fatto ad hoc per ”pungere” il salmone sulla mandibola e tirarlo a riva.
Per dare un’idea un amo dal 2 al 2/0 spesso scompaiono completamente nella mandibola.
Io ho usato ami di tutti i tipi, privati dell’ardiglione, dai circle hook a quelli da carpa a quelli dritti; preferisco quelli dritti perché a volte si aprono consentendoci di salvare l’esca dalle piante o dalla bocca di un salmone irriducibile.
In alternativa… mettere split ring (anellini spaccati) da 15 o 20 libbre facendo sì che siano i primi a cedere.
Quando tornerò (non se…) mi farò cura di avere almeno 50-100 cucchiaini tra 6, 9,12 e 15 grammi e materiale per realizzarne altri 100!
I motivi per cui si perdono? Alberi su questa o l’altra sponda, tronchi sommersi, alberi in acqua e salmoni che non si fermano (spesso rampinati dall’esterno), costringendo talvolta a tagliare il 30 libbre.
Ricordiamoci una grande scorta di trecciato da 15, 20, 30 libbre se peschiamo salmoni fino a 8 kg, forse 10 con forbici adatte.
Il primo giorno si chiude con pochi pesci portati a riva, gran fatica ma molte cose imparate.
Il pranzo si salta dopo una ricca colazione (in Alaska e USA pagare in contanti è estremamente insolito, si va di carta di credito per pochi dollari) e la cena si fa in uno dei (due) ristoranti del paese, in genere accontentandosi.
In realtà mangiando pesce (il salmone costa poco, qui il re è l’halibut anche per la pesca) o leggendo bene il menù si riesce a mangiare con 40 dollari a testa (nel 2005), gli ambienti sono informali tanto che spesso chi alloggia vicino mangia in waders.
Piccola digressione sul come vestirsi, io ho sempre usato waders in neroprene perché l’acqua erta fredda, stivaletti da wading con suole intercambiabili, tuta in materiale tecnico e giacca in goretex visto che spioviggina ogni tanto.
Le foto con la giacca arancione sono dovute al fatto che era raccomandato vestirsi in colori visibili –oltre a fare rumore- per non sorprendere animali selvatici.
Il giorno dopo, non senza qualche difficoltà, usufruiamo di uno dei voli compresi nel prezzo, con un’organizzazione stile “dammi un passaggio”.
Ci sono 3 o 4 aerei, le gomme sgonfie servono per la sabbia, da 4 a 6 posti che fanno la spola dall’aeroporto a dove si chiede (maledetta non disponibilità di una guida), ci aggreghiamo a 2 locali e dopo un viaggio semplicemente fantastico a bassa quota appena vede una spiaggia ci atterra e ci dice che quando ripassa gli possiamo “far segno” che ci viene a prendere, se no alle 17 cerca chi è ancora in pesca.
E ci lascia con un sibillino ”attenzione alla marea, che qui fa 3 metri col mare calmo” e il mare in effetti è in burrasca.
Altra nota dolente il trasporto attrezzatura, sotto l’aereo in un cassone arrugginito senza alcuna protezione, risultato canne graffiate e mulinelli pure che a me interessa poco ma il Doc vorrebbe uccidere il pilota, si convince solo quando capisce che ci serve per il ritorno infatti siamo a quasi 50 km senza uno straccio di strade.
È il giorno peggiore, la pesca in foce fa schifo, si è in riva al mare e si pesca in un canale fondo 50 cm in cui non c’è un pesce a pagarlo e siamo col patema d’animo per la marea (che non arriverà….)
Il solo posto pescabile a 1 o 2 km è preso e infatti là qualche salmone lo prendono come impareremo al ritorno.
L’unica cosa bella è che peschiamo in mezzo a decine di aquile che divorano i resti dei salmoni che sono passati.
Nel primo pomeriggio infreddoliti decidiamo di tornare con i nostri colleghi americani, facciamo l’aereo stop e ripartiamo incazzatissimi.
Tra l’altro in altre giornate ne hanno fatto a pacchi, 100 e rotti pesci in mattina che tra l’altro loro sfilettano, congelano e portano a casa pescando apposta dove non vale il limite di 2 pesci.
Decidiamo di non usare più l’aereo e i giorni rimasti, salvo un paio di tentativi per vedere se ci sono risalite nuove sui fiumetti (e non le troviamo) e un tentativo su in fiume più lontano in auto (gran successo ma irripetibile perché si arriva shakerati per la strada infame che considerano “mantenuta”….) insistiamo sul nine miles bridge.
E giorno dopo giorno con il calare della piena e una maggior percorribilità dei sentieri che ci fa arrivare 2 km sopra e due sotto il ponte arriviamo fino ad avere in mano 25 salmoni io e 50 il Doc che pesca sempre meglio e ha un fisico da cinghiale.
Infatti è una pesca che esaurisce, se non si prende per la rabbia, essendoci i salmoni e se si prende per la fatica!
Credeteci, vera fatica…
Nel frattempo peschiamo tra gruppi di lontre (a 50 cm da noi), aquile dappertutto, negli spostamenti vediamo pure una grizzly che allatta un orsetto da 100 kg e svariati alci (sono grandi come un cavallo con le corna..).
Più si riesce ad entrare in acqua più si pesca meglio, si guada a fatica ma si guada, correntoni paurosi che sono adesso placide piane dove si vedono i salmoni che attendono di risalire e come già anticipato si vedono benissimo quelli che si agitano più degli altri e che sono di norma disposti a mangiare.
Se si arriva bene su questi o mangiano o agitandosi si rampinano.
In certi momenti si prendono per la bocca in altri si rampinano e sono dolori portarli a riva.
Il Doc prova una canna più corta e nervosa e lavora meglio (con queste portate il casting pare da escludere) ma la 7 piedi regge un po e poi essendo in carbonio alto modulo cede clamorosamente, ritorna alla gl2 che è carbonio a basso modulo.
Nel frattempo ogni tanto troviamo compagnia, in Alaska gli americani sono grossi, siamo in una zona dove i locali hanno una forte componente inuit e i turisti pescatori per lo più pescano a mosca….
Che vuol dire in molti casi un piombo da 40 grammi tenuto fermo in corrente o addirittura a scendere, cucchiaini sulla coda di topo, mosche piombate 20 grammi su canne da spinning, canne da casting con crank; un macello insomma gestito da canne e mulinelli da supermercato.
Chi pesca a spinning usa rotanti tipo mepps o vibrax del 6 (mostruosi) con pala allungata e spesso imitazioni di uova attaccate e non hanno grandissima tecnica, con qualcuno parlo e noto che provano a copiarci ma siamo troppo avanti.
Sono persone squisite che ci danno tante info, specie quando in un guado gli recupero 25 cucchiaini che abitavano un ramo, tenuti uno o due dei nostri e un paio dei loro glieli rendo tra pacche sulla spalla che fanno effetto.
Impariamo troppo tardi come usare le barche ma neppure loro si sono fidati a scendere il fiume (sono 35 km…) per pescare dove si ferma la barca.
L’ultimo giorno ci provano due canoisti ma la sera narrano che abbiamo fatto bene a stare sulla riva!
Alla partenza per il ritorno ci troviamo che imbarcano casse con ghiaccio di salmone (50 kg a cassa), chi fucili con frigo di cacciagione insomma con 40 kg di bagaglio in due più le canne ci guardano come matti perché non portiamo a casa nulla.
In effetti abbiamo provato ma noi abbiamo 30 ore di volo e i voli successivi peseranno il materiale, non c’è affumicatoi per affumicare quindi torniamo con bei ricordi e foto.
 
