GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 CARPFISHING JONATHAN VANCINI DEL TEAM KAPPOTTO... di Admin G.P.O.
 
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I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.

Muhammad Ali
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DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE RICHIESTA E PUBBLICATI SUL SITO IN ORDINE CRONOLOGICO
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Di Admin G.P.O. (del 31/03/2011 @ 21:50:16, in ARCI PESCA, linkato 1649 volte)
 
BUONA PARTENZA PER IL 2011 DEL TEAM A.R.C.I.
Articolo di Danielli Stefano
 
Buona la partenza del Team A.R.C.I. Nelle due prime prove per il 2011, rispettivamente nel Trofeo
delle Società a coppie e, nella prima prova del campionato Regionale a BOX.
Nel campo gara del Canale Riolo a Malalbergo il 27 Marzo si è svolto il Trofeo delle Società
affiliate A.R.C.I. , che hanno iscritto numerose coppie di cui una sola per ogni Società poteva gareggiare per il Trofeo stesso , in un unico settore.
Per il G.P.O.Imolese , a difendere i colori per la conquista del Trofeo, la coppia Borghi Rossella-Fontana Giovanni, che ben hanno rappresentato la Società sfiorando la conquista dello stesso
piazzandosi al secondo posto, a poco più di 500 grammi dai vincitori , colpevole una Carpa più grande di quelle catturata dai nostri.
Bene anche l'altra coppia, che però non partecipava per la conquista del Trofeo, composta
da Danielli Stefano- Rivaroli Rossano che molto generosamente ha sostituito il nostro compagno
di squadra Banzi Giuliano, impegnato al caldo sole delle Isole di Tenerife, beato lui.
Questa nostra coppia, ha ottonuto un ottimo primo posto di settore, completando così un'ottima
prova del nostro Team.
In appendice commento la scarsa pescosità attuale del canale Riolo che, con un massimo di tre
quattro catture per concorrente, a parte gli esterni, ha affidato ala Carpe le sorti della competizione.
 
Questione completamente diversa invece nelle prima prova del campionato Regionale a BOX
svoltasi il 27 Marzo dove nella cornice di uno splendido campo di gara come quello del
Cavo Napoleonico in ottime condizioni per una gara, il medesimo non ha tradito le attese
in fatto di catture.
In questo magnifico contesto, la nostra compagine formata da Borghi Rossella-Fontana Giovanni-
Banzi Giuliano- Danielli Stefano, si è imposta al primo posto nel suo settore sfiorando il peso
assoluto con 22,500 di Carassi e Breme, affidandosi alla pesca con tecnica Inglese e pasturazione
a base di sfarinati e poco bigatto.
Se il buon giorno si vede dal mattino, speriamo in bene.
Prossimo appuntamento il 10 Aprile in Riolo per la prima prova del campionato provinciale Coppie
nella quale le nostre due, formate Borghi Rossella- Fontana Giovanni e Banzi Giuliano- Danielli
Stefano, cercheranno di dare il meglio.
Dando appuntamento al prossimo aggiornamento , porgo distinti slaluti.
 
 
Redatto da Danielli Stefano responsabile Team A.R.C.I. Del G.P.O.Imolese
 
 
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PRIMA SELEZIONE CAMPIONATO ITALIANO INDIVIDUALE TROTA LAGO – LAGO ROMEO – SASSUOLO (MO)
DOMENICA 27 MARZO 2011 - articolo di Saati Franco e Cristian
 
si è svolto al lago ROMEO di SASSUOLO (MO) la 1° selezione per il campionato italiano individuale trota lago. Hanno partecipato alla selezione 100 agonisti provenienti da Emilia Romagna e Toscana.
Il GPO IMOLESE TUBERTINI era presente con 2 iscritti:
SAATI FRANCO       2° DI SETTORE
SAATI CRISTIAN     3° DI SETTORE
 
Entrambi qualificati per la semifinale del 16 ottobre che si terrà presso il lago FIPSAS DI S. PIETRO IN GU’ (Padova)
 
Giornata piena di sole. Pesca prevalentemente con galleggianti leggeri da 1,5 grammo fino a 3,0 grammi sia mezza’acqua che a fondo e catenelle. Negli ultimi turni anche Pavoncelle sul fondo e sotto riva.
Prossimi appuntamenti il 3 aprile per la terza e quarta prova campionato provinciale coppie a Castenaso e l’8 maggio il regionale a Traversatolo (PR) Lago Cronovilla.
 
articolo di Saati Franzo e Cristian
 
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Di sipadan (del 25/03/2011 @ 18:28:13, in SPINNING, linkato 4241 volte)
 
LE ESCHE NELLO SPINNING - CLASSIFICAZIONE
articolo di Mauro Maccagnani [sipadan]
Iniziamo un piccolo dizionario delle esche che si usano nella pesca a spinning
Io che sono di una certa età direi che lo spinning sia fatto solo con esche rigide mentre la “pesca a lancio” comprende tutte le altre esche
Il limite dello “spinning” va sia verso la pesca col morto manovrato, o col vivo, che verso la pesca a mosca che verso la pesca con esche naturali
Questa tendenza è recente con l’avvento di esche di gomma che imitano alla perfezione la forma di camole, lombrichi e affini – e se scentate, ovvero rese odorose e sapide con appositi liquidi pure simili di sapore, suppongo.
Certi pesci di gomma imitano alla perfezione il morto e se trainati pure il vivo.
L’altro cammino è quello che media sempre più tecniche da pesca a mosca con l’uso di materiale quali peli e penne, con esiti che portano a imitazioni di mosche e insetti lanciabili senza coda di topo a initazioni di grossi insetti fino a topi, rane e papere!
Poi tutte le tecniche costruttive si ibridano dando il via a esche innovative
Esche rigide
Metallo
Legno
Resine
Altro
Esche non rigide
Gomma
Pelo-piume
Miste
Un altro grosso filone da capire divide le esche in
Imitative
Di fantasia
Altra distinzione è l’uso dell’esca in relazione allo strato d’acqua da battere
Top water o di superficie
Galleggianti
Suspending o a mezz’acqua
Affondanti (con diverse specifiche, si va da esche piccole che dinamicamente vanno verso il fondo quando recuperate a veri e propri “ferri da stiro” )
 
