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IL CATCH AND RELEASE
Di sipadan (del 27/10/2011 @ 22:42:23, in TEMATICHE AMBIENTALI, linkato 2953 volte)
IL CATCH AND RELEASE
N.B. alla fine dell'articolo è presente una integrazione di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Il Catch & Release (catturare e rilasciare) una pratica di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilancia in acqua vivo e possibilmente senza arrecargli danni.
Non ci sono notizie certe sull'origine di questo comportamento, ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota. Queste due tecniche di pesca, la pesca a mosca e lo spinning, sono tuttora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il Catch & Release, ma questo comportamento si sta diffondendo sempre di pi anche nelle altre tecniche di pesca. Studi scientifici di varie facolt di ittiologia nazionali ed internazionali e la marcatura dei pesci catturati, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono essere ricatturati. L'impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica nullo o quasi nullo dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.
Rilasciare il pesce pescato, per chi condivide, attua e diffonde la pratica del catch and release, non solo segno di civilt e rispetto ambientale, ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicit del vedere l'animale appena catturato di nuovo libero.
LE 6 REGOLE DEL CATCH AND RELEASE
La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e permettendone la successiva sopravvivenza, consiste in alcune regole basilari:
1 Usare ami singoli e senza ardiglione: gli ami multipli (ancorette) e gli ami con ardiglione provocano al pesce ferite gravi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza. Usando ami singoli e privi dell'ardiglione potremo slamare pi facilmente il pesce e senza provocargli danni. Normalmente l'amo senza ardiglione non aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il ricupero del pesce.
2 Recuperare e slamare il pesce velocemente: il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi pi gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante la slamatura veloce favorita dall'assenza dell'ardiglione sull'amo. Il pesce pu sopravvivere fuori dell'acqua solo per pochi minuti ed opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.
3 Tenere il pesce in acqua: se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa, ci gli cagioner altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce ricoperta da un muco protetivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno pu determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre ancora in acqua.
4 Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate: essenziale non toccare il pesce con le mani asciutte: subisce un shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36) rispetto a quella del suo corpo che coincide con quella dell'acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l'asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l'attenzione nel maneggiarlo altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il retino, se ha una rete senza nodi, pu essere d'aiuto purch si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete con le branchie.
5 La slamatura: oltre a fare tutto ci delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il pesce al quale l'amo si aggrappato all'esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: meglio tagliare la lenza. Come valida alternativa al taglio della lenza, esiste da poco tempo (da Ottobre 2006) uno slamatore (Larchy) in grado di localizzare l'amo, liberarne l'ardiglione ed invertirne la posizione anche nel pi profondo dell'esofago ed estrarlo senza il pericolo del riaggancio sul percorso verso l'esterno, cosicch le ferite di cui sopra sono ridotte al minimo. Poich il tutto si svolge in modo automatico, l'operazione svolta in maniera rapida, sicura, mentre il pesce rimane in acqua e senza la necessit di afferrarlo.
6 La rianimazione: se il pesce esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare l'acqua e quindi l'ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inizia a muoversi da solo cercando di liberarsi.
LINK UTILI IN TEMA CATCH AND RELEASE
UNIVERSITY OF FLORIDA
 
 
Integrazione all’articolo C&R di Mauro Maccagnani [sipadan]
 
Il C&R nasce dall’ambiente dei pescatori a mosca, i primi ad avere avuto questa sensibilità.
E nasce dalle esperienze della pesca a mosca “secca” quindi con ami piccoli (anche se le trote americane sono belle grosse) e in genere a fil di bocca.
Su lucci e black bass credo che l’Europa sia più avanti degli Stati Uniti come C&R….. specie per i bass.
Premesso che dove i regolamenti e le leggi impongano una certa armatura dell’esca si debbano rigorosamente rispettare, salvo contestarli nelle sedi opportune con opportune argomentazioni.
Infatti il concetto americano espresso nei 6 punti è corretto, utile per il pesce e per la natura , ma credo che possa essere integrato sull’esperienza della pesca in Italia.
In Italia, spesso in Appennino, abbiamo trote piccole cui spesso gli ami singoli senza ardiglione, se troppo grossi sono estremamente rischiosi, consentendo di raggiungere l’occhio o perforare il cranio.
Infatti si tende per es. a cambiare un’ancoretta del numero 8 con un amo singolo del numero 2.
Che di norma è lungo, molto lungo rispetto l’ancoretta e in molti casi sta in orizzontale che non è la posizione corretta e resta più pericolosa.
Altra differenza con la pesca a mosca, qui l’amo è libero in cima alla lenza, da noi per lo spinning va attaccato ad un’esca….
 