Che dire di questa esperienza?
La guida serve!
Il posto e bello ma limitato, se si trovano i salmoni sotto nei fiumetti è bello perche si può cambiare se no è un po monotono con solo un fiume che se in piena è difficile da pescare.
Ultimo problema arrivando tardi abbiamo pescato gli ultimi giorni su un letto “odoroso” di pesci già morti che non è il massimo della vita, ma ripeto che prenotando con tanto anticipo è difficile “indovinare” .
Per Yakutat suggerisco di alloggiare al polar bear lodge dove stanno tutti i pescatori –si fanno due chiacchiere- e di contrattare eventuali voli in loco, sempre che si parli inglese.
 
articolo di Mauro Maccagnani (sipadan)
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 07/01/2011 @ 12:08:50, in NEWS G.P.O., linkato 1188 volte)
NUOVA SEZIONE CONTENUTI MULTIMEDIALI E INTERATTIVI
articolo di Stagni Giuseppe
 
E’ stata inserita una nuova sezione con i contenuti multimediali e interattivi provenienti dal nostro canale ufficiale su Youtube.
Da adesso è possibile visionare tutti i nostri video/raccolte fotografiche, divisi per sezioni, direttamente dal nostro Blog senza doverlo obbligatoriamente lasciare come accadeva prima di questa modifica.
 
Il link per poter accedere a questa sezione lo trovate nel menù java superiore alla voce “multimedia”/ “Contenuti multimediali”, oppure lo trovate nella parte destra del Blog nella sezione fotografie cliccando sull’immagine raffigurante una macchina fotografica.
 
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articolo di Stagni Giuseppe
 
Titolo
Di sipadan (del 05/01/2011 @ 00:29:05, in SPINNING, linkato 1733 volte)
IL MIO ESTERO
L'EUROPA
articolo di Mauro Maccagnani
 
