GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Riccardo Favalini e Simone Farne' alla premiazione del primo Meeting dell'Amicizia 2012... di Admin G.P.O.
 
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Il raggiungimento degli obiettivi sportivi, unitamente ad una attenta salvaguardia e valorizzazione della natura e dell'ambiente in generale, dovrà sempre guidare l'attività e le scelte di coloro che saranno, di volta in volta, chiamati a dirigere l'Associazione

G.P.O IMOLESE TUBERTINI
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DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE RICHIESTA E PUBBLICATI SUL SITO IN ORDINE CRONOLOGICO
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 16:11:13, in SPECIE ITTICHE, linkato 2576 volte)
 
SAVETTA - CHONDROSTOMA SOETTA
 
Chondrostoma soetta, comunemente conosciuta come Savetta, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Cyprinidae.
 
Distribuzione
Originaria delle acque dolci dell'Italia settentrionale ma è stata introdotta anche al Centro (fiumi Arno ed Ombrone).
Abita le acque con media corrente a fondale sassoso dei fiumi e dei torrenti di maggior portata.
 
Descrizione
Presenta un corpo affusolato e compresso ai fianchi; le labbra sono molto sviluppate e la bocca rivolta verso il basso gli permette la ricerca del cibo sul fondo. Le pinne dorsale e codale sono molto sviluppate rendendola un'ottima nuotarice anche contro corrente.
La livrea presenta fianchi argentei, ventre bianco-giallo e dorso grigio-verde.
Raggiunge, in vecchiaia, i 45 cm per 1 kg di peso, ma solitamente la si trova ad una taglia inferiore, di circa 25 cm.
 
Riproduzione
La riproduzione avviene tra aprile e maggio. Le uova sono deposte sul fondo, solamente di notte, nella parte superiore del corso degli affluenti. Dopo un'incubazione di una settimana, le uova si schiudono; gli avannotti hanno uno sviluppo molto lento.
 
Alimentazione
La savetta ha dieta onnivora, si ciba di alghe, resti vegetali, piccoli invertebrati.
 
Pesca
Si cattura con la tecnica della passata utilizzando come esca di solito dei bigattini. Vista la sua carne ricca di lische non è particolarmente apprezzata sulla tavola, tuttavia è commestibile.
 
Pericoli
È minacciata dall'introduzione di specie alloctone più aggressive che competono per il cibo e che si cibano degli avannotti nonché dagli sbarramenti dei corsi d'acqua dovute a dighe che impediscono le migrazioni riproduttive.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 16:04:47, in SPECIE ITTICHE, linkato 4041 volte)
 
LASCA - CHONDROSTOMA GENEI
 
La lasca è una specie di pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Cyprinidae
 
Distribuzione e habitatLa lasca è endemica dei fiumi dell'Italia settentrionale (fino alla Slovenia) e (forse) del versante adriatico degli Appennini. Introdotta in Toscana, Liguria, Umbria e Lazio (bacini dei fiumi Arno, Tevere ed Ombrone).
Vive in acque correnti, limpide, con fondo sabbioso e sassoso.
 
Descrizione
Questo ciprinide ha un corpo allungato, tipico delle specie adattatesi a vivere in acque turbolente; la bocca è dotata di 5 denti faringei per lato.
La bocca è ventrale e dotata di labbra cornee come in tutti i membri del genere Chondrostoma.
La livrea è grigio-verdastra con ventre color argento. Sui fianchi corre una fascia orizzontale più scura.
È molto simile alla savetta dalla quale si distingue per il corpo più slanciato e per la banda scura sui fianchi.
Raggiunge i 30 cm di lunghezza.
 
Alimentazione
La lasca è soprattutto carnivora, si ciba principalmente di larve di insetti che trova sotto i sassi ma si puo' nutrire anche di alghe incrostanti che gratta dai sassi con la bocca cornea.
 
Riproduzione
Il periodo dell'accoppiamento avviene tra maggio e giugno: la femmina depone circa 5000 uova del diametro di 1,5 mm, che si schiudono dopo circa 12 giorni di incubazione ad una temperatura non inferiore ai 15 °C.
 
Pericoli
È minacciata dall'introduzione di specie alloctone di pesci più aggressivi e dalla progressiva distruzione del suo habitat da parte dell'uomo, è infatti particolarmente sensibile alla costruzione di sbarramenti lungo i corsi d'acqua che limitano le migrazioni a scopo riproduttivo.
 
Pesca
È preda tipica della tecnica della passata ma può abboccare anche alle lenze a fondo. Le esche favorite sono costituite da vermi e da larve di insetti. Le sue carni non sono cattive, ma scarsamente apprezzate per l'enorme quantità di spine.
 
Nota tassonomica
Le popolazioni della Francia centro-meridionale e nella Spagna orientale, precedentemente attribuite a C. genei, appartengono probabilmente a un'altra specie: Chondrostoma toxostoma.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 15:56:41, in SPECIE ITTICHE, linkato 2991 volte)
 
SILURO - SILURUS GLANIS
 
Silurus glanis (conosciuto volgarmente come Siluro, siluro d'Europa, siluro del Danubio, balena della Mosella) è un pesce d'acqua dolce europeo, appartenente alla famiglia dei Siluridae ed all'ordine Siluriformes.
 