Allora o usiamo ami adatti come gli eccellenti Owner/Tubertini st75BLM e st 55 BLM per minnow
 
 
Che sono “corti” e molto aperti e hanno pure un ottimo occhiello, e sono disponibili con occhiello in asse o ruotato di 90 gradi, quindi adattabili a tutte le esche…
Io con l’1/0 ho passato da parte a parte la mandibola di una steel head.. e anche saltando non si è slamata, ma l’ho potuta rilasciare molto facilmente.
Si potrebbe ovviare con un doppio split ring che gira l’amo di 90 gradi, ma lo allunga, molto meglio gli ami di quel tipo specifico, tra l’altro meravigliosi come robustezza e affilatura
Oppure
Usiamo, come giustamente impone in acque da trote (Categoria “D”) la Provincia di Bologna, ancorette senza ardiglione.
I vantaggi?
Su trote piccole riduce la possibilità di ingoio dell’esca, spesso letale nelle trote piccole, su tutte le trote riduce di molto la penetrazione che su un punto solo molto affilato porta spesso a passare da parte a parte la testa.
E la lingua dei pesci è molto sensibile se perforata.
Se si ha la manualità necessaria si slama bene come l’amo singolo, usando una piccola pinza senza neppure toccare il pesce, e in caso di dover “forzare” un pesce si fa forza su 3 punti e non su uno.
Io ho molti amici che pescano anche a spinning ad amo singolo ma se talvolta è vero che ci sono poche differenze talvolta si perdono molti più attacchi, con forti differenze per es. tra cavedani e trote e anche tra questi tra i più grossi e i più piccoli, di solito i piccoli si slamano o non si allamano molto di più.
Ovvio che se si vuole tutelare al massimi trote, persici e cavedani è sempre meglio usare un solo amo o una sola ancoretta senza ardiglione.
Questa nota è sul punto (1), e poco ho da dire su tutti gli altri punti, validissimi anche per la pesca al colpo, che io pratico barbless (senza ardiglione) da almeno 15 anni, e qui la differenza è veramente poca.
 
Passiamo a casi un po diversi che riguardano più lo spinning.
Sugli aspi, che sono un caso a parte, c’è sempre una forte possibilità di errore nell’inlamata e una forza del pesce davvero esplosiva in certi istanti, e il pesce non ha denti.. quindi schiaccia la preda.
Con questo pesce spesso l’amo singolo risulta inefficace e spesso anche le ancorette non delle più spesse vengono schiacciate e deformate
Passiamo ai lucci
Qui sono certo dei gravi danni che possono infliggere ami singoli.
Infatti in tante zone no kill non vi è l’obbligo di amo singolo
Per i lucci a volte si attaccano pesci di 50 cm, a volte di 120 cm, un amo singolo dell’11/0 è adatto e forse piccolo per i secondi ma un vero pericolo per i primi.
E inoltre se si pesca a gomma l’assenza dell’ardiglione non consente una adeguata gestione e trattenimento dell’esca, cui si può solo in parte ovviare con accorgimenti empirici.
Inoltre già dal 4/0 è possibile attraversare il cranio senza fatica, mentre anche solo un minimo ardiglione in genere lo blocca.
Anche per i bass vale lo stesso principio e lo stesso ragionamento, io dove obbligatorio nei laghetti in viva uso ami con ardiglione limato, ma spesso attraverso qualche testa.
Se invece mi limito a schiacciare l’ardiglione pentra un po meno e si slama quasi altrettanto bene, tanto che esistono negli USA ami e ancorette con una curva invece che l’ardiglione.
Su questi pesci devo dire che vantaggi e svantaggi si bilanciano, il barbless se non ben piantato è deficitario nei salti del pesce (problema vivo anche tra i pescatori a mosca) ma molto più efficace (perché più affilato)  in caso di mangiate molto difficili.
Il vantaggio, parlando in termini anche di tutela personale, è se ci si allama incidentalmente, estrarre ami o ancorette senza ardiglione è facile ma doloroso, in caso di ami da passata del 18 è molto doloroso se c’è l’ardiglione, pensate con una ancoretta 4/0 L.
 
Ultima raccomandazione per bass grossi e lucci, in caso di difficoltà il procedimento corretto (vedi per es il sito di esox Italia, www.esoxitalia.it; http://esoxitalia.blogspot.com/ ) è:
1 - tagliare con un trancino l’ancoretta ramo per ramo
2 - se possibile togliere facendo ruotare a favore di eventuale ardiglione il pezzo troncato dell’ancoretta
3 – nel dubbio lasciare il ramo troncato di ancoretta o amo in sede senza forzare
Spessissimo il pesce riesce ad espellerlo e tanto più facilmente se senza ardiglione.
Concludendo
Un sincero plauso a chi ha avviato, diffuso e diffonde il catch e release, pescatori a mosca in testa
Facciamolo sempre anche noi ma con un minimo di adattamento ai nostri pesci, alle nostre esche e alle nostre acque.
Non credo che molti bassman siano entusiasti di togliere l’ardiglione a uno spinner, che magari costa 20 euro, ed è un’esca che di norma fa veramente pochi danni.
Mentre in acque da tutelare io pesco molto spesso ad ancoretta singola senza ardiglione magari togliendone una da un crank o minnow e so che tanti altri lo fanno spontaneamente.
E solo perché sono convinto che l’amo singolo farebbe più danno in quei casi.
 
Integrazione di Mauro Maccagnani [sipadan]
 

 

 
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