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NUOVO CAMPO DI GARA FIPSAS CAVANELLA PO, ADRIA, ROVIGO
Di Admin G.P.O. (del 07/01/2012 @ 22:13:54, in ITINERARI, linkato 6862 volte)
IL NUOVO CAMPO GARA DEL CANAL BIANCO A CAVANELLA PO, ADRIA, PROVINCIA DI ROVIGO
Articolo di Angelo Borgatti ( giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPo Imolese Tubertini)
 
Quello di Cavanella Po, in provincia di Rovigo, potrebbe essere la new entry del 2012 nel panorama dei campi di gara di livello nazionale. Ho visto questo tratto di Canal Bianco in compagnia di alcuni agonisti di provata esperienza che hanno approfittato della stagione abbastanza mite per provare questo nuovo campo di gara…
 
 
L’opportunità di parlare di un nuovo, possibile campo gara di livello nazionale non è certo cosa di tutti i giorni, quindi quando se ne presenta l’opportunità non si può lasciar sfuggire. Ho già avuto occasione, in un’altra importante rivista di settore, di parlare di un canale che, di lì a poco, sarebbe assurto a livello nazionale come campo gara; in quell’occasione si trattava del tratto di Po di Volano ubicato nel territorio di Medelana di Rovereto (Fe), famosissimo tra tutti gli appassionati della Pesca al Colpo, oggi sono invece sull’argine del Canal Bianco, nel tratto scorrete sul territorio di Cavanella Po, nel comune di Adria (Ro).
Ho sentito parlare di questo tratto del famoso Canal Bianco, che nel suo lungo tragitto offre all’agonismo altri importanti campi gara di livello nazionale, da un agonista di lungo corso e grande esperienza come Claudio Contiero, incontrato in occasione della premiazione di VOTA IL TUO CAMPIONE, che con le sue descrizioni mi aveva incuriosito talmente da volerci organizzare una pescata.
Ad attendermi il gentilissimo Giovanni Rascacci, da un paio d’anni Responsabile Agonismo Acque Interne della APSAS di Rovigo, che dopo avermi fornito delle utilissime indicazioni per giungere dall’uscita di Rovigo, sull’A13, fino a Cavanella Po dopo aver superato Adria, da squisito padrone di casa mi ha fatto strada ed accompagnato sul campo gara.
L’impressione, appena si percorre la comoda strada asfaltata che costeggia la sponda sinistra, rialzata rispetto al piano della sponda e del terreno circostante, è veramente positiva e maestosa, tanto è spazioso l’orizzonte che abbiamo attorno.
Ci fermiamo in un punto qualsiasi dell’argine, che corre a perdita d’occhio, rettilineo ed uguale, verso est. Mentre prepariamo attrezzature e pasture mi faccio raccontare un po’ di questo bel tratto di Canal Bianco da Giovanni Rascacci
 
Un tratto di Canal Bianco molto interessante. Da quanto tempo usate questo campo di gara per le attività locali?
Localmente e per gare sociali o raduni viene impiegato da diversi anni; come Sezione APSAS viene utilizzato dallo scorso anno in maniera continuativa per i vari campionati provinciali e gare organizzate dalla Sezione di Rovigo; da quest’anno anche la Sezione di Padova vi disputerà alcune gare dei suoi campionati. Da quest’anno anche il Trofeo Veneto ritorna in provincia di Rovigo con una prova che si disputerà proprio qui.”
 
Parlaci delle caratteristiche di questo tratto di Canal Bianco…
In questo tratto il Canal Bianco è largo circa un centinaio di metri. Il campo di gara é assolutamente rettilineo e ubicato su entrambe le sponde, senza interruzioni. Inizia in prossimità di due bettoline ancorate in sponda sinistra, presenti qui da tanti anni, che danno anche il nome a questo tratto di canale, denominato “Chiatte”, e si estende verso valle; la sponda sinistra è classificata campo di gara per un tratto di circa 1800 metri, mentre la sponda destra ospita un campo gara di circa 2400/2500 metri utili. Entrambe le sponde sono percorribili grazie a due comode strade asfaltate poste più in alto rispetto al piano di pesca, non molto larghe, ma che permettono la sistemazione dell’auto sul ciglio della strada, dietro il posto gara, consentendo il transito degli altri veicoli. Siamo molto vicini al mare e il deflusso delle acque del canale risente in maniera importante della marea, che determina sbalzi di livello importanti, anche fino ad un metro. In sponda sinistra, all’inizio del campo gara, in prossimità delle bettoline, la profondità sulla linea della roubaisienne da tredici metri è di circa 2/2.5 metri per i primi settori, per arrivare poi ai 3.5 metri dei settori più a valle; in sponda destra la profondità, alla medesima distanza, è mediamente superiore di circa ½ metro. Naturalmente verso il centro del canale la profondità aumenta anche considerevolmente perché vi è un canale centrale per la navigazione delle grosse bettoline. Le sponde sono realizzate in sassi di varia dimensione e degradano abbastanza rapidamente per alcuni metri dentro l’acqua. Al termine della massicciata troviamo un fondo di terra, generalmente pulito e privo di attaccatoi che consente una passata pulita e lineare. Generalmente la sponda degrada fino ad una distanza di 4/5 pezzi di roubaisienne, dove troviamo il fondo del canale che mantiene una profondità abbastanza costante fino alla 13 metri ed oltre, fino al canale centrale dove passano le bettoline. In questo canale confluiscono le acque di scolo delle campagne circostanti in caso di pioggia e fino allo sbocco in mare non ci sono più chiuse che lo regimano.”
 
