GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Luca Tugnoli e Pamela Grimaldi una coppia affiatata della sez. carpfishing del GPO... di Admin G.P.O.
 
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Non c'è obiettivo più entusiasmante di quello di avviare l'era del ripristino, ricreando la magnifica diversità della vita che ancora ci circonda

Edward O. Wilson, "The Diversity of Life", 1992
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DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE RICHIESTA E PUBBLICATI SUL SITO IN ORDINE CRONOLOGICO
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CAMPIONATO REGIONALE EMILIA ROMAGNA TROTA LAGO TROFEO SERIE B 2011 CAVE MARECCHIA
DOMENICA 13/03/2011
In una giornata fresca con cielo coperto che non prometteva niente di buono si è svolta la prima prova del campionato regionale Emilia Romagna trota lago “TROFEO DI SERIE B 2011” presso i laghi FIPSAS “CAVE MARECCHIA” di Poggio Berni (RM) organizza VALMARECCHIA.
 
E’ stata una gara strana dove nella prima vasca le trote stazionavano a galla ed invece nella seconda vasca erano prevalentemente sul fondo. Si è usato galleggianti da 2 – 3 grammi con trote abbastanza vicine (da 15 metri fino a riva).
Negli ultimi turni con pesca a striscio senza galleggiante fino alla sponda opposta ( 30 metri)
 
Vince la gara l’ASD VALMARECCHIA mentre la squadra del GPO Imolese Tubertini composta da
Rivaroli Rossano P. 10
Testi Fabrio P. 10
Saati Cristian P. 3
Saati Franco P 9,5
 Si trova in fondo alla classifica.
 
Appuntamento all’8 maggio a TRAVERSETOLO (PR) per la seconda prova.
 
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Di sipadan (del 11/03/2011 @ 18:07:43, in SPINNING, linkato 7369 volte)
 
IL LUCCIO - SPINNING
Articolo di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Trovare lucci in Italia non è banale ma vi sono parecchi laghi piccoli e medi con popolazioni di lucci che, per chi sta nelle vicinanze, diventano palestre di pesca.
Queste pagine cercano di dare indicazioni generali.
La prima suddivisione è se sia o meno possibile pescare in barca, ove è possibile in genere la pesca dalla barca da tante opportunità in più.
La pesca dalla barca
Con una barca, anche piccola, ma sempre adeguata al lago ci si aprono orizzonti inimmaginabili.
Ovviamente vanno rispettate le normative locali e come al solito una raccomandazione sulla sicurezza: la nostra dotando la barca dei giubbotti, di una batteria di riserva se siamo in elettrico, dei remi, di un’ancora anche rudimentale con cima e magari di un mezzo marinaio e cerchiamo di tutelare il luccio imbarcando a bordo un guadino capiente per favorire la slamatura del pesce e magari un “furbo” disincagliatore per recuperare le esche incocciate sol fondo o su ostacoli.
Raccomando canne adeguate, da barca una o più canne da casting oltre l’oncia, tracciato minimo da 50/65 libbre e un cavetto di provata affidabilità sia esso in fluorocarbon da almeno 100 libbre, termosaldato o un’asta da jerk in acciaio o titanio, e ancorette adatte all’uso nelle nostre esche.
Se poi abbiamo pure un ecoscandaglio e lo possiamo usare sarà di grande aiuto, magari se da anche la temperatura dell’acqua ci aiuterà ulteriormente
Per es. possiamo pescare sui fondali centrali, contro i canneti arrivando dal centro lago, pescare da fermi ancorandoci o in lento scarroccio col vento, decidere la distanza da riva e tanto altro e soprattutto pescare su luoghi non troppo battuti, perché insistere in barca dove si hanno tante opzioni sugli stessi posti dove si arriva da terra?.
Molto importante decidere in base alla stagione che opzioni prendere:
· Primavera, dopo la riproduzione il luccio inizierà a battere sia i basso fondali verso riva senza escludere però un suo ritorno temporaneo nelle strutture sul fondo, anche in funzione di dove si posizioni il pesce foraggio. In condizioni di sole e tepore sarà molto più facile trovare i lucci attivi su fondali bassi, magari con erbai mentre con brutto tempo potremmo ricercarli ancora, come in inverno, su fondali medi e profondi con esche molto lente.
· Estate , fino al gran caldo troveremo più facilmente i lucci in acqua medio bassa o bassa, dietro al foraggio. Col gran caldo il luccio potrebbe rifugiarsi in acque profonde nelle ore più calde, anche in relazione al rumore sulle rive nei laghi balenabili, per tornare più attivo nei sottosponda a mattina e sera
· Autunno, il luccio resta attivo vicino sponda fino ai primi freddi e solo con questi inizia a spostarsi verso i fondi, sempre in funzione del pesce foraggio. Questi mesi, uniti al primo inverno, offrono l’opportunità di prendere i grossi lucci (che poi sono femmine…) che se devono cibare in occasione dell’imminente riproduzione e che insidieremo vicino riva col caldo e sui medi fondali col freddo
· Inverno, se tiene caratteristiche autunnali abbiamo ancora possibilità con esche veloci, se arriva la morsa del freddo dobbiamo pensare a pescare i lucci sulle tane invernali , salvo rare occasioni di picchi di attività in acqua bassa in giornate meno fredde e soleggiate, sondando le profondità vicino gli ostacoli con esche in genere molto lente

Dopo questa breve divagazione torniamo ai più, che non hanno la barca o non possono usarla per le leggi vigenti, sono costretti a cercare i lucci a piedi dalle rive.
Se abbiamo la costanza di portarci un guadino adeguato bene, se no occorre ragionare di non pescare in posti ove , oltre che magari pericoloso, non sia possibile raggiungere l’acqua, dove se agganciamo un luccio lo perderemo di certo con l’esca in bocca, procurandone la probabile morte.
Avendo necessità di ottimizzare il lancio e non potendo scendere sotto i trecciati da 50 libbre useremo canne da casting più agili (si fa davvero molta meno fatica rispetto lo spinning, provate) se non siamo impegnati in pesche “pesanti” e mulinelli con ottima fluidità.
Ovvio che manterremo sempre il cavetto.
Quindi ci troviamo in condizioni in cui possiamo pescare dalle rive accessibili e da dove possiamo, più o meno facilmente, raggiungere in modo sicuro l’acqua, lasciando magari inesplorate vaste aree del lago e trovandoci a stretto contatto con altri.
Nei laghi più battuti è evidente che la peschi risulti più difficile, il pesce magari vede passare ogni giorno le stesse esche e potenzialmente diventa più “difficile” da ingannare.
Diventa importante agire sulle poche cose che possiamo fare, se tutti insistono sul sottoriva sui canneti, proviamo a pescare altrove, magari cercando di raggiungere qualche medio fondale con la gomma o con i jig o usando esche un po meno usate e se passiamo dove sono passati altri cerchiamo di modificare l’azione di pesca, più lenta o più veloce, e provare differenti combinazioni di colori.
Per battere i medi fondali da riva abbiamo poche possibilità, specie su fondali difficili e ricchi di ostacoli, di scegliere esche, se ci piace la gomma ci consente, con diverse opzioni di taglia e di piombatura, di raggiungere buone distanze e gestire anche fondali fino ai 10 metri con ottime prestazioni antiincaglio se innescata correttamente.
Si parla di esche fino a 80-100 grammi che consentono lanci rilevanti se gestiti con canne adeguate, e anche esche da 30-40 grammi, magari un po piombate consentono lanci buonissimi.
Analogamente con la pesca a jig, che in pochi praticano ma che consente spesso catture inaspettate e spesso anche con lo spinner si può provare a spingersi su fondali discreti.
E non sempre servono spinner giganti e pesantissimi, spesso uno spinner medio, con amo a trailer e un bel trailer di gomma con eventuale piombatura di filo di piombo consente di pescare a profondità notevoli senza proporre esche grandissime.
Questi fondali, si potrebbe obiettare, sono gestibili anche a rotanti o ondulanti lasciati cadere verso il fondo e con minnow o swim affondanti.
Se la riva non degrada regolarmente e senza ostacoli o massi dovremo essere pronti a perdere molte esche che grazie alle ancorine si attaccheranno al fondo senza garantire peraltro una buona perlustrazione del fondale .
In questi casi o si accetta il rischio o si deve leggere bene il fondale e insistere, se possibile, solo vicino a grossi ostacoli, che sono probabili tane, o sul punto in cui cambia drasticamente la profondità, il classico “scalino”.
Come estrema alternativa questi luoghi possono essere battuti a jerk, magari non proprio da superficie, sperando che il luccio, invogliato dalla nostra esca, si alzi dal fondo, condizione che richiede o i lucci molto attivi o una combinazione tra una buona azione di pesca e una certa attività dei pesci.
Quindi che vantaggio c’è a pescare su fondali un po più elevati e rischiosi per le esche? C’è meno pressione di pesca e spesso i pesci se disturbati in altre zone qui sono più attivi, specie col freddo o col grande caldo.
Se invece optiamo per rive più facili da pescare, oltre a cercare di pescare negli orari più appropriati quali l’alba e il tramonto in estate, a pescare tecnicamente bene dovremo usare altre qualità quali l’esperienza, lo spirito di osservazione e la fantasia.
Per pescare tecnicamente bene intendo una serie di azioni non banali, quali il pescare non sul bordo dell’acqua (non siamo a trote in torrente ma i lucci, che magari sono nel sottoriva, non sono scemi), lanciare senza fare botti, accertarsi che l’esca parta col nuoto o lo sfarfallio subito, gestire recuperi a diverse velocità e variare l’esca o i suoi colori.
Notate che due pescatori vicini con la stessa esca in genere non recuperano alla stessa velocità, neppure con mulinelli simili. Questo vuol dire che l’esca sta a profondità e velocità diverse. E il luccio quel giorno magari mangerebbe quella tipologia di esca, in quel colore o in quella gamma di colori , a quella velocità e a quella profondità.
Più ci avviciniamo a quel che il luccio attaccherebbe più aumentano le possibilità di successo.
L’esperienza ci aiuta perché se vediamo che altri prendono o perdono attacchi, magari vicini a noi, non ci possiamo e dobbiamo limitare pensare che siano fortunati ma che spesso gestiscono le esche come gradito ai pesci in quel momento, al che nulla vieta di copiare e cercare di variare quel che possiamo (colore, velocità, profondità) per fare meglio.
Lo spirito di osservazione, spesso aiutato da occhiali polarizzati, ci consente magari di vedere segni di attività, ovvio che la grossa cacciata del luccio la vedono e la sentono tutti, anche minimi, quali l’attività del foraggio, dei persici oppure l’assenza sospetta di attività in un singolo punto. E magari individuiamo il luccio, non sempre porta alla sua cattura ma indubbiamente rincuora e aiuta.
Ovvio che se uniamo esperienza e spirito di osservazione alla conoscenza dei luoghi, che si ottiene solo col tempo o con rare informazioni degli amici, siamo a buon punto per dove concentrare la nostra azione.
 
