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STABILIMENTO ITTIOGENICO DI PANIGALE GESTITO DALLA FIPSAS DI BOLOGNA, LIZZANO IN BELVEDERE
Di Admin G.P.O. (del 06/03/2012 @ 22:02:41, in CURIOSITA', linkato 3190 volte)
STABILIMENTO ITTIOGENICO DI PANIGALE GESTITO DALLA FIPSAS, LIZZANO IN BELVEDERE, BOLOGNA
Le foto sono di Luciano Benassi, l’articolo e’ della Provincia di Bologna
 
Lo Stabilimento Ittiogenico di Panigale in Comune di Lizzano in Belvedere venne costruito
direttamente dalla Provincia di Bologna nella seconda metà degli anni ’60 con il preciso scopo di
sostituire nella produzione di novellame di trota fario la struttura demaniale presente in località Le
Fontane e ormai abbandonata dal Consorzio Obbligatorio Tutela Pesca (oggi gestita dalla S.P.S. il
Salmerino). A questo primo impianto si affiancò poi nel 1972 anche il laghetto di Porchia che venne
acquistato con il preciso intento di completare il ciclo produttivo dei salmonidi del polo ittiogenico
bolognese. Dal 1976 al 1989 la gestione degli stabilimenti di Porchia e di Panigale venne affidata
all’Azienda Regionale per il Riequilibrio Ittico e Faunistico (ARIS) che li sfruttò per la schiusa di uova embrionate acquistate sul mercato ed il primo accrescimento di novellame destinato alle Province di Bologna, Modena, Forlì e Ravenna.
Nel 1989 la Provincia di Bologna rinunciò al rinnovo del contratto di affitto con la Regione e
orientò l’attività dello Stabilimento Ittiogenico di Panigale verso la produzione a ciclo completo di
novellame di Trota fario di elevata qualità da destinare al ripopolamento delle acque bolognesi. La
struttura del laghetto di Porchia venne invece concessa in comodato d’uso al Comune di Lizzano in
Belvedere per finalità di pubblico interesse nel 1991; comodato poi successivamente rinnovato a favore del Parco Regionale del Corno alle Scale.
Fino al 2005 la gestione dell’impianto di Panigale è stata effettuata direttamente dal Servizio Tutela
e Sviluppo Fauna attraverso un vivaista-ittico che risiedeva all’interno della struttura. Con il
pensionamento di quella particolare figura professionale la conduzione dell’allevamento è stata
esternalizzata e affidata alla Federazione Italiana della Pesca Sportiva e Attività Subacquee (FIPSAS), mantenendo inalterato l’obiettivo della produzione di novellame rustico di Trota fario da destinare al ripopolamento delle acque pubbliche.
 
 
- Funzionamento dell’impianto
La scelta di puntare ad ottenere materiale di elevata qualità ed un alto livello di rusticità, condiziona fortemente le modalità di gestione dell’impianto. Le densità degli animali vengono mantenute a livelli bassi ed eventuali esuberi vengono tempestivamente sfoltiti attraverso piani straordinari di ripopolamento. Sono banditi i trattamenti antibiotici con mangimi medicati e anche le procedure di
disinfezione sono ridotte allo stretto indispensabile per contrastare situazioni di criticità. l’alimentazione artificiale viene somministrata manualmente per evitare sprechi e interferenze con la qualità dell’acqua. Lo Stabilimento è articolato in varie strutture che assolvono funzioni specifiche nelle varie fasi del ciclo produttivo. Nella parte alta (vasche A) si trova una struttura canalizzata, in cemento, che viene utilizzata come accumulo e carico per il rifornimento idrico dell’avannotteria. Al piano terreno dell’edificio si trova un locale avannotteria che ospita embrionatori, vasche di schiusa e di svezzamento che ricevono acqua
per caduta dalla struttura di carico. Uova,avannotti e trotelline durante la loro permanenza in avannotteria vengono sottoposti a blandi ma regolari interventi di disinfezione con prodotti a base di acqua ossigenata e acido acetico. A lato dell’edificio si trovano 3 vasche circolari (vasche B) e 5 vaschette di prima crescita (vasche C), all’interno delle quali vengono ospitate le trotelline dopo lo
svezzamento avvenuto in avannotteria. Queste strutture sono state utilizzate anche per attività di sperimentazione (es. riproduzione di cavedano e gambero) e annualmente ospitano materiale di provenienza certificata destinato all’attività agonistica primaverile delle Società Sportive della zona.
A valle dell’edificio si trovano le vasche di accrescimento e stoccaggio dei riproduttori. Si
tratta di una struttura formata da 2 grandi vasche rettangolari suddivise ciascuna in serie di 6 vasche consecutive che in condizioni di funzionalità normale vengono attivate ad anni alterni. L’alimentazione idrica di questa parte dell’impianto avviene attraverso una derivazione diretta di acqua dal Torrente Silla. Le quantità derivate variano stagionalmente in relazione alla portata del torrente ma comunque non eccedono mai i 15 l/sec. L’acqua passa in successione da una vasca all’altra e dall’ultima si riversa in un canale di scarico che la riporta direttamente nel torrente Silla. Le 6 vasche annualmente impegnate mantengono suddivisi individui di 1, 2, 3 anni e i riproduttori separati per sesso (2 vasche di femmine, 1 vasca di maschi). In queste fasi gli animali hanno solo raramente bisogno di interventi di disinfezione e il mangime è somministrato manualmente in modo da non creare depositi residui sul fondo.
 