In teoria esche diverse hanno pure obiettivi diversi, ma lo spinning è una disciplina dinamica e sempre più spesso esche che si credevano idonee solo al pesce tal dei tali si dimostrano efficaci su molti altri; un esempio su tutti la pesca della trota con la gomma che prende piede sempre più.
Iniziare da qualche parte si deve… partiamo dall’apparentemente semplice ovvero le differenze tra esche imitative e di fantasia.
Cosa sia un’esca imitativa appare semplice, per es. una imitazione di cavalletta lo di rana.
O un minnow – un pesciolino- color trota, ma se la rana o la cavalletta assume dimensioni imbarazzanti, o il minnow imita si il pesce ma in colori mai visti, per es rosa fluo e verde?
Cosa imiti uno spinner non è affatto chiaro e anche sui rotanti e sugli ondulanti, che certamente ai pesci ricordano dei piccoli pesciolini- o degli insetti?- , ci sarebbe da indagare.
In questi casi appare evidente che spesso si cerchi di stimolare il predatore in base a più principi, non ultima la territorialità
E quasi tutti i predatori imparano in fretta per cui l’esca nuova (come colore, movimento, vibrazioni) per almeno un po rende più delle classiche, almeno nelle acque in cui appare innovativa.
Un caso semplice è la profondità dell’acqua che vogliamo battere, qui noi decidiamo che esca usare e perché.
Se voglio o devo pescare a galla devo usare esche progettate per fare le cose che la natura fa in prossimità della superficie con le creature che popolano fiumi e laghi, nuoto in superficie come rane, colpi a galla come pesci in riproduzione (il tipico “pop” del popper) o che brucano a galla, andamenti strani (il classico wtd o walking the dog ovvero il movimento irregolare di portare a spasso il cane), emersioni improvvise o nuoti frementi (filibustieri, tramvieri).
In realtà è molto più comune insidiare il pesce a mezz’acqua o sul fondo e in presenza di corrente l’andamento dinamico (funzione di recupero e della corrente) prevale.
Anche qui si va da esche che scendono decine di centimetri a esche che nuotando raggiungono qualche metro di profondità (minnow se a forma di pesciolino lungo e slanciato, crank se più “cicciotto” non dimenticando i jerk per grossi predatori) con il moto dato dalla combinazione di posizione, tipo e inclinazione della pala, ove presente.
Oltre questi 2-4 metri si scende solo con oggetti pesanti, imitazioni di pesci o di creature di fantasia o di gamberi o anguille.
E si può scendere con grosse gomme, fino al kilo e oltre(!) , o con piccoli jig ovvero pezzi di piombo dressati in gomma o peli con in genere un’esca di gomma in coda (a trailer) che in genere si crede imitino animali del fondale.
Oltre all’ovvia soluzione di piombare un’esca che affondi meno, per es. un’esca di gomma.
La prima distinzione sui materiali va perdendo di senso (se non interessarti alla costruzione o alla tecnica) in quanto la produzione in serie privilegia la resina e la gomma (che si fa con stampi) oltre al sempiterno metallo, co i classici cucchiaini tutti o quasi tutti hanno pescato.
Prende sempre più piede l’uso di tecnologie miste, integrando piume, peli naturali o sintetici e gomma su esche rigide.
Il legno ormai è riservato o a prototipi o a prodotti di fascia alta.
E si parla di esche fino a 50 euro –a pezzo- e oltre….. per l’alto di gamma
Per contro la produzione in oriente in plastica o resina porta crank e minnow a pochi euro e la gomma a qualche euro a scatola da 10 pezzi.
Ricordando che cucchiaini rotanti e ondulanti hanno prezzi di pochi euro si vede che si può pescare a spinning sia spendendo follie che spendendo poco.
Il ramo che sempre più si mutua dalla pesca a mosca porterà a sempre maggiore integrazione con peli (sintetici molto spesso, magari lucidi o rifrangenti), piume, pellicole olografiche per mantenere vivi progetti “classici”
Non è insolito che un rotante con l’ancoretta dressata (dalla classica lana rossa ai materiali “spaziali” lucidi e olografici) catturi abbastanza di più – o di meno- del modello senza e spesso i colori dominanti innovativi qualche risultato lo danno in termini di catture
Proviamo a creare un minidizionario
Esche rigide
Metallo e resine pesanti
Cucchiaini rotanti
Con paletta sull’asse (tipo Martin)
Con cavalierino (tipo Mepps)
Ondulanti
Minnow spoon
Devon o eliche
Spinnerbait
Imitazioni di minnow
Jig per la pesca a fondo
Legno e resine (leggere o mediamente pesanti)
Minnow
Wtd
Popper
Crank
Jerk
Imitazioni di insetti
Gomma
Imitazioni di pesci
Imitazione di insetti volanti dalle mosche alle libellule
Imitazioni di crostacei o creature come lucertole per es.
Imitazione di rane e topi
Estensioni (trailer) per altre esche
Imitazioni di vermi
Dritti
Con coda
Grub con falcetto finale
Imitazioni di “anguille”
Gonnellini o skirt per jig o spinner
Realizzazioni con peli o piume
Imitazioni di insetti  volanti, mosche, vespe
Imitazioni di insetti volanti quali libellule
Imitazioni di crostacei
Imitazione di rane e topi
Imitazione di pesci
dressaggio per altre esche
streamer (del tutto simili ai jig)
 
appare ovvio che esistano infinite combinazioni realizzabili… di cui non si può che lasciare spazio alla fantasia.
Si parte da esche di 1 o 2 cm fino esche di 20-30 cm per il lego e 50-60 cm per la gomma stese in acqua per pesi che vanno dal grammo delle mosche al kilo di certe gomme.
Esistono limiti dati dalle canne e dai mulinelli.. se è possibile in casi estremi con attrezzi specifici lanciare un kg di gomma o 300 grammi di esca rigida di norma ci si limita all’area di uso che va dai pochi grammi al due etti.
Anche in basso esistono limiti, se è facile lanciare qualche grammo il lancio di esche, magari voluminose e poco aerodinamiche, e davvero complesso e richiede attrezzature molto specifiche.
Ovviamente una mosca da un grammo si lancia meglio con attrezzatura da mosca!
 
articolo di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Titolo
Di sipadan (del 25/03/2011 @ 18:00:12, in SPINNING, linkato 2110 volte)
 
L'INGLESE NELLO SPINNING - PARTE 2 - GENERALITA'
articolo di Mauro Maccagnani [sipadan] 
 
Le parole basi per la pesca con esplicito riferimento alla pesca in acqua dolce, in ambiente marino i termini possono assumere significati diversi
Ringraziamo tutti coloro che contattando il sito della GPO possano arricchire questa serie di articoli, essendo una nomenclatura molto controversa

Bait: (per esempio spinnerBAIT, buzzBAIT, cranckBAIT, softBAIT).
Il termine "bait", rispetto al sinonimo inglese "lure" va ad indicare un esca.
Come ipotetico miglior dettaglio, visto che le contaminazioni inglesi a volte sono sensate o logiche, a volte meno, il termine “BAIT” almeno per le esche rigide fa riferimento a un’esca che esercita la propria azione catturante prevalentemente grazie alla animazione continua del pescatore.
 
Spinnerbait: esca con telaio a “V”, piombo e amo nel ramo inferiore e una o più palette nel ramo superiore, rotanti o più frequentemente ondulanti.
Esca declinata in centinaia di modelli, da leggerissimi (pochi grammi) a pesantissimi (80 grammi) , utilizzata per tutti i predatori, efficace spesso con vento.
Dotata come il buzzbait di amo singolo è efficace in caso di alghe
Va dressata (ovvero va aggiunto) un gonnellino (skirt in inglese) o più dietro il piombo.
Si può completare con un amo in coda (trailer hook “amo dietro”) e un’esca siliconica sull’amo (trailer)

Buzzbait: è l'equivalente dello spinnerbait ma con azione di superfice. Al posto della palettina rotante o ondulante e munito di un elica che emette turbolenze ed anche piccoli "spruzzi" sulla superficie dell'acqua.
Esca da superficie, efficace spesso con caldo e vento

Crankbait: si tratta di un hard bait che imita un pesciolino in genere corto e cicciottello.
E' galleggiante o affondante (meno spesso) e dotato solitamente di una ampia ed allungata paletta poco inclinata messa davanti al pesciolino. La paletta e la geometria consentono all'esca di raggiungere, in recupero, la profondità molto velocemente. La profondità raggiungibile dipende da vari fattori e la classificazione degli hard bait spesso è proprio fatta tenendo conto della profondità raggiungibile.
Minnow: si tratta di un hard bait che imita un pesciolino in genere lungo e magro
E' galleggiante o affondante e dotato solitamente di una paletta o a forma di “S” sul muso o sotto il corpo sulla punta o poco dietro. La paletta e la geometria consentono all'esca di muoversi in diversi modi. La profondità raggiungibile dipende da vari fattori e la classificazione degli hard bait spesso è proprio fatta tenendo conto della profondità raggiungibile.

Hard bait: esca dura. Sono cosi identificate tutte le esche di consistenza dura e realizzate con materiali non soffici come il legno, la plastica e il metallo.

Jerkbait: sono esche voluminose e pesanti dalla forma che ricorda un pesce. Possono essere con o senza paletta. La particolarità dei jerk piu' che la dimensione ed il peso tuttavia, stà nella specifica azione di pesca da adottare con questa tipologia di esche (jerk=strattone, scossone).