Distribuzione e habitat
È originario dell'Europa orientale, dal bacino del Danubio verso est. È stato introdotto in Italia da circa mezzo secolo e si è molto diffuso soprattutto nei bacini del Po e dell'Adige, più recentemente è stato introdotto nei fiumi Arno e Tevere.
 
È presente naturalmente in tutta l'Europa centro-orientale ad ovest fino all'Austria e Germania (bacino del Danubio) ed a nord fino all'estremo sud della Finlandia e della Danimarca ed a sud fino alla Grecia settentrionale ed alla Turchia europea. È stato introdotto in Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Germania, Francia, Spagna, Italia, Danimarca, Finlandia e Svezia. È stato introdotto in alcune località extraeuropee come Algeria, Cipro, Tunisia, Cina e Afghanistan. È stato trovato nelle acque salate del Lago d'Aral, in prossimità della penisola nota come Kulandy. Originalmente, prima dell'ultima glaciazione, questa specie abitava tutta l'Europa, come testimoniano i numerosi reperti fossili ritrovati.
 
Il suo habitat ideale è costituito da grandi fiumi (Zona dell'Abramis brama), ma anche paludi, stagni, laghi, lanche, bracci morti e canali di bonifica. Si avvicina saltuariamente al mare, in prossimità delle foci dei grandi fiumi, ma non è ancora chiaro quanto possa spingersi all'interno di ambienti caratterizzati da acqua prevalentemente salata. A tal proposito è bene citare che più d'un pescatore sostiene d'aver catturato pesci siluro qualche centinaio di metri in mare aperto. È una specie bentonica che quindi abita le zone più profonde, senza però disdegnare battute di caccia in acque decisamente più basse. Ama nascondersi tra rami e fanghiglia, riposando durante la maggior parte della giornata. Col giungere delle tenebre inizia a nutrirsi, portandosi spesso nelle zone d'acqua più vicine alla superficie.
 
Descrizione
L'aspetto di questo grosso pesce è singolare. I piccoli esemplari sono spesso confusi con il Pesce gatto , al quale il siluro somiglia. Gli occhi sono piccoli, il corpo cilindrico, ma si assottiglia e si comprime sempre di più verso la coda, prendendo da queste caratteristiche morfologiche la denominazione di pesce siluro. La grande bocca è provvista di 3 paia di barbigli, un paio sulla mascella e 2 sulla mandibola, che aiutano il pesce nella ricerca di cibo.
La pinna caudale è a delta, corta e tozza, le pettorali sottili, così come la dorsale e le ventrali. La pinna anale invece è molto lunga.
La livrea è chiara sul ventre, bruna su fianchi e dorso, marezzata di marrone e bianco. Privo di squame, è totalmente coperto di muco. In acque molto limpide mostra livree tendenti a sottolineare il contrasto tra dorso nero e ventre bianco (nelle acque britanniche, nei grandi laghi prealpini italiani, nei corsi d'acqua pedemontani. In acque torbide assume colorazioni tendenti al marrone fino a giungere al giallo screziato di marrone tipico degli esemplari che vivono in paludi, laghi molto organici (lanche morte dei delta dei fiumi kazaki, cave e stagni del basso corso dell'Adige). Raggiunge dimensioni variabili, in relazione all'habitat in cui si trova. In Kazakistan, così come lungo il corso del fiume Danubio, Po e Ebro, arriva alla sua massima taglia, che corrisponde a 280cm circa. Nel fiume Arno risulta avere un maggior tasso d'accrescimento mentre in Gran Bretagna, così come in Danimarca, supera raramente i 170cm. Ultimi rilievi hanno riscontrato che siluri tra 146cm e 180cm hanno mediamente 16-18 anni. In questo senso gli esemplari più grandi potrebbero avere fino a 25-30 anni di età.
 
 
Alimentazione
Il pesce siluro è tra i maggiori predatori delle acque interne e si nutre di pesci vivi e morti, vermi, larve e quant'altro possa trovare sul fondo. Nello specifico, durante la fase giovanile la sua alimentazione è composta da invertebrati di fondale, mentre nella fase adulta si alimenta di pesci quali anguille e ciprinidi. La quantità di pesce di cui si nutre giornalmente è pari al 3% del suo peso corporeo. È un predatore piuttosto rapido ma provvisto di una pessima vista. La sua arma principale sono i barbigli, che gli consentono di individuare la preda al buio e in presenza di torbidità elevata. A dimostrazione di questo numerosi sono i pescatori che sottolineano l'elevato numero di catture realizzate quando i fiumi risultano essere in piena. Molte leggende ruotano intorno all'aggressività e voracità del pesce siluro verso l'uomo. Tra le tante, alcune lo vogliono assalitore di cani, bestiame, bambini e sommozzatori. Scientificamente è documentato un comportamento aggressivo durante il periodo riproduttivo e in condizioni di particolare stress. Il siluro è un predatore particolarmente versatile che nella fase adulta sa adattare le strategie di caccia al tipo di prede più facilmente disponibili nell'ambiente in cui vive, siano essi pesci, piccoli mammiferi, anatidi o uccelli. Diversi studi scientifici hanno evidenziato come una percentuale significativa nella dieta degli esemplari più grossi sia basata su piccoli mammiferi ed uccelli acquatici ed ipotizzato per questo un impatto ecologico negativo anche sull'avifauna palustre.
 
