GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 LA RESSA PRIMA DEI SORTEGGI AL 2° VAN DEN EYNDE 2010... di Admin G.P.O.
 
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IL G.P.O. IMOLESE TUBERTINI
è l'unica società di pesca italiana sponsorizzata
dal noto marchio di pasture belga
Marcel Van den Eynde, fondato dal
3 volte campione del mondo di pesca al colpo
Marcel Van den Eynde


G.P.O. IMOLESE TUBERTINI
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A PESCA CON IL CAMPIONE FRANCESE JEAN DESQUE'
FOUILLIS E VER DE VASE ALLA FRANCESE!
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatoti, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPO Imolese Tubertini)
 
L'occasione di incontrare un grande campione su di un campo di gara non e' certo cosa di tutti i giorni, se poi questi e' uno dei piu' forti pescatori francesi, protagonista del palcoscenico alieutico internazionale, ecco che l'opportunita' diventa veramente ghiotta.
Nella settimana precedente la prima prova dell'Elite Nord, a fine marzo, il grande Jean Desque' era di passaggio sui campi gara di Medelana ed Ostellato Covato, e cosi' Umberto Tarterini ed io non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di incontrare il campionissimo transalpino.
Desque', per chi non lo conoscesse, e' una delle icone sportive della nazionale francese, specialista delle pasture, degli ingredienti e di tutti quei prodotti atti ad attirare i pinnuti sul nostro luogo di pesca.; questa volta voglio porre l'accento su di un argomento su cui i francesi sono maestri indiscussi, non foss'altro perche' sono stati tra i primi a trattarlo: la preparazione e l'utilizzo di fouillis e ver de vase, le esche simbolo della pesca agonistica.
Di recente mi ero occupato delle metodiche di raccolta e conservazione delle larvette rosse ed in questa occasione completo il discorso.
Desque' ha iniziato parlando del ver de vase e del modo di conservarlo e trasportarlo. Per fare questo ha sfoderato un paio di bottiglie di plastica, di quelle per l'acqua minerale, all'interno delle quali sguazzavano, nel vero senso della parola, un discreto quantitativo di ver de vase di differente qualita'.
Jean, non dirmi che ora ci facciamo un brindisi al ver de vase?!
Certo che no! Stai semplicemente vedendo il modo piu' semplice ed efficace di mantenere in ottime condizioni i nostri piccoli amici. Qui ce ne sono di due provenienze diverse: dell'autoctono francese e del russo. Puoi vedere la differenza di taglia e di colore. Sono entrambi validi, comunque. Per noi il ver de vase e' l'esca principe, la piu' gradita dai pesci, che la trovano in natura. Dedichiamo grande cura al suo mantenimento e, come hai visto, e' stata la prima cosa che ho preparato. Pensa che quello francese che vedi qui ha gia' un mese; sono stato l'altra settimana in Inghilterra per una prova con la mia nazionale, dopo aver fatto due gare in Francia in precedenza e lo portero' sabato ai miei amici italiani che gareggeranno qui domenica. Come vedi e' ancora molto bello, rosso e vitale ed tutto merito del sistema di conservazione, che va fatta ad una temperatura di 7/8.
Quello russo, invece, famoso per la sua dimensione, solitamente arriva piu' sporco e molle e deve essere lavorato di piu'. Innanzi tutto deve essere pulito e filtrato molto bene, poi va conservato ad una temperatura inferiore, attorno ai 4/ 5. In questo modo la loro pelle si indurisce, si conservano meglio e si innescano piu' facilmente. Il segreto sta nel mantenere la giusta temperatura, nel frigorifero e nella borsa termica, nel cambio frequente dell'acqua e nella pulizia da eventuali residui vegetali e larve morte.
La bottiglia in plastica, e non la carta, e' il modo migliore di mantenere questa esca, che vive in acqua e in acqua si conserva meglio. La bottiglia deve essere riempita al massimo d'acqua con circa un bicchiere o poco piu'  di larve per bottiglia. E importante che rimanga dell'ossigeno all'interno. In questo modo si conservano bene per un paio di giorni, al freddo. Se si ripetono queste operazioni regolarmente la qualita' delle esche migliora e il loro rendimento in pesca aumenta in modo enorme.
La prima operazione di Desque', appena scelto il posto di pesca, e' stata, infatti, la preparazione di una piccola bacinella colma d'acqua con un setaccio a maglie medio/fini, immerso per due dita sotto il pelo dell'acqua. Dopo aver preparato questo ha rovesciato il contenuto di una delle bottiglie sul setaccio ed ha lasciato il tutto in disparte. Subito i ver de vase, per istinto, hanno iniziato a passare attraverso il setaccio per depositarsi sul fondo della bacinella e nel giro di 10/15 minuti in sospensione sono rimaste solo le larve morte o poco mobili.
In seguito, con un setaccio a maglie finissime, ha scolato l'acqua della bacinella recuperando tutte le esche vive e vitali e le ha posizionate in una matrioska ancora con acqua fredda ove conservarle per la pescata.
Jean, per voi il ver de vase l'esca principe
Certo, la prima in assoluto, la preferita dai pesci e dalle breme. Dopo di loro vengono i piccoli lombrichi, poi i caster ed infine il bigattino, ma solo in quarta posizione. Sappiamo che voi usate in prevalenza il bigattino, siete abituati e avete abituato il pesce, che quindi lo mangia bene. Ma in natura la breme mangia prevalentemente ver de vase e lombrichi. Anche il caster non e' conosciuto, ma quando lo conoscono lo mangiano pi volentieri del bigattino.
Parliamo allora dell'innesco del ver de vase
In merito all'innesco, la cosa piu' importante e' che rimangano vivi anche una volta sull'amo. In certi casi di grande densita' di pesci si puo' anche trascurare sulla vitalita', basta il boccone grosso, ma generalmente la vitalita' e' fondamentale. La maniera corretta di innescarlo e' quella di appuntarlo tra un segmento e l'altro, dove e' piu' stretto e la pelle piu' dura. Mai attaccarlo per la testa, perche' immediatamente cade e perde vitalita' ed attrazione.
Dopo aver visto tutte le manovre corrette per l'uso del ver de vase, passiamo al fouillis, le larve che sono l'ingrediente principale della nostra pastura. Anche in questo caso Jean ha due differenti tipi di larve, di provenienza diversa.
Anche per il fouillis la cura e la meticolosita' di Jean sono estreme. Gli involucri di carta vengono estratti da una borsa termica che ne garantisce il mantenimento alla giusta temperatura.
Esistono vari tipi di fouillis in commercio: qui ne abbiamo di quello russo e di quello autoctono. Il primo molto bello, leggermente fluorescente ma solitamente quando arriva fa una grande puzza, e a me questo non piace. In questo caso, se posso, cerco di averlo almeno un paio di giorni prima del suo uso, per lavarlo. Per fare questo sufficiente mettere le larve in un secchio con dell'acqua e pochissimo sapone e mescolare il tutto per non piu' di un paio di minuti.
Vedremo subito l'acqua sporcarsi di quanto era sulla superficie delle larve. Dopo averlo risciacquato bene almeno due volte, lo setacceremo e lo rimetteremo nuovamente nella carta pulita. In questo modo miglioriamo di molto la qualita', il tempo di conservazione e la resa del nostro fouillis, che puo' durare anche un mese, se ben conservato.
Quello autoctono un po piu' piccolo, piu' morbido e dopo 4/5 giorni generalmente muore. Questo tipo e' molto buono, soprattutto con i gardon, per i quali rende nettamente piu' di quello russo. A volte, in caso di pesci difficili, quando si va alla ricerca di un pesce, si innescano direttamente sull'amo gli esemplari piu' grossi. Questa e' una cosa che gli inglesi sanno benissimo. Da loro si usa quasi esclusivamente questo tipo di fouillis, e non amano quello russo.
Jean, vuoi dirci come trasporti il tuo fouillis durante le tue lunghe trasferte per lEuropa?
Il modo migliore di mantenerlo e trasportarlo sarebbe dentro fogli di carta bianca o gialla, non patinata e neutra. Si usa molto il giornale ma ideale sarebbe mettere all'interno un foglio di carta bianca, che preserva il fouillis dal contatto con l'inchiostro, e questo non l'aiuta. E solo un particolare ma alla fine tutti i particolari contano per un buon risultato. Il trasporto nella borsa frigo va fatto osservando il rapporto di un chilo di ghiaccio circa ogni due chili di fouillis, per mantenere le condizioni ottimali per 4/5 giorni. La temperatura ideale di mantenimento e' di circa 4 gradi, in modo che il fouillis non si muova, sia in letargo.
Una volta giunti sul campo di gara?
La prima necessita' e' quella di aprirlo, di separare le larve l'una dall'altra, perche' normalmente sono tutte attorcigliate tra di loro. Questa operazione e' indispensabile per poterlo meglio distribuire nella terra o nella pastura o anche semplicemente per incollarlo.
Per fare questa delicata operazione si usa principalmente la terra, sia quella di Somma, la piu' usata, ma anche quella di Riviere, opportunamente setacciate. La scelta nell'impiego tra una terra e l'altra dipende dal tipo e dal colore della pastura o della terra che useremo per pasturare. Se adopereremo pasture marron o gialle, in acque ferme o lente, andra' bene la terra di Somma naturale, se per lo stesso tipo di acque scegliamo una pastura nera e' piu' indicata la terra di Somma nera.
Nel caso di acque veloci e profonde come Medelana, invece, dove si usa molta terra di Riviere anche nella pastura, meglio aprire il fouillis con la stessa terra setacciata fine.
Se intendiamo pasturare con il bicchiere, o comunque impiegare il fouillis puro, si puo' aggiungere alla terra anche un po di collante per fouillis, al fine di ottenere una pallina molto elastica e resistente, facile da fare e che conserva ben vive le larve. Non occorre aggiungere acqua o altro. Anche in questo caso, a seconda del tipo di terra che impieghiamo, otterremo degli effetti diversi: con la terra di Somma l'incollaggio piu' labile, l'apertura si ha durante la discesa sul fondo e si puo' creare un effetto alone; con la terra di Riviere lincollaggio e' piu' tenace e persistente. Tutti piccoli particolari che pero' possono essere fondamentali ai fini della nostra gara.
Sino ad ora ci hai illustrato come aprire e mantenere ben vivo il fouillis. Ma quest'esca si puo' usare anche in altra maniera
Certo! Una possibilita' ulteriore l'abbiamo scegliendo di usare il fouillis vivo oppure morto, sempre in relazione al tipo di pasturazione ma, soprattutto, a seconda dell'ambiente in cui ci troviamo a pescare e alla sua densita' di pesci. Se abbiamo una situazione con tanto pesce, magari di taglia, possiamo usare 2/3 di fouillis dentro la pastura ed 1/3 nella terra; al contrario, in presenza di piccoli pesci, che entrano a fatica e che vanno stimolati con qualcosa di vivo da trovare sul fondo, meglio invertire le proporzioni, fino ad arrivare ad usare solo la terra.
L'impiego del fouillis vivo in acque correnti, gettato con la terra di Riviere, ad esempio, puo' essere pericoloso perche' questo tende ad uscire e scendere a valle, portando via il pesce e favorendo il concorrente sotto di noi. L'ideale, in queste condizioni, sarebbe di gettare un 10/15% di fouillis vivo con la terra all'inizio, nella pasturazione iniziale, per far entrare i pesci, e poi mantenerli sotto la nostra canna impiegando nel resto della gara il rimanente fouillis morto, nella pastura o nella terra. In questo modo le larve rimangono nelle palle, non nuotano via e i pesci si fermano sulla zona pasturata.
E per ottenere questo effetto come si fa?
Possiamo fare in vari modi. La pastura, normalmente, gia' uccide il fouillis se lo mescoliamo ad essa con un certo anticipo, In questo modo il fouillis quasi si scioglie nella pastura e gli aromi e i succhi che rilascia impregnano la pastura stessa; un risultato piu' veloce si ottiene mescolando alla pastura sale, in inverno, o zucchero, nella stagione calda. Queste sostanze sono letali per lui. Se invece intendiamo usare solo la terra per pasturare, in commercio si trovano degli additivi specifici per la terra che la aromatizzano ed uccidono il fouillis. In questo modo otteniamo un doppio effetto: uno sul fouillis e uno attrattivo sui pesci. Il fouillis si o' uccidere anche congelandolo, ma occorre sapere che in questo modo tendera' poi a galleggiare e questo effetto puo' essere pericoloso e controproducente e va usato con grande esperienza.
Hai introdotto l'argomento terra. Voi avete un'esperienza enorme in questo campo: cosa hai portato qui, oggi, per le acque italiane?
La terra e' un ingrediente fondamentale quando si usa il fouillis. Quest'esca ha bisogno di essere portata e mantenuta sul fondo, e quello che assolve meglio questo compito e' la terra. Innanzi tutto la terra consente al fouillis di rimanere vivo e, in campi di gara difficili, spesso si usa solamente la terra con il fouillis, per stimolare di piu' i pochi pesci presenti. In caso di grande concentrazione di pesci e di acque veloci, io consiglio di usare il fouillis morto. Per fare questo si possono usare terre profumate o aggiungere degli additivi che uccidono il fouillis, che in questo modo non scorre via con la corrente ma rimane ben piantato sul fondo, nella terra.
Potrei rimanere a parlare con Desque' per ore, di questo argomento e di altri cento, tanto e'la semplicita' e la naturalezza che ha nello spiegarti le cose.
Purtroppo vuole anche pescare
Una altra puntata alla suo prossimo ritorno in Italia.
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatoti, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPO Imolese Tubertini)
 
