GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Gara organizzata dal G.P.O. nel canale Riolo a Malalbergo, Bologna... di Admin G.P.O.
 
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La terra non è soltanto proprietà privata dei singoli uomini, vi sono anche estensioni di monti e di valli che sono proprietà di tutti, ricchezza comune della Patria e che hanno bisogno di braccia che le curino, di occhi che le vigilino, di soldati insomma, di sentinelle, che le difendono da qualunque nemico.

Adriana Moreno
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DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE RICHIESTA E PUBBLICATI SUL SITO IN ORDINE CRONOLOGICO
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Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 22:30:08, in SPECIE ITTICHE, linkato 3720 volte)
 
PERSICO TROTA ( BLACK BASS) – MICROPTEURUS SALMOIDES
 
Il persico trota (Micropterus salmoides, Lacépède, 1802), chiamato anche Boccalone o Black Bass è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Centrarchidae.
 
Distribuzione e habitat
Diffuso in diverse zone d'Italia, è un pesce originario del nord America (dove è conosciuto con il nome di Black Bass o Large mouth bass) ed è stato introdotto in Europa alla fine dell'800 e in Italia all'inizio del XIX secolo più precisamente nel lago di Monate, nella provincia di Varese. Predilige come habitat le zone ricche di ostacoli nascosti, come canneti o parti del corso d'acqua riparati da insenature oppure da flora sia subacquea che terrestre, ovvero zone che gli consentono di sfruttare al meglio le proprie caratteristiche di predatore. È inserito nell'Elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo.
 
Descrizione
Vorace predatore dispone di una bocca molto grossa con una mascella inferiore prominente e rivolta verso l'alto. Il corpo è schiacciato, ovale, di colorazione verde-olivastra. Raramente raggiunge i 4 kg in Europa (la taglia media varia dai 500 g al chilogrammo e mezzo), mentre nel paese d'origine sono stati trovati esemplari anche di 10 kg.
 
Dimorfismo sessuale
le femmine risultano più grosse alla vista.
 
Comportamento
Non è infrequente, durante la stagione estiva, trovarlo in gruppi di numerosi individui (anche una decina) vicino alle sponde ed in prossimità della superficie, in attesa di prede.
 
 
Riproduzione
Il periodo della riproduzione è tra marzo e luglio. I maschi costruiscono un nido pulendo il fondo e formando una depressione. Eseguono quindi una "danza" nuziale per attirare le femmine che poco dopo la deposizione abbandonano il nido lasciando al maschio l'onere delle cure parentali, in questo periodo il maschio difende strenuamente il nido allontanando tutti gli intrusi anche di taglia notevole. Questo comportamento lo espone alla pesca di frodo per la relativa facilità di cattura.
 
Alimentazione
Si nutre di piccoli pesci, anfibi, invertebrati, a volte anche di volatili di piccole dimensioni.
 
Stato di conservazione
Risente della pesca e dell'inquinamento delle acque causato soprattutto da insetticidi e diserbanti.
 
Pesca
È forse la specie maggiormente apprezzata dai pescatori sportivi che praticano la tecnica dello Spinning e/o Casting ed è in forte espansione in tutto il mondo il mercato di esche artificiali ad essa dedicate. Le carni sono buone, non inferiori a quelle del persico reale.
 
Acquariofilia
Viene allevato e riprodotto con successo in cattività, solitamente viene allevato nei laghetti artificiali
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 22:22:14, in SPECIE ITTICHE, linkato 3801 volte)
 
BOTTATRICE - LOTA LOTA
 
Lota lota, conosciuto comunemente come bottatrice, è il solo pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Gadidae, comprendente molte specie di pesci d'acqua salata dell'ordine Gadiformes.
 
Distribuzione e habitat
La bottatrice ama le acque lacustri purché limpide e stagnanti, dove può stazionare sul fondo e nascondersi sotto le radici delle piante o in qualche cavità. È diffusa nel vasto territorio circumartico (Russia, Canada, Fennoscandia) nonché in Italia (lago Maggiore, lago d'Iseo, di Como e Garda) ed in Francia.
 