Ci sono molti posti che mi sento di consigliare agli appassionati di spinning.
Essendo io innamorato dei lucci vi indicherò posti da luccio, notando che però molto spesso potrebbero essere interessanti anche per altri pesci.
Iniziamo dalla Finlandia di parecchi anni fa dove sono stato un po di tempo per lavoro.
È un ambiente “difficile” da pescare perché all'interno in tanti pescano, ma trovare guide e barche è un problema.
E pescare da riva in mezzo ad acquitrini non è sempre ne facile ne possibile.
I pesci che ho preso, lucci, sono stati presi sui tanti laghi nelle sporadiche occasioni in cui ho avuto in prestito barche o trovato compagnia di pescatori locali.
In queste condizioni la pesca non è troppo difficile, trovando canneti e secche e pescandoci rasente, con esche non troppo grandi (allora ero meno specialistico nella pesca).
Pescavo con canne da spinning da 10-40 grammi col nylon e cavetti termosaldati abbastanza leggeri.
Per “fortuna” i lucci erano piccoletti e non si facevano ne stragi ne danni.
E abbastanza incoscientemente non mi informavo ne di chi fosse il terreno ne se servisse la licenza, per fortuna in Finlandia regna la cortesia e non si trova quasi nessuno.
Il problema era che per pescare mezzora si girava un paio d'ore....
Sfortunatamente non ho più avuto occasione di tornare in Finlandia ma conto di ovviare in quanto i panorami sono spettacolari, molto simili ai nostri altopiani, un tempo accettabile in estate, la gente meravigliosa e ci sono fiumi e laghi dappertutto con mirtilli e frutti di bosco ovunque (e pure funghi ma molto poco saporiti poi ero troppo vicino a Chernobyl..).
Dopo questa “esperienza naif” decisi di viaggiare appoggiandomi ad organizzazioni locali.
L'inizio di questa “fase” è stata l'Irlanda.
Il mio primo vero amore per la pesca anche perché sono appassionato di leggende celtiche e conoscevo già bene il paese per alcuni viaggi fatti in precedenza.
Infatti credo sia del tutto irrazionale viaggiare con amici (o peggio con una ragazza) e sperare di pescare.
L'Irlanda è un paese meraviglioso, verde, ricco di acqua.
Adesso ha una viabilità discreta ma nel 2000 era un po più “dubbia” salvo il fatto, non banale, di guidare contromano e di avere una cucina molto discutibile.
Quindi optai per “Casa Rizzini” un'organizzazione italiana con base al centro dell'Irlanda.
Era al tempo il meglio con cucina italiana e vino, una residenza da favola, belle barche e con il responsabile molto esperto e disposto a insegnare agli inesperti, peraltro con orari quasi fissi di cena che talvolta costringevano a pescare un po meno, cosa che adesso apprezzerei molto di più ma allora era un po seccante, complice un tempo da favola.
Infatti fino al 2001 ho sempre avuto gran fortuna col tempo in Irlanda, sole , bel tempo con pioggia di notte e poca.
Siamo ancora al tempo di canne e mulinelli da spinning, solito filo del 35 e cavetti termosaldati, talvolta con guide irlandesi (per fortuna parlo l'inglese, pur non bene).
Ma già con esche un po più grandi e un po faticose da recuperare.
A fronte di qualche esca, diciamo una decina o poco più che avevo io, Rizzini metteva a disposizione due giganteschi contenitori pieni di tutti i rapala possibili e immaginabili.
Mi si aprirono orizzonti impensabili, la prima vera rivoluzione.
Da quasi solo rotanti e ondulanti con pochi minnow si passava a pescare con decine di minnow e crank.
Per inciso in questa settimana di pesca ho preso il mio luccio più grande , purtroppo con pochi altri, con un piccolo crank e per giunta senza prendere troppa acqua.
Perché l'Irlanda ha un volto che occorre conoscere, è uno dei paesi più piovosi del mondo e spesso pure freddo, con tempo che cambia 10 volte al giorno salvo quando mette a pioggia fissa.
E io dovevo conoscerlo e conviverci per 10 anni.
Un paio d'anni sono tornato con la stessa organizzazione sempre prendendo non tantissimo ma allargando gli orizzonti di pesca.
Ad un certo punto ho deciso di cambiare tipologia di organizzazione rinunciando a qualche comodità a favore di più pesca.... magari ci si fa da mangiare in autonomia alle 10 di sera e a mezzogiorno un “bel” panino, ironico in quanto gli affettati commestibili costano un botto e spesso non si trovanio
e ho trovato il mio amico PikePride (Stefano) e una nuova via nella pesca al luccio.
Sono passato in un paio d'anni dallo spinning al casting, da esche di pochi centimetri a esche da 20 cm e sono “entrato nel tunnel” di autocostruirmi le esche copiando dai lavori di Stefano-
e ho scoperto jig, spinner, gomma e soprattutto jerk.
E ho conosciuto il volto piovoso dell'irlanda, con pure la neve.
In pochi anni si è passati da barche noleggiate a una piccola flotta in alluminio, da un responsabile al supporto di tre o quattro guide, da pochi amici a una vera organizzazione, da una casetta umida a una villa comoda e calda.