 
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Di Admin G.P.O. (del 07/01/2012 @ 22:13:54, in ITINERARI, linkato 6762 volte)
IL NUOVO CAMPO GARA DEL CANAL BIANCO A CAVANELLA PO, ADRIA, PROVINCIA DI ROVIGO
Articolo di Angelo Borgatti ( giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPo Imolese Tubertini)
 
Quello di Cavanella Po, in provincia di Rovigo, potrebbe essere la new entry del 2012 nel panorama dei campi di gara di livello nazionale. Ho visto questo tratto di Canal Bianco in compagnia di alcuni agonisti di provata esperienza che hanno approfittato della stagione abbastanza mite per provare questo nuovo campo di gara…
 
 
L’opportunità di parlare di un nuovo, possibile campo gara di livello nazionale non è certo cosa di tutti i giorni, quindi quando se ne presenta l’opportunità non si può lasciar sfuggire. Ho già avuto occasione, in un’altra importante rivista di settore, di parlare di un canale che, di lì a poco, sarebbe assurto a livello nazionale come campo gara; in quell’occasione si trattava del tratto di Po di Volano ubicato nel territorio di Medelana di Rovereto (Fe), famosissimo tra tutti gli appassionati della Pesca al Colpo, oggi sono invece sull’argine del Canal Bianco, nel tratto scorrete sul territorio di Cavanella Po, nel comune di Adria (Ro).
Ho sentito parlare di questo tratto del famoso Canal Bianco, che nel suo lungo tragitto offre all’agonismo altri importanti campi gara di livello nazionale, da un agonista di lungo corso e grande esperienza come Claudio Contiero, incontrato in occasione della premiazione di VOTA IL TUO CAMPIONE, che con le sue descrizioni mi aveva incuriosito talmente da volerci organizzare una pescata.
Ad attendermi il gentilissimo Giovanni Rascacci, da un paio d’anni Responsabile Agonismo Acque Interne della APSAS di Rovigo, che dopo avermi fornito delle utilissime indicazioni per giungere dall’uscita di Rovigo, sull’A13, fino a Cavanella Po dopo aver superato Adria, da squisito padrone di casa mi ha fatto strada ed accompagnato sul campo gara.
L’impressione, appena si percorre la comoda strada asfaltata che costeggia la sponda sinistra, rialzata rispetto al piano della sponda e del terreno circostante, è veramente positiva e maestosa, tanto è spazioso l’orizzonte che abbiamo attorno.
Ci fermiamo in un punto qualsiasi dell’argine, che corre a perdita d’occhio, rettilineo ed uguale, verso est. Mentre prepariamo attrezzature e pasture mi faccio raccontare un po’ di questo bel tratto di Canal Bianco da Giovanni Rascacci
 
Un tratto di Canal Bianco molto interessante. Da quanto tempo usate questo campo di gara per le attività locali?
Localmente e per gare sociali o raduni viene impiegato da diversi anni; come Sezione APSAS viene utilizzato dallo scorso anno in maniera continuativa per i vari campionati provinciali e gare organizzate dalla Sezione di Rovigo; da quest’anno anche la Sezione di Padova vi disputerà alcune gare dei suoi campionati. Da quest’anno anche il Trofeo Veneto ritorna in provincia di Rovigo con una prova che si disputerà proprio qui.”
 
Parlaci delle caratteristiche di questo tratto di Canal Bianco…
In questo tratto il Canal Bianco è largo circa un centinaio di metri. Il campo di gara é assolutamente rettilineo e ubicato su entrambe le sponde, senza interruzioni. Inizia in prossimità di due bettoline ancorate in sponda sinistra, presenti qui da tanti anni, che danno anche il nome a questo tratto di canale, denominato “Chiatte”, e si estende verso valle; la sponda sinistra è classificata campo di gara per un tratto di circa 1800 metri, mentre la sponda destra ospita un campo gara di circa 2400/2500 metri utili. Entrambe le sponde sono percorribili grazie a due comode strade asfaltate poste più in alto rispetto al piano di pesca, non molto larghe, ma che permettono la sistemazione dell’auto sul ciglio della strada, dietro il posto gara, consentendo il transito degli altri veicoli. Siamo molto vicini al mare e il deflusso delle acque del canale risente in maniera importante della marea, che determina sbalzi di livello importanti, anche fino ad un metro. In sponda sinistra, all’inizio del campo gara, in prossimità delle bettoline, la profondità sulla linea della roubaisienne da tredici metri è di circa 2/2.5 metri per i primi settori, per arrivare poi ai 3.5 metri dei settori più a valle; in sponda destra la profondità, alla medesima distanza, è mediamente superiore di circa ½ metro. Naturalmente verso il centro del canale la profondità aumenta anche considerevolmente perché vi è un canale centrale per la navigazione delle grosse bettoline. Le sponde sono realizzate in sassi di varia dimensione e degradano abbastanza rapidamente per alcuni metri dentro l’acqua. Al termine della massicciata troviamo un fondo di terra, generalmente pulito e privo di attaccatoi che consente una passata pulita e lineare. Generalmente la sponda degrada fino ad una distanza di 4/5 pezzi di roubaisienne, dove troviamo il fondo del canale che mantiene una profondità abbastanza costante fino alla 13 metri ed oltre, fino al canale centrale dove passano le bettoline. In questo canale confluiscono le acque di scolo delle campagne circostanti in caso di pioggia e fino allo sbocco in mare non ci sono più chiuse che lo regimano.”
 
Quali sono le tecniche maggiormente impiegate in questo campo gara e le attrezzature necessarie per affrontarlo?
Come attrezzature, innanzi tutto, vista la conformazione della sponda, una cosa fondamentale è disporre di una pedana stabile e abbastanza capiente da potervisi sistemare sopra con il panchetto ed il necessario, in tranquillità e sicurezza. Naturalmente la roubaisienne è la canna regina in queste acque. Si potrebbero usare con profitto pure le canne fisse, anche se le abbiamo messe un po’ in disparte. I pesci presenti sono sostanzialmente breme, di taglia variabile da poche decine di grammi fino agli esemplari da oltre il chilo. I carassi sono enormi ma rari, rarissimi, così come le carpe che rappresentano una variabile veramente remota. Le alborelle sono altrettanto rare; ci sono anche i cefali, soprattutto in taluni periodi, ma sono molto, molto grossi e quasi sempre, se si attaccano, se ne vanno con tutto quanto, quindi non sono oggetto di una specifica ricerca, in gara. Naturalmente non mancano predatori come i siluri o i perca, ma non danno particolarmente fastidio durante le gare. Come lenze qui occorrono praticamente tutte, da 1 grammo ad oltre 25, dal momento che si possono trovare condizioni di velocità delle acque molto variabili, da quasi ferme a molto, molto veloci, a seconda della stagione e della marea.”
 
L’impostazione in gara quindi è abbastanza classica…
Generalmente si fa’ un fondo sostanzioso, con sfarinati piuttosto tenaci, a mano, generalmente ad 11.50 per mantenersi l’alternativa della 13 metri nella seconda parte della gara. Durante la gara, a seconda della risposta delle breme, si continua con più o meno frequenza la pasturazione a scodella, anche se questa non è una regola ferrea, naturalmente.
Si può impostare la gara più corta, 6/7 metri, quando ci sono condizioni di acqua sporca o molto veloce o con una marea molto importante che fa crescere molto il livello. In questi casi i pesci vengono sotto sponda ed allora anche una 6/7 metri fissa può essere molto redditizia.”
 
Come mai un campo di gara di questa portata e con queste caratteristiche di regolarità, capienza e comodità non è mai stato preso in considerazione prima d’ora, con la fame di alternative che ha il mondo dell’agonismo nazionale?
E’ difficile risponderti; io sono in Federazione a Rovigo da un paio d’anni e in questo periodo stiamo cercando di valorizzare i campi gara di cui disponiamo. Probabilmente in precedenza lo spirito era diverso. Certamente posso dirti che anche a livello di Settore Acque Interne nazionale siamo stati contattati per informazioni ed alcuni membri di quell’organo sono venuti a visionare il campo gara in occasione di una manifestazione locale, rimanendone favorevolmente impressionati. Certamente saremmo lusingati della possibilità di vedere un nostro campo di gara teatro di qualche manifestazione importante ma con questo non vogliamo assolutamente che esso venga inflazionato di manifestazioni, pena il rischio di rovinarlo irrimediabilmente. Purtroppo sappiamo cosa può succedere ad un campo di gara ipersfruttato e noi questo vogliamo evitarlo assolutamente.”
 
Mentre Giovanni mi racconta queste cose continuiamo a preparare canne, lenze e pasture e inniziamo a fare il classico fondo iniziale con una decina di palle di terra e pastura arricchite con bigattini stirati. La corrente è molto sostenuta e la direzione della corrente è da valle a monte, segno che la marea è montante ed il livello dell’acqua è in aumento. Abbiamo deciso di partire con grammature differenti, per verificare se vi sono risposte diverse da parte delle breme. Giovanni ha montato una lenza di 6 grammi realizzata con un modello di galleggiante per acque correnti, mentre io ha armato una delle punte con lo stesso galleggiante ma nella versione da 12 grammi. E’ interessante notare lo schema di piombatura con cui sono realizzate le lenza , che consistono in un bulk di 15/20 pallini delle medesime dimensioni posizionato a circa 50 cm dall’asola: sopra a questa, a circa 35/40 cm. dal bulk, 3 pallini  del 7 distanziati tra loro di 5/6 cm; sotto un finale da 20 cm dello 0.12. La dimensione dei pallini, naturalmente, varia in relazione alla portata dl segnalatore, ma lo schema è il medesimo.
Chiedo a Giovanni il perché di questa geometria della lenza: “io preferisco fare un bulk di pallini, anche grossi ma sempre pallini, anziché una sfera, perché preferisco una lenza più morbida, anche in caso di corrente forte come quella di oggi, perché ritengo che lavori meglio in pesca. Lo stesso bulk preferisco posizionarlo abbastanza alto rispetto al fondo perché la velocità della corrente è maggiore negli strati centrali del corso che non rasente al fondo e quindi la zavorra è meglio metterla dove la corrente tira di più. I tre pallini sopra all’ asola, aperti, oltre a tenermi stesa la lenza, mi segnalano molto bene le eventuali starate senza irrigidire troppo il tutto. Anche se c’è una corrente sostenuta, la breme è un pesce sempre molto sospettoso, questo non dobbiamo mai dimenticarlo.”
La corrente “spinge” in maniera considerevole, e la marea montante alza il livello dell’acqua che dal nostro arrivo è già aumentata di oltre 20 centimetri e questo mi fa pensare all’importanza di avere un indicatore del livello dell’acqua a portata d’occhio, come un picchetto graduato o cose analoghe. Intanto la pasturazione comincia a far vedere i suoi effetti ed è Giovanni il primo a vedere in tensione l’elastico. Una breme di circa tre etti finisce nel guadino.
Mentre parlo con Giovanni, da valle si intravvede la sagoma larga e piatta di una enorme bettolina che risale il corso del canale.
Passano spesso queste imbarcazioni, Giovanni?
“Dipende, non c’è una regola. Durante la settimana certamente lavorano e quindi c’è più traffico ma può accadere anche di domenica. L’effetto del loro passaggio, comunque, è meno incidente in questo tratto rispetto ad altri punti più a monte, vista la grande larghezza del canale. Certo l’onda di risacca muove il fondo e la stessa nostra attrezzatura, nassa, piattaforma ecc, debbono essere ben assicurati e piazzati se non vogliamo correre rischi, comunque le gare non ne risentono in modo particolare.”
 