Descrizione
Presenta un corpo allungato, a sezione circolare, coperto di piccole scaglie lisce con pelle vischiosa. Alla bocca, molto larga, due barbigli. Possiede due dorsali, la prima delle quali è breve mentre la seconda è molto lunga. L'anale è allungata, le pettorali ampie e robuste. La pinna caudale è tondeggiante. La livrea presenta un fondo che varia dal bruno al verde al giallastro, marmorizzato di bruno (così come le pinne). Il ventre è quasi bianco.
 
Raggiunge una lunghezza massima di 180 cm, per un peso massimo di 34 kg, tuttavia è più comune imbattersi in esemplari dai 25 ai 100 cm con un peso di 8 kg.
 
Riproduzione
La fregola avviene in inverno, tra novembre e marzo, a seconda della zona geografica. I maschi arrivano per primi nei luoghi di deposizione. Si può affermare che avviene una riproduzione di gruppo, poiché tutti i riproduttori spingono verso il centro, formando un groviglio di corpi, ed emettendo uova e sperma. Le uova sono giallo-ambra, con un diametro intorno a 1 mm. L'incubazione dura da 30 a 70 giorni, a seconda della temperatura.
 
Alimentazione
La bottatrice è un pesce molto vorace: caccia pesci più piccoli, invertebrati ed anche pesci morti. Si alimenta solo di notte o in caso di intorbidamento delle acque.
 
Predatori
Durante le fasi giovanili può essere preda di lucci, black bass e persici reali.
 
Pesca
Viene spesso pescato di notte dai pescatori di anguille, e anche a scopo industriale, essendo una fonte di olio e usata per la preparazione di farina di pesce. Il suo fegato, essiccato e salato, è commerciato in molte zone d'Europa.
 
Ha carni prelibate, molto apprezzate.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 22:16:10, in SPECIE ITTICHE, linkato 1270 volte)
 
BARBO - BARBUS
 
Il genere Barbus comprende 344 specie di pesci d'acqua dolce appartenenti alla famiglia Cyprinidae e conosciute con il nome comune di Barbo.
 
Distribuzione geografica
Fino ad alcuni anni fa si tendeva a considerare il genere Barbus presente, oltre che nell'intera Europa, anche in tutta l'Asia e l'Africa. Attualmente dopo studi molecolari e genetici, il genere è stato smembrato e, sebbene la tassonomia del gruppo sia ancora quanto mai confusa, si può stabilire che nessuna specie di Barbus viva più ad est dei tributari del mar Caspio e a sud del deserto del Sahara.
 
 
Barbus tyberinus
Barbus barbus
Barbus barbus - Esemplare giovanile
Barbus graellsii
Barbus peloponnesius
Barbus bocagei
Barbus petenyi
Barbus microcephalus
 
Descrizione
La maggior parte delle specie del genere ha corpo piuttosto allungato, appiattito sul ventre e leggermente convesso nella parte dorsale. La bocca è in posizione ventrale ed è circondata da 4 barbigli. Le labbra sono carnose e il labbro inferiore è modificato e spesso porta un lobo rivolto indietro il cui studio ha una notevole importanza tassonomica. Altro carattere importante per la determinazione delle specie è il'ultimo raggio non biforcato della pinna dorsale: questo può essere morbido o rigido e dotato di una seghettatura sul lato posteriore. Sfortunatamente tutti questi caratteri compaiono solo una volta raggiunta l'età adulta, riconoscere un esemplare giovanile, specie in ambienti dove siano state introdotte molte specie alloctone, può essere impossibile. La livrea cambia con l'età, i giovanili sono di solito uniformemente coperti di macchiette scure. Le dimensioni, in alcune specie extraeuropee, possono raggiungere oltre 10 kg.
 
Tassonomia
Come già detto il genere Barbus è stato suddiviso in vari altri generi di cui due presenti in Europa, Barbus e Luciobarbus, a cui appartiene L. graellsii introdotto anche nelle acque toscane. Tutti gli altri barbi italiani (B. plebejus, B. tyberinus, B. caninus e l'alloctono B. barbus) sono da ascriversi al genere Barbus. I due generi sono ditinguibili in base alla struttura delle labbra ed alla disposizione dei tubercoli nuziali che si sviluppano sulla testa durante il periodo riproduttivo.
 