Produzione
L’obiettivo dell’autosufficienza produttiva per la Provincia di Bologna in termini di novellame da
ripopolamento è stata raggiunta dallo Stabilimento di Panigale nel volgere di pochi anni dal 1989.
Il fabbisogno medio annuale è mediamente attestato sui seguenti quantitativi:
n. 50.000 uova embrionate distribuite in Marzo – Aprile;
n. 70.000 avannotti immessi in Aprile – Maggio;
n. 40.000 trotelline 4/6 cm immesse in Maggio – Giugno;
n. 2.000 trotelle 9/12 cm immesse in Ottobre – Novembre.
A questo materiale da ripopolamento si aggiungono normalmente 200/300 kg di riproduttori a fine
ciclo che vengono immessi nei laghi e nei bacini montani prima della riapertura annuale della pesca
(ultima domenica di Marzo). In annate particolarmente favorevoli la produzione dello Stabilimento ha permesso di eseguire interventi di ripopolamento autunnali con trotelle anche nei laghi e in acque
extra-provinciali di confine. Nelle annate 2008 e 2009 la produttività dell’impianto è stata contenuta sui livelli necessari per il soddisfacimento delle sole esigenze dell’alto Bacino del torrente Silla in attesa di acquisire per lo Stabilimento il riconoscimento comunitario di Impianto indenne da Setticemia Emorragica Virale (V.H.S.) e da Necrosi Ematopoietica Infettiva (I.H.N.). Tale procedura si è formalmente conclusa nel giugno 2009 con un riconoscimento che coinvolge il Bacino idrografico del torrente Silla e le strutture di produzione e gestione di salmonidi che vi ricadono (oltre allo Stabilimento di Panigale, il laghetto di pesca Agritur e l’allevamento del Salmerino s.s.). Assolta la procedura formale l’impianto ha ripreso una regolare funzionalità ed ora punta verso nuovi ambiziosi obiettivi come il miglioramento genetico del materiale prodotto.
3 - Gestione
Dal febbraio 2005 la gestione della struttura è affidata alla Federazione Italiana della Pesca Sportiva e Attività Subacquee (FIPSAS) che assicura il regolare funzionamento dell’impianto attraverso proprio personale ed il supporto di collaboratori volontari. Tutte le attività si svolgono in accordo e con la supervisione del personale tecnico del Servizio Tutela e Sviluppo Fauna.
L’Amministrazione Provinciale garantisce attraverso risorse proprie o regionali i necessari interventi di manutenzione straordinaria. In particolare negli ultimi anni è stato richiesto alla Regione di finanziare un progetto finalizzato triennale per circa € 300.000,00 con il quale si sta procedendo alla ristrutturazione delle parti impiantistiche più vetuste (impermeabilizzazione e stuccatura di vasche, rinnovo di paratoie di presa, potenziamento dell’avanotteria, ecc.). Parte delle risorse disponibili è destinata anche alla prevenzione della predazione da parte di aironi cenerini che ormai frequentano stabilmente l’allevamento.
Nell’estate 2010 la FIPSAS ha ritenuto di impegnarsi attivamente per il miglioramento genetico del
materiale da ripopolamento prodotto nell’impianto attivando un contratto di collaborazione con il
Dott. P. Gibertoni, ittiologo reggiano di fama internazionale, che dispone tra l’altro di un parco
riproduttori selezionato di Trota fario di ceppo mediterraneo tipico dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Questo nuovo rapporto ha portato all’applicazione di nuovi protocolli che stanno fornendo eccellenti risultati.