Con sullo sfondo la stessa, meravigliosa, Irlanda, la terra delle fate e dei miti, di panorami da lasciarti senza fiato, dei cigni, dei cavalli, delle pecore e delle mucche, delle piene che alzano il livello del fiume di 5 metri (possono essere 100 o più in orizzontale), dei fiumi e dei laghi, grandi e piccoli.
In una decina di viaggi ho appreso tante cose, adesso pesco a casting con 65 libbre di trecciato, cavetti in acciaio, titanio e fluorocarbon e il massimo problema che ho nei viaggi è decidere che esche selezionare tra quasi due armadi disponibili.
Ho testato spinnerbait, jig, esche top water, jerk, popper, rane, pesci in gomma, buzzbait insomma quasi tutto il possibile (e oltre).
Ho provato la traina con grossi super shad rap e ho imparato che molto spesso un'esca ha una validità temporale limitata, dopo pochi mesi diventa molto meno efficace anche in posti come l’Irlanda.
Ho visto i periodi d'oro dei famosi j13, gli snodati rapala da 13 cm, poi i periodi d'oro del super shad rap, dei primi jerk, degli spinner, della gomma, dei jig.
E ho imparato la cosa più importante, che il luccio va cercato COME vuole, ma solo lui decide QUANDO mangiare e soprattutto COSA, mentre noi peschiamo solo quando possiamo.
Di qui la “necessità” talvolta di inventare esche o presentazioni nuove che è il miglior patrimonio possa avere un pescatore a spinning, che vale per ogni pesce e ogni acqua.
Anche perché se oggi è caldo e il fiume a livello basso dopo pochi giorni mi trovo a dover pescare nei laghi per la piena, con escursioni termiche di parecchi gradi e costanti cambi di luce e di trasparenza dell'acqua (che è spesso del colore del te o del whisky) salvo poi trovare livelli diversi dopo pochi giorni.
Quindi si deve diventare facilmente adattabili, si deve poter cambiare velocemente pesca in base al posto e alle condizioni.
Per esempio il cambio di luce è spesso un momento favorevole ma serve pure l’occhio e/o la fortuna di lanciare un’esca adatta nel posto adatto in modo corretto.
Qui ho visto mangiare in fiume su un solo colore, in lago su pochi colori e diversi.
Quindi il valore aggiunto che mi ha dato l'Irlanda è questo, oltre a tanti, tanti lucci pescati in ogni dove, laghi, fiumi grandi e piccoli, laghetti, paludi esplorate sia in poche spanne d'acqua che su fondi di svariati metri, con rane da pochi grammi e esche fino al kg .
Ma sempre in una natura bellissima e incontaminata, purtroppo con catture in calo perché si passa da poca o nessuna pressione di pesca a una certa insistenza sulle zone più comode.
E siamo passati anche a pescare dal belly nei fiumi in corrente e in  laghi con grosso divertimento
i migliori giorni in Irlanda hanno dato fino a 30-40 mangiate e diciamo 20 lucci anche se non ho mai più passato il metro in Irlanda.
Attualmente credo che per un po non frequenterò più l'isola di smeraldo anche per una certa recente sfortuna nel tempo.
Che però ha portato a capire una cosa importante, nei viaggi di pesca occorre avere una tenuta antiacqua eccellente, traspirante, per es in goretex per divertirsi e pescare anche in caso di pioggia.
Perché si pesca anche quando piove.... non come in uno dei primi anni in Irlanda quando ero perennemente umido.... adesso dopo 6 ore di pioggia sono, salvo errori nel vestirmi, del tutto asciutto.
Negli anni mi accompagnano altri amici e ricordo l'anno in cui avevamo in barca 5 cm di grandine.... ed eravamo asciutti – anche se un po ammaccati - grazie alle passate esperienze.
I miei amici hanno imparato in fretta e hanno preso “qualche” luccio oltre il metro, anche più di uno al giorno.
Nel frattempo ho fatto un altro viaggio che non posso che raccomandare, anche se le catture sono di recente poco entusiasmanti a quanto mi dicono.
È la Svezia a Vastervick, un posto tremendamente bello dove si pesca nel baltico in un arcipelago di decine di isole, rigorosamente dalla barca.
Io ci sono stato senza cellulari, gps, ecoscandagli solo con carta nautica e bussola ovviamente con “qualche” pioggia.
Ovviamente occorre sapere navigare, evitare secche, spingere la barca a piedi talvolta e si rischiano costosi urti dell'elica contro gli scogli.
Ma si può pescare quasi da soli (adesso ci sono parecchie altre barche) in baie isolate, si può pescare su secche quasi invisibili, spesso con visibilità a 5 metri sott'acqua e dove i lucci partono da cinque metri sotto l'acqua in vista per prendere l'esca.
e si vedono alci e altri animali in uno scenario favoloso.
Pur non avendo fatto catture sensazionali, essendo una pesca complessa, mi è rimasta nel cuore perché è stato uno dei primi casi in cui ho pescato come volevo io con esche quasi esclusivamente mie.
E ho visto prendere pesce vicino al lodge con esche piccole, lontano dal lodge con jerk,ancora  più lontano con gomma confermandomi che il luccio va ricercato con la giusta combinazione di intuizione, tecnica, navigazione e fortuna.
Di recente ho cambiato meta aggiungendo l'America ma questa è un'altra storia.
E a breve spero di testare la Lapponia svedese.
 