Pesca
La pesca sportiva viene praticata per la soddisfazione legata alla difficoltà della cattura soprattutto degli esemplari più grandi. Per la cattura vengono usate lenze di fondo molto robuste con esche quali vermi e pesci. La pesca professionale di questa specie, attiva nella zona del Danubio ed in Russia, è inesistente in Italia ed Europa occidentale sia per lo scarso apprezzamento dei mercati, che per l'ormai quasi totalmente scomparso mestiere di pesca lungo i fiumi. Nel contempo la pesca sportiva è in crescita, in particolare in alcune zone dove la loro presenza è elevata (così come il consumo delle carni, molto apprezzata nelle zone d'origine). In Italia, dati i tassi di crescita molto elevati e l'abbondanza della specie, è oggetto di bracconaggio allo scopo di rivendere gli esemplari sui mercati dell'Est Europa. Il consumo delle carni di questi pesci, spesso pescati in acque inquinate, non è privo di rischi. Pesci molto grandi hanno alle spalle 20 anni di vita, ovvero 20 anni di esposizione a cadmio, mercurio, cromo esavalente, diossina. Ad esempio è bene ricordare che da qualche anno il pesce pescato nei laghi di Mantova è dichiarato non commestibile e quindi non commerciabile. Ad ulteriore dimostrazione dei fatti è importante evidenziare come la Guardia di Finanza nel 2006 abbia concluso un'operazione fermando circa 300 persone coinvolte nel traffico di queste carni pericolose.
 
Riproduzione
Dopo l'accoppiamento, che avviene quando la temperatura dell'acqua supera i 20 °C, la femmina depone le uova che vengono poi curate dal maschio, fino a quando gli avannotti non saranno indipendenti. Famose tra i pescatori sono le abrasioni riscontrabili nel periodo di frega sul dorso degli esemplari catturati.
 
Acquariofilia
Il siluro viene anche allevato in grandi acquari pubblici od in laghetti privati. Esistono altre variazioni melaniche oltre la wild. Esemplari albini e mandarino sono infatti acquistabili a tale scopo, risultando molto più vistosi ed apprezzati. Anche in natura sono possibili incontri rarissimi con queste variazioni.
 
Stato di conservazione e problemi creati dalla sua introduzione
Minacciato, nei paesi d'origine, dalla pesca, dall'inquinamento e dalla costruzione di bacini e dighe, nelle acque in cui è stato introdotto è fonte di problemi e di impatti incalcolabili sulle popolazioni autoctone. Nelle acque interne italiane, ad esempio, sarebbe auspicabile anche se difficilmente realizzabile, la sua totale eradicazione. La sua immissione nell'ecosistema è avvenuta quando la situazione ambientale dei fiumi del nord Italia era più compromessa ad esempio dalla canalizzazione e dalle bonifiche che hanno totalmente eliminato realtà ambientali come i canneti e le zone di acqua bassa nei corsi più imponenti molto importanti ai fini riproduttivi per numerose specie, tra cui la tinca ed il luccio. La scomparsa dello storione a causa delle numerose dighe, e la lenta uscita di scena del luccio, hanno favorito molto l'insediamento stabile del siluro nelle nostre acque. L'introduzione di altre specie alloctone, come il carassio e la breme, ha fatto il resto fornendo numerose risorse trofiche per questo grande predatore (da non dimenticare che la sua dieta nel Po è quasi esclusivamente piscivora e che i suoi tassi di accrescimento sono sensibilmente maggiori che nelle zone di origine). A causa delle sue elevate dimensioni risulta essere alla sommità della catena alimentare. È bene ricordare come il siluro si sia insediato oramai da 50 anni nelle acque italiane. In talune zone dello stivale sono stati presi provvedimenti atti a salvaguardare le specie autoctone, vietando ai pescatori la reimmissione in acqua del pesce siluro (come di ogni altra specie alloctona invasiva). La presenza di questa specie è considerata uno dei principali ostacoli alla rinaturalizzazione dei corsi d'acqua del Nord Italia anche se, stante il grande interesse sportivo ed anche economico che la sua presenza ha sollevato nel bacino padano, si sono sollevate alcune voci favorevoli al suo mantenimento. Da non dimenticare il carattere di massa dell'invasione del siluro nel Po, indagini in provincia di Rovigo hanno mostrato che in media il 27% della biomassa del fiume Po sia costituito da questa specie, che è anche la più rappresentata come numero di individui
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 15:33:39, in SPECIE ITTICHE, linkato 1438 volte)
 