ansa con canneto
Ipotizzo un  ambiente molto diffuso, una baietta in parte coperta da canneti contro una parete inaccessibile, con fondale cosparso di sassi che affiorano da un basso fondale e un piccolo affluente che entra con un estuario fangoso.
ipotizziamo una riva inaccessibile con alberi , qualche masso in acqua e magari anche un paio di alberi in acqua.
siamo costretti a pescare dal canneto o dalla spiaggia.
I punti in cui possono stare i lucci, come tutti i predatori, sono variabili con la stagione ma corrispondono a punti di discontinuità del fondale dove il luccio possa tendere i suoi agguati.
Per cui avremo i bordi del canneto, le punte dello stesso e i sassi siano essi con alghe o meno.
 
Anche la sponda inaccessibile fornisce tane e se riusciamo batterla a filo di sponda può dare soddisfazioni.
I lucci amano i ripari tra i rami e sui salti di fondale.
Una nota generale, i lucci amano i posti dove si possono perdere artificiali, e sta a noi decidere se pescarci o meno rischiando gli artificiali, però come al solito chi non rischia esche prende meno pesci.
Solo qualche avvertenza, in ambienti infrascatissimi, specie con rami, non sono certe indicate esche con ancorette, o peggio con più ancorette.
Molto meglio spinner o gomma innescata texas con l’evidente eccezione della pesca top water che passa di norma SOPRA gli ostacoli.
 
Una legge generale è che tanto più si pesca vicino agli ostacoli, o ancora meglio “dentro” di essi tanto più si attaccano lucci (e bass se ci sono).
Un po diverso per persici e cavedani che spesso amano più gli spazi aperti (in realtà sono predatori, ma anche prede….
Raramente il luccio ama fondali di fango e sedimenti se non ricchi di rifugi.
La pesca vicino all’affluente quando scorre è quasi sempre interessante in quanto i sedimenti dell’affluente creano un fondale non uniforme, variabile e ricco di detriti in cui i pescetti di cui si nutre il luccio vivono volentieri e sono i posti in cui in presenza di alghe e portata di acqua il luccio ama riprodursi.
Un, ovvio direi, avvertimento per la pesca da riva; anche se non siamo a trote se possiamo peschiamo il meno in vista possibile senza proiettare l’ombra in acqua e camminare nell’acqua stessa.
 
Il luccio di norma ama sia le secche che le alghe e gli ostacoli in genere.
Ovviamente è complesso pescare nelle alghe e in genere poco redditizio.
Mentre pescare poco sopra alle alghe o anche un paio di metri sopra è in genere redditizio.
Il limite è che se la prateria di alghe è costante (e non tutti i tipi di alghe sono amati dai lucci che amano un tipo di alga simile agli aghi di pino a grandi linee ma più morbida) non abbiamo riferimenti.
Anche una grande secca da pochi riferimenti, salvo le sponde (spesso detto “drop” o scalino), da non grandi riferimenti.
Le alghe sono una maledizione? Non sempre
In periodo di secca o in casi particolari con alghe (magari filamentose stile mucillaggine) che arrivano sul pelo dell’acqua e magari vi si distendono c’è poco da fare, si prova solo con spinner o gomma – o il mitico rapala spoon…-
Ma se abbiamo uno strato di acqua libera, siano 30 cm o anche due metri sappiamo che magari tanti lucci sono in agguato al limitare delle alghe e se la nostra esca gli piace l’attaccheranno.
Dove pescare, facile a dirsi ma meno facile a farsi..il più vicino possibile le alghe senza entrarci perché pescare con un’esca sporca di alghe di norma non fa prendere pesci.
Resta un caso tipico, le ninfee
Il luccio di solito ama stare tra le ninfee e predare gli animali tra gli steli di queste e a galla nei buchi tra le ninfee.
Qui rane e topi, attaccandosi anche ogni tanto, possono dare grosse soddisfazioni.
È una pesca da persone tranquille, si possono vedere attacchi mozzafiato che sbaglieremo se non avremo il coraggio di aspettare fino a essere certi che il luccio abbia l’esca in bocca.
Un altro caso frequente, la spiaggia su un lato del lago senza anse e apparentemente senza ostacoli.
Alcuni fatti strani in queste sponde sono spesso giustificati dal fatto che chi ne prende conosce gli ostacoli sul fondo e ci pesca sopra, se peschiamo a 10 metri peschiamo su un fondo, magari di fango, costante, con pochissime possibilità di trovare pesce.
Se invece, magari perché lo abbiamo visto in secca, sappiamo dove sono gli ostacoli peschiamo molto più miratamene.
e come al solito più si passa vicino agli ostacoli più crescono le possibilità di prenderne.
Anche su una  riva in frana senza anse e senza ostacoli i lucci di norma stanno i salti di livello o “scalini”.
Più il salto di livello è ripido più si rischia di perdere artificiali, ma più offre opportunità di caccia al luccio
Quindi più rischiamo di perdere artificiali più rischiamo di prendere lucci

10 suggerimenti pratici

1. rilasciare SEMPRE il luccio, la specie è tanto rarefatta che anche pochi prelievi sono critici
2. pescare con un trecciato da almeno 50 libbre e cavetto
3. impariamo a slamare i lucci, aiuta i lucci stessi e non rischiamo tagli alle mani, pinze a becco lunghissimo sono indispensabili
4. nel dubbio… tagliamo le ancorette con i tronchesi appositi
5. riossigeniamo il luccio tenendolo per la coda e portandolo avanti e indietro fino a che non decide di ripartire da solo dopo la cattura, specie in estate!!
6. conoscere i fondali del lago dove peschiamo aiuta molto più della tecnica di pesca
7. se vogliamo passare la giornata portiamoci anche due canne, per alternare esche leggere e pesanti
8. seguiamo ove possibile il pesce foraggio, il luccio di certo li segue
9. capiamo le abitudini dei lucci, in certi casi per es mangiano col caldo e in altri con la penombra all’alba e al tramonto in funzione del lago, dell’altitudine, dell’esposizione
10. adattiamoci alle stagioni, di norma in inverno è ottima idea pescare col tepore di mezza giornata, in piena mattina e tardo pomeriggio in estate.
 