Intanto anch’io ho iniziato a vedere le prime segnate sulla mia lenza. Visivamente, guardando come lavorano le nostre montature, si intuisce che la lenza più sostenuta di Giovanni ora “pesca” meglio della mia più leggera, che per mantenerla in pesca correttamente sono è costretto ad aggiustare più di frequente la traiettoria e a lasciar andare più di sovente il galleggiante da 6 grammi.
In effetti io sono un po’ leggerino…
Ma ho voluto provare a stare più leggero di Giovanni, ma la corrente aumenta sempre più, così come il livello dell’acqua. Ora sotto abbiamo oltre 3.50 metri di profondità e, nonostante questo modello di galleggiante da corrente sia veramente ottimo e ti consenta di stare più leggero rispetto ad altri tipi, i miei 6 grammi sono piuttosto pochi per stare fermo sulla pastura e quindi debbo lasciarlo spesso andare. Infatti, mentre all’inizio vedevo qualche mangiata, ora è Giovanni, che è più pesante, ad essere più regolare nelle catture.”
 
Ho visto che hai realizzato la lenza con del filo di diametro piuttosto sostenuto. Pensi di incontrare pesci molto grossi?
“Per affrontare grosse breme o carassi sarebbe più che sufficiente uno 0.12 di qualità. Però in condizioni di acqua veloce e profonda come questa io preferisco impiegare una madre lenza di diametro sostenuto come lo 0.16 per avere una maggior rigidità di tutta la montatura e un contatto più diretto con la piombatura. Sembrano sfumature ma spesso un buon risultato è determinato anche da dettagli come questo.”
 
  
 
Come ti sembra questo campo di gara, Giovanni?
“E’ veramente molto bello, comodo per la macchina e tecnicamente valido. Come tipologia di pesca ricorda Medelana, anche se le dimensioni sono molto più imponenti. Certamente la prossima volta tornerò con una bella pedana per sistemarmi meglio! Occorre una buona quantità di pastura e terra per affrontare acque come queste, ben arricchita di esche come i bigattini o i pinkerini morti, e tutta la gamma di lenze per ogni evenienza.”
 
Ora Giovanni ad ogni passata vede un “segno” e cattura tre, quattro breme quasi di seguito. Una di queste è una borderlier, una specie di abramide che diventa al massimo 400/500 grammi, con le squame un po’ più grandi delle altre varietà.
 
Signori, si cambia!
Sono passate oltre due ore da quando abbiamo iniziato a pescare, la corrente ha sempre spinto forte ed il livello è andato aumentando regolarmente: ora si pesca con oltre 40 cm. di fondo in più e ogni 15/20 minuti è stato necessario risondare per non perdere il contatto con il fondo del canale e la zona pasturata. La frequenza delle abboccate è forzatamente irregolare a causa di questi movimenti dell’acqua, ma è rimasta comunque più che accettabile.
Poco dopo le undici, quasi improvvisamente, i galleggianti rallentano la loro corsa; è un fenomeno che lascia sconcertati, tanto è rapido: nel breve tempo di poche passate il segnalatore che prima si doveva “tenere” sul punto di pesca, rimane pressoché immobile lì dove lo metti. Le rare erbe e canne secche che passavano sul pelo dell’acqua rimangono come sospese.
Le mangiate delle breme sono improvvisamente cessate per tutti.
Il tempo di chiedersi cosa stà accadendo e di nuovo la nostra lenza si rimette in movimento, questa volta da destra a sinistra!
La “magia” della marea ancora una volta ha terminato il suo incantesimo ed il senso di scorrimento della corrente riprende il suo verso naturale, da monte a valle. Sono necessari diversi minuti ed una nuova pasturazione affinché si ricomincino a vedere i segnali di ripresa di attività dei pesci; cerco di immaginarmi le breme sul fondo del canale che si debbono rimettere “in fila” sulla zona pasturata dopo il repentino cambio di corrente e velocità; anche per loro, pur abituate a questo altalenarsi di condizioni che si ripete più volte al giorno, dev’essere un certo stress da cui si debbono riprendere e per cui occorre un po’ di tempo. Per quindici/venti minuti dopo il “cambio” sembra di pescare nella classica vasca da bagno, deserta. Poi, con l’assestarsi delle condizioni, è nuovamente la mia lenza più leggera la prima che ci segnala il nuovo inizio delle danze. Come al mattino, con il passare del tempo la forza della corrente va lentamente ad aumentare mentre il livello inizia, lentamente, a scendere. Ora è Giovannii, che fino ad un’ora prima era a monte, a ritrovarsi in scia con la pasturazione.
Terminiamo la nostra pescata dopo un’altra ora, con le breme rodigine che hanno nuovamente iniziato a mettere in tiro gli elastici delle nostre roubaisienne e siamo visibilmente soddisfatti di questa uscita in Canal Bianco.
In cuor nostro speriamo proprio di poterci tornare, prossimamente, per qualche gara importante di calendario ed io sono sicuro che qualche Sant’Antonio, in Federazione a Roma, sta già pensando di portarceli, i “big” dell’agonismo, qui da Giovanni Rascacci, a Cavanella Po.
Magari per una gara dell’Elite…
 
 
COSA ABBIAMO USATO
 
Canne
Le roubaisienne usate sono state il top di gamma dell’azienda Tubertini LA EVOLA 9000
 
Pasture
La miscela di pasture consigliate per acque veloci e profonde come queste prevede un mix di TURBO MARCEL VAN DEN EYNDE BROWN o GOLD MEDAL TUBERTINI BROWN e un pacco di Terra di Riviere, in parti uguali. La scelta tra la versione Black o Brown delle pasture è in relazione alla stagione e alla temperatura dell’acqua, privilegiando il colore scuro per la stagione più fredda.
In caso di acque più lente si può sostituire la Terra di Riviere con la Terra di Somma, sempre nella medesima percentuale.
 
Articolo di Angelo Borgatti ( giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPo Imolese Tubertini)
 
 

 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 07/01/2012 @ 19:36:39, in REGOLAMENTI, linkato 3031 volte)
VITA FEDERALE, GIUDICI E REGOLAMENTI
Intervista di Angelo Borgatti a Luciano Benassi
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPO Imolese Tubertini)
  
Asse portante di ogni disciplina sportiva e, più in generale, di tutte le attività umane che si svolgono in collettività, le leggi, le norme e le regole sono i cardini per un corretto svolgimento di una attività sportiva e per la validazione dei risultati che ne conseguono.
In questo non fa’ certo eccezione la Pesca Sportiva e l’agonismo in particolare, che negli anni e con le esperienze maturate ha dato corpo ad un insieme di regole e disposizioni che trovano il loro compendio generale nella Circolare Normativa (C.N.) che la FIPSAS ad ogni inizio anno provvede ad emanare per i propri affiliati.
Essa raggruppa tutte le normative generali che governano tutte le branche sportive in cui la Federazione è articolata, di tutti i Settori che la compongono.
Essendo materia discretamente complessa e, in alcuni casi, anche di non facile interpretazione, spesso capita di assistere e di vivere discussioni concernenti norme regolamentate dalla Circolare Normativa.
Peraltro, questo corpo normativo annualmente viene modificato, integrato o privato di alcune parti e regole in base alle esigenze che, di volta in volta, le leggi dello Stato, le normative internazionali della Pesca Sportiva o la stessa pratica sportiva obbligano a modificare per essere sempre attuali ed adeguate. Questo porta ad essere la Circolare Normativa un qualcosa di dinamico, in continua evoluzione di anno in anno ed obbligherebbe gli agonisti ad essere sempre a conoscenza delle leggi aggiornate che governano il nostro mondo.
Per cercare di contribuire a questa conoscenza ho voluto incontrare uno di coloro che, domenica dopo domenica, gara dopo gara, provvedono ad applicare le prescrizioni della Circolare Normativa aiutando anche gli agonisti a conoscerla più profondamente, oltre che fornire al Settore di competenza utili indicazioni per le eventuali modifiche da apportare o norme da inserire.
Luciano Benassi è uno dei più popolari Giudici di Gara (G.d.G.) nazionali per le Acque Interne della FIPSAS (vedi foto intestazione articolo), di grande esperienza a tutti i livelli e profondo conoscitore della materia, e con lui mi sono addentrato nella Circolare Normativa 2010 per analizzare le tante piccole e grandi modifiche apportate nell’ultima estensione.
Ritengo giusto ricordare e darne merito che negli ultimi anni, un Settore Acque Interne particolarmente attivo ed attento come non se ricordava da un po’, ha lavorato in maniera approfondita in quest’ambito, introducendo norme sostanziali, alcune delle quali direi epocali, e di cui le rivista del settore hanno parlato in passato.
 
 
Benassi, vogliamo dire chi è il G.d.G.?
“Il G. di G. è un tecnico innanzi tutto, è il rappresentante della Federazione in quella manifestazione ed è colui che applica i regolamenti in vigore. Egli non ha il potere di modificarli.”
 
Luciano, come si diventa G.d.G.?
Quando una Associazione provinciale indice un corso specifico, occorre frequentarlo e superare il relativo esame che abilita alla mansione a livello provinciale. Dopo almeno due anni di pratica si può accedere ai corsi regionali che abilitano alle medesime mansioni ma su scala appunto regionale. A questo livello si opera naturalmente anche a livello provinciale, al bisogno. Dopo almeno due anni come Giudice Regionale si può passare al livello nazionale. Ogni Settore della Federazione, naturalmente, ha i propri G.d. G., che debbono conoscere norme e regolamenti delle specialità seguite da quel Settore. Spesso poi un G.d.G. si specializza in una specialità, ma al bisogno potrebbe essere chiamato anche in una specialità che non frequenta abitualmente; in questo caso è il Coordinatore che decide, in base alla conoscenza delle competenze dei propri Giudici di Gara.”
 
Vogliamo ricordare brevemente le mansioni del G.d.G. in una manifestazione?
“Sono veramente tante. Per un G.d.G. la manifestazione non dura solo il giorno dello svolgimento della stessa, ma inizia molto prima, con la verifica che gli iscritti abbiano i requisiti per partecipare e che la/le Società organizzatrici abbiano i requisiti richiesti per organizzare la prova (personale, attrezzature, ecc); il giorno della manifestazione, oltre allo svolgimento e alla regolarità della gara, non solo come controllo di esche, pasture o quant’altro richiesto per quella gara, deve controllare che i rapporti tra i concorrenti e tra questi e gli ufficiali di gara siano corretti. Il G.d.G. é l’arbitro della manifestazione. Al termine della manifestazione decide su reclami eventuali, provvede a stilare le classifiche,(ufficiose) deve far pervenire la documentazione della gara agli organi federali competenti, i quali sono coloro preposti a rendere   le classifiche ufficiali.
Voglio ricordare che, in caso di assenza improvvisa del G.d.G. (malore, incidente, ecc.), se non ci sono i tempi utili per provvedere alla sua sostituzione, le sue mansioni sono demandate al Direttore di Gara.”
 
Vorrei tracciare con te l’iter generale delle norme che regolano il nostro sport…
“La parte generale delle regole e delle norme che governano il nostro sport è tutta nella C.N.. Tutti i Settori della Federazione e, di conseguenza, tutte le specialità che fanno parte di ogni Settore sono normati nella C.N.. Ogni Settore (Acque Interne, Mare, Subacquea, ecc) dispone di propri gruppi di lavoro atti ad elaborare o modificare la parte normativa. Ogni norma o regolamento predisposto da un Settore deve essere approvata dal Consiglio Federale Nazionale, così come ogni regolamento regionale di una specialità deve essere approvato dal Settore di riferimento ed ogni regolamento provinciale deve avere il benestare dal proprio Comitato Regionale. Scendendo nella piramide di competenze, ogni regione dispone propri regolamenti specifici per ogni disciplina, sempre però rifacendosi alla C.N. Non è possibile predisporre regolamenti locali (regionali o provinciali) ampliando quelli che sono i termini massimi consentiti dalla C.N. semmai è possibile porre limitazioni più restrittive ma mai il contrario.
Anche per i Giudici di Gara esiste un regolamento specifico, che è il Regolamento Nazionale Giudici di Gara. Questo testo stabilisce ambiti, competenze, obblighi e limiti dell’operato dei G.d.G. ai tre livelli previsti: provinciale, regionale, nazionale.”
 