ALBORELLA - ALBURNUS ALBURNUS
 
Conosciuto comunemente come Alborella, Alburnus alburnus è un pesce d'acqua dolce della famiglia Cyprinidae
 
Distribuzione e habitat
L'alborella è diffusa in Europa, dalla Francia agli Urali, Italia e Grecia comprese, anche se è assente nelle isole mediterranee. Abita soprattutto i grande laghi e i fiumi a corrente lenta, raccogliendosi in grandi banchi che vivono al largo. Nel periodo invernale tende a frequentare acque più profonde, ma se non è possibile si distribuisce lungo tutte le profondità.
 
Descrizione
Lunghezza: 15 cm, anche se sono stati pescati esemplari lunghi 25 cm.
 
Questo ciprinide presenta un corpo allungato e compresso ai fianchi, con testa e occhi grandi, bocca leggermente rivolta verso l'alto. La livrea è grigio-azzurra con riflessi metallici e una linea gialla orizzontale che corre dalla testa alla coda. Di facile individuazione è la linea laterale, che si abbassa sensibilmente lungo il ventre, per poi risalire al peduncolo caudale.
 
Dimorfismo sessuale: leggermente più accentuati i colori del maschio, la femmina risulta leggermente più gonfia.
 
Comportamento
Pacifica. Vive in grossi branchi con migliaia di individui.
 
Riproduzione
La riproduzione avviene da maggio; dopo l'accoppiamento la femmina depone migliaia di piccole uova (circa 250.000 unità per kg di peso) nei bassi fondali. La schiusa avviene in 4-5 giorni.
 
Alimentazione
Ha dieta onnivora, si ciba di insetti e larve ma anche di zooplancton e vegetali.
 
Acquariofilia
Viene allevata e riprodotta anche in acquario con successo. Viene allevata anche nei laghetti artificiali.
 
Pesca
Lungo al massimo una quindicina di centimetri, l'alborella è un pesce molto apprezzato dai pescatori sportivi per l'abbondanza delle sue catture e, in alcune località del Nord Italia, gode anche di una certa importanza commerciale, essendo un ottimo pesce da "frittura".
Tuttavia, l'abbondante presenza di questo pesce può essere a volte indesiderata per il pescatore in cerca di pesci più grandi, poiché le alborelle tendono a cibarsi, sminuzzandole, delle esche riservate ai cavedani e ai barbi, che frequentano lo stesso habitat.
Viene utilizzata come esca viva per la pesca del pesce persico, del luccio, del lucioperca e della trota.
 
Altri usi
Dalle sue scaglie molto lucenti, in certe località del Nord Italia, si ricavavano cristalli di guanina, chiamata anche essenza d'oriente per la fabbricazione di perline ornamentali.
 
Stato di conservazione
Risente della stagnazione delle acque e dell'inquinamento.
Sinonimi
A causa delle divisioni nelle varie acque dolci europee, questa specie è stata nel tempo suddivisa in sottospecie o classificata sotto altri nomi. Oggi si tende a considerare esatto solamente Alburnus alburnus, ma non è raro che vecchie fonti utilizzino ancora:
 
Alburnus alborella lateristriga
Alburnus alburnus alburnus
Alburnus alburnus charusini dagestanicus
Alburnus alburnus hohenackerkumbaschensis
Alburnus alburnus macedonicus
Alburnus alburnus strumicae
Alburnus alburnus thessalicus
Alburnus arquatus
Alburnus ausonii
Alburnus avola
Alburnus breviceps
Alburnus charusini
Alburnus fabraei
Alburnus fracchia
Alburnus gracilis
Alburnus lucidus e relative sottospecie (A. l. angustior, A. l. colobocephala,, A. l. elata, A. l. elongata, A. l. ilmenensis, A. l. lacustris, A. l. latior, A. l. macropterus, A. l. oxycephala)
Alburnus mirandella
Alburnus scoranza
Alburnus scoranzoides
Alburnus striatus
Alburnus strigio
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 15:26:49, in SPECIE ITTICHE, linkato 2675 volte)
 
CAVEDANO – SQUALIUS CEPHALUS
 
Il Cavedano (Squalius cephalus, Linnaeus 1758) è un pesce di acqua dolce appartenente alla famiglia dei Ciprinidi dell'ordine dei Cypriniformes.
 
Distribuzione e habitat
È diffuso in tutta Europa e in alcune zone del Medio Oriente (bacino del Tigri e dell'Eufrate)
Abita le acque dolci correnti, limpide e calme. Nei laghi si distribuisce lungo le acque litorali, nei fiumi fino agli estuari. È un pesce molto resistente agli inquinamenti, in quanto può risultare presente anche in acque rese eutrofiche da scarichi industriali o in siti a bassa concentrazione di ossigeno.
 