articolo di Mauro Maccagnani
 
 
Titolo
Di sipadan (del 05/01/2011 @ 00:07:30, in SPINNING, linkato 9337 volte)
SPINNING ALLA TROTA IN AMBIENTE APPENNINICO, L'APERTURA 2011
articolo di Mauro Maccagnani
 
Nell’articolo parleremo dell’apertura della pesca alla trota nei   tipici ambienti torrentizi appenninici, partendo da ruscelli intermedi fino a dove diventano piccoli fiumi: si tratta perciò di torrenti larghi da uno a pochi metri.
Questi torrenti sono in genere caratterizzati da una portata d’acqua molto variabile, abbondante in primavera, scarsa in estate in funzione delle precipitazioni e spesso molto scarsa in autunno se non piove con regolarità.
Per l’apertura troveremo in genere livelli medio alti , con possibilità per le aperture all’ultima di febbraio di trovare neve, che di solito non si trova all’apertura all’ultima di marzo.
Quindi necessiteremo di artificiali un po più pesanti del solito e di attrezzatura non ultralight e stante la breve durata del giorno (sconsiglio levatacce anche per non trovare ghiaccio) non pescheremo che qualche ora .
La popolazione delle trote
La popolazione delle trote presenti risulta di solito alquanto eterogenea: si va da pesci di fenotipo atlantico di recente immissione (livrea caratterizzata da macchie diradate relativamente grandi a disposizione quasi geometrica e pinne poco rappresentate) ad altre simili ma nate sul posto (livrea come le precedenti ma con buon sviluppo delle pinne e profilo allungato), per arrivare fino a trote molto rustiche di ceppo mediterraneo quasi puro a una analisi visiva (molte piccole macchie irregolari nere e rosse con profilo idrodinamico e pinne ben dimensionate). Esistono anche alcune popolazione di iridee che si riescono a riprodursi in ambienti limitati e particolari che è ovviamente opportuno tutelare. In tanta eterogeneità sarebbe molto interessante svolgere analisi genetiche per chiarire la genetica dei ceppi presenti, mirando al recupero di quelli autoctoni, in genere al momento confinati in aree molto isolate perché lontane da strade, impervie o molto infrascate e cioè ambienti non toccati dall’uomo da tanti anni oppure legate a recenti ripopolamenti, più o meno mirati, con materiale di alta qualità genetica.
All’apertura potremmo trovare anche trote di recente semina, che si possono occasionalmente riunire in branchi nelle buche più grosse, qualora ci capiti di trovare tante trote, magari aggressive, evitiamo danni montando ancorine senza ardiglione o ami singoli senza ardiglione.
In ogni caso io da tempo pesco con ancorine con ardiglioni schiacciati che ritengo le più rispettose per il pesce.
La pesca e la nostra sicurezza
Il primo necessario aspetto di cui tener conto da parte di quanti siano intenzionati ad affrontare un torrente di montagna consiste nel pianificare con cura la propria sicurezza. Pescare in un piccolo torrente da soli consente di pescare in ogni buca in tranquillità e personalmente nei pochi torrenti “facili” dove esiste un sentiero tracciato e magari riceve il cellulare non ho difficoltà a farlo (lasciando ovviamente sempre detto dove sono!).
Invece sui torrenti difficili (evitiamo all’apertura quelli in alta quota o troppo impervi) è raccomandabile pescare sempre in coppia, avendo nel caso a disposizione oltre al telefono cellulare (che di solito non riceve) anche una buona coppia di ricetrasmittenti.
Le possibilità di pesca si dimezzano, costringendo in genere i due pescatori a esplorare una buca a testa, ma ci si fa compagnia e si accresce di molto la sicurezza.
Occorre ancora tenere conto che le ricetrasmittenti in ambienti boscosi e in presenza di curve del fiume captano poche centinaia di metri per cui è opportuno concordare dei punti di incontro a orari prefissati, anche solo per riposarsi.
Qualora non si conosca bene il torrente è meglio non distanziarsi troppo dal compagno.
Comunque sconsiglio a chi non sia davvero esperto (anche di roccia) risalire pareti a strapiombo o cascate, affrontando grossi rischi anche perché gli stivali da pesca non sono la miglior calzatura per affrontare una specie di scalata.
Molto meglio cercare un sentiero per aggirare l’ostacolo e se possibile, studiare in precedenza le mappe della zona.
All’apertura facciamo attenzione massima in quanto un po di scarsa abitudine al torrente, magari limpido, ci può far sottovalutare la reale portata d’acqua che a inizio primavera è rilevante , che è in grado spesso di spostare un pescatore e che è accompagnata da fondi molto scivolosi.
Un bagno a inizio primavera è certamente da evitare.
Gli ultimi consigli consistono nel dotarsi di una riserva di cibo energetico (cioccolata, panino) e almeno un litro d’acqua, magari in un termos, oltre a un buon antizanzare con funzioni anche antizecche.
Fra l’altro è altamente raccomandabile controllare al ritorno all’auto di non avere contratto una zecca.
Allo stesso modo vanno evitate con cura le zone infestate dalle processionarie, che possono anch’esse dare problemi.
Regolamentazione
In Emilia Romagna (apre l’ultima domenica di marzo) oltre alla licenza serve il tesserino segnacatture per le acque da trote che sono definite di categoria “D”.
Si ricorda che pure nell’auspicabile caso in cui si proceda al rilascio immediato delle catture, il tesserino va comunque compilato PRIMA di iniziare a pescare.
In Toscana (apre l’ultima domenica di febbraio) a oggi non è previsto nulla di simile.
In talune aree possono necessitare tesserini o permessi specifici (ad esempio tratti no-kill).
Conviene che ci si informi presso le province in cui si pescherà al fine di evitare spiacevoli discussioni con le guardie preposte ai controlli o peggio contravvenzioni.
L’attrezzatura
L’attrezzatura in questi torrenti conta ma fino a un certo punto, maggior valore hanno la costanza, la forma fisica, la conoscenza dei luoghi e il giusto approccio all’ambiente.