Toccando un tema spesso dibattuto dagli agonisti, tu prima hai accennato ai requisiti che dovrebbe avere una Società nel momento in cui si propone per l’organizzazione di gare di calendario. Capita purtroppo spesso, magari non in manifestazioni di altissimo livello, che i sodalizi incaricati dell’organizzazione di prove di Trofei Regionali o Provinciali, affrontino un po’ alla leggera questo impegno, provocando poi spesso malumori o altro tra i concorrenti. Vuoi dirci cosa prevede la normativa su quest’argomento e come la Federazione opera i dovuti controlli?
“Al momento della richiesta di organizzare una gara di calendario, nella modulistica federale sono specificate le condizioni necessarie richieste alle Società: la presenza di almeno un Commissario di sponda ogni due settori, le caratteristiche degli attrezzi per la pesatura, i segnali sonori, la tipologia e l’entità della premiazione ecc. Purtroppo non esistono sanzioni particolari in caso di inadempienza di qualcuna delle condizioni previste, se non l’eventuale negazione in futuro di tale autorizzazione. Quando sono chiamato ad insegnare nei corsi per G.d.G. cerco sempre di sottolineare l’importanza di un buon lavoro preventivo da parte nostra in sede di controlli e verifiche preliminari, anche delle attrezzature necessarie, lavoro che consente quasi sempre lo scorrimento tranquillo e regolare della gara vera e propria. Da tempo propongo il filtro delle Associazioni Provinciali sulle richieste di organizzazione gare; altro punto importante è la riconoscibilità dei Commissari di Sponda: spesso questi sono anonimi ed impossibili da cercare nel momento del bisogno. Al Memorial van den Eynde 2009 abbiamo sperimentato la rintracciabilità dei Commissari fornendoli tutti di una casacca colorata che li identificava a distanza. Credo che questa dovrebbe essere un’altra delle condizioni richieste agli organizzatori di gare di calendario.”
 
Vediamo ora quelle che sono le modifiche sostanziali apportate nella versione 2010 della C.N.
“Innanzi tutto voglio ricordare che le modifiche, per chi scorra la C.N., sono quelle scritte in rosso che si trovano lungo il testo. In questo modo è più semplice identificare visivamente le variazioni rispetto alle norme dell’anno precedente. Questo principio è sempre valido, ogni anno.
Scorrendo il testo della C.N. di queste note in rosso ne vediamo numerose; molte sono variazione modeste, spesso di forma, necessarie ma che non comportano grossi cambiamenti sostanziali, altre invece incidono maggiormente sui comportamenti. Nello specifico del 2010, le parti sostanziali che hanno subito una modifica sono particolarmente due: le penalizzazioni e le squalifiche.(Provvedimenti pg. 55 e seg.)
Per quanto riguarda le penalizzazioni, oltre al punto di penalità da comminare in aggiunta al piazzamento ottenuto in gara, già in vigore, per non aver presentato esche e pasture nelle modalità previste e con i contenitori graduati ufficiali, è prevista anche una penalità per l’entrata nei box di terzi per aiuti di qualsiasi genere nel trasporto e preparazione delle attrezzature; con un punto verrà sanzionata anche la preparazione di qualsiasi attrezzatura prima del segnale ufficiale di ingresso ai box, ad esclusione delle pasture. Fino a quel segnale nessuno, concorrente o altri, può accedere al posto gara ne’ preparare nessuna attrezzatura (Canne, panchetti, pedane, ecc all’esterno di esso). Altra novità è la possibilità di comminare 5 penalità aggiuntive al piazzamento di settore in taluni casi (vedi schema). Le penalizzazioni sono competenza esclusiva del G.d.G.”
 
E in merito alle assenze?
“Dal 2010 è stata modificato il numero di penalità da attribuire agli assenti, che è pari al numero massimo di concorrenti previsti nel settore più numeroso maggiorato di uno (es. per settori da 10 concorrenti agli assenti saranno assegnate 11 penalità) (pg.49)”
 
Credo di ricordare qualche chiarimento in relazione alla pasturazione pesante..
“Si, è stato rimarcato che al termine dei cinque minuti previsti per la pasturazione pesante, eventuali palle rimaste devono essere disfatte e la pasturazione seguente, dopo il segnale di inizio gara, deve essere fatta con le modalità previste per la pasturazione leggera. Dopo l’inizio gara è consentito detenere più di una pallina di pastura realizzata con le modalità della pasturazione leggera.(pg.35). Voglio ricordare che la terminologia pasturazione pesante può essere fuorviante, forse sarebbe meglio definirla pasturazione preventiva, infatti in questo lasso di tempo non è detto che si debba per forza gettare in acqua un sacco di roba, è solo la possibilità di effettuare un qualsiasi tipo di pasturazione (a fionda, con palline piccole, ecc,) prima dell’inizio della gara vera e propria.
Ancora, sulla pasturazione va rimarcata la precisazione che gli sfarinati debbono essere presentati al controllo già bagnati e pronti all’uso e dopo il controllo non possono essere più manipolati in alcun modo se non per mescolarvi le terre o eventuali esche, mentre le terre possono essere ancora bagnate anche dopo il controllo. Solo la terra, infatti, può essere presentata allo stato naturale e bagnata dopo il controllo, senza però usare trapani o setacci Comunque nel box è proibito detenere altre esche o pasture oltre a quelle consentite, anche se da trattare o confezionate.(pg.37).”
 
Abbiamo parlato molto di Pesca al Colpo, ma per le altre specialità delle Acque Interne?
“Nell’ambito della pesca alla trota in lago, così come in tutte quelle che si svolgono a turni con spostamenti e ripartenze, le classifiche di settore verranno redatte considerando la somma delle penalità tecniche realizzate nel corso di ogni turno di pesca. Tale norma deve però essere indicata anche sul regolamento particolare della manifestazione.
Ancora, sia per la trota lago che torrente, le esche debbono essere vive al momento dell’innesco, tranne per il cosiddetto caimano che può essere impiegato anche nello stato di muta, vivo o morto ma senza trattamento colorante alcuno. E’ vietato procedere a colorazioni esterne delle esche ed ogni loro manipolazione ed alterazione. Questo è argomento di discussione molto attuale e discusso vista la pratica molto criticabile di colorare artigianalmente ed in maniere molto discutibili le esche.
Nelle gare con Belly Boat sono state elencate le dotazioni di sicurezza e salvataggio obbligatorie.
E’ stato istituito il Campionato Italiano per squadre di Società di pesca con esche artificiali da riva rivolto alla cattura dei predatori, mentre nella Pesca a Mosca è stato soppresso il Campionato Italiano Individuale Seniores Mosca in Lago da Riva sostituito dal Campionato Italiano Promozionale Mosca in Lago da Riva.”
 
 
Chi è Luciano Benassi
Luciano Benassi, classe 1948, agonisticamente parlando nasce nella fila della SPS Osteria Grande di Bologna, a quel tempo impegnata nelle competizioni dell’ARCI Pesca. Dopo una breve parentesi agonistica in quest’Associazione, all’inizio degli anni ’80 passa nelle fila della gloriosa Lenza Casalecchiese, sodalizio decano della Federazione e ai vertici dell’agonismo nazionale, all’epoca zeppa di campioni come Luciano Pondrelli, Franco Andreoli, Gastone Franchi, Gino Bacci, Fulvio Forni ecc. che gli insegnano tantissimo, innanzi tutto come pescatore prima ancora che come agonista.
E di quel periodo il suo avvicinamento alla Federazione anche come impegno “non in pesca”; sono gli anni in cui la Sezione di Bologna é presieduta da Sara Ballotta, che lo avvicina e lo coinvolge nelle prime “cose” federali.
A Luciano questo mondo piace, lo coinvolge sempre più, dapprima come Consigliere locale, poi via via, con un impegno sempre maggiore fino ad arrivare al livello nazionale, in una “carriera” che dura ormai da oltre due decenni e lo vede coinvolto non solo come G.d.G. nazionale nelle massime manifestazioni della Pesca al Colpo, ma anche come membro dello Staff Tecnico delle Attività Giovanili, oltre ad esserlo stato per la Nazionale Diversamente Abili; è stato spesso membro anche dello Staff della Nazionale Seniores in molte trasferte. Attualmente ricopre anche il ruolo di Coordinatore Regionale dell’Emilia Romagna per i Giudici di Gara.
  
  
  
  
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPO Imolese Tubertini)
 
 

 
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 07/01/2012 @ 11:42:29, in PASTURE e ATTREZZATURA, linkato 10790 volte)
LA RACCOLTA DEL FOUILLES E DEL VER DE VASE, LA “ROBINA ROSSA”…
Alla scoperta di un aspetto per molti misterioso o sconosciuto di due esche “speciali e magiche”…
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca in, Tubertini High Quality e agonista del GPO Imolese Tubertini)
 
Tan sarè mai un bòn garesta, sta n’inper a druvèr la rubeina rôssa!
Traduzione dal bolognese: non diventerai mai un buon garista fino a quando non imparerai ad usare la roba rossa!
Nei miei ricordi di giovane, aspirante agonista queste parole pronunciate da un bolognese campione del mondo sono rimaste stampate a fuoco.
Sono passati gli anni e non sono diventato un buon garista, e non solo perchè i miei contatti con la “roba rossa” sono stati piuttosto tardivi e maldestri; certo è  che negli anni dei miei esordi agonistici essa era quasi caduta nel dimenticatoio, complice anche il fatto che alla fine degli anni ’80 e nella prima parte degli anni ’90 l’impiego della “roba rossa” era stato pressoché bandito dall’uso agonistico di massa, visto anche il rapido e repentino mutarsi delle tecniche di pesca e delle specie da catturare; il suo impiego era relegato ad uno stretto gotha di altissimo livello, che era visto da noi neofiti come depositario di arcani segreti e magiche conoscenze.
In realtà l’uso di fouillis e ver de vase, la mitica “robina rossa”, aveva visto una fiorente stagione in Italia a cavallo degli anni ’60 e ’70, portato dalle intraprendenti conoscenze di alcuni grandi garisti nostrani che avevano avuto occasione di abbeverarsi alle fonti di francesi e belgi, autentici mostri sacri dell’epoca nell’uso delle larve color rubino.
Da allora fouillis e ver de vase sono stati e sono tutt’ora uno degli emblemi della Pesca al Colpo agonistica.
In seguito, per motivi di varia natura su cui si potrebbe scrivere ben più di un articolo, il loro uso fu proibito e ancora oggi sui regolamenti di moltissime manifestazioni si legge a chiare lettere maiuscole: QUANDO NON ALTRIMENTI SPECIFICATO E’ SEMPRE VIETATO L’USO E LA DETENZIONE DI FOUILLIS E VER DE VASE.
Senza voler entrare in una inutile polemica, questa decisione, probabilmente, ha portato una intera generazione di agonisti a perdere gran parte del bagaglio tecnico di conoscenze sul reperimento, la conservazione e l’uso di queste strepitose esche che, pur non avendo caratteristiche magiche, naturalmente, sono l’autentico non plus ultra nel campo delle esche per la Pesca al Colpo.
Fortunatamente, da diversi anni a questa parte, la facoltà, quando non addirittura l’obbligo, di impiego delle larve di zanzara non solo nella ristretta cerchia della Nazionale e del Club Azzurro, ma anche nelle gare di Elite, in alcune prove delle varie serie A o, a volte, nei campionati provinciali, hanno portato alla riscoperta e all’uso su più larga scala di fouillis e ver de vase e alla loro conoscenza sempre più approfondita da parte di una platea sempre più vasta di pescatori. In questo ritorno in auge un grande peso va ascritto sicuramente alla grande espansione della breme come specie insidiabile in competizione.
Se vanno diffondendosi sempre più le conoscenze e la capacità di impiego di queste larve, per molti rimane sconosciuto o quasi gran parte del percorso che esse compiono prima che noi le compriamo belle impacchettate dal nostro negoziante di fiducia.
Ho potuto colmare questa mia lacuna grazie ad un mio compagno di società e grande amico personale, Luca Foscardi, che può vantare l’amicizia di una persona squisita e disponibile come Francesco “Checco” Alberti, grande pescatore e grande raccoglitore di “roba rossa”.
Grazie a Checco e con la cortese assistenza di Luca, ho potuto vedere dal vivo, sul campo anzi sull’acqua, durante un intero pomeriggio, tutte le fasi di questo affascinante percorso; spero che questo itinerario serva a colmare anche qualche curiosità in chi avrà la pazienza di leggermi…
 
Checco
Ci troviamo con Francesco a casa sua, nella pianura tra i territori di Bologna e Modena. Prima d’ora lo conoscevo solo di vista, più per sentito dire che altro, ma sapevo di questo suo passatempo come raccoglitore di fouillis e ver de vase. A chi non ha la fortuna di conoscerlo, il nostro può dare l’impressione di essere una persona molto riservata e taciturna; in realtà, dopo dieci minuti, la corazza lascia intravedere i contorni di una persona speciale, diretta, dalla disponibilità estrema e di una generosità unica.
La generosità di Checco è misurabile dalla disponibilità che mi ha dato per la realizzazione di un articolo di questo genere, durante la quale non ha voluto tenere nascosto nulla, tanto sulle attrezzature che impiega che sui posti che frequenta per raccogliere quanto siamo andati a cercare.
Mi viene spontaneo accomunare il raccoglitore di fouillis e ver de vase al cercatore di tartufi: entrambi debbono essere profondi conoscitori del loro territorio e della sua natura, entrambi spesso si muovono di notte e sono depositari di tecniche di ricerca dense di molti segreti, per non parlare del loro riserbo sui posti dove trovano l’oggetto delle loro fatiche; entrambi, infine, sono avvolti da un vago alone di mistero che li rende “speciali”.
Anche per questa sua generosità nel farmi e farci partecipi di tanto sapere voglio ringraziare Checco.
 