Specie europee:
Barbus albanicus;
Barbus balcanicus;
Barbus barbus, o Barbo europeo;
Barbus bocagei;
Barbus brachycephalus;
Barbus caninus, o Barbo canino;
Barbus capito;
Barbus carpathicus;
Barbus comizo;
Barbus cyclolepis;
Barbus euboicus;
Barbus graecus;
Barbus graellsii, o Barbo spagnolo;
Barbus guiraonis;
Barbus haasi;
Barbus macedonicus;
Barbus meridionalis;
Barbus microcephalus;
Barbus peloponnesius;
Barbus petenyi;
Barbus plebejus, o Barbo padano;
Barbus prespensis;
Barbus sclateri;
Barbus steindachneri;
Barbus tauricus;
Barbus tyberinus, o Barbo appenninico.
 
Alcune specie extraeuropee:
Queste specie sono state in gran parte attribuite ad altri generi quali: Carasobarbus, Puntius, Luciobarbus, etc.
 
Babrus ablabes;
Barbus aboinensis;
Barbus acuticeps;
Barbus afrohamiltoni;
Barbus aliciae;
Barbus alluaudi;
Barbus aloyi;
Barbus altianalis;
Barbus altidorsalis;
Barbus alvarezi;
Barbus amanpoae;
Barbus amatolicus;
Barbus ambassis;
Barbus amboseli;
Barbus andrewi;
Barbus anema;
Barbus annectens;
Barbus anniae;
Barbus anoplus;
Barbus ansorgii;
Barbus apleurogramma;
Barbus arabicus;
Barbus arambourgi;
Barbus arcislongae;
Barbus argenteus;
Barbus aspilus;
Barbus aspius;
Barbus atakorensis;
Barbus atkinsoni;
Barbus atromaculatus;
Barbus bagbwensis;
Barbus barbulus;
Barbus barnardi;
Barbus barotseensis;
Barbus batesii;
Barbus baudoni;
Barbus bawkuensis;
Barbus callensis;
Barbus eburneensis;
Barbus fasciolatus;
Barbus fritschii;
Barbus kerstenii;
Barbus lacerta;
Barbus longifilis;
Barbus oligolepis;
Barbus oxyrhynchus;
Barbus paludinosus;
Barbus paucisquamatus;
Barbus poechii;
Barbus radiatus aurantiacus;
Barbus radiatus radiatus;
Barbus salessei;
Barbus somereni;
Barbus stigmatopygus;
Barbus tiekoroi;
Barbus thessalus;
Barbus traorei;
Barbus trispilos;
Barbus walkeri;
Barbus wurtzi;
Barbus zanzubaricus.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 22:09:10, in SPECIE ITTICHE, linkato 5782 volte)
 
AGONE - CHEPPIA - ALOSA FALLAX LACUSTRIS
 
L' Agone (Alosa agone, syn. Alosa fallax lacustris) è un pesce di acqua dolce appartenente alla famiglia dei Clupeidi dell'ordine degli Clupeiformes.
 
Distribuzione ed habitat
E' stanziale nei grandi laghi prealpini dove ha abitudini pelagiche.
E' stato introdotto con successo nei laghi vulcanici laziali.
Nel Lago Omodeo, creato in seguito allo sbarramento del fiume Tirso, delle cheppie rimaste intrappolate si sono trasformate in agoni in una decina d'anni. Sempre in Sardegna, è presente anche nel lago medio del Flumendosa, in notevole quantità.
 
Descrizione
La tipologia caratterizzata da esemplari di dimensioni ridotte e con poche macchie sul dorso (fino 4 o 5) è tipica del Lago di Como. In altri laghi prealpini, soprattutto nel Lago di Lugano e nel Lago di Garda, è invece più diffusa un'altra varietà i cui individui hanno dimensioni leggermente maggiori e più macchie sul dorso (fino a 9 - 10).
 
 
Riproduzione
La stagione degli accoppiamenti comincia in maggio e si protrae fino ad agosto, talvolta anche fino a settembre.
La riproduzione avviene nei bassi fondali ghiaiosi e sabbiosi.
 
Alimentazione
L'alimentazione è esclusivamente planctofaga.
 