Articolo di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 08/03/2011 @ 00:00:30, in CARPFISHING, linkato 2582 volte)
 
WINTER CARP SAPABA 2011
articolo di Emanuele Iacovone (Sez.Fipsas Bologna)
24/02/11
 
Il 19 e 20 febbraio scorsi, presso i laghi Fipsas Sapaba, si è svolta la prima di due prove dell’enduro invernale Winter Carp Sapaba 2011. Le otto coppie partecipanti erano costituite dai componenti di alcuni gruppi di carpisti bolognesi: il Team Kappotto, Team Carp San Lorenzo e Felsinea. Come di consueto la puntualità delle operazioni pre gara, seguite dalla simpatia dei partecipanti, hanno dato inizio ad un week-end di pesca ricca di aspettative. Il lago, negli ultimi mesi non ha subito notevoli pressioni di pesca, e dopo aver assorbito le gradevoli temperatura della settimana precedente, faceva intendere che qualche carpa si sarebbe mossa per la ricerca di cibo.
Il sabato assolato e mite, ha offerto un po’ di calore all’acqua, ha riscaldato i polimeri delle tende dei carpisti e il carbonio delle canne da pesca posate sui rod-pods. In un clima amichevole tutti si scambiavano opinioni senza farsi mancare qualche bonario scherzo, come il muovere le lenze per far suonare i segnalatori come false ‘partenze’.
Le vere partenze si sono fatte attendere fino al levarsi di una candida luna che illuminava il lago. I bip-bip hanno rotto il silenzio notturno generando sana adrenalina, soprattutto in coloro che dopo sono riusciti a recuperare qualche bella carpa. Ma ciò che ha fatto incuriosire gli sportivi partecipanti è stato il recupero di una carpa regina facendo segnare in bilancia un bel numero sedici, ebbene poco più di sedici chili la big-carp pescata da Claudio Odessa in coppia con il figlio Mattia (al momento assente) del Team Kappotto.
Il lago in questione spesso si presenta poco generoso, la difficile pescosità lo distingue dalle altre cave del territorio, non tanto per la ridotta presenza di ciprinidi, ma più che altro dall’habitat selvatico e dall’età delle carpe che le rende diffidenti e selettive. Ciò fa del lago un luogo attraente per la pesca da parte degli indomiti carpisti.
La maggior parte delle coppie in gara, non hanno avuto nessuna ‘partenza’ di carpe, a parte qualche debole misterioso segnale acustico dei carp-sounders. L’ attenzione nell’ individuare lo spot ideale per far cadere l’esca in acqua e la buona presentazione degli inneschi e dei terminali non sono bastati a regalare ad ognuno una carpa. Hanno prevalso piuttosto le forze della natura, che ritorneranno a sfidare tutte le otto coppie nella prossima gara, il 5 e 6 marzo prossimo.
Un riconoscimento di merito va esteso a tutti i partecipanti per aver affrontato la gara con passione e resistenza al rigido clima invernale, un atteggiamento questo, che fa intendere quanto i carpisti, in generale, siano legati alla natura che li ospita nonostante le mancate abboccate, che affatto scoraggiano gli stessi per nuove avventure in puro stile carp-fishing.
 
WINTER CARP SAPABA 2011 – La Finale
articolo di Emanuele Iacovone (Sez.Fipsas Bologna)
09/03/11
 
Nella cornice del lago Fipsas/Sapaba, i giorni 5 e 6 marzo si è concluso il primo Winter Carp 2011 dedicato al Carp-Fishing. Come nella prima prova, la puntuale organizzazione ha accolto le otto coppie partecipanti che dopo il sorteggio dei posti gara si sono disposte lungo una sponda del lago. Alle ore 11:30 pronti via.
 
Il susseguirsi di lanci precisi dei terminali innescati, sancivano l’inizio di una lunga gara, permeata di piacevole attesa nella speranza che qualche carpa abboccasse alle prelibate boilies.
 
L’elemento che in parte scoraggiava, era dovuto al fatto che durante l’intera settimana precedente le temperature atmosferiche erano scese sotto lo zero, non a caso l’acqua del lago era intorno ai 6°C.
Se la fiducia barcollava, la determinazione dei carpisti combatteva con il sano desiderio di pescare le difficili carpe, provvedendo a ritoccare e sostituire gli inneschi rilanciandoli in acqua.
 
Mentre la leggera luce del nuvoloso sabato lasciava spazio al crepuscolo, il silenzio calava sul lago, qualche brusio nelle tende scandiva gli ultimi minuti prima del riposo notturno.
 
“Il carpista, forse, non dorme mai profondamente perché al suo fianco in tenda, vicino vicino, vigila sempre sveglio l’inseparabile…ricevitore…che squillando diventa fonte di emozione adrenalinica, disarciona dal lettino il buon capitato pescatore, che tra sogno e realtà impugna la canna da pesca, si sveglia e realizza di avere il pesce in canna”.
 
La tanta attesa ha dato i suoi frutti nelle ore notturne, quando si sono succedute poche partenze di lenze causate da carpe incerte e apatiche a causa del freddo, oltre ad alcune ferrate a vuoto.
 
Le prime ore del mattino di domenica hanno aperto la strada ad un caldo sole primaverile, che faceva ancora sperare in altre partenze; ma il tempo inesorabile scorreva lasciando spazio ai commenti riguardanti il fatto che le ore diurne sia del sabato sia della domenica non erano state proficue, quasi come la prima prova, solo la notte aveva portato dei risultati, come del resto accade soprattutto in inverno.
 
La gara si è conclusa alle ore 16 di domenica, quando l’organizzazione ha consegnato i riconoscimenti per le prima quattro coppie classificate, che fra strette di mano, sorrisi e applausi si sono dati appuntamento ad una prossima gara primaverile. Ovviamente il riconoscimento assoluto è rivolto a tutti i partecipanti che con l’apprezzabile spirito di amicizia e sportività hanno contribuito a promuovere il Carp-Fishing e l’impianto che gli ha ospitati.
 
 

Classifica finale WINTER CARP SAPABA 2011

1

Odessa C.

Odessa M.

KG 33.500

GPO Imolese Team CFK

2

Brunelli. F

Pellizzari F

KG 8.100

 

3

Finocchi M.

Maruccia M.

KG 7.300

GPO Imolese Team CFK

4

Annecchino G.

Grasso D.

KG 4.110

 

5

Finocchi S

Vancini J.

KG 3.700

GPO Imolese Team CFK

6

Airò Farulla D.

Maglione G.

KG 3.100

 

7

Merlino D.

D'Alessio G.

0

 

8

Gioannatti Mola A.

Nottoli R

n.c.

GPO Imolese Team CFK

 
Titolo
Di sipadan (del 06/03/2011 @ 23:20:49, in SPINNING, linkato 2881 volte)
 
