OASI DELLE VALLI DI ARGENTA E MARMORTA - GPO IMOLESE TUBERTINI - LA POLISPORTIVA DELLA PESCA

 
 

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 Fabio Gieri Fabione con una bella Ricciola da 14,8Kg catturata il 6 ottobre 2012 nell'isola di Ilovi... di Admin G.P.O.
 
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CURIOSITA' Il G.P.O Imolese Tubertini è la società di pesca bolognese nata il 29 gennaio 2010 dalla fusione di due storiche e pluri premiate società con oltre mezzo secolo di storia alle spalle: S.P.S. Gruppo Pesca Ortofrutticolo e S.P.S Imolese

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OASI DELLE VALLI DI ARGENTA E MARMORTA
Di Admin G.P.O. (del 19/09/2011 @ 22:09:21, in ITINERARI, linkato 4632 volte)
OASI DELLE VALLI DI ARGENTA E MARMORTA
 
E' il Consorzio della Bonifica Renana che nel 1909, attraverso l'eliminazione dei circondari di scolo e con la elaborazione e realizzazione di un progetto organico in una visione globale del risanamento dei terreni paludosi di tutto il territorio di pianura della Provincia di Bologna, crea le valli.
L'origine delle valli di Campotto-Bassarone e Vallesanta nonché delle aree umide del Traversante è legata alla realizzazione di questa bonifica idraulica che interessa circa 100 mila ettari della bassa pianura bolognese oggi intensamente coltivati. Unitamente alla realizzazione di oltre 1.120 chilometri di canali e di importanti impianti idrovori, il sistema comprende due casse di espansione (appunto Campotto-Bassarone e Vallesanta) nelle quali le acque fluenti nei canali di bonifica vengono immesse (o immagazzinate) allorquando le quote del fiume Reno (recipiente del sistema) non ne consentano il deflusso. Trattasi quindi di invasi artificiali gravati da servitù idraulica preminente su ogni altra utilizzazione o destinazione; ma proprio perché indissolubilmente legati al funzionamento del sistema idraulico, ne è garantita e fatta salva la conservazione.
 
Nell’ambito del territorio ora costituito in oasi, oltre alle casse di espansione perennemente in acqua (anche se a livelli variabili in funzione delle esigenze idrauliche) esistono altre aree di vasta estensione (Traversante) che pur non essendo permanentemente in acqua vengono allagate più volte nell’anno in coincidenza dei momenti di maggiore intumescenza del fiume Reno.
In queste aree, a seguito di una serie di iniziative che portarono prima alla limitazione della caccia e successivamente alla sua soppressione, si è ottenuto un risultato più che lusinghiero in quanto in pochi anni si è ricreato un bosco bellissimo di gattici, olmi, frassini ecc. il cui sviluppo, se opportunamente difeso, può avvenire in tempi relativamente brevi. In questo modo, essendo riusciti ad eliminare i danni provocati dalla presenza dell’uomo non solo come cacciatore o raccoglitore di prodotti spontanei ma anche come provocatore di devastanti incendi, è possibile quindi la ricostituzione di un bosco simile a quelli che dominavano l’antica Padusa.
Oltre alle aree succintamente sopra descritte, sono comprese nell’oasi altre superfici le quali, pur costituendo strumenti del sistema di bonifica del Consorzio per la loro saltuaria utilizzazione a scopi idraulici, vengono normalmente (anche se precariamente) coltivate e pertanto esse completano l’ambiente dell’oasi offrendo alla fauna che in essa vive adeguati spazi per l’alimentazione e la nidificazione. Tali superfici realizzano quindi possibilità di scambio fra il mondo esterno e la palude vera e propria e concorrono a determinare l’armonico equilibrio dell’oasi di protezione.
Purtroppo l’hinterland realizzato in questa prima fase di costituzione dell’oasi non è quello che meglio favorisce la sopravvivenza dell’avifauna presente. Infatti l’oasi stessa risulta difesa all’esterno, per il momento, soltanto verso sud da una zona limitata a 420 ettari nei quali esiste il vincolo del ripopolamento o cattura della selvaggina a fini faunistici. Ma si ha motivo di ritenere che il risveglio manifestatosi in questi ultimi tempi verso i problemi ecologici in genere e sulla necessità di salvaguardare certi particolari ambienti, sia sotto il profilo scientifico che quello culturale, porti in un prossimo futuro a realizzare quanto non è stato possibile in questo primo tempo di contrastata fase di avvio.
Intanto, dopo anni di discussioni, convegni, incontri a vari livelli, un accordo raggiunto sul finire del 1977 fra i Rappresentanti del Comune di Argenta, il Consorzio della Bonifica Renana e alcuni proprietari della zona, ha consentito all’Amministrazione Provinciale di Ferrara di sanzionare, con un documento ufficiale, l’atto costitutivo dell’oasi di protezione che, per riallacciarsi al passato, ha assunto l’antico nome delle aree in essa un tempo comprese: oasi delle valli di Argenta e di Marmorta.Trattasi di un complesso di oltre 1.600 ettari comprendente, come si è visto, terreni vallivi (Campotto Bassarone e Vallesanta), terreni acquitrinosi con la caratteristica vegetazione erbacea, arbustiva ed arborea dei terreni umidi (Traversante) ed anche terreni coltivati intersecati da canali artificiali e corsi d’acqua naturali.
I terreni compresi nell’oasi sono per la massima parte di proprietà (o in gestione) del Consorzio della Bonifica Renana: i corsi d’acqua naturali rientrano nella competenza del Genio Civile Ufficio Speciale per il Reno; i canali artificiali fanno parte del sistema idraulico del Consorzio di bonifica e alcuni dei terreni coltivati sono di proprietà di ditte private.
 