Descrizione
È caratterizzato dalla bocca grande e terminale, e dal corpo affusolato. La livrea è uniforme, grigio-verdastra (più chiara sul ventre), con scaglie bordate delicatamente di scuro. Le pinne sono bruno-giallastre.
Nei luoghi dove raggiunge le maggiori dimensioni (soprattutto nei grandi laghi del Nord-Italia) può arrivare ad una lunghezza di circa 60 cm e al peso di 3,5 kg, ma solitamente rimane di dimensioni più modeste.
 
Comportamento
I giovani formano piccoli gruppi, gli adulti hanno abitudini più solitarie.
 
Riproduzione
La riproduzione avviene in tarda primavera (maggio-giugno) vicino a riva su fondi ghiaiosi: le uova, gialle e molto piccole (0,7 mm) sono deposte su massi e tronchi sommersi, oppure sul fondo ghiaioso, e si schiudono entro una settimana.
Lo sviluppo è mediamente lento: la maturità sessuale giunge a 3-4 anni nei maschi e a 4-5 anni nelle femmine.
 
Alimentazione
Gli esemplari giovanili hanno una dieta onnivora, così come gli adulti, che però si cibano anche di pesci.
 
Pesca
Le sue carni sono buone, ma a causa dell'estrema liscosità non sono generalmente apprezzate. Tuttavia l'estrema furbizia e la combattività fanno di questo pesce una delle prede più ambite.
Viene pescato sportivamente con l'ausilio di bigattini, lombrichi, pane ed anche frutta di stagione(es.:uva). Si cattura sia con esche naturali che artificiali. Tra le tecniche di pesca più redditizie sicuramente la "pesca a mosca" è quella più indicata in tutte le stagioni dell'anno.
 
Curiosità
Il Cavedano si può accoppiare con l'alborella e il vairone, dando alla luce ibridi.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 15:20:05, in SPECIE ITTICHE, linkato 2623 volte)
 
LUCCIO - ESOX LUCIUS
 
Il luccio (Esox lucius, Linnaeus 1758) è un pesce di acqua dolce appartenente alla famiglia Esocidae dell'ordine degli Esociformes.
 
È caratterizzato dalla bocca a "becco d'anatra", dominata da robusti e acuminati denti. In Nordamerica vive una specie più grande e feroce, denominata muskel lunge (Esox masquinongy).
 
Distribuzione e habitat
Questo pesce è diffuso nel continente nordamericano, pressoché in tutti i bacini fluviali atlantici e del Pacifico. In Eurasia è presente dalla Francia alla Siberia, compresa l'Italia settentrionale. In Irlanda ed Inghilterra è presente in gran numero. Il luccio è un utile e prezioso equilibratore naturale. Nella sua dieta preferisce selezionare prede morte o malate, inibendo anche l'eccessiva prolificità di altri pesci, ciprinidi soprattutto che, sviluppandosi in numero eccessivo, potrebbero modificare l'equilibrio di alcuni ambienti.
 
 
Descrizione
Può raggiungere 1,30 m di lunghezza e superare i 20 kg di peso (sono stati catturati esemplari di quasi 30 kg), la crescita e la dimensione finale sono piuttosto variabili, in relazione all'alimentazione e alla temperatura dell'acqua, in genere raggiunge i 20 cm durante il primo anno di vita e il metro in età adulta. Gli esemplari di maggiori dimensioni sono generalmente femmine. Ha la particolarità singolare di avere più di 500 microdenti molto affilati sulla lingua in aggiunta a quelli propri dell'esoscheletro.
 
 
Oltre che dalla bocca di grosse dimensioni e fornita di file di denti uncinati, il luccio è caratterizzato da una testa piuttosto grande rispetto al corpo, di forma allungata e schiacciata (per questo motivo è noto in alcune regioni d'Italia come "Luccio Papera"). La colorazione è varia a seconda dell'habitat e della colorazione dell'acqua: ventre bianco giallastro, dorso verde-bruno maculato scuro. La forma corporale varia secondo la corrente delle acque in cui vive, nelle zone con scarsa corrente assume una fisionomia allungata, nelle acque ferme presenta un corpo più tozzo.
 
Riproduzione
Le femmine, che raggiungono la maturità sessuale intorno ai 3-4 anni di età, depongono le uova all'inizio della stagione primaverile, in zone ricche di vegetazione, aderiscono alle piante acquatiche fino alla schiusura, quando le larve permangono attaccate agli steli vegetali per mezzo di un organo adesivo del capo e in pochi giorni assorbono completamente il sacco vitellino.
 
Alimentazione
È un predatore di altri pesci, caccia restando immobile fra le piante acquatiche in attesa che la preda si avvicini, in assenza di prede consone non disdegna rane, piccoli mammiferi, giovani uccelli acquatici e il cannibalismo.
 