LA TROTA NEL 2011 A BOLOGNA
articolo di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Dopo un anno ormai nel GPO credo sia utile aggiornare uno dei primi articoli sulla trota “scoperta o riscoperta?”
Nel 2010 ho pescato un po meno a trota, anche per colpa di un ginocchio sempre più fastidioso.
Ho avuto però occasione di portare il figlio di un amico per tre giorni a pesca e di avere avuto scambi con pescatori di altre zone.
Non stiamo peggio di altri e forse stiamo meglio di parecchie altre zone in ambito appenninico con i classici fiumi di piccola e media portata.
Purtroppo non abbiamo le grandi marmorate dell’arco alpino, non avendo grandi portate le trote non sono grandissime e non abbiamo neppure le belle macrostigma del centro sud e delle isole.
Abbiamo però, secondo me, ancora qualche popolazione di mediterranee da difendere e una grande varietà di trote in una grandissima varietà di torrentelli o rii o “fossi” di montagna, torrenti e qualche bella trota dove questi torrenti diventano fiumi.
Da un dialogo con l’ittologo Ielli e con altri amici abbiamo ipotizzato una semplice proposta, infatti la semplicità è il massimo che si possa proporre.
Ci si chiedeva che “protezione” sulla fauna ittica impostare ed è chiaro per noi che non possa che tutelare l’esistente.
Non è ovvio infatti, in molti teorizzano di riportare lo stato dell’acqua a 10, o 30 o 50 anni fa, ignorando l’ovvia impossibilità di realizzarlo per svariati motivi:
·       Le acque sono diverse, chi pesca da tanti anni (io sono 40 anni che percorro il Reno) sa che le portate di acqua sono calate tantissimo.
·       Ripopolamenti che si sono susseguiti dal 1700, prima da parte di monaci a abitanti tra fiume e fiume, poi più sistematici con trote di tutta Europa hanno portato a un mix genetico indistricabile e nessuno sa quale fosse lo stesso stato un certo numero di anni fa. Inoltre se le analisi delle livree non aiutano vista la variabilità delle livree in funzione dei fiumi e se anche le analisi genetiche non sono sempre univoche o chiare non si ha idea di che “fantasma” inseguire. Nessuno sa che trote ci fossero nel 1500 per es. e in ogni caso non le troveremmo più sul pianeta. Quindi pur essendo possibile capire con analisi spesso la rusticità di una trota, la tipologia non saremmo mai in grado di riavere le trote di un certo numero di anni fa. E ricordiamo che l’uomo differisce dall’orango del 3% del patrimonio genetico.
·       Gli ambienti sono diversi, l’antropizzazione che tanti danni fa nel piano in montagna si riduce e non è detto che sia un bene, infatti i torrenti sono meno regimentati (e forse più naturali, ma più incostanti) il che in periodi di scarsità d’acqua non è il meglio possibile, riducendo spesso interi tratti di fiume in secca bloccando i movimenti a scendere e salire delle trote e causando possibili morie mentre in passato un reticolo di mulini e attività che sfruttavano l’acqua tendevano a garantire fiumi puliti nell’alveo e con portata il più possibile costante.
·       Adesso, e non è poco, siamo in grado in diversi allevamenti di produrre trote mediterranee “pure” o quasi, rustiche e nate e cresciute sul territorio, quindi volendo potremmo come minimo difendere efficacemente lo status quo e possiamo conoscere e gestire le condizioni di parecchi rii.
Che via vedo per i nostri fiumi e torrenti? Un mix di protezione, riqualificazione e magari di incentivazione turistica.
Penso che con la protezione siamo a cavallo, abbiamo acque tutelate, delle due ho solo qualche dubbio sul monitoraggio che potrebbe essere migliore o meglio comunicato ai pescatori.
Perché in tanti casi di successo si coniuga pesca e turismo e a Bologna non ci si prova nemmeno? (vedi riqualificazione e incentivazione turistica)
Alcuni casi di successo
·       Quasi tutte le acque del nord (Trentino Alto Adige su tutti) hanno aree sia protette, sia no kill che zone pronta pesca con ricavi che consentono misure a tutela della natura
·       Esistono no kill (qualora si pensi con ripugnanza a settori pronta pesca) a pagamento che consentono la stessa cosa , no kill di Ascoli sul Tronto, no kill sul Tenna, no kill sulla Sieve per essere più vicini o sul Lima -- Sestaione di recente istituzione (2011)
·       Definire banalmente un pronta pesca per certi tratti a pagamento del Tirino o del Brenta o del Piave  è certamente limitativo
Visto che in provincia di Bologna no kill e tratti protetti non mancano, con ricavi zero e spesso con misere o nulle immissioni (o peggio demandate –quando va bene - a privati che le concordano con la Provincia) perché non pensare a creare un percorso “facile” per chi si vuole accostare alla pesca alla trota? Magari due o tre chilometri…
E i luoghi esistono con minimi interventi un paio di tratti alti del Reno potrebbero diventare “semplici” ritracciando i sentieri e altrettanto il tratto sopra Suviana del Limentra di Treppio sarebbe adatto senza dare gravi problemi essendo zone separate da un bacino o da un lago e scarsamente utilizzate dai pescatori.
Ovvio che siano esempi, sarebbe necessario il coinvolgimento degli enti locali, cui dovrebbe venire un ritorno di qualche tipo.
Non penso a un pronta pesca percorribile in auto, magari con piazzole e laghetti, ma a tratti in cui, magari accompagnati da una guida si possa percorrere facilmente e in sicurezza il fiume, magari con famiglia al seguito.
Esempi di questo genere esistono e pure vicini:
·       Parco dei 100 laghi sull’appennino parmense in cui tutta la comunità montana si e profusa nel produrre guide e gestire i ripopolanti
·       L’esperienza dei “giardini dell’acqua” del dott. Gibertoni che oltre che produrre bellissime trote e salmonidi, gestisce un centro in cui è possibile per tutti conoscere il ciclo di vita dei pesci e organizza pure servizi di guida
·       Per anni sul torrente Fusola presso Siena è stato possibile pescare macrostigme in un tratto appositamente ripopolato
E il tutto senza oneri per chi li frequenta, salvo ove ricorre il servizio di guida che remunera la guida stessa che molto spesso garantisce un quid di sicurezza in più o di comodità che non guasta.
Il beneficio per l’area? Un incremento del turismo e una migliore gestione delle acque, un vero circolo virtuoso che si potrebbe mantenere continuando un’opera di miglioramento ambientale, di accoglienza, ospitalità e perché no pure di gastronomia.
Ma perché incentivare la pesca alla trota?
In genere chi pesca le trote non ama trovare altri pescatori ma come ormai noto e descritto trai primi da Mario Narducci, attuale presidente dello Spinning Club Italia SCI il pescatore ha il ruolo basilare di “sentinella ambientale”, infatti i tratti inquinati o spopolati di trote li ho trovati più volte in zone remote in cui era evidente che non passasse nessuno da tempo, il che vuol dire un torrente non lasciato a se stesso non è un’oasi ideale ma un’area abbandonata a bracconieri e inquinatori
E purtroppo non dico nulla di nuovo
E il numero di pescatori di trote è in riduzione (non parlo di spinning, ma anche di mosca e pescatori al tocco), un po perché le montagne sono meno popolate e un po perché è in calo la pesca in genere, specie quella di fiumi e torrente
Pensate che io per più di 30 anni ho pescato ignorando le trote……
E se non avessi avuto l’amico Lele che mi ha insegnato non avrei mai imparato.
Credo di avere poi insegnato al altri ad apprezzare questa pesca, senza peraltro mai trovare (o quasi) i miei amici a pesca vista la vastità dell’arco appenninico e dei fiumi che vi scorrono, magari per molti km.
Quale è la caratteristica che la rende differente da tutte le altre, pesca al colpo compresa?
Innanzitutto occorre camminare e tanto, magari in silenzio (non senza parlare, ma senza battere in acqua o facendo muovere sassi), spesso in mezzo ai rovi –dentro e fuori l’acqua..- pescando dove canne da due metri sono ingombranti.
Inoltre spesso occorre vedere sentieri quasi inesistenti, leggere carte escursionistiche, affrontare passaggi da alpinismo (con cautela).
In questi torrenti d’alta quota ci siamo solo noi che peschiamo a spinning e pochi pescatori al tocco con teleregolabili e ovviamente non ha senso imparare qui.
Esistono fiumi (il Reno su tutti in zona C e D sopra Ponte Venturina, il basso Silla a Silla) in cui è più facile imparare perché i rami sono meno, l’accessibilità è buona, si cammina bene, si lancia anche da sopra (lancio che i trotaioli tendono a dimenticare).
Ovvio che un conto è la teoria e un altro il poter percorrere questi fiumi fianco a fianco con un esperto.
Poi come ovvio ognuno sceglie i fiumi a lui più confacenti, io detesto i fiumi con rami in acqua, altri li amano.
Alcuni accettano di pescare dopo ore di camminata o sapendo di dover camminare per ore al ritorno, di fare passaggi da roccia anche pericolosi, io quando posso evito.
Di certo esiste una regola semplice, in genere valida, più ci si allontana dalla strada più è possibile trovare trote e belle.
Ma anche a pochi passi da dove si lascia l’auto spesso si possono trovare.
E non lasciamoci trarre in inganno da esigenze a volte specifiche e un minimo particolaristiche, per es. perché creare zone riservate specificamente alla mosca imponendo anche l’uso della coda di topo? Io non chiedo e non chiederò fiumi o tratti riservati allo spinning ma trovo anacronistico dividere le aree tra moschisti e spinning e sinceramente antipatico avere nel regolamento provinciale tratti con pesca riservata a mosca con l’uso di coda di topo. Che differenza fa se al colpo (la vecchia tecnica a “frustare”) o a spinning so lanciare le stesse esche? Su queste ci possiamo (ed è doveroso farlo) misurare, ma se pesco a coda di topo con uno streamer in che differisce da un jig a spinning dressato in marabou o peli di cervo?
Evitiamo a Bologna di arrivare ad assurdi dove (brenta per non fare nomi) con la mosca posso sconfinare nello spinning e non viceversa? A a spinning c’è il 20% dell’area a mosca.
O a Bolzano nel Talvera dove a fronte di 800 metri a spinning ci sono 4 km a mosca.
Mentre sui no kill per es. del Tronto (come ovvio, scusate la banalità) si convive, lo stesso nel Reno dove si pesca a spinning e a mosca anche convivendo con chi pesca a passata.
Spesso basta un materiale ormai raro, il buon senso..
Infatti come detto i torrenti troppo stetti e infrascati sono di fatto impossibili per i moschisti e per la passata e davvero pestarsi i piedi diventa improbabile.
E chi pesca a spinning fa una pesca dio mobilità, due lanci qui, tre là e via.
Io ovviamente se posso aggiro pescatori a mosca e a passata, ma è successo più volte in basso reno di prendere pesci tra pescatori che pasturano a bigattini.
Quindi c’è posto e trote per tutti, specie se non le tratteniamo (indipendentemente dalle regole) o le tratteniamo con intelligenza, solo pochi capi a stagione, ed è interesse di tutti che ci siano pescatori sui fiumi.
 