Il lancio più lungo di norma non supera i 10-15  metri, spesso addirittura si riduce a 5 o 6 e quindi qualsiasi canna adatta al nostro polso lunga 180  centimetri o anche meno risulta adeguata. Che sia monopezzo o in due pezzi cambia poco, salvo che il secondo modello si stiva o si nasconde meglio nel bagagliaio dell’auto.
La scelta del mulinello è personale, io utilizzo con soddisfazione un ottimo 2500 molto leggero, altri preferiscono attrezzi di taglia inferiore per contenere il peso totale.
Considerando che la taglia delle trote catturate si aggira spesso intorno ai 15-20  centimetri, con pochi esemplari sui 30 o in casi eccezionali 35  centimetri, il nylon o fluorocarbon dallo 0.16 allo 0.20  in bobina non hanno controindicazioni.
Nel caso si preferisca come me il trecciato è possibile scendere a un ottimo 5 o 10  libbre.
Io opto per questa scelta perché a fronte di una visibilità di certo maggiore, consente lanci lontani e precisi con minor sensibilità alle parrucche.
Per quanto riguarda gli artificiali, ci avvarremo in primo luogo di rotanti da 1-2 a 10  grammi (Martin fino a numero 4 o 6, Mepps fino al 2 o 3), riservando i maggiori all’affronto delle grandi buche in primavera.
Quindi all’apertura evitiamo attrezzature ultralight e optiamo per canne in grado di lanciare esche fino a 10-15 grammi, compresi minnows fino a 5-7 centimetri.
Ne consegue quindi di poterci dotare della classica canna da spinning leggero , con cui potremo anche gestire piccoli minnow sotto i 5 centimetri.
Gli artificiali dell’apertura
Nell’ambito dei rotanti prediligo i Martin della misura dal 2 al 6 , ricorrendo talora al 9 ma nulla osta a ricorrere ai corrispondenti con cavalierino sul tipo dei vari Veltic, Mepps, Aglia o Vibrax. Per contrastare negative torsioni a carico di lenze tanto sottili e facilitare rapidi cambi di esca aggiungeremo una microscopica girella doppia con moschettone.
La preferenza verso i Martin dipende anche dalla possibilità di assemblarli in varianti personalizzate utili per due ordini di ragioni.
In primo luogo, per quanto nelle stragrande maggioranza dei casi si riveli adeguata la classica colorazione argento, ritengo che talvolta un colore di pala diverso o mai visto in quel torrente possa fare la differenza, minore o maggiore a seconda dei giorni ma reale, mentre molto meno importanza assume il colore del corpo. Ad esempio in precedenti ripetuti periodi passati hanno avuto miglior successo palette nel complesso verdi, bianche, gialle o più di rado nere, tralasciando fregi o puntini che reputo di poco o nessun valore.
Nelle foto vedete cucchiaini col corpo decolorato per gli urti che sono evidentemente ancora efficaci se ben manovrati.
In secondo luogo potremo riprendere un concetto ideato dal grande Eugenio Avico, il quale per far dominare le correnti ai suoi artificiali abbinava una pala piccola a un corpo maggiorato di peso.
Dovremo però adattarlo alle nostre piccole acque dove spesso un paio di mesi dopo l’apertura serve molto di più una pala grande per galleggiare meglio e peso minore del consueto.
Per la mia esperienza gli ondulanti, troppo pesanti anche nei modelli “micro”, trovano scarso impiego in questi ambienti ristretti ma all’apertura con livelli adeguati e forte corrente a volte risultano vincenti.
Diverso è il discorso per i minnow fino a 5 cm, di solito galleggianti, meglio se montati su singolo micro moschettone o con un semplice nodo sul filo, così da concedere maggior libertà di movimento.
Devono trattarsi di modelli piccoli e compatti per favorire la precisione nel lancio e di immediato movimento al primo accenno di recupero: inutile un minnow che si muova dopo due metri in una buca lunga un metro e mezzo.
Inoltre vanno scelti abbastanza leggeri da non provocare un negativo tonfo quando cadono in acqua. In genere all’apertura la parte del leone la fanno i rotanti, fatti lavorare a lato delle correnti e nei rigiri di acqua.
Nelle buche importanti trovano infine spazio sia i jig in marabou o materiali sintetici che la “gomma” sul tipo di microshad o vermettini da 2 o 3 pollici piombati o usati a drop shot, che all’apertura vanno generosamente piombati per vincere la forza dell’acqua.
In ogni caso dobbiamo avere piena padronanza dell’esca impiegata così da sapere in anticipo a che distanza si possa lanciare, quale disturbo provochi all’ingresso in acqua, come si muova e cosa si debba percepire sulla canna in caso di funzionamento corretto.
Conoscere gli artificiali, non esitare a cambiarli a seconda delle diverse posizioni affrontate anche in base alla dimensione stimata degli esemplari presenti e soprattutto credere nelle nostre possibilità rappresentano l’essenza ultima dello spinning in torrente.
Ricordiamoci nel dubbio di iniziare di regola con esche meno “invasive” che ben presentate e recuperate possono funzionare anche sulle trote di taglia.
Come vestirci
Il classico suggerimento sempre valido è quello di non vestirci in modo chiassoso. Sui nostri torrenti bastano e avanzano i cosciali, la presenza di rovi sconsiglia sia i waders traspiranti che quelli in neoprene, un paio di pantaloni non vistosi e una felpa o un giaccone non vistoso.
I cosciali hanno di norma la classica suola di gomma che si adatta a molte esigenze, ma volendo si potrebbero indossare cosciali o waders traspiranti e stivali da wading, magari a suole intercambiabili.
Un limite in questo caso è però rappresentato dall’abbondanza di rami rotti e rovi sui nostri torrenti di fronte a cui la robustezza di un classico cosciale in gomma risulta imbattibile.
Da non dimenticare un cappello, meglio a tesa larga, utile per ridurre l’impatto con rami e ragnatele e forse a modificare un pochino la nostra sagoma qualora ci si debba sporgere dai consigliabili ripari vegetali.