Pesca
La pesca amatoriale dell'agone è consentita soltanto a partire dal 15 giugno con mosche artificiali (massimo 5 per lenza) durante il giorno, oppure con il quadrato (rete di forma quadrata montata su un telaio dotato di manico) dopo il tramonto.
La tipologia lariana è ritenuta la più raffinata in quanto dotata di carni più magre, adatte all'essicazione e quindi alla preparazione dei misultin: agoni eviscerati, salati, essiccati, quindi pressati ed inscatolati con foglie di alloro. Per essere consumati, vengono scaldati sulla griglia rapidissimamente da entrambi i lati e serviti con polenta, talvolta persino freddi.
 
Tassonomia
È una sottospecie dell'Alosa fallax che, rimasta intrappolata nei laghi subalpini, si è adattata alle peculiari condizioni di vita dell'ambiente lacustre.
È da alcuni ittiologi considerata una specie a se (Alosa agone), questa interpretazione è contrastata dalla maggioranza degli specialisti, anche visto quello che è successo nel lago Omodeo, dove le cheppie sono diventate agoni in soli 10 anni. Anche analisi molecolari e genetiche sembrano dimostrare che non esiste una vera divergenza tra le due forme.
 
Curiosità
Tipico della tradizione culinaria del Lago di Como è l'Agone essiccato, meglio noto come Missoltino.
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 21:59:44, in SPECIE ITTICHE, linkato 10971 volte)
 
PESCE GATTO (AFRICANO) - CLARIAS GARIEPINUS
 
La famiglia dei Claridi comprende più di 100 specie. Clarias Gariepinus è indigeno in Africa centrale e meridionale ma è stato importato in tutto il resto del continente, non a caso risulta la specie ittica d’acqua dolce più commercializzata nel continente. Laddove ha fatto la sua comparsa e si è acclimatato, ha alterato l’equlibrio della comunità ittica esistente.
 
Caratteristiche morfologiche
Il corpo ha una forma allungata, cilindrica, leggermente compressa in senso dorso ventrale nella porzione cefalica. Il capo è appiattito molto ampio e porta in posizione terminale una bocca molto larga e dotata di 6 lunghi barbigli (2 sopra e 4 sotto). La pinna dorsale e la ventrale sono sviluppate in lunghezza, mentre la caudale è più piccola e di forma arrotondata. Le aperture branchiali sono assai ampie. La colorazione è brunastra, più scura sul dorso e schiarentesi invece a livello del ventre. Negli stadi giovanili il corpo è caratterizzato da una diffusa punteggiatura che scompare negli adulti. Si tratta di una specie di grossa taglia che può raggiungere i 150 cm e pesare fino a 60 Kg.
 
Ecologia
Il pesce gatto africano è una specie bentonica, vive a stretto contatto col fondo in una grande varietà di ambienti. Popola quasi tutti i tipi di acque ad esclusione di quelle dei laghi al di sotto dei 20 m di profondità. Predilige acque calde (19-27°C) ma si adatta discretamente a diverse condizioni ambientali, potendo resistere persino a condizioni di asciutta temporanea, grazie alla presenza di un organo deputato alla respirazione aerea. E’ in grado di generare scariche elettriche. Nel nostro paese, dove la sua presenza è ancora sporadica, non è in grado di riprodursi. Nel suo areale naturale la stagione della riproduzione ha luogo tra luglio e dicembre, in occasione della stagione delle piogge, in prossimità dei grandi delta. Raggiunge la maturità sessuale a partire da 1 a 4 anni di età. La dieta è onnivora, si nutre di invertebrati acquatici, piante, plancton e pesci ma è in grado di alimentarsi anche in superficie e di sfruttare le più disparate risorse disponibili, come frutti e piccoli vertebrati terrestri.
 