articolo di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 06/03/2011 @ 21:00:16, in TROTA IN LAGO, linkato 1210 volte)
 
CAMPIONATO PROVINCIALE A COPPIE DI BOLOGNA TROTA IN LAGO
DOMENICA 6 MARZO 2011 - articolo di Saati Franco e Cristian
        
In un bella giornata di sole si è svolta presso i “laghetti Madonna di Castenaso” la prima prova al mattino e la seconda prova al pomeriggio del campionato provinciale a coppie trota in lago.
 
Trote perfette con una taglia di circa 100 - 110 grammi l’una. Molto presenti nei primi picchetti di gara, calando nei picchetti progressivi.
La pesca si è svolta prevalentemente con galleggianti da 2 – 3 grammi, qualche cattura si è rivista anche con la catenella.
 
1 PROVA MATTINO
1° DI SETTORE SAATI FRANCO – SAATI CRISTIAN    
54 CATTURE
3° DI SETTORE RIVAROLI ROSSANOO – GAIBA ALESSANDRO
37 CATTURE
 
2 PROVA POMERIGGIO
1° DI SETTORE SAATI FRANCO – SAATI CRISTIAN
73 CATTURE
1° DI SETTORE RIVAROLI ROSSANO – GAIBA ALESSANDRO
67 CATTURE
 
Le altre 2 prove si terranno il 3 APRILE 2011 sempre a CASTENASO
 
Titolo
Di sipadan (del 06/03/2011 @ 20:25:59, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2853 volte)
ABBIAMO CREATO DEI MOSTRI: L’ALTRA FACCIA DEL CATCH & RELEASE
articolo di Federico Ielli ( in coda all'articolo : considerazioni di Mauro Maccagnani [sipadan] )
 
"Noi italiani siamo maestri -e anche un po’ provinciali-, nell’abusare della terminologia anglofona, tanto da renderla ormai parte integrante del nostro vivere quotidiano. Il termine inglese è molto più ridondante e sonoro, ma anche più esplicativo alle volte: vuoi mettere pronunciare “catch & release” al posto di “cattura e rilascia”? E’ tutta un’altra cosa. Eppure il significato è il medesimo, spesso accorpato ad un’immagine di una mano che stringe (delicatamente) un pesce nella fase del rilascio. Ecco, il rilascio del pesce vivo è diventata una filosofia comportamentale per certe categorie del mondo della pesca, alle volte quasi integralista. “Come, tu non rilasci le catture? Allora sei bollato a vita” Questa è un po’ la sostanza. Certo, il pescatore è il giudice supremo, il super predatore che ha potere di vita (rilasciare) o di morte (trattenere) il pescato. Il fatto è che, spesso, troppo spesso, non si sa cosa accade al pesce rilasciato. Tutto quello che viene insegnato nei vari Forum, sulle riviste di settore e compagnia bella, per altro istruttivo e condivisibile, ha realmente un senso se non effettuato correttamente? In altre parole, ma siamo così sicuri che il nostro modo di rilasciare le prede sia corretto e che poi……non avvenga l’irreparabile. Chi rilascia è soddisfatto, tanto gli hanno insegnato che è questo il fine ultimo che fa seguito alla cattura. Rilasciare quanti più pesci possibile, magari tutti, poi non importa quel che succede dopo, avremo comunque contribuito ad avere più pesci (potenzialmente più grandi) nell’acqua e magari ci sentiremo bene con noi stessi, partecipi nella salvaguardia di una specie ittica a rischio. Mai sentito parlare di mortalità differita da slamatura? Le riviste scientifiche americane -guarda caso- sono piene di articoli sulla mortalità da slamatura: da esca naturale, da esca artificiale, da mosca, con ami tripli (ancorette) con e senza ardiglioni, da amo singolo con e senza ardiglione e così via. Ma le loro popolazioni ittiche e i loro ecosistemi sono sensibilmente differenti dai nostri. Siamo sicuri, visto che non abbiamo (o ne abbiamo pochissimi e datati) studi di settore italiani, fatti su specie ittiche italiane e su ecosistemi specifici, che le conclusioni nei confronti di una popolazione selvatica di trota iridea, Oncorhynchus mykiss, siano equiparabili a quelle una popolazione nativa di trota marmorata, Salmo “trutta” marmoratus ? Direi proprio di no. Allora che dobbiamo fare? Trattenere i pesci? No, neppure così va bene. I Latini sostenevano: “in medium stat virtus”, che significa che la virtù è nel mezzo o, in soldoni, che bisogna non esagerare, né da una parte, né dall’altra. Quindi il “No Kill” (anch’io mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo) va benissimo, ma fatto con regole ferree e non come pratica fine a se stessa. D’altra parte anche oltre oceano hanno da tempo capito che un moderato e controllato prelievo è importante per non favorire derive genetiche all’interno di una popolazione ittica. Lodevoli appaiono anche gli insegnamenti delle pratiche di rilascio, che sempre più frequentemente si possono trovare in alcuni Siti di pesca con le esche artificiali, come ad esempio in quello della neonata “Esox Italia”, ma che vengono anche trattati da esperti di settore in alcuni Forum e Conferenze. Tuttavia resta il fatto che molto spesso ci si trova di fronte a realtà imprevedibili. Ad esempio: una trota viene ferita profondamente sul palato da uno degli ami dell’ancoretta e sanguina copiosamente. Che fare? La slamatura avviene correttamente, ma la trota non si riprende, oppure fatica a tenere l’acqua, anche dopo opportuna riossigenazione. Naturalmente occorre valutare bene caso per caso, ma ce ne sono alcuni per i quali il rilascio è una perdita di tempo: il pesce è destinato a morte quasi certa. Allora meglio sacrificarlo, subito, limitandone le probabili sofferenze. Stiamo trattando di situazioni che, comunque, sono tutt’altro che infrequenti per chi pesca con le esche artificiali e avvengono indipendentemente dall’utilizzo dell’amo singolo privo di ardiglione o dell’ancoretta. Non mi soffermerò più di tanto su questo argomento, meritevole magari di più approfondimento. Voglio invece sospingere l’attenzione dei lettori verso un altro problema, che riguarda una casistica assai più recente e in forte incremento. Quello della pesca in periodo di divieto. Purtroppo è sempre più frequente vedere sui Forum fotografie di pesci (in particolare grossi lucci o trote marmorate) pescati in periodo riproduttivo. A parte il fatto che si tratta di reato perseguibile penalmente, resta l’amaro in bocca di aver generato dei mostri. Con la scusante del fatto che “tanto io rilascio tutto”, ci sono pescatori (pescatori?) che si sentono in diritto di dribblare le regole, insidiando lucci e trote marmorate in pieno periodo di divieto, solo per farsi belli nel Forum “X” o in quello “Y”, con la pubblicazione di relativa foto per fare invidia ad amici e no. Bella roba, brutta storia. Il fatto è che il malcostume è dilagante e si assiste spesso ad una diatriba da Forum, nella quale il colpevole estremizza a tal punto la sua posizione da ritenersi nel giusto. Questo, oltre ad essere il frutto di una mente malata, è diseducativo, con il rischio di creare un effetto emulativo in chi legge, soprattutto nei più giovani. La mia vena polemica non è casuale. Gli artefici di queste bravate dovrebbero mettersi in testa che con le loro azioni, non solo  danneggiano, spesso irrimediabilmente, la frega di una grossa trota o di un grosso luccio (lo sfinimento da cattura, i rimaneggiamenti e le perdite di tempo durante la slamatura e le foto documentali finiscono per stressare a tal punto l’animale da indurlo ad allontanarsi dalla zona di frega, oltre a creargli possibili danni interni durante la manipolazione), ma finiscono anche per ritorcersi su loro stessi , nel senso che quel pesce magari morirà, oppure non deporrà le migliaia di uova di cui è potenzialmente capace, riducendo di conseguenza le possibilità di reclutamento della specie e quindi le opportunità di pesca future.
Meditiamoci su."
 