Pesca
È considerato il re dei predatori d'acqua dolce. Si pesca a spinning oppure con il vivo o l'esca morta sia a fondo che con il galleggiante. Generalmente si pesca individuando la tana o il posto dove presumibilmente è in caccia: tronchi sommersi, canneti, erbai, tappeti di ninfee possono essere tutti posti dove l'esocide attende le sue prede in agguiato. Nei grandi laghi spesso il luccio adotta una tecnica di caccia "sospeso", praticamente cacciando sotto i banchi di pesce di cui si nutre in quel determinato ecosistema (negli Stati Uniti questa tecnica è nota come "suspending pike"). Bisogna porre attenzione quando lo si salpa poiché è dotato di denti affilati; è consigliato l'uso dei guanti e del guadino e della presa opercolare: praticamente quando il pesce è ormai stanco si fa scivolare la mano con le 4 dita chiuse sotto una delle due branchie, la si lascia scorrere verso la punta della bocca fino ad arrivare all'osso mandibolare, questa presa è sicura e assolutamente indolore per il pesce. Nella pesca è indispensabile un terminale in acciaio, titanio o fluorocarbon di generose dimensioni (dallo 0,80 mm in su) perché con i denti potrebbe tranciare il filo, non è raro che il pesce, soprattutto se di grandi dimensioni, ingoi tutta l'esca. Tra le esche valide per insidiarlo si segnalano il morto manovrato, e per lo spinning: spinnerbait di dimensioni generose (da 1 oz. in su), jerkbait, swimbait, come gli intramontabili minnow, rotanti e ondulanti tutti di grandi dimensioni, esche siliconiche di vario tipo e forma ma sempre di generose dimensioni per selezionare la taglia del pesce. Spettacolare è la pesca top water, effettuata con rane e "walking the dog" soprattutto in primavera ed estate.
 
Cucina
Nel tratto lombardo del Po si possono trovare ottime ricette a base di luccio che viene preparato in umido, da segnalare nel cremonese il "Luccio alla Farnese". È anche un piatto tradizionale della cucina milanese. A Mantova il luccio viene preparato "in salsa", lessandolo in fumetto e poi lasciandolo riposare per parecchie ore, prima di servirlo, in una salsa composta di odori, capperi, peperoni, aceto, olio e fondo di cottura. Di solito è accompagnato da fettine di polenta abbrustolita. In Germania e nell'est europeo è considerato un buon piatto ed esiste una grande varietà di ricette di primi e secondi piatti a base di luccio.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 15:13:39, in SPECIE ITTICHE, linkato 2114 volte)
 
CARASSIO - CARASSIUS CARASSIUS
 
Carassius carassius, comunemente conosciuto come carassio è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.
 
Distribuzione e habitat
Questa specie è originaria dell'Europa centrale ed orientale e di varie regioni asiatiche. In Italia è alloctona, è stato introdotto per le gare di pesca e negli ultimi anni è stato segnalato un notevole aumento nei corsi d'acqua di tutto il paese; lo si può trovare infatti in zone dove nessun altro pesce riuscirebbe a vivere, essendo limitato il suo fabbisogno di ossigeno. Vive nei laghi con sponde paludose o nei bracci morti dei fiumi, nelle paludi e nei fossati. Negli stagni, in condizioni sfavorevoli di alimentazione cresce con grande lentezza e dà origini a forme nane; in condizioni ambientali favorevoli si sviluppa maggiormente e assume corpo più armonioso.
 
Descrizione
L'esemplare giovanile presenta un corpo allungato, con profilo dorsale poco convesso, con livrea giallo chiara e ocello sul peduncolo caudale. L'adulto ha un corpo tozzo, compresso ai fianchi. La pinna dorsale è alta, composta da raggi ossei, i maggiori sono dentellati, come nella pinna anale. La mancanza assoluta dei barbigli lo distingue dalla carpa. La livrea è variabile, solitamente giallo-oro più o meno carico, con riflessi metallici sul dorso. Le pinne sono sfumate di rosso.
Il carassio può raggiungere una lunghezza massima di 45 cm per 1,5 kg di peso, tuttavia la taglia media risulta variabile tra i 20-30 cm di lunghezza per 3-4 hg di peso.
 
Riproduzione
Uova viste al microscopioIl periodo della fregola va da marzo a giugno: la femmina depone da 130.000 a 250.000 piccole uova (tondeggianti e giallo-trasparenti) in acque basse, dense di vegetazione, che si schiudono entro 1 settimana.
 
Alimentazione
Ha dieta onnivora, si nutre prevalentemente di zooplancton (soprattutto specie dell'ordine Cladocera), insetti e copepodi e detriti vegetali.
 
Predatori
È preda abituale di lucci, lucioperche e siluri.
 
Pesca
Dato che abbocca con estrema voracità ad esche naturali di ogni tipo è molto apprezzato dai garisti mentre lo è molto meno da tutti gli altri pescatori visto che può veramente rendere impossibile la pesca di carpe e tinche. Le sue carni sono estremamente spinose e generalmente hanno un forte gusto di fango, il che lo rende pressoché immangiabile.
 
