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L'ASPIO, IL CIPRINIDE CARNIVORO
Di Admin G.P.O. (del 23/11/2012 @ 20:26:14, in SPINNING, linkato 5554 volte)
L'ASPIO, IL CIPRINIDE CARNIVORO
articolo di Emanuele Iacovone
 
L’arrivo delle basse temperature climatiche, spesso dissuade dall’andare a pesca, portandoci a volte a rinviare una levataccia con la speranza di una giornata, sì fredda, ma almeno mitigata dal sole.
In inverno molte specie di pesci riducono l’attività natatoria, per altre invece la stagione invernale è topica per il loro ciclo vitale, portandoli alla costante ricerca di cibo per far fronte alle fatiche della riproduzione.
Così come poche specie di pesci anche poche “specie” di pescatori sportivi, col freddo, la nebbia, la pioggia o la neve non rinunciano ad andare a pesca, se pur con la consapevolezza del rischio di non pescare nulla, la passione per gli ambienti naturali e i pesci, fomenta il desiderio di confrontarsi con l’astuzia e la forza di qualche grande predatore acquatico.
Tra questi i più comunemente ricercati nel periodo invernale sono trote e salmerini, lucci e siluri e con un pizzico di fortuna qualche cavedano di taglia. Presenti sia in acque correnti fredde sia in bacini di profondità, tutti verosimilmente sono insidiabili con esche artificiali in gomma o dal corpo rigido purché ben manovrate. Di solito i pescatori sportivi che utilizzano le esche artificiali ne fanno una filosofia sportiva, permettendo loro di praticare il variegato mondo della pesca a spinning.
 Fra i tanti predoni invernali, un amante dello spinning non può restare indifferente all’esistenza di un predatore insolito come l’aspio, l’unico della famiglia dei ciprinidi a mostrare un’indole prettamente carnivora tale da permettergli un rapido accrescimento. Vorace e veloce, vive in corsi d’acqua lenti e profondi e nei laghi di pianura, nonostante sia privo di dentatura esterna la sua bocca ampia dalla forte mascella rivolta verso l’alto, lo agevola nel bloccare prede di buona taglia e addirittura uccelli acquatici. Alloctono poco conosciuto, dall’atteggiamento schivo, non è molto presente nei corsi d’acqua italiani, perciò difficilmente raggiungibile; ne consegue che rappresenta una specie ambita che accresce la curiosità in molti pescatori sportivi.
 
 
Personalmente, proprio la curiosità mi ha spinto a desiderare di incontrare questo indomabile predatore, dapprima presentatomi quasi casualmente con racconti e foto da due preziose conoscenze, durante una manifestazione alieutica, Loris e Giorgio, esperti di pesca con esche artificiali, grazie ai quali, in seguito, ho potuto pescare per la prima volta il mitico aspio. 
Giorni fa, mi sono ritrovato in loro compagnia, ospite su di un confortevole natante, fra la nebbia padana, fitta e fredda che distorceva i confini fra l’acqua e la terra. Giorgio e Loris, con la loro esperienza non sembravano per niente preoccupati, infatti, da lì a poco hanno ancorato sullo spot prescelto.
Le attese di pescare subito diversi aspi, nei pressi di una corrente d’acqua, sono state disilluse probabilmente dai repentini cambi di livello della stessa. Poco soddisfatti abbiamo continuato la ricerca del ciprinide carnivoro. Con un timido sole d’inverno abbiamo sondato un’altra sponda, che a detta dei due compagni di pesca, fino allora si era mostrata poco generosa di catture.
Da lì a poco ….
La fortuna del principiante … fortuna e basta … il talento che incontra l’occasione??!
Sta di fatto che, oggettivamente sommando l’esca ‘furba’ prestatami da Loris, un buon recupero della stessa, l’attrezzatura ben montata e la mia esperienza sostenuta dalla passione di scoprire la pesca come se fosse la prima volta, non è mancata l’emozione dello strike con un bell’aspio di oltre due chili, che trattenuto SOLO nella fotocamera digitale, ci ha rinvigorito nel proseguimento dell’avventura.
Dopo aver toccato e osservato per brevi istanti il forte argentato predone, ho percepito un forte legame con l’ambiente circostante, mentre per i compagni al mio fianco, conosciuti solo poche settimane prima, ho avvertito un’amicizia di lunga data.
Poco dopo si sono susseguite poche altre catture e qualche ferrata mancata, fino a quando un forte attacco alla mia esca, ha attirato l’attenzione di Loris e Giorgio, ma dopo un breve recupero, abbiamo avvistato a poca profondità la sagoma il grosso aspio, nuotando sotto la barca con un abile colpo di coda si è liberato dall’esca lasciandomi con un palmo di naso. Intanto Loris e Giorgio, con scherzosa ironia, realisticamente cercavano di convincermi che si trattava sicuramente di un esemplare di oltre tre chili. Comunque compiaciuto e divertito, ho continuato a lanciare la stessa esca artificiale con destrezza, cercando di imitare i lanci precisi e tecnici dei due veterani della tecnica al lancio.
Non è bastato, e i successivi tentativi di pescare aspi da parte dell’equipaggio non hanno sortito effetti, perciò dopo uno spuntino si è deciso di tornare a casa.
Tal esperienza da conferma di un mio personale pensiero, che l’attività della pesca sportiva non è fine a se stessa, ma racchiude prima durante e dopo l’azione di pesca: momenti di rispetto, divertimento e condivisione sportiva e ambientale amplificando altresì la serenità d’animo e l’amicizia.
 
articolo di Emanuele Iacovone
 
Chi e' Emanuele Iacovone:
Emanuele è un istruttore Fipsas, agonista della pesca al colpo e responsabile del settore giovani della sezione di Bologna. Da relativamente poco tempo si sta cimentando in altre tecniche di pesca tra cui lo spinning, il casting e le gare a trota in torrente