  
Dott. Federico Ielli
 
considerazioni di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Mi aggiungo a questo articolo pubblicato in origine sul sito dello SCI http://spinningclubitalia.forumfree.it/         www.spinningclubitalia.it
Questo che il dott. Ielli solleva è il principale problema dei predatori e della loro tutela
In casi “facili” o conclamati la soluzione è ovvia, nel periodo riproduttivo si chiude del tutto la pesca.
Facile esempio le acque da salmonidi – zona D in Emilia Romagna- o bacini in cui una specie primeggia o si ritiene di poterla tutelare arrecando un disturbo minimo alla pesca
Ma sono casi sporadici e spesso non si prendono i provvedimenti possibili bloccando la pesca (vedi Varignana….) o bloccando per quei mesi la pesca a spinning essendo la pesca con pesciolino vivo e morto già interdetta in tali zone, con grande plauso al legislatore.
Molto più comuni i casi in cui in un bacino vi sono molte specie e si ritiene che non si possa interdire la pesca in blocco.
Parliamo esplicitamente dei laghi appenninici ove coesistono lucci, trote, persici, cavedani e carpe.
Sulla base delle leggi vigenti in Emilia per es. il luccio è protetto dal 15/12 al 15/4, il persico reale dall’1/4 al 31/5 e la trota dalla prima domenica di ottobre all’ultima di marzo.
Quindi nei bacini appenninici si potrebbe chiudere la pesca da ottobre a maggio? Evidentemente no
Tralasciando il persico (specie peraltro più tutelata del cavedano) si potrebbe chiudere la pesca da ottobre a fine marzo? Non si fa essendo bacini classificati “C” e anche perché si perderebbe il periodo di maggiore attività del luccio proteggendo salmonidi occasionali o non presenti.
Il vero problema è un altro
Perché visto che spesso in questi bacini si chiude la pesca da fine febbraio a fine marzo non sarebbe opportuno chiuderli in toto alla pesca dal 15/12 all’ultima di marzo, magari anticipando –come avviene de facto- la fine del divieto al luccio?
Quante volte capita che all’apertura alla trota si attacchi un luccio, con mezzi del tutto inadeguati (in effetti si va a trote..) lasciando l’esca in bocca al luccio con forte rischio della sua morte?
Perché i lucci in provincia di Bologna si sa dove stanno, salvo sporadiche eccezioni.
Che disturbo si darebbe a chiudere 3-4 bacini in pieno inverno, chiarendo che non è lecito PESCARE in questo periodo lasciando peraltro disponibili per chi pesca altri pesci tutte le altre acque di categoria “C”.
Esistono inoltre, per es. per i salmonidi acque in cui è sempre possibile pescare in nokill perché zone ritenute marginali per la riproduzione in categoria “C”.
Altre regioni hanno specifiche acque equivalenti alle nostre “D” in cui si pesca tutto l’anno e non sono successi danni irreparabili, magari agendo sull’imposizione di una quota giornaliera per ripopolare il tratto stesso o a valle o a monte per minimizzare i danni causati all’ipotetico mancato buon esito della riproduzione.
Ottimi esempi il no kill di Ascoli sul Tronto e quello sul Tevere a valle del famoso tail water, riserva a mosca dove non si può dire manchino le trote.
Passando ad altri pesci si resta al palo…non esiste seria tutela del persico, ma è molto difficile, e del cavedano per nulla tutelato.
Ma se il cavedano è ben presente altrettanto non si può dire del persico.
Ma qui obiettivamente si impatta la reale impossibilità o meglio impraticabilità di chiudere laghi e fiumi nei periodi migliori per la pesca – non solo a spinning – per tutelare un pesce interessante ma non predominante.
Su altri pesci, fatti salvi ottimi esempi, per carpe su pochi canali sperimentali e pochi laghi in cui si vieta la pesca in queste zone poco o nulla c’è salvo i “classici” divieti di pesca e detenzione o periodi di protezione.
Ma ribadisco che a Bologna per fortuna il pesce abbonda salvo i lucci.
Nulla ho scritto, intenzionalmente, degli alloctoni o considerati tali per cui penso serva un serio dibattito.
Chiedo solo attenzione a livello provinciale per due piccole, isolate e poco rilevanti zone in cui alcune popolazioni di iridee si sono acclimatate da decenni.
Non sarebbe il caso di farle zone a rilascio obbligato? È una biodiversità che credo dovrebbe interessare universitari e appassionati
 
Resta inoltre aperto il dibattito sul fatto che per lo stesso pesce vi sono periodi di chiusura, divieti di pesca, periodi di tutela del tutto diversi in tutta italia
Va bene che l’Italia è grande, lunga attraverso i meridiani
Ma che al primo gennaio in trentino si possa pescare la trota è “strano”
Che la trota tra Emilia e Toscana abbia un mese di differenza nell’apertura è già dubbio, ma si sa che unificare tra regioni diverse è complesso
Poi anche il luccio è un po diverso come divieti
Semplificare no?
Una proposta semplice
1)     No kill permanente al luccio nella Provincia – Regione, in subordine misure da trofeo (sic) minime di 90 -100 cm con prelevo max di un pesce pescatore all’anno con tesserino- esiste già per le trote!
2)     Divieto di pesca nei bacini appenninici permanente con vivo e morto (rispetta appieno le direttive regionali, il piano ittico e le entranti normative Comunitarie contro l’espansione degli alloctoni, anche in buona fede quanti alloctoni si rilasciano, magari credendoli alborelle, scardole o cavedani a fine pesca o perché si slamano?)
3)     Divieto di pesca a spinning da fine anno (o dal 15/12) a fine marzo
 
considerazioni di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 06/03/2011 @ 13:03:59, in DOCUMENTI, linkato 4753 volte)

CALENDARIO PROVINCIALE DI BOLOGNA PESCA AL COLPO 2011

LA SEZIONE PROVINCIALE F.I.P.S.A.S DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA HA RILASCIATO LA VERSIONE DEFINITIVA DEL CALENDARIO PROVINCIALE PESCA AL COLPO F.I.P.S.A.S 2011

IL DOWNLOAD DEL DOCUMENTO UFFICIALE E' DISPONIBILE NEI DOCUMENTI PUBBLICI DEL NOSTRO BLOG CLICCANDO SU QUESTO LINK

 
Titolo
Di TETO (del 05/03/2011 @ 17:00:55, in GARE AD INVITO, linkato 3438 volte)

IL FILMATO DEL GIORNO DELLA GARA SUL PO DI VOLANO A MEDELANA

 

Per vedere l'album delle foto fatte durante la gara clicca qui

  

G.P.O. IMOLESE ORGANIZZA
GARA DI PESCA INDIVIDUALE
SABATO 05 MARZO 2011
MEDELANA (FERRARA)
MAX 100 CONCORRENTI
TECNICA OBBLIGATORIA ROUBAISIENNE (MAX 13 METRI)
 
 
E’ VIETATO L’UTILIZZO DI FOUILLES E VER DE VASE
 
PREMIAZIONI
 
  • 1° DI SETTORE € 40,00
  • 2° DI SETTORE € 25,00
  • 3° DI SETTORE € 15,00
  • 4° DI SETTORE € 10,00
 
PER QUANTO NON CONTEMPLATO VALE R.N.G. E LA CIRCOLARE NORMATIVA VIGENTE.
 