Jointed: artificiale snodato ossia il cui corpo è costituito da 2 o piu parti "giuntate" ovvero tenute insieme, grazie all'armatura a "snodo".
 
Swimbait: in genere grossi jointed (i jointed sono congiunti in un punto le swim in genere in due o più) dal nuoto sinuoso

Ondulante o spoon: esca metallica composta da un corpo metallico argentato, dorato o variopinto dalla forma a foglia, che simula la sagoma di un pesce, un anello per il fissaggio del filo, un amo o una ancoretta in coda. Il nome deriva dal movimento "ondulate" che assume l'esca nella fase di caduta e recupero.

Pencil bait / stickbait: esche hard bait lunghe e strette – a forma di sigaro- e senza paletta. In genere esche di superficie con andamento zigzagante irregolare (wtd, walking the dog o
  “portando a spasso il cane”)

Popper: esca di superficie dotata di un muso incavo o a fronte piatta. L'esca recuperata a strappi genera sulla superfice dell'acqua spruzzi e/o il tipico suono "pop" da cui il suo nome.

Propbait o propeller: hard bait stretto e lungo, simile ad un minnow senza paletta, dotato di 1 elica in coda o 2 eliche una in testa ed una in coda.

Rotante o on line spinner: esca artificiale composta da una armatura metallica, un corpo ed una paletta montata direttamente o tramite un cavalierino sulla armatura. Durante il recupero la paletta ruota intorno all'asse dell'armatura generando una serie di bagliori luminosi, turbolenze e vibrazioni.

Spoon: cucchiaio. Utilizzata per identificare un esca a forma di cucchiaio (curva e concava) o la forma di alcuni particolari minnow affondanti.

lipless: letteralmente "senza labbro" ossia esca non dotata di nessuna appendice che ne  gestisca il movimento. Sono di due grandi tipi
1) lipless fatti a pesciolino, con anello di aggancio sul muso come per esempio il mitico "filibustiere" o “tramviere” ,di norma affondanti, se recuperati linearmente hanno un movimento ad ampie "S", e se lasciati affondare vibrano sul proprio asse orizzontale (wobbling, da cui sono detti pure Wobbler) risultando molto adescanti anche in fase di rilascio.
2) i lipless tipo rattlin'rap , pesciolini piatti con l’anello de collegare alla lenza sul dorso, affondanti e progettate per esplorare velocemente ampie zone d'acqua a vari strati di profondità e spesso dotati di sferette che fanno rumore “rattling”.
Ottime per pescare a stretto contatto del fondo con un recupero "a dente di sega" fatto di accelerazioni e rilasci fino al contatto con il fondo.
Passiamo alla gomma (softbait)

Grub worm: verme, lombrico, larva. Indica tutta una serie di esche tenere in gomma o silicone prevalentemente di piccole o medie dimensioni, dai falcetti, alle varie imitazioni di larve, alle creazioni i fantasia che non hanno riscontro in natura.
Peraltro può arrivare ai 20-30 cm…..
Il grub in genere ha una coda a falcetto, il worm è dritto
Il corpo puo essere liscio o molto lamellato
Skirted grub: particolare soft bait, caratterizzato da un corpo allungato,una o due codine e skirt (gonnellino) solidale in testa.
 
Lizard: imitazioni dalle realistiche alle immaginifiche di lucertole….
 
Crab/craw: imitazioni di gamberi e/o crostacei
 
Creatures: esseri mai visti, in genere con tante appendici
 
Shad: imitazione di un pesce
 
Trailer: creatura in genere studiata apposta per essere usata come trailer su jigg e spinner, può essere benissimo una “creatura” o parte di essa
Jig: esca molto semplice composta da un amo con una testina piombata. Il jig viene completato con un gonnellino in gomma (skirt) e/o un trailer innescato sull'amo.
articolo di Mauro Maccagnani [sipadan] 

collegamento alla prima parte
 
Titolo
 
QUALIFICAZIONE CAMPIONATO ITALIANO A COPPIE TROTA IN LAGO 2011 - LAGO SOVA DI POPPI - AREZZO
DOMENICA 20 MARZO 2011 - articolo di Saati Franco e Cristian
 
Si è svolta al Lago Sova di Poppi (AREZZO) la qualificazione Coppie alla finale campionato italiano trota lago: presenti 55 coppie dell’Emilia Romagna e Toscana. Qui il GPO Imolese Tubertini era presente con 1° coppia: SAATI FRANCO – SAATI CRISTIAN che vincendo il proprio settore si sono qualificati per la finale in data 1 – 2 ottobre PRESSO I laghi FIPSAS DI BUFFALONA (BS).
        
Giornata piena di sole con un po’ di vento che non ha disturbato piu’ di tanto. Pesca prevalentemente con galleggiante e tris da 8-10 grammi. Trote aggressive abbastanza alte. Negli ultimi turni con delle G2 – G3 fino a G5 oppure galleggiante sul sotto riva molto basso.
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 19/03/2011 @ 12:05:02, in PESCA AL COLPO, linkato 2677 volte)
A PESCA CON I CAMPIONI DELLA LENZA EMILIANA TUBERTINI 
articolo di Giuseppe Stagni
RACCOLTA FOTOGRAFICA DI UNA GIORNATA DI PESCA PASSATA CON I CAMPIONI DELLA LENZA EMILIANA NEL CANALE CIRCONDARIALE DI OSTELLATO NELLA ZONA DELLE VALLETTE.
 
19 MARZO 2011
LA RACCOLTA E’ UN ANTEPRIMA PARZIALE DEL REPORTAGE FOTOGRAFICO RELATIVO ALLA MATTINA DEL 19 MARZO 2011. GIORNO PRECEDENTE AL 3° MEMORIAL MARCEL VAN DEN EYNDE,  VINTO DALLA LENZA EMILIANA. QUESTA RACCOLTA CONTIENE LE FOTO SCATTATE DURANTE LE INTERVISTE DEL GIORNALISTA ANGELO BORGATTI DI “PESCA IN” E “NOI PESCATORI”. QUESTE INTERVISTE LE TROVERETE RIPORTATE SUI PROSSIMI NUMERI DELLE RIVISTE “PESCA IN” E “ NOI PESCATORI” DEI MESI DI MARZO E APRILE 2011. NELLA RACCOLTA SI VEDE COME SI DEVONO UTILIZZARE: LE PASTURE DELLA DITTA TUBERTINI, COME SI USA L'INGLESE CON L'INGANNO, L'INNESCO DEL VER DE VASE, ALCUNI NUOVI ARTICOLI DA PESCA DELLA DITTA DI TUBERTINI CHE SARANNO IN VENDITA QUEST'ANNO E LE VARIE MISCELE DI PASTURE UTILIZZATE DA GABBA FERRUCCIO, GALLIANI FRANCO, CARRARO SIMONE, CORAZZA MARCO E BALLABENI UMBERTO.
 
nella foto qui sopra la squadra B della Lenza Emiliana vincitrice della terza edizione del Memorial Marcel van Den Eynde
 
articolo di Giuseppe Stagni
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 19/03/2011 @ 04:51:20, in CURIOSITA', linkato 2068 volte)

NUOVO SPOT TELEVISIVO TUBERTINI HIGH QUALITY

Ecco il nuovo spot televisivo del nostro sponsor Tubertini High Quality



L'azienda Tubertini per garantire la massima competenza nel settore pesca sportiva ed agonistica, si avvale di personale altamente specializzato. Più dell'80% dei dipendenti dell'azienda sono pescatori appassionati, senza considerare lo staff tecnico esterno composto da pluricampioni italiani e mondiali di ogni tipologia di pesca.

La frenetica attività agonistica, che costringe a continui confronti serrati con gli avversari, ci consente di essere costantemente all’avanguardia nei prodotti da pesca sportiva. L’azienda Tubertini, su consulenza dei propri agonisti e collaboratori, progetta e realizza articoli competitivi e vincenti, certa che l’agonismo rappresenti la base per l’evoluzione tecnologica dei prodotti e soprattutto conscia del fatto che tali evoluzioni possano regalare piena soddisfazione anche ai pescatori sportivi.