Stato della specie nelle acque italiane e attività di gestione
Il pesce gatto africano viene immesso in diversi laghetti di pesca sportiva italiani, esclusivamente nella stagione estiva. Le catture sporadiche effettuate nei corsi d’acqua del nostro paese sono frutto dell’introduzione di alcuni esemplari, che però non hanno trovato condizioni adeguate alla loro diffusione in questo ambiente, anche per il fatto che nel nostro paese la specie non è in grado di riprodursi.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 19:07:08, in SPECIE ITTICHE, linkato 3306 volte)
TRIOTTO, TRIOTTO PADANO, RUTILIUS AULA
Il triotto (Rutilus aula) un pesce d'acqua dolce, della famiglia dei ciprinidi.
Distribuzione e habitat
una specie endemica dei corsi d'acqua della Pianura Padana, presente anche in alcuni fiumi dell'Istria slovena e croata[1] . stato introdotto in molti corsi d'acqua dell'Italia peninsulare dove ha formato popolazioni stabili (fenomeno noto come transfaunazione.
Predilige acque stagnanti o a corrente lentissima con ricca presenza di vegetazione acquatica.
Descrizione
Il triotto abbastanza snello ed un po' compresso lateralmente. La livrea argentea con tonalit verdastre sul dorso e con una striscia scura (spesso con riflessi violacei) sul fianco. L'iride dell'occhio rossastra mentre le pinne sono incolori o verde brunastro.
Riproduzione
Il periodo della fregola avviene in tarda primavera.
La femmina depone migliaia di uova di circa 1 mm di diametro, che si schiudono in 5-10 giorni, a secondo della temperatura dell'acqua.
Alimentazione
Ha dieta onnivora, nutrendosi di vegetali, crostacei, vermi ed insetti.
Effetti ecologici della sua introduzione
A causa della sua introduzione nell'areale della congenere rovella (dove prima non era presente) si sono trovate in simpatria le due specie. Si verificato un certo differenziamento dell'habitat fra le due, infatti la rovella prevalente nei corsi d'acqua in cui c' un minimo di corrente, dove la vegetazione pi scarsa e dove il fondo pi sabbioso mentre il triotto prevale nelle acque ferme, ricche di vegetazione sommersa ed a fondo fangoso o terroso. Comunque la sua introduzione ha prodotto una netta rarefazione della rovella.
Pesca
molto conosciuto dai pescatori come pesce da gara, ma poco apprezzate risultano le sue carni, buone ma liscosissime e poco consistenti. Viene spesso confuso e scambiato per altri pesciolini suoi simili (alborella, rovella, scardola).
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 19:03:47, in SPECIE ITTICHE, linkato 2314 volte)
SCARDOLA, SCARDINIUS ERYTHROPHTHALMUS
Distribuzione e habitat
diffusa nelle acque dolci dell'Europa e dell'Asia occidentale. Vista la sua rapidissima riproduzione e la sua resistenza anche ad acque inquinate e poco ossigenate la si considera infestante e potenzialmente pericolosa per l'ecosistema.
In Italia presente sull'intero territorio ed frequentissima nei medi e grandi laghi del Nord (Pusiano, Garda, Maggiore e Iseo) e del centro (Bolsena).
Abita acque calme (laghi, stagni) e fiumi a corrente lenta, con generosa presenza di piante acquatiche tra cui si riproduce.
Descrizione
La forma del corpo tipica di quella della famiglia Cyprinidae: compresso ai fianchi, con dorso piuttosto alto e ventre pronunciato in et adulta. I giovani sono pi filiformi.
La Scardola presenta grosse scaglie dai magnifici riflessi argentei, cos appunto come la sua livrea, che vede anche dorso e fianchi dai riflessi dorati, mentre il ventre quasi bianco. Le pinne negli adulti sono rosse.
Raggiunge una lunghezza di 50 cm e un'aspettativa di vita di oltre 18 anni.
Riproduzione
La deposizione avviene tra maggio e luglio: le uova, piccole e opaline, sono deposte tra le piante, alle quali si attaccano tramite un muco adesivo.
Alimentazione
La Scardola ha dieta onnivora, si ciba di insetti, pesci, crostacei, zooplancton e detriti vegetali.
Predatori
preda abituale di lucci, lucioperche e siluri.
Pesca
Dato che abbocca voracemente a qualsiasi esca animale le venga presentata un pesce apprezzato soprattutto da bambini alle prime armi e da garisti mentre piuttosto detestato da tutti gli altri in quanto spesso rende impossibile la pesca a prede pi pregiate. Le sue carni sono insipide e liscosissime, pertanto il suo interesse commerciale totalmente nullo. Esemplari di piccole dimensioni puliti, aperti a libro e diliscati si prestano al consumo impanati e fritti.
Nota tassonomica
Alcuni autori riconoscono come specie a s Scardinius scardafa (Bonaparte 1837) endemica dell'Italia centro-meridionale. Questa specie riconosciuta solo da una minoranza di ittiologi e sarebbe quasi estinta sopravvivendo solo in alcuni bacini lacustri del centro Italia.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 16:54:06, in SPECIE ITTICHE, linkato 20892 volte)
 
PESCE GATTO (AMERICANO) - ICTALURUS PUNCTATUS
 
Il pesce gatto maculato (Ictalurus punctatus Rafinesque, 1818) è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia degli Ictaluridi ed all'ordine dei Siluriformi.
 