Allora Francesco, innanzi tutto cosa sono il fouillis e il ver de vase?
Sono delle larve di zanzara e crescono in acqua, dove svolgono parte del loro processo di sviluppo.
Sono tipi di zanzara diversi, naturalmente: il fouillis lo raccolgo prevalentemente nei canali di scarico dei depuratori, dove non ci sono pesci, perché è un acqua che non possiede le condizioni di vivibilità per i pesci; il ver de vase, al contrario, si trova solo dove l’acqua ha buone qualità e dove vivono anche i pesci.”
 
Quindi differenze sostanziali dei loro habitat?
Si, vivono in ambienti completamente diversi, sia in presenza di acque ferme che correnti. Dove si trova il fouillis non vivono i ver de vase e viceversa, e questo rende ancora più difficile la loro ricerca e raccolta.”
 
 Cominciamo a parlare della raccolta del fouillis. Tu mi hai raccontato che il tuo attuale sistema di raccolta del fouillis ti è stato insegnato, anzi svelato…
Si, il mio maestro è stato il grande Matteo Cola, uno dei capostipiti di questo lavoro, che molti agonisti con qualche anno di esperienza alle spalle certamente conoscono o hanno sentito nominare.
Prima di incontrare Matteo io raccoglievo già le larve di zanzara, ma usavo sistemi molto grezzi ed approssimativi; i materiali, la tecnica ed i sistemi di raccolta, di pulizia e conservazione del fouillis mi sono stati insegnati da Cola.”
 
Partiamo dall’inizio. Supponi che io oggi ti chieda un litro di fouillis, tu come procedi?
Io conosco diversi posti dove so che posso trovarli, nei vari periodi dell’anno e quindi, in base a questo, mi reco sul canale dove so che posso trovare le larve. Se il livello non è troppo alto, già osservando il fondo del corso d’acqua si può capire se il fouillis c’è in buona quantità o no.”
 
Semplicemente osservando il letto del canale tu sai se troverai quello che cerchi?
Si. Naturalmente le larve non si vedono perché sono sepolte sotto un leggero strato di sedimento, ma sul fondo si possono osservare delle formazioni particolari, dei leggeri rilievi tipici che mi indicano la presenza o meno del fouillis. In mancanza di questi segni non inizio neppure la ricerca, ma cambio posto. Solitamente qualche fouillis c’é sempre, ma se me ne occorre un certo quantitativo ha senso iniziare a cercare dove posso presumere di trovarne tanto.”
 
 
Individuato il posto, si passa alla vestizione…
Si. Uno degli aspetti fondamentali di questa attività è l’abbigliamento che si deve usare. La raccolta si effettua in acque, più o meno profonde, di qualità scadente, che ospitano topi, ratti e nutrie e quindi le protezioni sono fondamentali. Uno degli articoli a cui presto maggiore attenzione sono i guanti, che debbono essere lunghi, molto resistenti ma allo stesso tempo debbono lasciarmi una buona sensibilità e facilità al lavoro. Altro articolo indispensabile sono gli stivali, molto meglio se waders, anche questi robusti ma mai troppo rigidi per lasciare sempre una buona capacità di movimento. Spesso si rimane in acqua per molto tempo, camminando avanti ed indietro in ambienti spesso stretti e con vegetazione di ogni genere e lo stivale deve garantire il massimo comfort.
Dopo essermi preparato, mi calo in acqua nel punto prescelto con il setaccio di rete. Per questo oggetto occorre fare molta attenzione sul tipo di rete, che deve essere molto morbida per non danneggiare le larve ma anche robusta perché viene molto sollecitata durante la raccolta ed inoltre deve avere la giusta dimensione delle maglie.
Con questo setaccio, le cui dimensioni devono essere calibrate su misura delle struttura fisica del raccoglitore e della sua forza, si inizia a raccogliere il limo che è sul fondo, nei punti ove il fuillis sta riposando e compiendo la sua mutazione in attesa di sfarfallare come insetto adulto.
Una volta raccolto un certo quantitativo di sedimento, si inizia a setacciarlo in acqua, con dei movimenti ampi e veloci (e assai faticosi!) così da asportare la maggior parte del fango sfruttando il movimento e la corrente dell’acqua; il rimanente lo metto in un secchio o una bacinella che ho al seguito e verrà poi pulito del tutto in un secondo momento, a casa.
Anche il tipo di movimento, la gestualità stessa di questa prima fase mi sono stati insegnati da Matteo Cola e sono molto più efficaci e rapidi di come si procedeva prima.”
 
I canali in cui tu raccogli il fouillis, vanno in qualche maniera mantenuti, preparati, nel corso dell’anno?
Certamente. Il tratto o i tratti che saranno interessati dalla raccolta, vanno mantenuti puliti dai detriti di vario genere e, soprattutto, da certi tipi di alghe, che coprendo il fondo impediscono la deposizione o rallentano molto l’accrescimento delle larve, rendendo improduttiva la raccolta.
Va detto che al giorno d’oggi la manutenzione dei luoghi di raccolta si rende ancor più necessaria, dal momento che gli stessi sono notevolmente diminuiti numericamente. Oggi, infatti, non esistono quasi più ambienti quali gli scoli delle porcilaie o delle fabbriche di conserve, che erano luoghi ideali di nascita ed accrescimento delle larve.
In futuro, almeno nelle nostre zone, sarà sempre più difficile reperire quest’esca, in quanto tutto i corsi, i fossi, gli scoli di varia natura, saranno sempre più depurati e trattati con disinfettanti e le acque di risulta saranno sempre meno idonee alla nascita ed allo sviluppo del fouillis.”
 
Proseguiamo con le fasi della lavorazione. Hai raccolto il fouillis “sporco” e lo hai “strizzato” nella rete del setaccio…
Si, gli ho dato una prima strizzata qui, nel suo ambiente di crescita, e questa manovra, deve sempre essere molto delicata, per non provocare danni alle larve; tolto dal suo ambiente naturale, se rimane troppa acqua, potrebbero crearsi dei seri danni al fouillis che potrebbe anche morire.”
 
Una volta a casa, sul luogo di lavorazione, come procedi?
Si mette il materiale rimasto dopo la raccolta dentro a delle altre reti, a maglia più larga,  sospese e completamente immerse dentro a contenitori colmi di acqua di pozzo, mai dell’acquedotto perché ricca di cloro. In questo modo, quando le larve “sentono” l’acqua buona iniziano a nuotare, a galleggiare sospese nell’acqua, passano attraverso i residui e le maglie della rete e si depositano sul fondo dei contenitori. Tutto questo procedimento dura diverse ore, in relazione anche alla temperatura dell’acqua.
In seguito, raccolgo il fouillis pulito dal fondo delle bacinelle con setacci a maglia finissima e lo sistemo nella carta.”
 
La carta, il contenitore finale in cui le larve arrivano nelle nostre mani, credo rivesta una certa importanza nella conservazione integra del prodotto. Come la scegli e come la prepari?
La scelta della carta come contenitore deriva dal vari fattori: aiuta il prodotto a mantenere un giusto grado di umidità, perché questa è una variabile a cui il fouillis è molto sensibile, consente di farne degli strati sottili e ben isolati e, in ultima analisi, è molto economica e di facile reperibilità. Quella del quotidiano, tra le varie carte disponibili, anche se sembra un paradosso, è quella più pulita, meno trattata e con meno inchiostro rispetto ad altre carte stampate. Certo, si potrebbe impiegare anche la classica carta gialla del droghiere, ma ha dei costi diversi…
 
Una volta confezionato nelle classiche “carte” da mezzo chilo o mezzo litro, è pronto all’uso…
“Si si tiene un po’ in cella frigorifera a 3/4 gradi, per fermarlo e non farlo morire, poi si può trasportare, spedire ed usare.
Il passaggio in cella è importante per la sua conservazione, perché rallenta molto il suo processo di trasformazione; se si lascia fuori cella per un giorno o poco più, il fouillis degrada in fretta e muore. Invece, se conservato correttamente, si può tenere per 5/6 giorni, se viene inumidito regolarmente e nella giusta quantità, meglio sempre con acqua senza cloro. Il suo grande nemico, fuori dall’acqua, è il caldo, come sappiamo bene.”
 
 
Dopo aver visto dal vivo la raccolta del fouillis, Checco ci porta in una delle sue “riserve” da ver de vase. Con il fuoristrada percorriamo stradine secondarie e sterrate nelle campagne bolognesi, lontano dalle vie di comunicazione più frequentate, addentrandoci tra campi e coltivazioni dove un fitto reticolo di fossi e canaletti, in apparenza tutti uguali, formano un ambiente particolare. Ad un tratto davanti a noi si materializzano alcuni specchi d’acqua, artificiali e di vecchia data, probabilmente vecchi invasi di irrigazione o maceri per la coltivazione della canapa. Dopo la solita vestizione accurata, Checco prende gli attrezzi necessari, diversi dai precedenti, e va deciso verso uno di questi maceri, scartando gli altri con sicurezza.
 
Perché proprio questo, Checco?
In questo gruppo di laghetti il ver de vase nasce solo qui, verso il centro dell’invaso. A volte ne fa un po’ anche in quello alle nostre spalle, ma poco. Negli altri nulla. E’ difficile capire il perché ma è cosi. Qui, in questo macero, nei momenti buoni, se ne può trovare anche un chilo o più, negli altri nulla. Sono vicini uno all’altro, ma sembra che depositino solo in questo, e neppure in tutto lo specchio d’acqua ma solo in alcuni tratti; forse il fondo è diverso, con una vena di terra diversa, che permette alle uova deposte di attecchire e maturare, mentre in altri tratti le larve non si sviluppano. Io ormai l’ho saggiato tutto, più volte, così come gli altri, e il risultato è questo.”
 
Parliamo ora del ver de vase. Innanzi tutto cos’è?
Anche questa è una larva di zanzara, diversa dalla precedente; sono quelle grosse ed innocue zanzare che si vedono spesso sui muri in primavera ed autunno, al sole. Come per il fouillis, anche il ver de vase si può trovare in tutte le stagioni; naturalmente con il freddo ed il gelo è più difficile ma è possibile.”
 
Si raccoglie allo stesso modo del fouillis?
No. Essendo una larva differente necessita di condizioni ambientali diverse e quindi cambia il sistema di raccolta. Le precauzioni e le protezioni nel vestiario rimangono sempre valide e sono le stesse viste prima, dal momento che siamo sempre in ambienti acquatici in cui possono esserci topi, ratti e nutrie che sono spesso portatori di malattie anche gravi.
La prima differenza che salta all’occhio è il diverso tipo di setaccio che si impiega: per il fouillis era una sorta di retino a rete morbida mentre ora impieghiamo un vero e proprio setaccio a rete rigida. Per questo tipo di raccolta, molte preziose indicazioni e consigli mi furono dati dal mitico Marcel Van den Eynde, il pluricampione del mondo e grande conoscitore di esche. In passato io ho lavorato nel magazzino di Lele Tubertini ed ho avuto l’occasione di conoscere il grande campione belga che mi ha insegnato molto in questo campo.
Con la metodica insegnatami da lui la raccolta del ver de vase è più veloce, perché la prima operazione di pulizia, sul posto, è più veloce e le larve rimangono quasi completamente pulite da subito.”
 