Altri filmati li potrete visualizzare sulla Web Tv Tubertini, Il nuovo canale televisivo, ricco di video esplicativi dove i Campioni Tubertini sveleranno trucchi e tecniche per catturare più pesci.

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Titolo
Di sipadan (del 17/03/2011 @ 17:59:00, in SPINNING, linkato 7433 volte)
 
LA LINGUA INGLESE, I SUOI TERMINI, LE SUE MISURE E LA PESCA A SPINNING
Articolo di mauro Maccagnani [sipadan]
 
Cominciamo già male, con subito un termine inglese
Perché spinning e non pesca a lancio? Non si sa ma ormai va così
E cominciano altre confusioni
Per i tecnici lo spinning si fa con i mulinelli a bobina fissa (i classici) mentre il casting si fa con i mulinelli a bobina rotante < da casting appunto >
Quindi esistono canne da spinning , per intenderci quelle “normali” in cui si pesca con gli anelli e il mulinello “sotto” e canne da casting in cui mulinello e anelli stanno “sopra” e hanno un “grilletto” sotto cui appoggiare la mano.
Finito?
Assolutamente no
La stragrande maggioranza di canne, anche prodotte in Italia o Cina, da le misure in piedi , pollici e la capacità di lancio ottimale in once, più magari l’indicazione del filo ottimale da usare in libbre…..
Il piede (simbolo: pd; in inglese: foot, plurale feet, abbreviato ft, o con il simbolo: ) è un'unità di misura di lunghezza.
Viene generalmente utilizzato per indicare le quote in aeronautica e la lunghezza delle imbarcazioni a vela e per le canne da pesca.
È utilizzato nei paesi di cultura anglosassone: Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Regno Unito (anche se la tendenza è quella di passare allo standard SI).
Un piede è suddiviso in 12 pollici e rappresenta 1/3 di iarda.
1 piede = 0,3048 m = 30,48 cm
pollice (inch in inglese, simbolo in o virgolette ") è un'unità di misura di lunghezza che non fa parte del sistema SI, ma che è tuttora ampiamente utilizzata nei paesi di cultura anglosassone, come Regno Unito e Stati Uniti oltre che in molti settori tecnologici.
1 in = 0,0254 m = 2,54 cm
L'oncia è ancora utilizzata negli Stati Uniti, come unità di peso. Nel sistema imperiale britannico 1 oncia è pari a 1/16 di libbra ed equivale a 28,35 grammi.
È anche usata internazionalmente come unità di misura dai barman e dai pescatori.
a libbra è una delle unità di misura di massa utilizzate nel Regno Unito ed in altri paesi anglosassoni, Stati Uniti inclusi.
Una libbra equivale a 453,6 grammi (453,59237 per l'esattezza).
L'abbreviazione "lb" ed il termine anglofono "pound" sono talvolta utilizzati come sinonimi di libbra.
 
banalmente
6 piedi -> 180 cm, 1,8 m
6’6” (6 piedi e 6 pollici) ->200 cm, 2 m
7 piedi -> 215 cm, circa 2,10
8 piedi -> 245 cm circa 2,40
1 oncia -> 28,4 grammi circa 30
½ oncia -> 14,2 grammi circa 14
¼ oncia -> 7,2 grammi circa 7
3/8 oncia -> 10, 8 grammi circa 11
5/8 oncia -> 17,8 grammi circa 18
¾ oncia -> 21,3 grammi circa 21
Anche la peggior approssimazione ci soddisfa nei casi reali
Deriva da consuetudini e dall’uso ancora in vigore per la pesca a mosca in genere
 
Partendo dal facile
 
Parliamo di canne da spinning, meno complesse in genere
Una canna da ultraleggero, per trotelle o cavedanini va da 0-4 grammi a 8-10 grammi , tipicamente su 1,80-2 metri, ci consentirà di battere torrenti di montagna non impetuosi o piccoli fiumi.
Per intenderci lancia bene martin fino al numero  3-4 o mepps fino alò numero 2 <> o minnow (pesciolini) di 3-4 cm
Canne per torrenti più impetuosi o fiumi medi va da 5-8 grammi a 15-25, tipicamente su 2-2,15 metri e lancia bene martin fino al numero 9-12 o mepps fino al numero 3 <> o minnow (pesciolini) fino a 9 cm.
Se vado a trote marmorate in po dovrò pensare a canne di 2,40-2,70 metri che lancino da 20-25 grammi fino a 50-80 grammi, tutti i rotanti e minnow fino a magari 15 cm che pesino 40 grammi
Ovviamente l’ultima canna lancia malissimo un rotante da pochi grammi come pure una canna da ultraleggero con un martin 9 è già piegata al massimo nel recupero dell’esca.
Posso pensare di fare lucci e siluri con canne da 2,70 che lancino da 50 a 100-150 grammi e oltre
Sulle canne da casting , non sempre ma spesso dedicate al bass, oltre a queste “dimensioni” diventa preponderante l’azione ovvero come piega la canna.
 
Le azioni più normali sono :
  •  Di punta, si piega solo la punta
  •  Media, si piega un po di più
  •  Parabolica, si piega tutta
Ma si valuta sempre la velocità:
  • Velocissima extra fast
  • Veloce fast
  • Non velocissima, medium
E la potenza:
  • Heawy (pesante, molto potente)
  • Medium , Media
  • Light, leggera
Questi 3 campi si possono (più o meno) combinare in tutte le maniere, ovvio che sarà difficile trovare una canna potentissima e velocissima di punta, o trovare una canna leggera, di media velocità e parabolica.
In genere il crescere della potenza rende le canne meno veloci e di punta, canne velocissime non sono di norma potentissime e di norma hanno azioni di punta.
Sempre in genere canne potentissime o non veloci non sono sensibilissime, canne sensibilissime sono rigide e veloci in genere.
 
Il casting si usa, sempre generalizzando, in alcune pesche
1)    con canne potenti al luccio, si preferisce il mulinello da casting perché meno faticoso nel recupero
2)    con canne veloci e sensibili al bass a gomma per es.
3)    con canne medie al bass con crank e spinner
per il bass i vantaggi sono maggior velocità in pesca , si usa una mano sola, ci sono infinite canne di infiniti tipi
gli svantaggi sono che per esche piccolissime serve attrezzatura dedicata costosa , parecchio costosa, e fare le stesse cose a spinning è banale
sui lucci prevale la maggior potenza e la minor fatica, specie a recuperare esche con elevato attrito.
Ultime considerazioni sui mulinelli
 
Da spinning
Con modelli utilizzabili in Italia in acqua dolce poco cambia tra frizione anteriore e frizione posteriore, il limite si vede quando serve tantissima frizione (drag in termine tecnico) come al mare o a salmoni dove i modelli a frizione anteriore sviluppano un freno più efficace
Che dimensione usare
Io personalmente uso una taglia 2500
Alcune taglie di alcune marche sono minori di altre, un 4000 di una marca a volte è un filo più piccolo di un 3000 di un’altra
I mulinelli vanno da taglia 500/1000 a 10.000/20.000
Sopra i 5000 si parla di siluri o mare
Per il resto il mulinello deve bilanciare la canna e farci stare comodi, per es. una 180 cm da torrente si bilancia con 200 grammi che vuol dire o un 500/100 o un 2.500/3.000 molto leggero dove spesso “leggero = costoso”.
Se accetto 250 grammi già i costi calano molto..  
 
Da casting
Le misure da casting vanno dai 50 ai 400 per i “low profile” ovvero mulinelli un po più piccoli e con cassa ellittica più facilmente palmabile in pesca.
Esistono tutti gli equivalenti round (a sezione tonda) un po meno palmabili e IN GENERE un po meno tecnologici
50, 100, 200 piccoli per bass oltre per i lucci, dai 200 non piccolissimi.
Peraltro io pesco lucci da una vita con un taglia 100….
 