Caratteristiche morfologiche
Appare molto simile al comune pesce gatto ma presenta le seguenti differenze:
 
pinna caudale nettamente forcuta
colore marrone chiaro, grigiastro o oliva con macchie rotonde più scure (possono mancare negli esemplari più grandi che possono avere un colore molto scuro o quasi nero, soprattutto i maschi), il ventre è molto chiaro.
bocca più piccola
dimensioni molto più grandi (fino 25 kg negli USA)
 
Distribuzione e habitat
È originario del bacino del Mississippi nel Nord America, è stato introdotto nel secolo scorso nelle acque interne europee ed italiane (Po e fiumi toscani come Arno ed Ombrone) dove si è perfettamente adattato.
Vive in acque mediamente correnti fluviali con fondi sassosi o terrosi, acque chiare e ben ossigenate.
 
Alimentazione ed abitudini
Essenzialmente carnivoro, si nutre soprattutto di pesciolini, piccoli crostacei, molluschi, insetti e larve.
Ha abitudini notturno-crepuscolari.
 
Effetti biologici conseguenti alla sua introduzione
La specie è predatrice e può seriamente danneggiare le popolazioni di pesci autoctone dei corpi idrici in cui viene immesso.
 
Pesca
Si cattura sia a passata che a fondo ma abbocca anche alle esche artificiali utilizzate per lo spinning. Le esche preferite sono vermi ed esche animali in genere. Si pesca soprattutto la notte. Le carni sono apprezzate per il buon sapore (che non presenta mai gusto di fango) tanto da avere un ruolo di primo piano nell'acquacoltura (soprattutto negli USA).
 
Dove pescare il pesce gatto americano?
G.P.O., se abitate nelle vicinanze di Bologna, vi consiglia i laghetti del rosario di Bologna dove è presente un discreto numero di pesce gatti americani anche di taglia e in estate troverete anche i pesce gatti africani
se volete leggere l'articolo del G.P.O dedicato a  questi laghetti cliccate qui: laghetti del rosario di Bologna
 
Ricetta per il pesce gatto americano
Pulite bene il pesce e possibilmente spellatelo immergendolo per circa un minuto nell'acqua bollente.
Preparate una ciotola con un uovo sbattuto con sale e pepe q.b.
Preparate un'altra ciotola con pane grattato e procuratevi uno spicchio di aglio.
Tagliate a tronchetti il pesce, strofinatelo con lo spicchio di aglio, immergetelo nell'uovo e poi rotolatelo subito nel pane grattato e immergetelo nell'olio della padella finche' avrà un colorino dorato e ....buon appetito : - )
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 16:47:50, in SPECIE ITTICHE, linkato 13354 volte)
 
PESCE GATTO (NOSTRANO) - AMEIURUS MELAS
 
Ameiurus melas, conosciuto comunemente come Pesce gatto, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Ictaluridae
 
Distribuzione e habitat
Ha il suo areale nelle zone occidentali degli Stati Uniti d'America dai Grandi Laghi al Messico settentrionale da cui è stato introdotto in Italia ed in gran parte dell'Europa nei primi del 900.
Ha come habitat i fiumi a lento corso, i laghi e gli stagni.
È un pesce di straordinaria resistenza, in grado di sopravvivere in ambienti fortemente inquinati, poco ossigenati e persino per qualche ora fuori dall'acqua.
 
Caratteristiche
Sulla pinna dorsale possiede un grosso aculeo velenoso in grado di provocare ferite molto dolorose; un altro aculeo è presente sul primo raggio delle pinne pettorali che all'occorrenza possono servire anche a muoversi fuori dall' acqua.
Presenta inoltre una seconda pinna dorsale adiposa e pinna caudale omocerca (con i 2 lobi uguali). Possiede otto barbigli piuttosto sviluppati sui quali sono presenti migliaia di organi di senso e papille gustative.
Raggiunge i 60 cm ed eccezionalmente il peso di 3 kg.
 