Anche questa è una operazione molto faticosa…
Effettivamente si. Come hai visto si è immersi fino alla cintura e a volte anche di più e bisogna raccogliere una retata di limo e fango dal fondo, che è piuttosto pesante, nell’ordine di alcune decine di chili ogni volta, e poi far scolare il fango agitando il tutto in acqua, questo per decine di volte, a seconda di quante larve ci sono e di quante se ne debbono trovare. A termine ti assicuro che non si sente il bisogno di andare in palestra per fare un po’ di esercizio fisico…”
 
   
 
Ho notato che i ver de vase, dopo questa lavorazione di setacciatura del fango, vengono letteralmente “raccolti” in acqua con un attrezzo piuttosto… insolito!
Hai visto bene! Infatti io uso un colino da brodo, un piccolo setaccio a maglie fitte, lo stesso che le nostre massaie impiegano per schiarire il brodo di carne!
Viene impiegato questo attrezzo a causa di una particolarissima caratteristica del ver de vase: devi sapere che questa larva, nel momento che andiamo a raccogliere il fango dal fondo, sente le vibrazioni provocate dal nostro lavoro e si protegge secernendo una sorta di grasso che lo rende galleggiante, lo stesso che produce quando ha completato la fase di mutazione e che gli consente di venire a galla per la schiusa finale. Anche per questo motivo quella del ver de vase è una raccolta che richiede anche una grande sensibilità ed esperienza, perché si deve raccogliere velocemente uno strato di alcuni centimetri di fango del fondo, facendo attenzione alla quantità che non deve essere ne’ troppo poca per non fare tantissime raccolte ne’ troppa per non caricare di un peso enorme il setaccio, si deve portare il tutto rapidamente in superficie per evitare che le larve nuotino libere, setacciarlo velocemente e raccogliere altrettanto velocemente le larve che rimangono a galla, naturalmente senza danneggiarle. Ecco che il “colino” è lo strumento più indicato per fare questa operazione e deve sempre essere a portata di mano Al termine di ogni setacciata il ver de vase trovato lo sistemo in un contenitore che ho legato alla cintola.”
 
Terminata la raccolta si passa alla lavorazione vera e propria per la pulizia e il confezionamento. Come si procede con il ver de vase?
Anche il questo caso, al posto delle reti morbide che abbiamo usato per filtrare il fouillis sporco, impieghiamo dei contenitori rigidi, dei setacci del tipo di quelli usati dai muratori per la sabbia; vi si depositano sopra i ver de vase con lo sporco rimasto, solitamente fogliame ed erbe galleggianti, e si sistema il tutto dentro a dei grandi contenitori pieni d’acqua di pozzo. Appena le larve sentono l’acqua, istintivamente cercano di scendere sul fondo, attraversando lo sporco trattenuto dal setaccio e la rete del setaccio e depositandosi sul fondo del contenitore.”
 
Ma non erano diventati galleggianti durante la raccolta?
Certo, ma questa caratteristica la perdono quasi subito una volta estratti dall’acqua e con la nuova reimmissione nuovamente si rendono affondanti. Anche questo è uno dei mille capolavori della natura!
La setacciatura del ver de vase è solitamente più rapida di quella del fouillis, meno di un’ora, e al termine la procedura è simile: confezionamento nella carta e conservazione a 3/4 gradi per rallentarne al massimo la mutazione. Il ver de vase, se ben conservato, nella carta può durare qualche giorno in più del fouillis.
Un piccolo trucco per mantenerlo anche per tempi molto lunghi, oltre un mese, è quello di conservarlo in una bottiglia piena d’acqua di pozzo, sempre a 3/4 gradi, avendo l’accortezza di cambiare l’acqua ogni 4/5 giorni. Diventano un po’più piccoli ma rimangono comunque validissimi.”
   
 
Durante l’uso in pesca, invece, come è meglio fare?
“Molti tengono il ver de vase, durante la pesca, nell’acqua; personalmente credo che sia sempre meglio conservarli nella carta, naturalmente sempre molto umida. Questo soprattutto perché, così conservati, l’innesco è più agevole, non avendo le dita bagnate per prenderlo dalla vaschetta.”
 
Ormai è sera e dobbiamo lasciarci: questa splendida esperienza con Checco e Luca rimarrà nei miei ricordi e nel registratore…
Almeno ora so da dove e come arriva fino a noi la “robina rossa”.
Chissà che non possa esserci, prossimamente, un'altra occasione per andare, con loro, alla scoperta di qualche altro piccolo, grande segreto di questo nostro meraviglioso mondo.
Sono certo che Checco conosce ancora qualche altra magia…
 
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca in, Tubertini High Quality e agonista del GPO Imolese Tubertini)
 

 
Titolo
   
 
ASD AMICI PER LA PESCA E GPO IMOLESE TUBERTINI ORGANIZZANO IL
PRIMO MEETING DELL’AMICIZIA
TORNEO AD INVITO DI PESCA AL COLPO A SQUADRE
CENTRO SPORTIVO ARIA APERTA CSAA, BENTIVOGLIO BOLOGNA
ALL’INTERNO DELL’ARTICOLO TROVERETE IL VOLANTINO
 
 
 
  
 
 
 
 
  
  
 
 
 

 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 02/01/2012 @ 17:42:22, in SPECIE ITTICHE, linkato 10476 volte)
IL VAIRONE, UN PESCE DA RISCOPRIRE (LEUCISCUS MUTICELLUS)
Articolo di Andrea Monari
 
Per i pescatori che, come il sottoscritto, non hanno alcuna intenzione di appendere le canne al chiodo durante la stagione invernale, nonostante gelo, neve e freddo pungente, propongo in questa sede una piacevole alternativa di pesca a un piccolo ciprinide oggi forse meno conosciuto, ma un tempo assai ricercato dai pescatori soprattutto per la prelibatezza delle sue carni.
Stiamo parlando del vairone, un piccolo ciprinide autoctono, amante delle acque correnti limpide e ben ossigenate, con fondale sassoso.
Tali condizioni le possiamo trovare facilmente nei fiumi e torrenti appenninici nella zona C alta, cioe' immediatamente sotto i tratti tabellati a salmonidi, chiusi per frega in questa stagione. L'ambiente quindi e' lo stesso della trota, della quale per l'appunto e' una potenziale preda.
In realta' in passato erano reperibili anche molto piu' vicino a Bologna, in grandi branchi e anche su torrenti minori.
L'uscita di pesca che ha dato luogo all'articolo e' avvenuta nell'altissima zona C con una meravigliosa giornata di sole ma con presenza di ghiaccio in acqua.
 
  
Un tipico ambiente da vaironi: le correntine e i rigiri di corrente in prossimita' dei sassi sono le zone predilette dai piccoli ciprinidi.
 
Attrezzatura e azione di pesca
 
L'azione di pesca molto dinamica, fara' al caso nostro una corta bolognese (ma anche una fissa da 4-5 metri adatta allo scopo) sul cui mulinello , che e' opportuno sia leggero per massima comodita', caricheremo un buon 0,12 dato che adotteremo un approccio molto light, dovendo utilizzare finali dello 0,08 o 0,10 con amo del 20-22.
Pescando in corrente con una profondita' che generalmente variera' dal mezzo metro al metro, sceglieremo un galleggiante dalla forma sferica o a pera rovesciata, con una corta deriva, tutte le principali aziende del settore hanno in listino numerosi modelli che rispondono a queste caratteristiche, in quanto sono da sempre le forme piu' usate per pescare in trattenuta.
Noi abbiamo pescato con un grammo forse un po pesante- in considerazione della pesca di movimento che ci ha portato su correnti e buche, ma se si sta un po piu' fissi su poche buche gia' uno 0,5 o uno 0,75 sono accettabilissimi.
In acqua ferma o quasi come di fronte a dighe o sassi anche uno 0,30 a volte da ottimi risultati
A tal proposito occorre essere precisi nella misurazione del fondo procedendo per tentativi dando piu' o meno acqua fino a raggiungere la condizione ottimale, che e' quella in cui l'esca procede davanti alla piombatura sfiorando il fondale, mentre il galleggiante, con i suoi movimenti, ne segnala le eventuali irregolarita'. Anche la classica sonda potra' certamente esserci di aiuto, soprattutto nei tratti dove la corrente piu' lenta e il fondale piu' lineare, ma ritengo sia altresi' importante imparare a leggere il fiume dal movimento del galleggiante, perche' e' un aspetto fondamentale parlando di pesca alla passata.
Come esca utilizzeremo il classico bigattino, tenendo presente che per una giornata ne saranno sufficienti un paio di etti bianchi e rossi.
L'azione di pesca si basa su minuscole pasturazioni fatte con pochi bigatti e con molta parsimonia, per invogliare ma non saziare i piccoli pesci.
Se siamo in una buona zona e i pesci sono disposti ad abboccare li vederemo nelle acqua cristalline magari spanciare e attivarsi con i bigattini di pastura, e vedremo magari un po di attivita' a galla
Tutta l'altra attrezzatura necessaria, che sara' composta da qualche galleggiante e terminale di scorta, pallini di piombo, slamatore, pinzette e forbici trovera' agevolmente posto in un pratico gilet multitasche.
In giorni in cui mangi con soddisfazione sarebbero molto piu' adatti i vecchi raparini un po piu' duri che garantiscono piu' catture con la stessa esca.
Purtroppo ai tempi attuali non pare servano piu'.
In passato fare oltre 100 vaironi in poche ore non era impossibile.
 
Gli spot principali in cui troveremo i vaironi sono le basse correntine e i rigiri di corrente che si formano dietro i sassi, se presenti infatti non avremo difficolta' ad individuarli, data la bassa profondita' e la gregarieta' della specie, che si raduna in numerosi branchi. Pescando in questo modo non e' raro prendere anche qualche trota, soprattutto nelle briglie che danno luogo alle buche piu' profonde e in questo caso, data la leggerezza della montatura impiegata, potremmo trovare nel mulinello un prezioso alleato per portare la cattura a buon fine.
 
Nelle briglie, oltre ai vaironi, non raro l'incontro con la trota
 
Concludendo, anche se il vairone non e' piu' abbondante come un tempo, e' ancora in grado di offrirci qualche ora di sano divertimento, permettendo anche di migliorarci tecnicamente e affinare il nostro senso dell'acqua dato che e' un tipo di pesca che sa essere abbastanza tecnico; al di la poi delle catture i paesaggi che il nostro appennino ci offre anche nella stagione piu' rigida dell'anno sono a mio parere gia' un ottimo motivo per infilarsi gli stivali e andare in riva al fiume!
 
Ricordiamo che siamo in presenza di una specie gia' stressata dall'uomo e che ogni inutile prelievo e' un danno per l'ambiente, possiamo di certo trattenere i vaironi che pensiamo di poter gustare fritti (nell'ambito della legge, vedi norma seguente) ma evitiamo di trattenere animali che non mangiamo.
 
Nota importante: noi abbiamo pescato in acque limpide, ma abbiamo anche incontrato puzzolenti scarichi (e puzzavano a pochi gradi di temperatura!!) che per qualche tratto hanno reso il fiume non piu' bello da vivere, di certo l'hanno inquinato.
E questo nei pressi di un paese montano (Silla per non fare nomi) , in cui di certo il fenomeno non e' ignoto per chiunque abbia un olfatto.
Deteriorare l'ambiente danneggia il fiume, forse pure gli abitanti.
Non pensiamo di essere stati i primi a incontrare scarichi, sarebbe bello essere gli ultimi.
 