LE ISCRIZIONI DOVRANNO PERVENIRE TELEFONICAMENTE A:
  • RICCARDO FAVALINI CELL. 3336626463
  • RONCASSAGLIA MARCO CELL. 3358480187
 
ENTRO E NON OLTRE GIOVEDI’ 3 MARZO 2011
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 03/03/2011 @ 22:02:53, in DOCUMENTI, linkato 2888 volte)

REGOLAMENTO PARTICOLARE UNIFICATO GARE F.I.P.S.A.S. 2011 PROVINCIA DI BOLOGNA

LA SEZIONE PROVINCIALE F.I.P.S.A.S DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA HA RILASCIATO LA VERSIONE DEFINITIVA DEL REGOLAMENTO PARTICOLARE GARE F.I.P.S.A.S 2011

IL DOWNLOAD DEL DOCUMENTO UFFICIALE E' DISPONIBILE NEI DOCUMENTI PUBBLICI DEL NOSTRO BLOG CLICCANDO SU QUESTO LINK

 
Titolo
Di sipadan (del 01/03/2011 @ 23:23:20, in SPINNING, linkato 40954 volte)
 
TROTE E SILICONICI - SPECIALE SPINNING IN LAGO
Articolo redatto in collaborazione con Black Bass & Co.
Testo e foto di Loris Ferrari e Gianni Burani
 
La pesca alla trota in cava si può praticare con successo usando una grandissima varietà di esche siliconiche, non solamente i falcetti o imitazioni di camole, ma anche impiegando esche ritenute a torto adatte solamente al black bass. Alcune forse vi sorprenderanno ma, impiegandole… vi stupiranno ancora di più per le loro doti catturanti.
 
Avrete già notato, frequentando le cave a pagamento, che negli ultimi anni sono nate molte nuove esche per catturare le trote di immissione: paste colorate modellabili, scent odorosi, esche finte che imitano camole o bigattini ed i famosissimi falcetti (mini grub da un pollice a coda curva). Questi artificiali vengono utilizzate anche in forma mista, ovvero, innescati assieme a delle esche naturali come camole e lombrichi. Un esempio tra tutti è la “tremarella”.
Questa tecnica, molto simile allo spinning, consiste nel lanciare queste piccole esche usando, per poterle lanciare più lontano e farle lavorare a diverse profondità, delle bombarde, dei piombini o dei vetrini. Il recupero si esegue per l’appunto in velocità ed a strappetti, facendo “tremare” la canna, solitamente leggere e con cimini molto reattivi, imprimendo così vita all’artificiale per cercare di indurre la trota all’attacco.
 
Le cave
Oggi vi sono cave, artificiali o naturali che siano, dove è consentita la pesca con le sole esche artificiali (mosca e spinning sono le tecniche di riferimento). Soprattutto nel periodo invernale, questi laghetti si popolano di lanciatori che si tengono in esercizio nel periodo della chiusura alla regina nei torrenti, continuando a catturare ed a divertirsi nella ricerca dei salmonidi di taglia. In questi ambienti le esche più impiegate sono gli ondulanti fino ai 7 cm, i cucchiaini rotanti nelle misure di 1 e 2 ed i minnows fino ai 7 cm. Generalmente queste esche riscuotono il giusto e meritato successo e vengono perciò consigliate e tramandate verbalmente da tutti i pescatori.
 
Le giornate ed i periodi particolari
Ci sono però particolari giornate, non sempre definibili a priori, dove le trote sembra proprio non vogliano “collaborare” in alcun modo e le catture diventano occasionali e spesso insoddisfacenti. Nei laghi dove è obbligatorio il catch & release, le trote più grandi poi, diventano sempre più selettive e sembrano disdegnare, rifiutandole, qualsiasi esca si presenti loro davanti. Pinneggiano sornione a pochi metri da riva, apparentemente incuranti dei ronzii e degli sciacquii che i lanciatori dalle rive producono, facendo finire in acqua gli artificiali “di movimento”. Anche i pescatori a mosca inizialmente catturano a ripetizione con le loro imitazioni… ma poi, streamer e ninfe recuperate a piccoli strappi, iniziano anche loroa girare a vuoto. Le esche classiche rendono allora molto meno, fregando solamente le trotelle “da porzione”, che il gestore immette giornalmente in acqua. Le grosse trote, per puro istinto di conservazione, diventano diffidenti verso i recuperi canonici e cominciano ad evitare accuratamente tutto quello che si muove in acqua e che ricorda loro esperienze negative passate. Durante il periodo di frega poi, le trote più grandi (e sessualmente mature), iniziano estenuanti e veloci inseguimenti fra loro, soprattutto nel sottoriva, incuranti degli sguardi bramosi dei pescatori sulle rive. Il lanciatore appare oltremodo frustrato in questo periodo, stanco di vedere tante grossi salmonidi che nuotano a due passi da riva, senza degnare di uno  guardo le multicolori esche che si presentano loro davanti. Molti allora rinunciano, pontificando che il periodo della frega è il peggiore dell’anno, altri invece iniziano a sperimentare, a volte scoprendo vere e proprie strategie ed esche…quasi miracolose!
 
Le esche siliconiche
Proprio in un periodo di frega si è scoperto che pescando nel sottoriva con la tecnica del flipping ed esche siliconiche, venivano molto spesso attirate anche le grosse trote, impegnate in zona in riti nuziali. Dopo diverse catture di trote di taglia si è cominciato a capire che le abboccate prima attribuite a colpi di … fortuna, erano invece da associarsi alla precisa volontà del salmonide di far fuori l’ospite indesiderato che veniva ad invadere il territorio di frega.
 
 
 
 
  
 
Flipping e Pitching “leggero”
La tecnica è davvero semplice, è la stessa impiegata con successo nel sottoriva a lucci e bass. Basta lasciare scendere l’esca lentamente nella zona giusta del sottoriva ed imprimere all’esca, ogni tanto, movimenti a scatti nervosi. Ci pensa lei, la regina del lago, ad avvicinarsi ruotarle attorno e a cacciare con prepotenza l’esca! Non è altro che una sorta di pesca al tocco, usata anche nella bella stagione per i bass apatici fermi sul fondo o nel torrente, appunto con le trote… che funziona alla grande anche in questo particolare periodo e con questo tipo di pesci. Proprio così, ecco scoperto l’uovo di colombo, non bisogna lanciare e recuperare velocemente l’esca, ma calarla dolcemente verso il fondo per concedere al pesce il tempo necessario per decidere senza fretta di abboccare! Questo metodo di presentazione dell’esca, che non rappresenta alcuna forma di recupero convenzionale, tende a rappresentare il movimento di un vero lombrico od altro essere vivente che cade accidentalmente in acqua. D’altra parte, se ci pensiamo un attimo, non è altro che la classica pesca al tocco praticata in torrente… solamente impiegata in acque ferme e con l’utilizzo di esche artificiali. Quando l’esca arriva sul fondo, se ancora non si sono avvertite abboccate, bisognerà imprimere alcuni secchi colpetti di polso, mantenendo l’esca sul posto e poi farla di nuovo rimanere ferma, a volte anche per oltre un minuto. Poi si esegue di nuovo lo scuotimento dell’esca sul posto e si torna a lasciare ferma l’esca. Se in quella zona del sottoriva, dopo alcuni minuti, non si avvertono abboccate si recupera l’esca e si ripete tutta l’operazione una decina di metri più avanti. Spessissimo la trota (e gli altri pesci), attaccano l’esca in caduta, anche se l’esca impiegata in quel momento sta solamente vibrando. Dovremo stare attenti a non tenere troppo filo in bando per non rischiare di perdere i segnali di abboccata. Ai vostri occhi questo tipo di presentazione potrà non sembrare per nulla alettante, ma se ci darete fiducia, provandolo, vi accorgerete ben presto della sua tremenda efficacia. Se vedete attraverso l’acqua limpida che le trote seguono l’esca senza attaccarla, ruotandoci attorno durante la discesa, provate ad imprimere alcuni scatti di polso, per aumentarne il movimento dell’esca sul posto evitando di fargli perdere la posizione. È come se imitassimo un vero lombrico che si contorce freneticamente per cercare di uscire dall’acqua, di solito questa breve azione è sufficiente a scatenare l’abboccata.
 
Worm
Dopo alcuni anni di prove pratiche si sono dimostrati particolarmente validi alcuni tipi di worm, quali i Seika Soft Lures salati nelle misure da tre pollici e Slim nella misura da 4 pollici, soprattutto nei colori bianco (cream white), e trasparente bluastro con brillantini (blue pearl). Altri colori validi si sono rivelati: pumpkin, watermelon, motor oil e chartreuse. Da provare, con le diverse condizioni di trasparenza dell’acqua e di condizioni atmosferiche, o semplicemente quando avvertiamo un calo delle abboccate con i colori utilizzati fino a quel momento.
 