Nota tecnica sui mulinelli
Spesso chiediamo un mulinello “veloce” che serve di sicuro per es. in correnti fortissime da recuperare a favore di corrente.
Lo stesso risultato si può ottenere giocando su
  • rapporto di recupero, tanti più giri fa la bobina per giro di manovella tanto più va forte, a prezzo di minor potenza o più fatica in recupero, i rapporti di recupero vanno da 3:1 a 6-7:1
  • grandezza della bobina al diametro, bobine grandi consentono rapporti di recupero bassi a parità di velocità di recupero
quale scelta migliore? Per me un 5:0 va già benissimo se la bobina è grande in taglia 2500 ma è un parere di chi pesca di norma dove l’acqua non corre più di tanto.
Sulle alpi uso un 4000 a 5:0 come rapporto recupero
Per i mulinelli da casting conta meno, solo a jerk a lucci ritengo utile un 7:1 che è già velocissimo
Ultimo “bivio”, nylon o trecciato?
Se si pesca col trecciato si fa un insieme più rigido e reattivo (il trecciato non è elastico e non si allunga) che quindi irrigidisce l’attrezzatura.
Salvo il luccio , che reputo richieda per sicurezza un adeguato trecciato (almeno 65 libbre), possiamo scegliere e modulare il blocco canna+filo+mulinello utilizzando per renderlo più elastico il nylon sacrificando al limite un po di velocità (o il fluorocarbon per una via di mezzo) o il trecciato per rendere rigido e reattivo il complesso.
 
Articolo di mauro Maccagnani [sipadan]
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 17/03/2011 @ 12:24:59, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 3177 volte)
 
PHALACROCORAX CARBO - CONOSCIAMO IL CORMORANO
 
Tentiamo di conoscere meglio questo “uccellaccio” che ultimamente ha fatto tanto parlare i nostri amici pescatori. Questo volatile è sospettato di essere responsabile, in parte, dei numerosi cappotti nelle prime gare di inizio stagione 2011 disputate nel canale circondariale nella zona di Ostellato e Anita.
 
DA PIPAM.ORG
Articolo di Marco Riva pubblicato su: PIPAM.ORG
 
Il cormorano presente in Europa ed in Italia può essere ricondotto fondamentalmente a due specie, il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), legato agli ambienti marini, ed il cormorano (Phalacrocorax carbo), a sua volta suddiviso in due distinte sottospecie; il Phalacrocorax carbo carbo ed il Phalacrocorax carbo sinensis.
Il primo ha dimensioni maggiori, è a distribuzione prevalentemente atlantica, e la sua presenza in Italia è occasionale e sporadica, come quartiere di svernamento; la sottospecie “sinensis”, più prettamente continentale, invece è a presenza diffusa, svernante e/o nidificante stanziale.
Una specie simile, sebbene di dimensioni minori, è il marangone minore (Phalacrocorax pygmeus), presente in Italia, ma poco diffuso e prevalentemente svernante.
La sottospecie Phalacrocorax carbo sinensis ha dimensioni grandi, poco inferiori a quella di un’oca (secondo una consuetudine in ornitologia si utilizzano le dimensioni di altri uccelli più comuni come termine di paragone); grandi zampe palmate, collo e becco lunghi; quest’ultimo presenta un uncino all’apice. La lunghezza varia da circa 80 a 100 cm, con apertura alare tra i 120 ed i 150 cm ed un peso medio di circa 3,5 kg. La colorazione è prevalentemente nera, con sfumature verdi-metalliche in abito nuziale. La testa ed il collo presentano spesso alcune piccole penne bianche.
Le parti laterali del capo ed il mento sono bianchi, più o meno accentuati; sono presenti anche ai lati delle zampe due macchie biancastre circolari.
Nella livrea invernale sono assenti le macchie e le sfumature bianche.
Il giovane assume una colorazione brunastra, con parti inferiori spesso biancastre. Il verso viene emesso prevalentemente nelle colonie riproduttive.
Nuota con il corpo molto immerso nell’acqua ed il capo obliquo, rivolto verso l’alto. La silhouette in volo ricorda una croce, per le dimensioni del collo e della coda; il battito delle ali è rapido.
Si alimenta prevalentemente di pesci, che cattura nuotando velocemente in immersione. Le grandi zampe palmate sono un ottimo propulsore e la coda funge da timone.
Il nuoto subacqueo può portare l’animale a profondità anche di 15-20 metri, sebbene la profondità di pesca si mantenga entro pochi metri dalla superficie.
Il cormorano cattura i pesci poco dietro la testa, aprendo il becco per catturarli ed utilizzando l’uncino all’apice dello stesso per trattenerli. Per ingoiare la preda risale in superficie, la posiziona dalla parte della testa e la ingoia intera.
Il piumaggio del cormorano non è impermeabile; questa caratteristica facilita l’animale durante le immersioni, ma rappresenta un inconveniente per il volo, ecco perché spesso, dopo che ha pescato, si può osservare il cormorano con le ali spiegate ad asciugare (chiamata la posizione dello stemma araldico).
È un opportunista alimentare e si nutre della risorsa maggiormente presente nell’ambiente in cui pesca, oppure della specie ittica di più facile predazione.
Preferisce pesci di dimensioni comprese tra 10 e 20 cm, sebbene non disdegni prede di dimensioni molto maggiori (anche superiori a 30 cm) o più piccole.
Il fabbisogno alimentare giornaliero del cormorano varia da circa 350 g fino a circa 550 g, con variazioni legate alle dimensioni, al sesso, al clima, al contenuto energetico delle prede ed alle caratteristiche dei siti.
Il cormorano compie spostamenti anche di alcune decine di chilometri ogni giorno per raggiungere i siti di foraggiamento. I dormitori (roost) sono ubicati generalmente presso aree umide ed in luoghi con scarsa presenza umana, così pure come i posatoi diurni. Si possono riconoscere tali siti dall’ingente quantità di guano deposta sui rami ed i tronchi; tale caratteristica è visibile soprattutto in inverno , quando la vegetazione arborea non presenta ancora le foglie.
Il cormorano è una specie gregaria, si sposta in stormi composti da poche unità fino ad alcune centinaia di individui. Nidifica a partire dal 3°-5° anno d’età in colonie spesso miste a quelle degli aironi; il nido viene costruito sugli alberi ed è costituito principalmente da rami, ramoscelli, foglie. Il numero di uova varia tra 2 e 5; le uova schiudono in un tempo di circa 30 giorni e lo svezzamento completo dei pulli avviene generalmente entro le 12 settimane dalla nascita.