Quali sono le tecniche maggiormente impiegate in questo campo gara e le attrezzature necessarie per affrontarlo?
Come attrezzature, innanzi tutto, vista la conformazione della sponda, una cosa fondamentale è disporre di una pedana stabile e abbastanza capiente da potervisi sistemare sopra con il panchetto ed il necessario, in tranquillità e sicurezza. Naturalmente la roubaisienne è la canna regina in queste acque. Si potrebbero usare con profitto pure le canne fisse, anche se le abbiamo messe un po’ in disparte. I pesci presenti sono sostanzialmente breme, di taglia variabile da poche decine di grammi fino agli esemplari da oltre il chilo. I carassi sono enormi ma rari, rarissimi, così come le carpe che rappresentano una variabile veramente remota. Le alborelle sono altrettanto rare; ci sono anche i cefali, soprattutto in taluni periodi, ma sono molto, molto grossi e quasi sempre, se si attaccano, se ne vanno con tutto quanto, quindi non sono oggetto di una specifica ricerca, in gara. Naturalmente non mancano predatori come i siluri o i perca, ma non danno particolarmente fastidio durante le gare. Come lenze qui occorrono praticamente tutte, da 1 grammo ad oltre 25, dal momento che si possono trovare condizioni di velocità delle acque molto variabili, da quasi ferme a molto, molto veloci, a seconda della stagione e della marea.”
 
L’impostazione in gara quindi è abbastanza classica…
Generalmente si fa’ un fondo sostanzioso, con sfarinati piuttosto tenaci, a mano, generalmente ad 11.50 per mantenersi l’alternativa della 13 metri nella seconda parte della gara. Durante la gara, a seconda della risposta delle breme, si continua con più o meno frequenza la pasturazione a scodella, anche se questa non è una regola ferrea, naturalmente.
Si può impostare la gara più corta, 6/7 metri, quando ci sono condizioni di acqua sporca o molto veloce o con una marea molto importante che fa crescere molto il livello. In questi casi i pesci vengono sotto sponda ed allora anche una 6/7 metri fissa può essere molto redditizia.”
 
Come mai un campo di gara di questa portata e con queste caratteristiche di regolarità, capienza e comodità non è mai stato preso in considerazione prima d’ora, con la fame di alternative che ha il mondo dell’agonismo nazionale?
E’ difficile risponderti; io sono in Federazione a Rovigo da un paio d’anni e in questo periodo stiamo cercando di valorizzare i campi gara di cui disponiamo. Probabilmente in precedenza lo spirito era diverso. Certamente posso dirti che anche a livello di Settore Acque Interne nazionale siamo stati contattati per informazioni ed alcuni membri di quell’organo sono venuti a visionare il campo gara in occasione di una manifestazione locale, rimanendone favorevolmente impressionati. Certamente saremmo lusingati della possibilità di vedere un nostro campo di gara teatro di qualche manifestazione importante ma con questo non vogliamo assolutamente che esso venga inflazionato di manifestazioni, pena il rischio di rovinarlo irrimediabilmente. Purtroppo sappiamo cosa può succedere ad un campo di gara ipersfruttato e noi questo vogliamo evitarlo assolutamente.”
 