Riproduzione
Il nido viene preparato dalla femmina pulendo un tratto di fondo fangoso dai detriti. Il corteggiamento avviene con strofinio reciproco dei barbigli. Entrambi i genitori difendono ed ossigenano le uova.
Queste modalità riproduttive rendono la specie fortemente competitiva rispetto ai ciprinidi europei che, invece, abbandonano uova e larve dopo la deposizione.
 
Alimentazione
È sostanzialmente un pesce spazzino: la sua alimentazione nei primi mesi di vita comprende larve, vermi e piccoli molluschi e in età adulta piccoli pesci vivi e morti oltre ad invertebrati e sostanze organiche di ogni tipo.
Si alimenta soprattutto la notte o in giornate nuvolose.
 
Pesca
La pesca avviene soprattutto di notte con la tecnica della pesca a fondo impiegando esche animali di qualsiasi tipo (anche un pezzo di carne può andar bene). Le carni sono molto apprezzate ed è anche oggetto di acquacoltura.
 
Effetti ecologici della sua introduzione
La sua immissione nelle acque europee ha fortemente danneggiato le specie autoctone di pesci, soprattutto la tinca, dato che la specie è fortemente competitiva e pressoché priva dei nemici naturali (neanche il luccio preda questa specie a causa delle spine velenose).
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 01/04/2011 @ 16:40:16, in SPECIE ITTICHE, linkato 2737 volte)
 
ANGUILLA - ANGUILLA
 
Anguilla è un genere di pesci ossei, dell'ordine Anguilliformes, appartenenti alla famiglia Anguillidae.
 
Descrizione
L'anguilla presenta un corpo subcilindrico, serpentiforme. La testa è allungata e depressa, la mandibola è prominente.
Le pinne dorsale, anale e caudale sono unite in un'unica struttura composta da almeno 500 raggi; le pinne pettorali hanno 14-18 raggi, le pinne ventrali sono assenti. Il corpo dell'adulto è rivestito di scaglie cicloidi molto piccole, di forma ellittica, disposte in gruppi irregolari sul corpo, sulla testa e alla base delle pinne; in genere queste scaglie sono poco evidenti perché nascoste da uno spesso strato di muco.
La livrea è grigio-bruna o verdastra, in età adulta. I piccoli sono in genere trasparenti.
 
 
La particolarità che rende interessante questo genere anche ai meno esperti è il suo ciclo vitale catadromo: nonostante siano ancora numerosi gli aspetti sconosciuti, appare confermato che le anguille adulte migrano dai corsi d'acqua continentali verso il mar dei Sargassi (50-65° W, 20-30° N), dove avviene la riproduzione. Questo avviene sia per l'anguilla europea (A. anguilla) sia per la specie americana (A. rostrata), perciò gli areali di riproduzione vanno parzialmente a sovrapporsi.
 
Ciclo vitale
Iniziamo la descrizione del ciclo vitale proprio dal mar dei Sargassi, dove vengono deposte le uova. Una femmina può deporre da 1 a 6 milioni di uova pelagiche, del diametro di 1-3 mm, che schiudono solo a temperature superiori ai 20 °C portando alla “luce” le larve, chiamate leptocefali. Il leptocefalo alla nascita è trasparente, misura 4-5 mm ed è nastriforme; inizia la sua migrazione verso le coste europee e nord-africane (per A. anguilla) sfruttando la corrente del Golfo e la corrente Nord-Atlantica. Dopo circa 2 mesi assume morfologia fogliforme. Le larve raggiungono le coste europee dopo un viaggio la cui durata (7-24 mesi) e modalità (trasporto passivo o nuoto attivo) sono tuttora oggetto di discussione. In prossimità delle coste le larve (leptocefali), subiscono un metamorfosi, diventando cieche, piccole anguille (60-90 mm) non ancora pigmentate. Le cieche possono colonizzare le acque interne, gli estuari o trattenersi in acque costiere secondo quanto emerso da recenti studi sul rapporto Ca/Sr degli otoliti di individui adulti.
 
Insediatesi nel nuovo ambiente le cieche pigmentano e subiscono una nuova metamorfosi verso lo stadio di anguille “gialle”: si completa la formazione delle scaglie, gli occhi si riducono, la testa si allarga, la colorazione diventa bruna sul dorso e giallo-limone sui lati. Trasformazioni che rendono gli animali più adatti alle acque continentali. Non si ha ancora tuttavia il raggiungimento della maturità sessuale, le anguille gialle sono quindi da considerarsi “sub-adulte”.
 