Distribuzione e dinamiche demografiche

Il cormorano, a differenza di una credenza diffusa, non è una specie alloctona introdotta in Italia in tempi relativamente recenti. In particolare il Phalacrocorax carbo sinensis, il più diffuso nelle acque interne italiane, è presente in Europa in un areale che va dalle coste del Mar Baltico, Islanda, all’Europa continentale, fino alla Turchia, penisola iberica ed anche nelle isole britanniche.
Il cormorano continentale (Palacrocorax carbo sinensis) ha subito un drastico calo nella sua popolazione europea tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo. La specie era a serio rischio di estinzione. Dalla seconda metà del XX° secolo la tendenza si è invertita e ad oggi probabilmente la popolazione di cormorani è ad un livello mai raggiunto in passato, sia in termini numerici, sia in termini di areale di distribuzione.
La popolazione di cormorano in Italia ha assunto proporzioni significative a partire dai primi anni ’90, quando le migrazioni di cormorano dal nord ed est d’Europa si sono fatte più massicce.
sono ubicati generalmente presso aree umide ed in luoghi con scarsa presenza umana, così pure come i posatoi diurni. Si possono riconoscere tali siti dall’ingente quantità di guano deposta sui rami ed i tronchi; tale caratteristica è visibile soprattutto in inverno , quando la vegetazione arborea non presenta ancora le foglie.Il cormorano è una specie gregaria, si sposta in stormi composti da poche unità fino ad alcune centinaia di individui. Nidifica a partire dal 3°-5° anno d’età in colonie spesso miste a quelle degli aironi; il nido viene costruito sugli alberi ed è costituito principalmente da rami, ramoscelli, foglie. Il numero di uova varia tra 2 e 5; le uova schiudono in un tempo di circa 30 giorni e lo svezzamento completo dei pulli avviene generalmente entro le 12 settimane dalla nascita.Il cormorano, a differenza di una credenza diffusa, non è una specie alloctona introdotta in Italia in tempi relativamente recenti. In particolare il Phalacrocorax carbo sinensis, il più diffuso nelle acque interne italiane, è presente in Europa in un areale che va dalle coste del Mar Baltico, Islanda, all’Europa continentale, fino alla Turchia, penisola iberica ed anche nelle isole britanniche.Il cormorano continentale ha subito un drastico calo nella sua popolazione europea tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo. La specie era a serio rischio di estinzione. Dalla seconda metà del XX° secolo la tendenza si è invertita e ad oggi probabilmente la popolazione di cormorani è ad un livello mai raggiunto in passato, sia in termini numerici, sia in termini di areale di distribuzione.La popolazione di cormorano in Italia ha assunto proporzioni significative a partire dai primi anni ’90, quando le migrazioni di cormorano dal nord ed est d’Europa si sono fatte più massicce.
L’Italia è un classico quartiere di svernamento per le popolazioni nidificanti nell’Europa del Nord, ed in particolare all’inizio del XXI° secolo si stimava che almeno il 15% della popolazione europea di Cormorano svernasse in Italia.
I paesi da cui provengono gli stormi di cormorani che scelgono di svernare sul territorio italiano sono principalmente la Danimarca, la Svezia, la Polonia, i Paesi Bassi e la Germania.
Da alcuni anni a questa parte il cormorano non è presente unicamente nella stagione invernale; sono sempre più frequenti i cormorani stanziali e semistanziali che eleggono il nostro paese a loro dimora per tutto l’arco dell’anno.
Ma quali sono i motivi principali dell’incremento del cormorano in Europa?
Le motivazioni sono molteplici; le principali concause della rapida ripresa delle popolazioni di cormorano sono essenzialmente le seguenti:
 
1. protezione dei siti di riproduzione e riduzione degli abbattimenti;
2. ampia disponibilità alimentare;
3. riduzione dell’inquinamento delle acque.
 
La normativa Europea in materia di protezione di fauna, flora ed habitat ha sicuramente rappresentato un elemento gestionale che ha favorito l’espansione e la ripresa di molte specie animali; la “Direttiva uccelli”, (la 79/409/CEE), ha rappresentato un importante fattore per l'incremento in tutto il continente delle popolazioni di Cormorano e di altre specie di uccelli acquatici.
A questa si aggiunge la Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, la Convenzione di Bonn per la conservazione delle specie selvatiche migratrici, la Direttiva "Habitat" 92/43/CEE per la tutela degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche e la Convenzione di Ramsar per la conservazione delle zone umide di importanza internazionale.
Oltre alle normative Comunitarie, anche in Italia sono state promulgate leggi di protezione; in particolare si ricorda la legge n. 968/77, che prevedeva la protezione integrale alla gran parte delle specie ornitiche, tra cui gli uccelli ittiofagi, che in precedenza erano cacciabili.
In questa situazione normativa lo sviluppo del cormorano è andato di pari passo alla ripresa di molte altre specie di uccelli ittiofagi (aironi, gabbiani, ecc.) e predatori in genere (rapaci).
Gli altri fattori, strettamente collegati, che unitamente al nuovo assetto normativo, hanno contribuito all’espansione del cormorano, sono stati quindi la riduzione dell’inquinamento delle acque e la conseguente ripresa del popolamento ittico, fonte alimentare del cormorano.
Se nei primi anni ’80 l’inquinamento delle acque rappresentava un importante elemento di alterazione e rarefazione della fauna ittica nei corpi idrici italiani ed europei, con il miglioramento della qualità delle acque successivo si è assistito ad una progressiva ripresa degli stock ittici, che hanno rappresentato una buona fonte alimentare per i cormorani, in rapida espansione anche in areali in cui prima non erano presenti. A questo si aggiunge uno sviluppo molto veloce delle pratiche ittiogeniche commerciali, con la creazione di nuovi allevamenti di trota nelle acque interne e di spigole e orate in ambiente lagunare e marino.
 
Gestione delle popolazioni di cormorano
 
Da quando il cormorano ha ricominciato ad avere popolazioni piuttosto importanti, si è subito ripresentato il problema delle interazioni negative della sua presenza con le attività di allevamento o pesca professionale, ma anche nella pesca sportiva.
La contrapposizione tra il mondo della pesca professionale e sportiva e la posizione degli Enti gestori e degli animalisti hanno dato l’avvio ad un dibattito tutt’ora in corso, nell’intento di trovare soluzioni per il controllo delle popolazioni svernanti e stanziali di cormorano.
Il dibattito ha permesso di evidenziare le criticità del problema e di individuare alcuni punti fondamentali per inquadrare le necessità ed il reale impatto del cormorano sugli stock ittici.
Innanzitutto è necessario avere a disposizione un monitoraggio esteso e relativo a varie situazioni ambientali della presenza e sulla consistenza delle popolazioni di cormorano, oltre che sulle abitudini alimentari.
È auspicabile inoltre la promozione di uno scambio bilaterale a livello scientifico e amministrativo all’interno dell’UE e con paesi terzi, nel caso dell'elaborazione di un piano di gestione dei cormorani.
La necessità di un coordinamento europeo sul problema “cormorani” ha dapprima favorito la creazione di un gruppo di lavoro interdisciplinare ed internazionale che ha trovato collocazione nel “PROGETTO REDCAFE”, attivo fino al 2004, e successivamente nel progetto “INTERCAFE”, che ha raccolto i principi del precedente progetto ed ha gettato le basi per una programmazione su larga scala per il controllo e la gestione delle popolazioni di cormorano.
Il punto di partenza fondamentale è la conoscenza delle abitudini alimentari e dei comportamenti del cormorano, come base per l’individuazione di metodi di difesa efficaci. I paesi interessati hanno avviato progetti di censimento, monitoraggio e studio delle varie realtà; anche in Italia sono stati avviati progetti di monitoraggio del cormorano, di studio delle esigenze ecologiche, della dieta e degli spostamenti.
Sono inoltre state intraprese azioni sperimentali per la dissuasione del cormorano e l’allontanamento degli stormi da aree vulnerabili, come quelle interessate da acquacoltura (e quindi di un certo interesse economico), sia da aree in cui la presenza dei cormorani può mettere in pericolo alcune specie ittiche protette o può ledere in misura eccessiva le attività di pesca sportiva.
 