ASPETTI DELLA FLORA DELL’OASI
Passando ad una rapida descrizione dell’ambiente quale oggi si presenta, si può dire che nell’ambito delle associazioni floristiche acquatiche sono presenti tra le specie sommerse, natanti ed emerse: Potamogeton sp., Ceratophyllum sp., Myriophyllum Sp. (millefoglie d’acqua), Utricularia vulgaris (erba vescica), Hottonia palustris (erba scopina), Lemna sp. (lente d’acqua), Salvinia natans (salvinia), Hydrocarìs morsus-ranae, Polygonum amphibium, Nymphaea alba (ninfea), Nuphar luteum, Nymphoides peltatum (ninfea sfrangiata), Marsilia quadrifolia, ecc.
Tra le specie così dette di ripa, oltre a Phragrnites cornniunis (canna di palude), Tvpha latifolia (paviera) e T. angustifolia con frequenti insediamenti a carattere monofitico, si ricordano:
 
Sparganium erectuni, Glyceria fiuitans (fienarola d’acqua), Butonius umbellatus (giunco fiorito), Iris pseudacorus (giglio d’acqua), Cyperus sp., Scirpus sp., Juncus sp., Ranunculus aronitifolius, Alisma piantago, Sagittaria sagittifolia (erba saetta), ecc.
 
All’esterno delle zone permanentemente in acqua esistono, come già detto in precedenza, talune aree (di qualche centinaio di ettari) che solo saltuariamente sono soggette ad allagamento. In esse si sta sviluppando con successo una tipica vegetazione rappresentata, tra le arboree, dal Salix alba (salice), Quercus robur (farnia), Ulmus glabra (olmo), Fraxinus angustifolia (frassino), Populus alba (pioppo bianco). Nell’abbondante sottobosco sono presenti suffrutici particolarmente idonei per l’alimentazione degli uccelli come, ad esempio: Prunus spinosa, Crataegus oxyacantha (biancospino), Viburnum opulus (pallone di maggio), ecc. Si ritrovano altresì Cornus san guinea (sanguinello), Clematis viticella, Clematis vitalba, Sambucus ebulus, Filipendula ulmaria (olmaria), Althea officinalis (altea), Alcea pallida (malvone), Lythrum salicaria (salcerella), Solidago virgaurea (verga d’oro), Solidago gigantea (verga d’oro d’America), Qenan the crociata (cicuta d’acqua), ecc.
 
In sostanza, la copertura vegetale è quella tipica della biocenosi d’acqua dolce e riesce a dare un'idea di quello che doveva essere l’aspetto dell’intera Pianura Padana nei tempi passati.
 
Purtroppo, vari eventi ripetutisi negli ultimi anni hanno provocato una considerevole riduzione della vegetazione sommersa, alterando così le condizioni più idonee a facilitare la sosta dell’avifauna acquatica. Ciò ha indotto i responsabili del Consorzio, cui compete la regolazione delle casse di espansione, a considerare l’opportunità di ripristinare alcune canalizzazioni interne alle valli al fine di migliorare la circolazione e garantire un più sollecito ricambio delle acque invasate.
 