Effetti ecologici della sua introduzione
In molti corsi d'acqua ha mostrato spiccati fenomeni di competizione alimentare nei confronti delle altre specie di ciprinidi, soprattutto della carpa e della tinca tanto da causare estinzioni locali, soprattutto della seconda.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 12:20:34, in SPECIE ITTICHE, linkato 2337 volte)
 
TINCA - TINCA
 
Distribuzione e habitat
È diffusa in tutte le acque dolci europee (arcipelago britannico compreso) a corso lento: laghi, fiumi, canali, stagni. A volte è segnalata nelle foci di alcuni fiumi sull'oceano artico, così come nel lago Bajkal.
 
Predilige fondi melmosi o ricoperti di vegetazione. Sopravvive anche in ambienti poveri di ossigeno. In inverno non si nutre, muovendosi lo stretto indispensabile, in acque fangose.
 
Negli ultimi anni si è notata una contrazione della specie a seguito della diffusione di specie infestanti quali il carassio ed il pesce gatto.
 
Descrizione
La Tinca ha un corpo tozzo, coperto da piccole scaglie, con grosse pinne carnose. La livrea è verdastra sul dorso, più chiara e tendete al giallo nella zona ventrale. Le pinne sono verde-brune. Gli occhi sono rossi.
 
Solitamente raggiunge i 30-50 cm di lunghezza per 4 kg di peso, anche se sono registrate (non in Italia) tinche lunghe fino a 84 cm.
 
Riproduzione
Il periodo di fregola avviene tra la primavera e l'estate, quando le tinche si spostano verso acque basse riccamente coperte di vegetazione acquatica.
 
L'accoppiamento avviene in più momenti (fino a 2 mesi), poiché la femmina produce centinaia di migliaia di uova (fino a 600.000 per kg di peso) che il maschio feconda esternamente.
 
La schiusa avviene dopo 5-6 giorni e le piccole larve sono provviste di un organo adesivo grazie al quale rimangono attaccate alle foglie delle piante acquatiche fino a quando il sacco vitellino si sarà riassorbito.
 
La maturità sessuale avviene ai quattro anni per i maschi e a due per le femmine.
 
Alimentazione
Pesce onnivoro, si nutre di organismi bentonici e vegetali, soprattutto in orari notturni.
 
Pesca
È un pesce dalle carni apprezzate, preda di pescatori sportivi e non, nonché oggetto di allevamento in acquacoltura. Per pescarla vengono impiegate canne bolognesi, fisse e da fondo con montature medio-pesanti. Le esche sono simili a quelle in uso per la carpa rispetto alla quale pero' apprezza maggiormente esche di origine animale quali il lombrico ed il bigattino.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 12:03:47, in SPECIE ITTICHE, linkato 2289 volte)
 
CARPA - CYPRINUS CARPIO
 
Distribuzione e habitat
La forma selvatica della carpa comune si ritiene originaria delle regioni dell'Europa orientale ad est fino alla Persia, all'Asia Minore ed alla Cina. In Italia la specie è stata introdotta molti secoli fa dagli antichi Romani per l'allevamento, anche grazie alla sua straordinaria capacità d'adattamento, infatti si può considerarla una specie ormai autoctona. Oggi, anche a seguito di ripopolamenti, è possibile trovarla in tutta Europa nella quasi totalità delle acque dolci temperate. La carpa comune è stato uno dei primi pesci ad essere introdotto in altri paesi oltre a quello di origine. Di solito vive nei fiumi a corso lento e nei laghi, ma si adatta molto bene in qualsiasi habitat, anche in quelli soggetti ad inquinamento organico. È inserita nell'elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo.
 
Descrizione
Il corpo della carpa è lungo, ovaloide, con dorso convesso poco sopra la testa. Quest'ultima, si presenta di forma triangolare, con muso poco appuntito. La bocca è protrattile ed è munita di 4 barbigli corti e carnosi. La pinna dorsale è lunga con 18-24 raggi, quella anale è abbastanza grande; le pinne pettorali e ventrali hanno i lobi arrotondati. La coda è forcuta. La livrea è bruno-verdastra con riflessi bronzei su dorso e fianchi, giallastro sul ventre. Di lunghezza variabile tra i 30 e i 60 centimetri e peso solitamente compreso tra i 3 e i 35 chili. Eccezionalmente può raggiungere e superare i 40 chili di peso e i 130 centimetri di lunghezza. Si tratta di un pesce estremamente longevo e si stima possa arrivare a 100 anni di età.
 
BiologiaPacifica.
Vive in gruppi che possono arrivare anche alla decina di esemplari.
 
Alimentazione
Onnivora, si ciba sia di organismi animali come insetti o lombrichi che di sostanze vegetali che trova sul fondo,e di qualsiasi tipo di detrito organico. Ricerca il cibo sul fondo,grufolando,mettendo il muso nel fango ed aiutandosi con i quattro barbigli per localizzare il nutrimento. Durante la ricerca del cibo smuove molto materiale intorbidendo l'acqua e facendo salire a galla bollicine di gas formatesi nel fondale.
 