Rapporto con la fauna ittica e controllo delle popolazioni di cormorano
 
Come ricordato in precedenza, il cormorano è un predatore opportunista che si ciba della risorsa maggiormente disponibile o di quella più facile da catturare.
I conflitti con l’acquacoltura nascono dal fatto che spesso tale attività viene effettuata in modo estensivo o semiestensivo e quindi non è possibile controllare adeguatamente tutto il perimetro dell’allevamento (ad esempio le valli da pesca e le lagune), che rappresenta una forte attrattiva per gli ittiofagi.
Il prelievo operato dal cormorano opera principalmente sulle specie di importanza commerciale e quindi rappresenta un mancato introito da parte degli addetti del settore, che ne auspicano una drastica riduzione delle popolazioni.
Analogamente per quanto riguarda le zone maggiormente vocate alle attività alieutiche, la presenza di colonie di cormorano rappresenta un elemento di rischio inaccettabile, soprattutto nei confronti della comunità salmonicola (trote e temoli) degli ambiti vallivi e pedemontani. Tali ambienti sono relativamente oligotrofi e la loro capacità portante è sicuramente inferiore ad ambiti di pianura o salmastri, estremamente produttivi, ecco perché il prelievo da parte dei cormorano in queste zone, seppur in termini assoluti non troppo elevato, in termini di “danno biologico” è invece molto importante.
I principali metodi di dissuasione utilizzati per l’allontanamento del cormorano sono di varia natura, e prevedono sia l’uccisione degli individui indesiderati, sia l’allontanamento degli stessi dalle zone di foraggiamento o dai posatoi notturni o dai siti di nidificazione.
I metodi di controllo o in alternativa di dissuasione vengono praticati principalmente in corrispondenza delle attività di allevamento ittico e si suddividono in due gruppi distinti: metodi di dissuasione attivi e metodi di dissuasione passivi.
Tra i metodi di dissuasione ed allontanamento attivi si ricordano i principali.
Dissuasione acustica: tramite spari a salve, cannoni a gas ed emissione di ultrasuoni;
Dissuasione con puntatore laser: questa tecnologia permette di ottenere l’allontanamento dai posatoi notturni degli stormi di cormorani, puntando il laser nella loro direzione.
Abbattimento: abbattimento selettivo di alcuni individui per allontanare gli altri.
Controllo dei nidi: nei paesi in cui la presenza del cormorano come specie nidificante è massiccia, un controllo dei nidi permette di eliminare una parte delle uova, diminuendo il numero dei nuovi nati.
I metodi di dissuasione passiva invece consistono in strutture fisse o rimovibili che con la loro presenza impediscono o rendono difficoltoso il foraggiamento o la sosta in certi siti.
Reti antiuccello: previste negli impianti di acquacoltura, ricoprono le vasche ed i canali per difendere il pesce dagli uccelli ittiofagi.
Rifugi subacquei: la predisposizione di adeguati rifugi, costituiti da gabbie a maglia relativamente ampia, favorisce il riparo e rende difficoltose la pesca del cormorano.
Reti e fili sospesi, silouettes e palloni: in ambito naturale, soprattutto lungo i fiumi, vengono tesi dei fili orizzontali a distanza inferiore a 5 metri l’uno dall’altro, ai quali vengono a volte appesi spezzoni di nastri colorati.
In altri casi un semplice spaventapasseri o dei palloni colorati appesi possono dare un discreto effettto, ma solo sul breve periodo.
 
Considerazioni conclusive
 
Senza dubbio il cormorano ha un certo impatto sulla fauna ittica, ma troppo spesso si semplifica troppo la questione addossando a questa specie la “colpa” della rarefazione di alcuni pesci.
Come ricordato prima, è fondamentale che si conosca la biologia e l’ecologia della specie per poter affrontare il problema.
I motivi per l’incremento del cormorano in Europa sono noti e, tralasciando la questione della protezione di cui questa specie gode, uno dei fattori principali è l’incremento delle risorse alimentari dovute allo sviluppo dell’acquacoltura ed alle pratiche di ripopolamento.
Alcuni studi hanno dimostrato come il cormorano, esercitando la sua pressione sulla fauna ittica, costituisce si una pressione nuova e significativa, ma rappresenta comunque una perdita limitata (non certamente catastrofica) per gli allevatori ed un fattore di rischio plausibile per le specie selvatiche.
I mezzi di dissuasione elencati sono efficaci sul breve-medio periodo; dopo alcune settimane si ha un’assuefazione dei cormorani a misure come i dissuasori acustici. Ove si proceda con azioni più drastiche come l’abbattimento, si favorisce il turnover con l’insediamento di nuove colonie ove le ultime fossero state allontanate.
È necessario quindi valutare che le attrattive (ad esempio gli allevamenti ittici) per i cormorani permangono, quindi un allontanamento sarà comunque parziale e limitato del tempo.
Spesso i pescatori additano il cormorano come motivo principale della scomparsa di specie importanti come la trota ed il temolo nei fiumi pedemontani e di valle. Non si può dire che il cormorano non applichi predazione diretta nei confronti di questi pesci, ma spesso, erroneamente, non si considerano altri fattori di stress ambientale che limitano le popolazioni ittiche ed allo stesso tempo facilitano la pesca del cormorano.
Ad esempio la riduzione delle portate in alveo determina, oltre che una diminuzione di alveo bagnato e quindi disponibilità alimentare per i pesci, anche una diminuzione della turbolenza e della velocità delle acque, facilitando la pesca del cormorano.
Allo stesso modo la banalizzazione dell’alveo (artificializzazione e canalizzazione degli alvei), toglie habitat rifugio per la fauna ittica, che è più vulnerabile alla predazione del cormorano e degli ittiofagi in generale.
Questi sono solo due esempi di fattori che dovrebbero essere considerati nell’affrontare l’argomento, ma che spesso passano in secondo piano.
In conclusione, il cormorano rappresenta un problema, sia per gli allevamenti ittici che per le popolazioni naturali. Questo fattore deve però essere inserito in un contesto in cui i problemi sono molteplici ed il cormorano ne è solo una parte.
L’abbattimento limita il fenomeno solo temporaneamente e l’allontanamento e dissuasione non sortisce effetti duraturi. Se per gli allevamenti si rendono necessari interventi spesso costosi di predisposizione di opere di dissuasione, per le acque pubbliche si dovrebbe operare per una generale riqualificazione degli habitat prima che delle specie, facendo in modo che i fiumi tornino ad essere la casa del pesce ed il suo rifugio ideale.
 
 
 
DA WIKIPEDIA
Il cormorano è un uccello di grandi dimensioni con corpo nero e un becco ad uncino. Vi è comunque un'ampia variazione in termini di dimensioni nella vasta gamma di specie. Sono stati riportati cormorani dal peso di 1,5 kg fino a 5,3 kg, ma il peso medio si aggira fra i 2,6 a 3,7 kg. La lunghezza può variare da 70 a 102 cm e l'apertura alare da 121 a 160 cm. Ha un lungo collo a S elastico che permettere di far passare pesci grandi fino all'esofago. Gli adulti si distinguono dai giovani dal piumaggio marroncino. Ben adattato sia all'acqua dolce sia salata, il cormorano gode di una buona vista fino a nove metri. I cormorani hanno le piume permeabili e perciò passano molto tempo al sole ad asciugarsi le penne. Le zampe, con grandi membrane, gli danno una grande spinta sott'acqua. Inoltre, quando si immerge sott'acqua, può arrivare fino ad una profondità di 6 metri. Vola molto bene grazie alle ampie ali e alla forma affusolata, invece il decollo dall'acqua è complicato a causa della posizione eretta delle zampe e del peso dell'acqua che impregnia le piume.
Il cormorano può essere osservato in quasi tutti i continenti. In Italia esistono nidificazioni sparse, ma sempre in ambienti con vicinanza d'acqua, sia interni come laghi e fiumi, che sulla costa; la maggiore nidificazione italiana si trova nella Valle Santa (Parco regionale del Delta del Po) presso Argenta. La maggior parte dei cormorani emigra all'inizio della primavera, per la riproduzione, nell'emisfero Sud. Il cormorano si riproduce principalmente vicino alle zone costiere, dove nidifica sulle costiere o gli alberi, ma anche in zone più interne. Depone tre-quattro uova, in un nido composto da alghe o ramoscelli. Il cormorano può immergersi a notevole profondità, ma solitamente si alimenta in acque poco profonde, portando la preda in superficie. Esso si ciba di una grande varietà di pesci. Il cormorano è uno delle poche specie di uccelli che possono muovere gli occhi; ciò li aiuta nella caccia. Molti pescatori vedono nel cormorano un concorrente per la pesca. A causa di ciò esso è stato cacciato fin quasi all'estinzione in passato. Grazie a sforzi di conservazione il suo numero è però aumentato. Al momento esistono circa 450.000 uccelli nidificanti in Europa Occidentale. L'aumento della popolazione ha posto ancora una volta il cormorano in conflitto con la pesca. Nel Regno Unito ogni anno, vengono rilasciate delle licenze che permettono di uccidere un numero specificato di cormorani, al fine di contribuire a ridurre la predazione; è tuttavia ancora illegale uccidere un uccello senza tale licenza. A volte i pescatori cinesi stringono un laccio attorno alla gola dei cormorani, stretto abbastanza per impedirgli di deglutire, e usano tali uccelli per pescare. I cormorani "mangiano" il pesce senza però essere pienamente in grado di inghiottirlo, e i pescatori sono in grado di recuperare il pesce semplicemente costringendo il cormorano ad aprire la bocca. Nel nord della Norvegia, il cormorano è tradizionalmente considerato un uccello semi-sacro. Si ritiene sia un segno di buona sorte avere dei cormorani vicino al proprio villaggio o insediamento. Una vecchia leggenda afferma che le persone che muoiono in alto mare, senza avere la possibilità di recuperare i loro corpi, trascorrano l'eternità sull'isola Utrøst - che può solo occasionalmente essere avvistata dai mortali. Gli abitanti di Utrøst possono solo visitare le loro case sotto forma di cormorani. I cormorani della specie Guanay, inoltre, acquisiscono una certa importanza nelle attività agricole, per il fatto di essere le principali fonti di guano, usato come concime. Tutte le specie di cormorano sono carnivore e si nutrono principalmente di pesce, sia d'acqua dolce che d'acqua salata. Spesso per giustificare inutili mattanze si utilizzano leggende metropolitane sostenendo che il cormorano mangia fino a 50 kg di pesce al giorno.
 