Mentre Giovanni mi racconta queste cose continuiamo a preparare canne, lenze e pasture e inniziamo a fare il classico fondo iniziale con una decina di palle di terra e pastura arricchite con bigattini stirati. La corrente è molto sostenuta e la direzione della corrente è da valle a monte, segno che la marea è montante ed il livello dell’acqua è in aumento. Abbiamo deciso di partire con grammature differenti, per verificare se vi sono risposte diverse da parte delle breme. Giovanni ha montato una lenza di 6 grammi realizzata con un modello di galleggiante per acque correnti, mentre io ha armato una delle punte con lo stesso galleggiante ma nella versione da 12 grammi. E’ interessante notare lo schema di piombatura con cui sono realizzate le lenza , che consistono in un bulk di 15/20 pallini delle medesime dimensioni posizionato a circa 50 cm dall’asola: sopra a questa, a circa 35/40 cm. dal bulk, 3 pallini  del 7 distanziati tra loro di 5/6 cm; sotto un finale da 20 cm dello 0.12. La dimensione dei pallini, naturalmente, varia in relazione alla portata dl segnalatore, ma lo schema è il medesimo.
Chiedo a Giovanni il perché di questa geometria della lenza: “io preferisco fare un bulk di pallini, anche grossi ma sempre pallini, anziché una sfera, perché preferisco una lenza più morbida, anche in caso di corrente forte come quella di oggi, perché ritengo che lavori meglio in pesca. Lo stesso bulk preferisco posizionarlo abbastanza alto rispetto al fondo perché la velocità della corrente è maggiore negli strati centrali del corso che non rasente al fondo e quindi la zavorra è meglio metterla dove la corrente tira di più. I tre pallini sopra all’ asola, aperti, oltre a tenermi stesa la lenza, mi segnalano molto bene le eventuali starate senza irrigidire troppo il tutto. Anche se c’è una corrente sostenuta, la breme è un pesce sempre molto sospettoso, questo non dobbiamo mai dimenticarlo.”
La corrente “spinge” in maniera considerevole, e la marea montante alza il livello dell’acqua che dal nostro arrivo è già aumentata di oltre 20 centimetri e questo mi fa pensare all’importanza di avere un indicatore del livello dell’acqua a portata d’occhio, come un picchetto graduato o cose analoghe. Intanto la pasturazione comincia a far vedere i suoi effetti ed è Giovanni il primo a vedere in tensione l’elastico. Una breme di circa tre etti finisce nel guadino.
Mentre parlo con Giovanni, da valle si intravvede la sagoma larga e piatta di una enorme bettolina che risale il corso del canale.
Passano spesso queste imbarcazioni, Giovanni?
“Dipende, non c’è una regola. Durante la settimana certamente lavorano e quindi c’è più traffico ma può accadere anche di domenica. L’effetto del loro passaggio, comunque, è meno incidente in questo tratto rispetto ad altri punti più a monte, vista la grande larghezza del canale. Certo l’onda di risacca muove il fondo e la stessa nostra attrezzatura, nassa, piattaforma ecc, debbono essere ben assicurati e piazzati se non vogliamo correre rischi, comunque le gare non ne risentono in modo particolare.”
 
Intanto anch’io ho iniziato a vedere le prime segnate sulla mia lenza. Visivamente, guardando come lavorano le nostre montature, si intuisce che la lenza più sostenuta di Giovanni ora “pesca” meglio della mia più leggera, che per mantenerla in pesca correttamente sono è costretto ad aggiustare più di frequente la traiettoria e a lasciar andare più di sovente il galleggiante da 6 grammi.
In effetti io sono un po’ leggerino…
Ma ho voluto provare a stare più leggero di Giovanni, ma la corrente aumenta sempre più, così come il livello dell’acqua. Ora sotto abbiamo oltre 3.50 metri di profondità e, nonostante questo modello di galleggiante da corrente sia veramente ottimo e ti consenta di stare più leggero rispetto ad altri tipi, i miei 6 grammi sono piuttosto pochi per stare fermo sulla pastura e quindi debbo lasciarlo spesso andare. Infatti, mentre all’inizio vedevo qualche mangiata, ora è Giovanni, che è più pesante, ad essere più regolare nelle catture.”
 
Ho visto che hai realizzato la lenza con del filo di diametro piuttosto sostenuto. Pensi di incontrare pesci molto grossi?
“Per affrontare grosse breme o carassi sarebbe più che sufficiente uno 0.12 di qualità. Però in condizioni di acqua veloce e profonda come questa io preferisco impiegare una madre lenza di diametro sostenuto come lo 0.16 per avere una maggior rigidità di tutta la montatura e un contatto più diretto con la piombatura. Sembrano sfumature ma spesso un buon risultato è determinato anche da dettagli come questo.”
 