Io preferisco dove possibile non girare con uno zainetto al seguito ma con un marsupio o un classico gilet con tante tasche in cui stipare un indumento antipioggia, una bottiglia d’acqua, gli artificiali (pochi) , il cellulare, (se c’è campo), una piccola radio ricetrasmittente, forbici, pinze, girelle e nel caso una macchina fotografica, in caso di non perfetta conoscenza della zona anche una cartina escursionistica dettagliata. Sono ancora utili una cartina escursionistica per capire sempre dove ci si trovi. Facoltativo l’uso di occhiali polarizzati per la costante alternanza di luoghi esposti ad altri ombreggiati, se pensate di usarli anche a protezione degli occhi, meglio non siano dotati di lenti troppo scure.
L’approccio alle buche
Anche se abbigliati in maniera mimetica, qualora si provochino rumori specie sui sassi o si faccia cadere in acqua qualcosa o ancora ci si sposti stando dentro la buca, difficilmente prenderemo pesci. I nostri torrenti, essendo piccoli, vanno affrontati rigorosamente a risalire da valle a monte, visto che le trote stanno di solito col muso rivolto alla corrente per essere pronte a ghermire le proprie prede.
Inoltre fra di esse sussiste una precisa gerarchia con l’esemplare di trota più grossa nel posto migliore (in genere sotto la schiuma dove cade acqua) e le piccole nei raschi a fine buca.
Dunque meno ci facciamo vedere o “sentire”, specie battendo sulla roccia o sui sassi, meglio è.
All’apparenza perciò potrebbe sembrare migliore provare a lanciare da lontano, ma…
C’è sempre un “ma”: parliamo di pesci sospettosi per cui spesso il primo lancio è quello buono, se non l’unico buono.
Quindi se non fossimo certi di poter eseguire un ottimo lancio, è meglio avvicinarsi con prudenza fino a raggiungere la giusta distanza, badando a scegliere la riva da cui si possa lanciare al meglio delle proprie capacità.
Esistono, specie nell’affrontare buche grandi (o meglio lunghe), strategie diverse.
E’ possibile ad esempio provare ad arrivare a mezza buca, catturare una trota media e solo dopo alcuni lanci esplorativi provare nella schiuma per cercare la “big” della buca, magari avvicinandosi oppure lanciare percorrendo prima una sponda e poi ritornare sui propri passi per sondare quella opposta. Io in genere dopo aver preso una trota provo ancora per due o tre lanci, magari ci scappa le seconda, o se fortunatissimi la terza, poi conviene spostarsi senza rimpianti.
Esistono ancora posizioni particolari dove non ci sono scelte per via del muro di ramaglie che giunge a lambire l’acqua. In tal caso occorre arrivare il più possibile vicino per effettuare l’unica proiezione possibile: il lancio a balestra.
All’apertura con i classici livelli medio alti spesso le trote amano anche battere zone di fine buca e anfratti riparati che in estate troveremmo quasi secchi e senza pesci, non tanto per la difficoltà di stare in corrente, in cui sono maestre, ma per la diversa distribuzione del cibo nel fiume.
Considerazioni (personali) a carattere di tutela delle trote
Dopo anni di esperienze maturate lungo i torrenti, sono arrivato alla personale conclusione che l’artificiale meno dannoso per le trote intorno ai 20 centimetri sia quello dotato di ancorina dal numero 8 al 10 senza ardiglione. In effetti laddove è obbligatorio l’amo singolo senza ardiglione, pur con tutte le attenzioni ho avuto indici di mortalità più alti, imputabili a mio avviso a diversi fattori. Si tende in primo luogo a sostituire l’ancorina con un amo di maggiori dimensioni (ad esempio la consueta ancorina del numero 8 con amo singolo del 4). Esso risulta molto più lungo e tale da giungere con maggior facilità a possibili danni all’occhio, se non peggio, a causa della maggior forza di penetrazione. L’ancorina senza ardiglione (che andremo a montare singola su qualsiasi esca, fosse anche un minnow) non riesce ad arrivare all’occhio e anche di fronte al rischio di “cucire” la bocca della trota la slamatura riesce lo stesso veloce. In ogni caso la raccomandazione è quella di cercare di tutelare al meglio delle nostre capacità le popolazioni superstiti di “regine delle montagne”, così da difenderle e lasciare anche ai bambini di oggi la stessa possibilità di pescarle in futuro che è stata concessa a noi.
E per finire 10 consigli pratici per l’apertura
1) Se possibile fate l’apertura in compagnia di un esperto, per imparare è meglio avere un maestro e quale migliore opportunità dell’apertura?
2) Esercitatevi a effettuare ogni tipo di lancio prima in acque sgombre, magari andando a cavedani in fiumi senza vegetazione: occorre prendere confidenza con la propria attrezzatura prima dell’apertura
3) Sempre in fase precedente all’apertura sviluppate (magari laddove sia possibile recuperare gli artificiali) la vostra capacità di arrivare sempre più vicino agli ostacoli..
4)  L’apertura in genere conviene su torrenti facilmente raggiungibili in quanto in alta quota o su rii molto piccoli le trote diventano attive in genere in seguito, in genere si avranno più possibilità a spinning nelle ore centrali della giornata , specie se rigida
5) Portatevi appresso poche esche, a voi ben note e testate. A trote uno zainetto o un marsupio o un gilet bastano, meglio lasciare spazio per un indumento antipioggia, un pullover, un cambio d’abiti in macchina  l’ acqua e un po di alimenti energetici per combattere il freddo.
6) Non pensate che il trecciato serva a recuperare esche: se l’ancorina incoccia bene un ramo o si incastra sui sassi si rompe anch’esso come il nylon.
7) Iniziate ricorrendo a canne abbastanza economiche: sui torrenti cadere e danneggiare la canna non è infrequente
8) Se vi piace fotografate la trota maneggiandola sempre a mani nude bagnate, senza appoggiarla specie sulla neve, senza sollevarla dal filo e comunque non toccatela mai a mani asciutte o peggio con uno straccio: si tratta di animali delicati che non vanno stretti. Slamatela con l’ausilio di una pinza e se gli ami o l’ancoretta sono senza ardiglione in un secondo tornerà libera priva di ferite serie
9) In genere l’apertura è la prima o una delle prime uscite, fate ricorso a radio ricetrasmittente e pescate in coppia.
10)             Banale ma ovvio. Rispettate l’ambiente del torrente! Anche fuori dall’acqua.
 