DA ANIMALI NEL MONDO
Il cormorano è lungo circa 92 cm. Ha un collo lungo e ha un becco lungo con punta inclinata. La sua colorazione è scura, ma ha il mento e i lati della faccia bianchi. I più giovani sono brunastri con parti inferiori chiari. E' diffuso in alcune zone dell'Europa, dell'Africa, dell'Austrialia e dell'Asia centrale e meridionale. Nidifica sulle coste rocciose e anche sugli alberi, costruendo un ammasso di stecchi, erbe, alghe e sostanze vegetali varie. Depone circa 3-4 uova che sono incubate per circa 28 giorni da entrambi i sessi. I piccoli aprono gli occhi a circa 4 giorni di vita, mentre cominciano a volare attorno ai 60 giorni, ma ci vogliono almeno 12 settimane perchè diventino indipendenti. Il cormorano si tuffa in acqua catturando pesci e crostacei, ma si nutre anche di sostanze vegetali. Caratteristica è la posa con le ali semiaperte per asciugare al sole il suo piumaggio.
 
DA PARCO DEL DELTA DEL PO
Data la vicinanza dei bacini le emergenze faunistiche di Cassa Campotto-Bassarone e Valle Santa sono molto simili e vengono trattate insieme. Di particolare importanza la presenza della principale colonia italiana nidificante di cormorano (252 coppie nel 1994), insediata sui salici morti del Bassarone e dalla fine degli anni ‘90 spostatasi sugli alberi del Traversante.
 
FONTI:
 
 
Titolo
Di Admin G.P.O. (del 13/03/2011 @ 22:53:39, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 5956 volte)
 
LE DIGHE SUL MEKONG MINACCIANO I PESCI GIGANTI
 
Secondo il rapporto "River of giants: giant fish of the Mekong" del Wwf le quattro specie di pesci giganti che vivono nel Mekong, che sono tutte nella top 10 dei pesci d'acqua dolce più grandi del pianeta, sono a grave rischio per la costruzione di dighe lungo tutto il corso del grande fiume asiatico. Lo stingray d'acqua dolce del Mekong (Himantura chaophraya) è il più grande pesce d'acqua dolce del mondo, una razza lunga quanto un bus e pesante fino a 600 kg, ma quello più a rischio di estinzione è il leggendario pesce gatto gigante del Mekong (Pangasianodon gigas) al terzo posto per dimensioni con i suoi 3 metri di lunghezza e 350 kg di peso. Per Roger Mollot, un biologo del Wwf Laos «Un pesce delle dimensioni del pesce gatto gigante del Mekong, semplicemente non sarà in grado di attraversare a nuoto un ostacolo grande come una diga per raggiungere le sue aree di riproduzione a monte. Questo porterebbe al collasso della popolazione di questa specie simbolica selvatica». Le abitudini del Pangasianodon gigas non sono del tutto note, ma diversi ricercatori assicurano che il pesce gatto gigante del Mekong migra da lago Tone Sap in Cambogia fino al Mekong per deporre le uova nel nord della Thailandia e del Laos. Qualsiasi diga costruita sul basso corso del Mekong potrebbe bloccare questo percorso migratorio. «La diga idroelettrica programmata sul fiume Mekong nella provincia di Sayabouly, nel nord del Laos, è una minaccia per la sopravvivenza delle popolazioni selvatiche di pesce gatto gigante del Mekong - dice il Wwf - La diga di Sayabouly è la prima diga nel corso inferiore del fiume Mekong ad entrare nella fase critica di valutazione prima che i Paesi membri della Mekong River Commission decidano se approvare la sua costruzione». Dang Thuy Trang, coordinatrice della Mekong River Ecoregion per il programma Greater Mekong del Wwf, sottolinea che «Nel Mekong vivono più pesci giganti che in qualunque altro fiume sulla Terra. Attualmente, il corso del basso Mekong é libero, il che presenta una rara opportunità per la salvaguardia di queste specie. Ma il tempo stringe». Gli altri pesci giganti del Mekong altri giganti di cui parla il rapporto sono Pangasius sanitwongsei, chiamati pesce gatto mangia cani perché vengono pescati con esche di carcasse di cani e polli , che in realtà è una carpa gigante che arriva a 3 metri di lunghezza, e la carpa gigante (Catlocarpio siamensis), il pesce nazionale della Cambogia, la carpa più grande del mondo, che arriva a 300 kg. Nel corso principale del basso Mekong è attualmente in progetto la realizzazione di 11 nuovi sbarramenti, e per il Wwf la diga di Sayabouly segnerebbe anche l'estinzione della razza gigante del Mekong: «Il Wwf chiede una moratoria per la costruzione di sbarramenti nel basso Mekong. È indispensabile definire tempestivamente gli effetti dei futuri sbarramenti sull'equilibrio ecologico del Mekong e dei suoi affluenti. Per poter coprire la domanda energetica a breve termine, il Wwf appoggia progetti sostenibili di centrali idroelettriche negli affluenti del Mekong, dove esistono già sbarramenti. La moratoria andrebbe a vantaggio non solo dei pesci giganti ma anche dei 320 milioni di persone che vivono lungo le rive del Mekong in Cina, Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam: l'agricoltura e la pesca sono strettamente correlate a un paesaggio fluviale sano e produttivo». Infatti, l'impatto delle dighe sul basso corso del Mekong non si limitano a questi giganti di acqua dolce, ma potrebbe anche esacerbare gli effetti dei cambiamenti climatici già in atto nel delta del Mekong Delta, una delle regioni più produttive del mondo per la pesca e l'agricoltura. Costruire la diga di Sayabouly ridurrebbe sedimenti che porta a valle il Mekong fino al suo grande e fertile delta, aumentando la vulnerabilità di questa zona agli impatti dei cambiamenti climatici, come l'aumento del livello del mare che potrebbe portare il cuneo salino nell'entroterra di Vietnam e Cambogia, danneggiando irreparabilmente la produzione agricola e l'acqua dolce dalla quale dipendono milioni di persone.
 
 
 
 
 
 
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