Durante questo periodo le anguille mostrano comportamenti sedentari, si muovono di notte alla ricerca di cibo e durante il giorno rimangono ferme e si riparano, quando possibile, scavando rifugi nel fondale fangoso. La maturità sessuale inizia al raggiungimento di 30-35 cm per i maschi e 40-50 per le femmine. L'accrescimento è positivamente correlato alla temperatura ed alla salinità per cui individui presenti in aree costiere del mediterraneo raggiungeranno la taglia di maturazione molto prima che individui stanziatisi in acque interne del nord Europa. Di conseguenza la vita delle anguille gialle ha durata variabile: 3-10 anni per i maschi, 5-25 anni per le femmine. Il raggiungimento della maturità sessuale comporta una serie di radicali trasformazioni, al termine delle quali l'anguilla è detta “argentea” o “argentina”. Le gonadi completano il loro sviluppo, le narici si dilatano, gli occhi raddoppiano la loro grandezza, la testa assume forma stretta ed acuta; le pinne pettorali divengono lanceolate, scaglie e linea laterale si fanno più evidenti, si determina una contro-colorazione del corpo. A causa dell'estrema riduzione del sistema digerente, l'alimentazione viene sospesa e grandi quantità di grasso corporeo (fino al 40% della massa corporea)vengono stivate per la migrazione verso il luoghi di riproduzione nel Mar dei Sargassi. Il processo di maturazione viene completato durante gli oltre 5000 km di migrazione.
 
La migrazione verso il mare dell'anguilla europea, A. anguilla, inizia di solito nella seconda metà dell'anno, con un picco in settembre-ottobre. Generalmente compiuta di notte, la prima fase è stata correlata alle fasi lunari: il passaggio massiccio di anguille “argentee” attraverso la foce del fiume si ha durante l'ultimo quarto.
 
All'arrivo al mar dei Sargassi, le anguille iniziano il processo di ricerca del compagno e di accoppiamento. Di questa fase non si conosce quasi nulla: probabilmente le anguille si accoppiano a profondità fino a 1000 metri. Dopo la riproduzione, gli individui muoiono e le neonate larve vengono trasportate dalla corrente del Golfo e del Nord Atlantico verso le coste dell'Europa e Nord Africa.
 
Curiosità
Tra i metodi di pesca all'anguilla, soprattutto nelle valli liguri nel primo novecento, è nota la pesca vàregu, il cui nome deriva dal nome dell'arbusto. Questo metodo consisteva nell'estrarre la lunga radice della pianta, insacchettarla e schiacciarla con i piedi nell'acqua. La reazione delle sostanze contenute nella radice, fortemente urticanti, provocavano dopo qualche ora la fuoriuscita delle anguille dai nascondigli e la conseguente cattura tramite reti predisposte in anticipo dai pescatori dell'epoca, a volte per stordimento e a volte per morte naturale.
 
Inoltre dispongono di una notevole resistenza fuori dall'acqua, potendo spostarsi per ore sulla terraferma strisciando come un serpente, trasferendosi da una zona acquatica ad un'altra.
 
Specie
Anguilla australis
Anguilla rostrataAnguilla anguilla (Linnaeus, 1758)
Anguilla australis Richardson, 1841
Anguilla bengalensis (Gray, 1831)
Anguilla bicolor McClelland, 1844
Anguilla borneensis Popta, 1924
Anguilla breviceps Chu & Jin in Chu, 1984
Anguilla celebesensis Kaup, 1856
Anguilla dieffenbachii Gray, 1842
Anguilla interioris Whitley, 1938
Anguilla japonica Temminck & Schlegel, 1846
Anguilla malgumora Kaup, 1856
Anguilla marmorata Quoy & Gaimard, 1824
Anguilla megastoma Kaup, 1856
Anguilla mossambica (Peters, 1852)
Anguilla nebulosa McClelland, 1844
Anguilla nigricans Chu & Wu in Chu, 1984
Anguilla obscura Günther, 1872
Anguilla reinhardtii Steindachner, 1867
Anguilla rostrata (Lesueur, 1817)
 

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