RINGRAZIAMENTI
le meravigliose foto sono di Raffaele Preti per le nostre acque , e di Alessandro Dominici
Molte trote in questo articolo sono MOLTO più grosse di quelle che troveremo
Alessandro infatti vive e lavora vicino a Roma
Lele ha offerto le migliori foto di un archivio fotografico quasi infinito.
 
articolo di Mauro Maccagnani
 
Titolo
Di SiMoN (del 01/01/2011 @ 23:15:32, in CARPFISHING, linkato 1997 volte)

....TIGERNUT.... Sono chiamate anche "Chuffas"e provengono dalla Spagna. Queste noccioline tigrate hanno un gusto molto dolce e per questo piacciono molto alle carpe, tanto che in certi luoghi sono diventate persino le esche a loro preferite. La loro preparazione è molto simile a quella del mais: si inizia con la fase di ammollo per 3 o 4 giorni, poi si passa alla bollitura che può variare dai 30 ai 45 minuti. Dopo essere bollite si fanno raffreddare e si può aggiungere 300 g di zucchero o un pò di melassa mantenendo sempre la stessa acqua di bollitura. Le Tiger assumeranno un odore alcolico ed un sapore dolcissimo al quale le carpe non sapranno resistere. Eventualmente se ne possono selezionere una dozzina da innesco, magari caricandole con melassa/dolcificante e qualche ml di aroma a vostro piacimento. Sono particolarmente indicate nelle acque dove c'è una massiccia presenza di pesci di disturbo come gamberi e pesci gatti; possono rimanere in pesca anche per diversi giorni ma non bisogna mai esagerare con la pasturazione perchè sono poco digeribili e potrebbero saziare in fretta le carpe. Ne bastano una manciata attorno all' innesco per creare già una grande attrazione. Provare per credere!!!

articolo di Simone

 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/01/2011 @ 22:46:29, in TECNICHE, linkato 4886 volte)
LA PESCA CON LA ROUBAISIENNE
articolo di Giuseppe Stagni
 
Questa tecnica è nata diversi anni fa nella città di "Roubaix" in Francia, da cui ha preso il nome ed ha riscosso immediatamente un enorme successo nelle competizioni di pesca al colpo a livello mondiale, portando la Francia per vari anni ai vertici più alti delle classifiche .
 
La pesca con la roubaisienne è praticata con una canna realizzata con materiali leggerissimi quali il carbonio, kewlar , ecc. . Tecnicamente è una canna ad innesti conici. La lunghezza massima nell'agonismo è fissata da regolamento a 13 metri ma nella pesca non agonistica la lunghezza può arrivare sino a 16 metri. Questa canna può anche essere usata a diverse lunghezze diminuendo o aumentando i pezzi in dotazione durante l’azione di pesca.
 
L'azione di pesca consiste nel far scorrere la canna (che è fissa, cioè senza mulinello) su di un rullo folle, posto dietro il panchetto del pescatore, sino a distenderla completamente.
 
La lunghezza della lenza è pari alla profondità dell'acqua nel punto di pesca più 1,5 metri (in media). Il concetto base è quello di pescare con una lenza molto più corta della canna. Questo è permesso dal fatto che, la punta della roubaisienne, viene disinnestata nella fase di recupero della preda all'altezza della fine della lenza. Tale punta contiene un elastico che può essere di vari diametri collegato alla lenza che, in fase di recupero, permette di stancare il pesce e di limitare i danni che può subire la lenza a causa della resistenza della preda illamata.
 
Questa tecnica consente di essere estremamente precisi nell’azione di pesca e di raggiungere una distanza ragguardevole da riva, con lenze molto leggere, anche in condizione di vento e di pioggia.
 
Questa tecnica si presta molto bene alla pesca sulle sponde pulite dei fiumi, dei canali di bonifica o anche in carpodromo. L’essenziale per poter praticare liberamente questo tipo di pesca è lo spazio che ogni pescatore deve avere alle proprie spalle.
 
 
Per la pasturazione di precisione, che necessita questo tipo di pesca, spesso si applicano degli appositi “scodellini” su una punta dedicata per veicolare la pasturazione direttamente sulla linea di pesca senza creare i famosi rumori che provocano le palle di pastura lanciate a mano.
articolo di Giuseppe Stagni
 
 

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