Allego dal piano ittico provinciale 2008/2013 che gia' individuava il vairone come elemento molto interessante della nostra fauna ittica
VAIRONE
Il vairone, Leuciscus souffia muticellus Bonaparte, 1837, e' il ciprinide che predilige le parti
piu' montane dei corsi idrici, a cavallo fra la zona del barbo e quella della trota. La sua
distribuzione altitudinale risente molto della disponibilita' di ossigeno, cosi' che e' possibile
trovarlo anche in zone piu' vallive purche' sia assicurata un buon livello di ossigenazione delle acque.
Distribuzione e stato del popolamento
Il vairone un endemismo italiano. In provincia di Bologna le indagini svolte per la stesura
delle carte ittiche regionali ne segnalano una diffusa presenza nella maggior parte dei corsi
d'acqua collinari e montani; situazione particolare quella del Santerno dove la specie
risultata rara a causa probabilmente dell'abbondanza di tratti con substrato a roccia liscia. La specie era in passato segnalata anche nei bacini di Castel dell'Alpi, Cottede, Brasimone, Santa Maria e Suviana dove probabilmente veniva sostenuta da ripopolamenti con materiale proveniente dalla pesca professionale nel fiume Po; recenti indagini svolte negli ultimi tre laghi non ne hanno riconfermato la presenza.
La specie risente dell'eutrofizzazione delle acque, dei regimi idrici di secca naturali o dovuti a captazioni, che sono alla base della scarsita' di ossigeno e dell'insorgere di malattie. In alcune zone l'abbondanza delle popolazioni di vairone probabilmente limitata anche da eccessivi ripopolamenti a trota e dall'istituzione delle Zone di Ripopolamento e Frega, dove i suoi predatori naturali (trota e cavedano) traggono vantaggio dall'assenza di stress alieutico.
Il vairone subisce oggi anche una forte predazione da parte degli uccelli ittiofagi (airone
cenerino e cormorano) che agiscono soprattutto d'inverno quando gli animali si radunano in branchi.
Normativa gestionale e attivita' di ripopolamento
Il vairone annoverato fra le specie faunistiche protette della Convenzione di Berna
(Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa) e nella
lista delle specie protette della direttiva comunitaria Habitat 92/43/CEE allegato II: specie animali e vegetali d'interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione; anche considerato a rischio, seppur basso, dall'IUCN.
Il vairone era fino al 2011i in Emilia Romagna, tutelato esclusivamente dal limite massimo di 3 kg di catture giornaliere; una protezione ritenuta poco efficace per una specie astronomicamente interessante e di piccole dimensioni. e' gia' stata attuata una modifica in senso evolutivo nel 2011, vedi sotto. Sembrerebbe invece opportuno, in ottemperanza alla richiesta di protezione della direttiva comunitaria Habitat, attivare misure finalizzate ad una riduzione del prelievo. Il contenimento del quantitativo, gia' applicato con successo da altre Amministrazioni, appare piu' efficace di un divieto di pesca temporaneo da attuarsi in concomitanza del periodo di frega primaverile che non proteggerebbe il vairone nel momento di massima vulnerabilita', l'inverno.
Lattivita' di ripopolamento per questa specie attuata nel passato e' stata sospesa nel 1992 in seguito all'abbassamento dello standard qualitativo del materiale disponibile sul mercato.
 
Poi nel 2011 una opportuna correzione
ALLEGATO N. 1) ALLA DELIBERAZIONE DI GIUNTA PROVINCIALE - IP 1058/2011
 
- ZONA a CATTURABILITA LIMITATA
che estende all'intero reticolo idrografico provinciale il limite di
prelievo giornaliero di Vairone ad un massimo di 50 esemplari
 
Articolo di Andrea Monari
 
 
 
LA SEZIONE DEL G.P.O. IMOLESE TUBERTINI DEDICATA ALLE SPECIE ITTICHE
 
ALTRA SCHEDA SUI VAIRONI PRESENTE SUL NOSTRO SITO
 

 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 31/12/2011 @ 04:07:55, in PASTURE e ATTREZZATURA, linkato 9333 volte)
LE NUOVE ROUBAISIENNE 2012 DI TUBERTINI HIGH QUALITY
Le roubaisienne Tubertini rappresentano un vero concentrato di tecnologia, risultato di un continuo lavoro di ricerca sulle tecniche di pesca, sulle fibre di carbonio e sul design. L'analisi sui materiali e sui profili geometrici hanno portato alla nascita di una collezione migliorata nelle caratteristiche di bilanciatura e resistenza. Canne tutte Made in Italy potenti ed affidabili con modelli adatti sia alla pesca in canale che a quella in carpodromo. Oltre ai particolari accorgimenti costruttivi come il PST Pro Slide Tip, il Parallel Lines tutte le canne sono dotate di una eccezionale finitura superficiale che ne garantisce un elevata scorrevolezza.
Di seguito la descrizione di tutti i nuovi modelli 2012.
 
 
ROUBAISIENNE TUBERTINI EVOLA 9000
La roubaisienne Evola evolve nella nuova 9000, un modello capace di entusiasmare per prestazioni ed innovazione; lo sviluppo ha riguardato l'aspetto geometrico della canna che ha riproposto in maniera perfezionata il sistema Parallel Lines: i diametri posteriori degli elementi 10,00 - 11,50 e 13,00 mt sono uguali e possono quindi alloggiare indistintamente la miniprolunga per una grande versatilità, la base a 13,00 mt puo' essere utilizzata per pescare a 11,50 per una presa sicura ed affidabile, il diametro della canna stato ridotto di ben 1,5 mm per una maneggevolezza incredibile. Ampia ed articolata la proposta di kit compatibili.
modello
misura
peso
sezioni
ingombro
Evola 9000
13,00 m
881 g
9
170 cm
Mini Prolunga
65 cm
128 g
1
65 cm

ROUBAISIENNE TUBERTINI EVOLA CARP TEAM
La Evola Carp Team impiega la stessa linea di stampi della Evola 9000. Pur estremamente sottile evidenzia elevate doti di rigidita' e maneggevolezza che ne fanno, oltre che un ottimo muletto per la 9000, anche un attrezzo adatto per la pesca in canale e carpodromo; anche la Evola Carp Team compatibile con tutti i kit della gamma Tubertini.
modello
misura
peso
sezioni
ingombro
Evola Carp Team (no kit)
13,00 m
818 g
5
170 cm
Mini Prolunga
65 cm
152 g
1
65 cm

ROUBAISIENNE TUBERTINI EXTREME MATCH 7700
Il sistema Parallel Lines stato introdotto anche sulla nuova Extreme Match 7700. Migliorata sensibilmente nella rigidita' e ridotta nel diametro, si ripropone come una vera All-Round; infatti facile notare come questa canna, a seconda dei kit con la quale viene dotata, sappia trasformarsi da una vera Match, leggera e rigida, ad una vera Carp, potente ed affidabile mantenendo sempre un'azione lineare e progressiva, senza alcuna discontinuita'.
modello
misura
peso
sezioni
ingombro
Extreme Match 7700 (no kit)
13,00 m
812 g
5
170 cm
Mini Prolunga
65 cm
152 g
1
65 cm

ROUBAISIENNE TUBERTINI EXTREME CARP 6500
La Extreme Carp 6500 stata sviluppata sugli stessi stampi della Match 7700; beneficia anch'essa dell'evoluzione del sistema Parallel Lines riproponendosi pu'i sottile, rigida e dalle sbalorditive caratteristiche di potenza e affidabilita'. Adatta per la pesca nei carpodromi, sa anche essere molto maneggevole e bilanciata se dotata dei kit leggeri appartenenti all'ampia gamma.
modello
misura
peso
sezioni
ingombro
Extreme Carp 6500 (no kit)
13,00 m
822 g
5
170 cm
Mini Prolunga
65 cm
152 g
1
65 cm

ROUBAISIENNE TUBERTINI EXTREME CARP 5000
La Extreme Carp 5000 e' una nuova roubaisienne che utilizza gli stessi mandrini della 7700 e 6500. Estremamente affidabile e ben bialnciata, ben supporta i kit pi potenti della gamma diventando strumento indispensabile per chi pratica la pesca nei carpodromi o in campi gara con taglie e pescosita' elevate.
modello
misura
peso
sezioni
ingombro
Extreme Carp 5000 (no kit)
13,00 m
916 g
5
170 cm
Mini Prolunga
65 cm
152 g
1
65 cm

KIT EVO X ROUBAISIENNE TUBERTINI
I kit Tubertini sono stati sviluppati con l'obiettivo preciso di dare l'opportunita' al pescatore di creare la soluzione tecnica che piu' gli si addice. Infatti tutti , dal potente Evo Carp fino al rigido e leggero Match, sono dotati dello stesso attacco e possono quindi essere montati su tutte le roubaisienne Evola ed Extreme determinando azioni, bilanciature e potenze diverse. Il kit K2 Power Carp, composto da due pezzi a innesto, compatibile con il terzo pezzo dei kit Evo, Evo Top e Evo Carp.
modello
misura
peso
sezioni
K2 Power Carp
2,64 m
37 g
2
Kit Evo Carp
5,10 m
145 g
4
Kit Evo Carp Slim
5,10 m
141 g
4
Kit Evo
5,10 m
124 g
4
Kit Evo Slim
5,10 m
122 g
4
Kit Evo Top
5,10 m
122 g
4
Kit Evo Light
5,10 m
120 g
4
Kit Match
5,10 m
115 g
4

 
 
SITO DI TUBERTINI HIGH QUALITY : http://www.tubertini.it
 

 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 28/12/2011 @ 15:25:21, in PESCA AL COLPO, linkato 2111 volte)
LA CASTELFRANCO TUBERTINI DOMINA ALL’INGLESE
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del G.P.O. Imolese Tubertini)
 
Secondo, prestigioso successo per gli uomini di Franco Simonini, che dopo lo Scudetto degli Italiani a box si fregiano anche del Titolo regionale di pesca all’inglese.
Intitolato alla compianta Lorenzina Galliera, per tutti “la Lore”, indimenticato personaggio di spicco della Federazione e Giudice di Gara nazionale, prematuramente scomparsa alcuni anni orsono, il 30 ottobre scorso si è svolto, in prova unica, il Campionato Regionale Emilia Romagna di Pesca all’Inglese, manifestazione che, con il ritorno in auge dei campi di gara del Circondariale ad Ostellato, è stata rispolverata dal Comitato Regionale Emilia Romagna, dopo anni di oblio. Purtroppo l’edizione 2011 di questa manifestazione non ha avuto il riscontro delle edizioni mitiche degli anni ’90, quando questa gara riscuoteva i favori di oltre 1000 appassionati, che arrivavano a disputare le gare anche in doppio turno, mattino e pomeriggio e per tutta l’estensione del campo gara, dal ponte di Ostellato a ponte Trava, pur di essere presenti. Questa edizione, anche per l’inspiegabile concomitanza con prove di alcuni Campionati Provinciali (vedi Bologna…) ha avuto l’adesione di soli 87 concorrenti, in rappresentanza di 17 sodalizi emiliano romagnoli, che hanno comunque onorato molto sportivamente l’impegno.
Tratto prescelto dagli organizzatori è stato il tratto iniziale del campo gara di Covato, sulle medesime piazzole che, solo una settimana prima, avevano visto svolgersi l’atto finale del Campionato Italiano per Società.
I rigori dei primi freddi hanno condizionato negativamente il comportamento delle breme ferraresi, che si sono dimostrate restie ad abboccare alle lenze proposte più o meno sulla linea di metà canale dagli agonisti e si è dovuto registrare anche qualche cappotto.
Al termine la premiazione nella piazzetta dell’agriturismo della Covato, sul podio prestigioso del recente Mondiale Seniores, durante la quale il marito di Lorenzina, Umberto Guidetti, ha consegnato personalmente ai vincitori il trofeo intitolato alla moglie, trofeo che ha imboccato la Via Emilia e si è fermato nella sede della Polisportiva Castelfranco Tubertini di Castelfranco Emilia (Mo). Il merito dell’impresa è tutto di quel quartetto di “ragazzacci” che rispondono al nome di Pietro Santini, Franco Simonini, Giorgio Benevento e Sergio Cavazza, che con 11,5 penalità complessive hanno posto a fianco dello Scudetto degli Italiani a box vinto a giugno sulla Lama, anche questo prestigioso Titolo. Il quartetto di Castelfranco Emilia è composto da 4 appassionati che, con tanta esperienza e sportività continuano a calcare i campi di gara, autentico esempio per i più giovani. Complimenti vivissimi da tutti gli sportivi e dallo Sponsor Tubertini!
Ma i successi degli uomini con il logo di Bazzano sulle maglie non si sono conclusi con Simonini e C. ma si sono completati con il bel terzo posto assoluto della Val d’Amone Tubertini composta da Andrea Liverani, Erino Giovannelli, Graziano Barnabé e Maurizio Gualtieri. Ottima e puntuale l’organizzazione, tra i quali erano presenti anche i ragazzi del Team GialloBlù Tubertini di Giancarlo Cassanelli.
 
Articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del G.P.O. Imolese Tubertini)
 
 
 
 SITO TUBERTINI HIGH QUALITY : http://www.tubertini.it/
 
 

 
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 28/12/2011 @ 14:42:34, in PASTURE e ATTREZZATURA, linkato 3764 volte)
Level Magic e Pellets Tubertini abbinata vincente
articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del G.P.O. Imolese Tubertini)
 
 
Il rientro dalle ferie è sempre un momento “difficile”, che richiede un periodo di riadattamento alla vita quotidiana. Per riuscire meglio a rientrare nei ritmi di tutti i giorni, quale migliore occasione di una pescata in relax con qualche amico, magari in un impianto comodo e ricco di pesci?
E’ quanto ci siamo detti con Enrico Landi, rappresentante della Tubertini, appena rientrato dalle vacanze ed in procinto di ributtarci nei rispettivi lavori e nell’agone agonistico del prossimo autunno. Con noi anche Federico, figlio di Enrico e pescatore per diletto ma con la passione di papà nel sangue.
Per l’occasione abbiamo scelto di passare qualche ora al “Lago del Nonno”, nell’immediata periferia di Bologna, un impianto molto bello ed accogliente, ben curato, dove si possono trovare due grandi laghi, uno dedicato al catch and release ed uno alla pesca d’asporto, ricchi di tanti pesci di diverse specie.
Per l’occasione con Enrico abbiamo voluto mettere alla prova le nuove bolognesi LEVEL MAGIC, attrezzi all round di alta qualità, ed alcune essenze della nuova, vasta gamma di POWER PELLETS da pastura e da innesco della prestigiosa Azienda di Bazzano (Bo).
Le nostre attenzioni “interessate” si sono indirizzate sugli abitanti del lago dedicato al catch and release: carpe di tutte le dimensioni, grossi pesci gatto americani, carassi ecc.
Per una volta tanto abbiamo deciso di lasciar riposare le roubaisienne e tornare alle “origini” usando la tecnica con la quale i nostri nonni e padri hanno portato il nome di Bologna nel mondo della Pesca Sportiva: la telescopica con anelli o bolognese.
 
Enrico ha montato una LEVEL MAGIC da 7 metri, mentre Federico ha optato per il modello da 6.
 
Come pasturazione abbiamo deciso di impiegare esclusivamente esche pronte all'uso come i POWER PELLETS Tubertini e come inneschi i nuovi PRE DRILLED e GROWERS EXPANDER, due tipologie di pellets da innesco dalle spiccate caratteristiche adescanti, rivelatisi anche estremamente semplici da usare. Dopo un paio di manciate di POWER PELLETS FISH MEAL e POWER PELLETS RED TUTTIFRUTTI fiondate 10/12 metri davanti alla nostra postazione di pesca come pasturazione preventiva, abbiamo preparato le lenze, molto semplici, da usare per la pescata. Come galleggianti dei segnalatori da 0,50/0,75 grammi della PRO 52, PRO 72 o similari vanno benissimo, montati su una madre lenza dello 0,14/16, tarati da una piombatura abbastanza raccolta; come ami con queste esche sono indicati dei modelli robusti e ben affilati, a curvatura tonda, apertura abbastanza larga e punta leggermente rientrante come la serie 175 nelle misure dal n°3 al n°6. Modelli come questo consentono di innescare direttamente il pelletrs da innesco in maniera molto accurata, mentre se si impiegano gli anellini porta pellets durante l'aspirazione dell'esca consentono un'aggancio efficace nell'apparato boccale di prede di taglia a cui ci si indirizza con questa pesca.
 
Pochi minuti e siamo in pesca e altri pochi minuti il galleggiante di Enrico affonda. La risposta della Level Magic è fulminea e la cima nervosa si flette armonica e progressiva sotto l'azione di un carassio di grossa taglia! E' veramente stupefacente la rapidità con cui gli attrattori dei POWER PELLETS Tubertini hanno fatto effetto attirando in zona i primi pesci: praticamente con la stessa rapidità di un'esca tradizionale quale i bigattini o il mais. Ben presto le abboccate si alternano sulle nostre lenze, facendoci veramente divertire. Le LEVEL MAGIC offrono una ottima prova di se, anche con alcune grosse carpe ed un clarius stimato ad occhio attorno ai 6 chili ingannato da Enrico con un Growers Pellets allo scopex innescato direttamente sull'amo. I pesci rispondono voracemente alla pasturazione eseguita con fiondatine frequenti di alcuni pellets sfusi lanciati attorno all'antenna del galleggiante, staccandosi dal fondo e segnalando la loro presenza con numerose abboccate lungo la calata dell'esca verso il fondo. Per sfruttare meglio questa condizione Enrico arriva ad allargare la geometria della lenza, rallentando la discesa dell'esca e le abboccate sono effettivamente più evidenti con frequenti starate del PRO 72. La vetta della Level Magic disegna una curva perfetta sotto le sfuriate delle carpe, che si arrendono in fretta al “nervo” di questa sottile e potente bolognese dall'elegante cosmetica. Il pomeriggio vola grazie alla bella pescata che ci regalano queste belle bolognesi Tubertini abbinate ai prodigiosi POWER PELLETS, dimostratisi veramente un'abbinata vincente!
 
IL SEGRETO DEL CAMPIONE:
Nel corso della pescata, Enrico mi ha svelato un piccolo segreto per la preparazione del GROWERS expander, con l'aiuto di un semplice vaporizzatore come quello impiegato per bagnare le piante o la pastura; mettiamo nel vaporizzatore la quantità di prodotto che intendiamo impiegare come innesco, lo copriamo bene con acqua e, con la pompetta del vaporizzatore, togliamo l'aria dal contenitore. In questo modo la bagnatura del prodotto sarà molto più veloce e profonda e l'esca risulterà più gommosa e resistente all'innesco. Questo procedimento, tra l'altro, ci dà anche la possibilità di personalizzare ulteriormente la nostra esca, aggiungendo qualsiasi tipo di attrattore liquido nell'acqua all'interno de vaporizzatore, attrattore che penetrerà profondamente ed in velocità nella nostra esca “personalizzata”!
 
I MATERIALI:
 
  
 
LEVEL MAGIC – Bolognesi proposte sia montate che “nude” nelle misure da m. 4 - 5 – 6 – 7. Sono canne allround realizzate in carbonio ad Alta Resistenza, idonee a svariati utilizzi quali la pesca nei carpodromi, la pesca in mare, sia da riva che dalla barca, ottima per la pesca alle spigole fatta con galleggianti pesanti innescando il gambero o per i grossi barbi del Po. Ogni impiego gravoso trova nelle Level Magic delle ottime compagne di pesca. La versione nuda consente di poterle adattare a varie esigenze modificandone l'assetto; ad esempio nella pesca in mare, sostituendo la vetta in carbonio in dotazione con una vetta in fibra di vetro, si ottiene un attrezzo ideale per la pesca agli sgombri dalla barca. I diametri sono molto contenuti senza influire sulla bilanciatura, che rimane perfetta: con una Level Magic si possono trascorrere molte ore in pesca senza risentirne fisicamente!
 
POWER PELLETS – Con questa gamma completa di essenze e diametri, Tubertini integra la sua proposta in questo settore di grande attualità. L'uso del pellets all'estero ha tradizioni consolidate, grazie anche alla grande praticità di questi prodotti, moderni, sempre pronti all'uso e di grande efficacia. Con i POWER PELLETS Tubertini possiamo decidere di andare a praticare il nostro sport preferito in qualsiasi momento, senza necessariamente passare dal negoziante di fiducia per acquistare le esche fresche.
 
Per la composizione della gamma POWER PELLETS, i tecnici Tubertini hanno selezionato questa gamma di prodotti di origine olandese, realizzati da una importantissima Azienda leader del settore esche e mangimi per uso sportivo e professionale. Sono realizzati con farine selezionate di pesce e cereali, oli di pesce raffinati, aromi, attrattori basati su aminoacidi e palatants per garantire un gusto unico, un’attrazione immediata e duratura senza saziare il pesce.
 
I POWER PELLETS Tubertini, disponibili in confezioni da 1 kg, si dimostrano estremamente versatili poiché possono essere impiegati sia come pasturazione, a mano, con la fionda o inglobati nelle pasture, che come innesco con l'utilizzo dei pratici anellini porta pellets; consentono una selezione importante della taglia, eliminando il disturbo del pesce piccolo. Una volta in acqua i POWER PELLETS Tubertini rilasciano in tempo molto brevi i loro attrattori olfattivi, stimolando una reazione veloce del pesce in zona; parallelamente la persistenza sul fondo o sull'amo é molto lunga.
 
GAMMA POWER PELLETS
 
POWER CARP PELLETS: diametri mm. 4,5 – 6
POWER CARP PELLETS HALIBUT: diametri mm. 4,5 – 6 – 10 – 16 – 20
POWER CARP PELLETS RED TUTTIFRUTTI: diametri mm. 6
POWER CARP PELLETS YELLOW SCOPEX: diametri mm. 6
POWER CARP PELLETS FISH MEAL: diametri mm. 4,5 – 6 – 8 – 10
POWER CARP PELLETS GREEN BETAINE: diametri mm. 4,5 – 6
POWER MARINE PELLETS: diametri mm. 4,5 – 6
POWER TROUT PELLETS: diametri mm. 4,5 – 6
 
La nuova gamma di pellets Tubertini comprende anche degli specifici pellets da innesco (hookable): il PRE DRILLED e il GROWERS, con le seguenti caratteristiche:
 
 
 
Pre Drilled Pellets
E' un pellets da innesco secco, preforato, per consentire un rapido innesco su “Hair-Rig” o sull'amo con l'apposito anellino. Altamente attrattivi, grazie all’alto contenuto di oli e farine di pesce, estratti naturali e aminoacidi, sono stati studiati per la cattura di grosse carpe, pesci gatto, siluri e storioni.
 
Gusto Halibut: diametri mm. 8 – 12 – 16 – 20, confezione barattolo g. 150
 
 
Growers Pellets
E' un pellets ”expander” da innesco, ricco di oli e farine di pesce ed altri ingredienti che ne aumentano l’attrattività. Si definisce “expander” perché prima dell’uso va ammorbidito immergendolo per 45-60 minuti nell’acqua. Dopo questo trattamento si ottiene un'esca morbida, gommosa, ottimamente innescabile e dall'ottimA tenuta all'amo. 
 
Gusti: Tonno, Scopex, Tutti Frutti - diametro mm. 6, confezione barattolo g. 150
 
articolo di Angelo Borgatti (giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del G.P.O. Imolese Tubertini)
 
 
Sito Tubertini High Quality : http://www.tubertini.it/
 

 
Titolo
CCL Pesca In e Tubertini High Quality organizzano
all'interno dell'articolo troverete l'abum fotografico della manifestazione
VENERDI’ 6 GENNAIO
GARA TROTA LAGO a COPPIE dell’EPIFANIA
presso LAGHI del ROSARIO, Bologna
 
La gara verrà divisa in settori, con diverse tecniche:
· tecnica con esche naturali per garisti;
· tecnica con esche artificiali(spinning);
· tecnica con esche naturali per non garisti.
I settori saranno formati da 5 coppie.
Iscrizione di 60 euro a coppia.
Immissione di 440 Kg di trote al raggiungimento di 40 coppie.
Premiazione di settore:
1) 5 Kg di formaggio a coppia;
2) 2 salami a coppia(da circa 1 Kg cadauno);
3) 2 bottiglie di vino a coppia.
Premi a sorpresa offerti dalla ditta Tubertini.
Come regolamento per i settori a esche naturali vale il regolamento nazionale
fipsas più esche colorate(vive al momento dell’innesco), invece per i settori
con esche artificiali vale il regolamento nazionale fipsas(con esche siliconiche
si deve piombare l’amo ma non la lenza).
Per iscrizioni chiamare Pesca In 059763887
A fine gara sarà possibile pranzare nel ristorante del lago a 13 euro
con menù completo.
I premi e le trote sono garantiti al raggiungimento delle 40 coppie.
Si declinano danni a persone e cose.
 
 
 
 
 
 
 
  
 
Sito dei laghetti del rosario http://www.laghettidelrosario.com/
 

 

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