Mini tube
Particolari risultati si ottengono poi con i mini tube lunghi al massimo fino ai due pollici e mezzo, facendoli saltellare sul fondo, sempre negli stessi letti di frega. Personalmente anche con queste esche prediligo i colori: bianco, perlato ed il verde scuro, magari arricchiti di brillantini anche se a dire la verità parlando di colorazioni le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
 
 
 
Spaghetti
Se le trote sono di piccola taglia possiamo impiegare anche gli “spaghetti”, una sorta di morbidi filamenti in silicone cilindrici lunghi quattro pollici e dal diametro di circa tre millimetri. Esche altrettanto valide ce ne saranno ancora a centinaia, vi basterà provare quelle più piccole già in vostro possesso, che utilizzate solitamente a finesse nella pesca al bass, per scoprire magari la medesima efficacia.
 
Gli inneschi
Teste piombate
Gli inneschi necessari sono diversi, presi in prestito per l’occasione dalla pesca al bass. Il primo consiste nell’usare quelle piccole testine piombate a forma di sfera o mezza sfera, con dietro l’amo piegato da lombrico, oppure quelli a testina convessa della innescando i worm di testa e facendo fuoriuscire completamente l’amo dal verme stesso. Rimangono sempre valide anche le testine sferiche di piombo da Jig anche se spesso sono armate di ami molto deboli. Questo innesco risulterà vincente ogni volta i salmonidi prediligono attaccare le esche in prossimità del fondale.
 
 
 
 
Wacky rigging
Il secondo sistema consiste nell’infilare a metà del corpo (wacky rigging) o in testa dell’esca in silicone, senza alcuna piombatura, un amo ad occhiello con gambo corto e filo fine, ma robusto della misura dal 6 al 8, facendolo fuoriuscire con la punta completamente dall’esca. Se le trote presenti sono davvero di taglia si possono impiegare anche gli ami da carpfishing, che garantiscono sicure doti di tenuta. Questi inneschi si usano con trote a galla o che nuotano negli strati intermedi, pronti a ghermire facili prede che scendono lentamente verso il fondo. Se le trote stazionano su fondali marcati possiamo adottare la tecnica del drop shot o del down shot con piombo sotto l’esca, con un baffo di nylon lungo dai 30 ai 60 centimetri. Le due tecniche si differenziano sostanzialmente dal fatto che a drop shot l’amo offset è innescato all’interno dell’esca (antialga) e perciò andrà impiegato in presenza di fondali ricchi di ostacoli. Mentre il down shot adotta un amo a gambo corto con la punta completamente scoperta e si utilizza in acque libere da ostacoli. Una volta che il piombo arriva sul fondo andremo ad imprimere all’esca delle scossettine, ma senza sollevare il piombo dal fondale. Se le abboccate non arrivano, si dovrà sollevare il piombo e spostare l’esca ricominciando le cose da capo. La piombatura può essere quella classica del drop e down shot, ovvero con gli appositi piombi sferici o cilindrici se il fondale presenta pochi ostacoli. Nel caso di fondali davvero difficili, ricchi di rocce, rami od altro, potremo utilizzare un pezzetto di filo fusibile di piombo facendogli un piccolo anello chiuso ad una estremità a cui collegheremo il finale della lenza. Il filo di piombo, vista la duttilità del materiale, andremo a modellarlo a semicurva in modo che arrivi dolcemente sul fondo e riesca,, durante il recupero dell’esca ,a sgusciarsi in caso di incaglio su ostacoli. Se il piombo malgrado la forma dovesse incastrarsi, basterà una leggera ma costante trazione per raddrizzarlo e salvare la montatura.
 
Il wacky rigging
è una tecnica molto utilizzata dagli agonisti di tutto il mondo nella pesca al bass e si è rivelata micidiale anche per le trote. È davvero un innesco molto semplice, basta attraversare a metà il corpo della nostra esca siliconica con un amo a gambo corto e fare in modo che questa scenda verso il fondo in modo naturale. Esistono per i fondali marcati anche apposite testine piombate, ma con le trote del sottoriva basta solitamente il peso dell’amo e dell’esca per far scendere lentamente il boccone verso il fondo. Se si impiegano i vermoni salati diritti, già il loro peso sarà sufficiente a farli scendere in modo molto naturale, in caso contrario è possibile appesantire l’amo con alcuni giri di piombo fusibile da un millimetro avvolto sul gambo.
 
 
Split shot
Un altro innesco vincente è lo split shot poiché consente di portare delicatamente, nei pressi del fondale, piccole esche come camole, grilli, grub, piccoli shad. Si utilizza prevalentemente in presenza di acque chiare e cristalline, con fondali di rocce ed erbe. In pratica si posiziona un piccolo piombo (tondo o cilindrico) sopra al filo a 30 o 40 centimetri dall’amo, in questo caso utilizzeremo un piccolo amo offset da bass a cui andremo ad innescare in maniera antialga uno shad, un paddle tail, un worm a coda diritta o arricciata... Il recupero, a seconda dell’umore delle trote, potrà essere sia a saltelli sia regolare, l’importante è che stia nei pressi del fondale.
 
 
Texas
L’ultimo ma non in ordine di importanza, sempre se parliamo di ami offset è il conosciutissimo innesco texas. Se le trote gradiscono esche appoggiate al fondale può essere vincente questo tipo di innesco, utilizzando ovviamente piombi a proiettile delle minori misure possibili. Con questo innesco si riusciranno a coprire anche con piccole esche buone distanze di lancio e ad avvertire abboccate in tutti gli strati d’acqua.
 
Il monofilo
Come monofilo, sarà sufficiente un buon monofilo dello 0,16 fino ad arrivare allo 0,20 per avere ragione anche delle trote più grandi e combattive. Se sono davvero smaliziate si potrà impiegare un terminale da almeno un metro in fluorocarbon per rendere ancora più invisibile e naturale la presentazione dell’esca. Il filo andrà sempre legato direttamente all’amo, senza girelle o moschettoni, in modo da rendere la presentazione dell’innesco il più naturale possibile. Il terminale in fluorocarbon è poi oltremodo consigliato quando andremo con le nostre esche a radere il fondo vista la maggiore resistenza alle abrasioni di quest’ultimo rispetto al monofilo di nylon. Se siete amanti dei trecciati, si possono ovviamente impiegare, utilizzando un diametro del 0,10 - 0,12 ma è caldamente consigliato allungare il terminale in fluorocarbon di almeno un paio di metri, soprattutto in presenza di acque molto limpide, per non rischiare repentini cali di abboccate.
 
Gli ultimi trucchi
Se le abboccate sono svogliate e le ferrate a vuoto diventano numerose, vi consiglio di provare oltre alle esche salate (che permettono di far mantenere più a lungo l’esca fra le labbra del pesce) anche gli scent gelatinosi appositamente creati per la pesca alla trota. Questi sono ricchi di sostanze sapide ed aminoacidi essenziali in forma concentrata, che dovrebbero indurre il pesce a trattenere l’esca in bocca, almeno per alcuni istanti in più, permettendoci di mandare a buon fine un maggior numero di abboccate. Non male anche gli scent che impieghiamo solitamente per il black bass come quelli all’aglio o al gambero. In commercio si possono trovare anche delle camole e dei caimani siliconici molto belli poiché sono realizzate con stampi ottenuti partendo da esche vere, in una gamma di diversi colori, ma la vera novità è che sono costruite con una gomma osmotica ovvero in grado di assorbire gli odori, gli olii e le sostanze aromatiche con cui vengono in contatto fino a raddoppiare il volume del loro corpo. Caricate in questo modo le camole lasciano una scia odorosa in grado di attirare il pesce, una volta che il pesce attacca l'esca difficilmente questa viene lasciata perché la trota sente aumentare in bocca il sapore, permettendo così al pescatore una ferrata più sicura. Una tecnica da provare In condizioni di pesca critiche non esitate ad usare le esche in gomma siliconica, oppure, la prossima volta che vi recate a trote iniziate subito ad impiegarle... ne rimarrete quasi certamente entusiasti, soprattutto se confronterete le vostre catture con quelle dei pescatori che vi pescano accanto che, ignari, utilizzano esche classiche. Non sarà poi difficile che in particolari condizioni avverse riusciate con queste esche a far volgere a vostro favore una giornata altrimenti da dimenticare. Non resta che dire di evitare le inutili mattanze: fotografate e rilasciate tutto il pescato che non utilizzate dal punto di vista alimentare.
 
Testo e foto di Loris Ferrari e Gianni Burani
 
 

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