Riproduzione
Si riproduce in tarda primavera ed inizio estate deponendo circa 2-300.000 uova. I banchi di carpe in questo periodo si spostano in acque basse presso le sponde,che sono più tiepide,vicino a canneti ed erbai dove possono nutrirsi facilmente e si riuniscono in superficie smuovendo l'acqua e producendo schizzi e spruzzi.
 
Pesca
La carpa è uno dei pesci d'acqua dolce più insidiati dai pescatori sportivi a causa delle grandi dimensioni che può raggiungere e della strenua resistenza che oppone alla cattura. In Italia ed in Occidente, dato che la qualità delle carni in genere non è considerata eccelsa, gli esemplari catturati vengono spesso liberati con ogni cura. Si pesca soprattutto con la tecnica della pesca a fondo che, quando viene impiegata per questo pesce, prende il nome di carpfishing; la pesca a fondo utilizza una varietà di esche, in genere vegetali, che vanno dal mais alla cosiddetta "polenta" alle più recenti e tecnologiche boilies, che sono utilizzate soprattutto nel carpfishing e che vengono innescate separatamente dall'amo, ad una distanza di qualche centimetro. Importante è abituare il pesce alla nuova esca gettando nel luogo prescelto grosse quantità dell'esca che si impiegherà, qualche giorno prima dell'effettivo inizio della pesca. Mentre in Italia il consumo di carpa è limitato tranne in alcune realtà gastronomiche locali, in molte altre parti del mondo le sue carni sono apprezzate e l'utilizzo come alimento è tutt'oggi diffuso; ad esempio in Europa centrale ed orientale è regolarmente consumata, ma soprattutto in Estremo Oriente è largamente utilizzata per scopi alimentari, tanto da essere uno dei pesci maggiormente allevati nell'acquacoltura cinese.
 
Varietà
Si distinguono tre varietà di carpa comune più altri due tipi di carpa assai rare:
 
comune o regina : con corpo completamente ricoperto di scaglie(raggiunge anche i 30 kg ed oltre);
specchio: con presenza di rade e grosse scaglie (di rado supera i 38 kg); il record ora è di 38.8 kg, ferrata in acque francesi
cuoio: completamente priva di scaglie (non supera i 20 kg);
carpa koi: carpa colorata utilizzata a scopo ornamentale in laghetti da giardino, molto popolare in Giappone;
fully scaled mirror: varietà molto rara, si distingue per le squame molto grosse dislocate in ordine sparso su tutto il corpo (non supera i 20 kg);
linear carp: variante rara della carpa a specchio, si riconosce per la lunga linea di grosse squame che attraversa il corpo (non supera i 20 kg);
 
Acquariofilia
La varietà colorata "koi" viene allevata e riprodotta con successo in grandi acquari e nei laghetti ornamentali
 
 
 
 
 

 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 11:51:56, in SPECIE ITTICHE, linkato 2201 volte)
 
ABRAMIDE - BREME
 
Distribuzione e habitat
Questa specie è originaria delle acque dolci europee comprese tra i Pirenei e il Mar Caspio. In Italia l'abramide è stato oggetto di introduzioni per la pesca nel XX secolo e la sua presenza è accertata al bacino idrografico del Po,dell'Arno e del Tevere
 
Descrizione
Il capo è di dimensioni ridotte rispetto al corpo, piuttosto compresso ai fianchi. Nella bocca, anch'essa di piccole dimensioni e con mascella superiore più sporgente, si rileva un'unica serie di denti faringei posta su entrambi i lati. La serie delle pinne ne comprende una dorsale, una caudale forcuta, un'anale molto allungata e le pinne pari.
 
La livrea comprende una tonalità di colore uniforme che varia dal grigio metallico al bruno scuro, variabile per ogni individuo. Le pinne sono grigie, chiare o scure.
 
Raggiunge una lunghezza massima di 80 cm per 6 kg di peso. È un pesce longevo, che può raggiungere i 17 anni di età.
 
Riproduzione
Il periodo riproduttivo va da maggio a luglio; gli esemplari raggiungono la maturità sessuale intorno ai 3 anni di età. Le uova, giallo ambrate, sono emesse in copiosa quantità e deposte dalle femmine in acque basse (fino a 3 metri) e ricche di vegetazione, a cui le uova aderiscono. Il periodo di schiusa è dipendente dalla temperatura delle acque di deposizione; in genere si protrae, al massimo, per due settimane.
 
Alimentazione
Ha dieta onnivora, si nutre di insetti e larve, piccoli crostacei e molluschi, anellidi, detriti e talvolta piccoli pesci.
 
Predatori
È abitualmente cacciato da siluri, lucci, anguille e percidi.
 
Pesca
Nelle altre acque europee l'abramide raggiunge dimensioni notevoli ed è anche molto apprezzato dai pescatori sportivi. In Italia ha un'importanza nulla dal punto di vista commerciale né la sua cattura riveste particolare interesse per il pescatore, che lo insidia con le stesse tecniche di pesca riservate alle carpe, tinche e carassi.
 
 
 

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