  
 
Come ti sembra questo campo di gara, Giovanni?
“E’ veramente molto bello, comodo per la macchina e tecnicamente valido. Come tipologia di pesca ricorda Medelana, anche se le dimensioni sono molto più imponenti. Certamente la prossima volta tornerò con una bella pedana per sistemarmi meglio! Occorre una buona quantità di pastura e terra per affrontare acque come queste, ben arricchita di esche come i bigattini o i pinkerini morti, e tutta la gamma di lenze per ogni evenienza.”
 
Ora Giovanni ad ogni passata vede un “segno” e cattura tre, quattro breme quasi di seguito. Una di queste è una borderlier, una specie di abramide che diventa al massimo 400/500 grammi, con le squame un po’ più grandi delle altre varietà.
 
Signori, si cambia!
Sono passate oltre due ore da quando abbiamo iniziato a pescare, la corrente ha sempre spinto forte ed il livello è andato aumentando regolarmente: ora si pesca con oltre 40 cm. di fondo in più e ogni 15/20 minuti è stato necessario risondare per non perdere il contatto con il fondo del canale e la zona pasturata. La frequenza delle abboccate è forzatamente irregolare a causa di questi movimenti dell’acqua, ma è rimasta comunque più che accettabile.
Poco dopo le undici, quasi improvvisamente, i galleggianti rallentano la loro corsa; è un fenomeno che lascia sconcertati, tanto è rapido: nel breve tempo di poche passate il segnalatore che prima si doveva “tenere” sul punto di pesca, rimane pressoché immobile lì dove lo metti. Le rare erbe e canne secche che passavano sul pelo dell’acqua rimangono come sospese.
Le mangiate delle breme sono improvvisamente cessate per tutti.
Il tempo di chiedersi cosa stà accadendo e di nuovo la nostra lenza si rimette in movimento, questa volta da destra a sinistra!
La “magia” della marea ancora una volta ha terminato il suo incantesimo ed il senso di scorrimento della corrente riprende il suo verso naturale, da monte a valle. Sono necessari diversi minuti ed una nuova pasturazione affinché si ricomincino a vedere i segnali di ripresa di attività dei pesci; cerco di immaginarmi le breme sul fondo del canale che si debbono rimettere “in fila” sulla zona pasturata dopo il repentino cambio di corrente e velocità; anche per loro, pur abituate a questo altalenarsi di condizioni che si ripete più volte al giorno, dev’essere un certo stress da cui si debbono riprendere e per cui occorre un po’ di tempo. Per quindici/venti minuti dopo il “cambio” sembra di pescare nella classica vasca da bagno, deserta. Poi, con l’assestarsi delle condizioni, è nuovamente la mia lenza più leggera la prima che ci segnala il nuovo inizio delle danze. Come al mattino, con il passare del tempo la forza della corrente va lentamente ad aumentare mentre il livello inizia, lentamente, a scendere. Ora è Giovannii, che fino ad un’ora prima era a monte, a ritrovarsi in scia con la pasturazione.
Terminiamo la nostra pescata dopo un’altra ora, con le breme rodigine che hanno nuovamente iniziato a mettere in tiro gli elastici delle nostre roubaisienne e siamo visibilmente soddisfatti di questa uscita in Canal Bianco.
In cuor nostro speriamo proprio di poterci tornare, prossimamente, per qualche gara importante di calendario ed io sono sicuro che qualche Sant’Antonio, in Federazione a Roma, sta già pensando di portarceli, i “big” dell’agonismo, qui da Giovanni Rascacci, a Cavanella Po.
Magari per una gara dell’Elite…
 
 
COSA ABBIAMO USATO
 
Canne
Le roubaisienne usate sono state il top di gamma dell’azienda Tubertini LA EVOLA 9000
 
Pasture
La miscela di pasture consigliate per acque veloci e profonde come queste prevede un mix di TURBO MARCEL VAN DEN EYNDE BROWN o GOLD MEDAL TUBERTINI BROWN e un pacco di Terra di Riviere, in parti uguali. La scelta tra la versione Black o Brown delle pasture è in relazione alla stagione e alla temperatura dell’acqua, privilegiando il colore scuro per la stagione più fredda.
In caso di acque più lente si può sostituire la Terra di Riviere con la Terra di Somma, sempre nella medesima percentuale.
 
Articolo di Angelo Borgatti ( giornalista di Noi Pescatori, Pesca In, Tubertini High Quality e agonista del GPo Imolese Tubertini)
 
 

 

 

 
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