 
ASPETTI DELLA FAUNA DELL’OASI
Sempre nell’ambito delle zone soggette a saltuari allagamenti (Traversante), esiste un boschetto in condizioni assolutamente naturali ove vegetano le varie specie arboree già più sopra indicate e particolarmente prediletto per la nidificazione di alcune specie dei Cicomiformes.
Attualmente sono infatti presenti circa 250 nidi di Nitticore (Nycticorax nycticorax), circa 50 nidi di Sgarze ciuffetto (Ardeola ralloides) e una trentina di nidi di Garzetta (Egretta garzetta). Sempre tra i Cicomiformes, sono presenti gli Aironi: l’Airone rosso (Ardea purpurea) con oltre 100 nidi controllati e l’Airone cenerino (Ardea cinerea) di cui sono presumibili oltre 20 esemplari forse anch'essi nidificanti.
E' sempre presente anche il Tarabuso (Botaurus stellaris), mentre è comunissimo il Tarabusino (Ixobrychus nhinutus). Durante l’inverno compare tutti gli anni, ma in numero limitato di esemplari, l'Airone bianco maggiore (Egretta alba).
 
Tra le altre caratteristiche di maggior rilievo dell’Oasi è da ricordare la presenza di circa 180 coppie nidificanti di Svasso maggiore (Podiceps cristatus) nonché di numerosi esemplari di Tuffetto (Podiceps ruficollis).
 
Non raro è il Marangone minore (Phalacrocorax pygnialus) e, in occasione di burrasche durante i periodi di passo, è possibile vedere numerosi (fino a 60) Cormorani (Plialacrocorax carbo).
Il Cigno selvatico (Cvgnus cygnus) e anche alcune oche sono di passo irregolare ed accidentale.
Numerose sono invece le anatre di superficie tra cui il Germano reale (Anas platyrhYnchos), la Canapiglia (Anas strepera), il Codone (Anas acuta), il Fischione (Anas penelope), l’Alzavola (Arzas crecca), la Marzaiola (Anas querquedula), il Mestolone (Anas clypeata), la Moretta (Aythya fuligula). Fra le anatre tuffatrici, sono presenti di passo il Moriglione (Aythva ferma), la Moretta tabaccata (Aythya nycora), il Quattrocchi (Bucephala clangula), ecc.
 
I rallidi sono rappresentati da oltre 2500-3000 Folaghe (Fuhca a tra) e, in alcuni periodi, da circa 1800 Gallinelle d’acqua (Gallinula chloropus); è stata accertata anche la presenza del Pollo sultano (Porpl2vrio coeruleus) - Aufuga? -, del Porciglione (Rallus acquaticus) e di altre specie minori.
 
Cavaliere d'Italia.Fra i rapaci diurni, saltuariamente nidifica il Falco di palude (Circus aeruginosus); in ogni caso questo uccello è più comune durante i periodi di passo e in inverno, periodi in cui è facile rilevare anche la presenza di qualche Polana (Buteo buteo), di alcune Albanelle, del Pellegrino, del Lodolaio, ecc.
 
Accertata la presenza del Falco cuculo (Falco vespertinus), dello Smeriglio (Falco columbarius) e così pure di una coppia di Falco pescatore (Pandion Haliaétus) per cui si nutre la speranza di vederla nidificare.
Assai numeroso nell’oasi è il Fagiano (Phasianus colchicus) e un po’ meno la Quaglia (Coturnix coturnix).
Gli uccelli di ripa o limicoli abbondano quando i livelli delle acque s’abbassano permettendo l’emergere delle terre.
 
Fra i Laridi, oltre la specie più comune del Mignattino (Chlidonias niger), va rilevata l’unica colonia in Italia di Mignattino piombato (Chlidonias hvbrida) attualmente nidificante con oltre 60 coppie e tendenti ad aumentare; è pure presente il Gabbiano comune e il reale.
 
Tortore (Streptopelia turtur) e Cuculi (Cuculus canaris) sono abbondanti in primavera ed estate (oltre 10.000 tortore); durante il passo, i colombacci.
 
Fra i rapaci notturni, sono comuni la Civetta (Athene noctua), il Gufo comune (Asia otus) e di palude (Asia flanirneus), il Barbagianni (Tvto alba).
Il Martin pescatore è diventato raro, mentre in estate è presente la Upupa (Upupa epops).
I Picchi sono rappresentati dal Picchio rosso minore (Dendrocopus minor).
La cornacchia, una volta abbastanza numerosa, è oggi quasi scomparsa.
 
Data la varietà dell’ambiente caratterizzato dall’alternarsi di terreni coltivi e boschi igrofili con stagni permanenti, è qui rappresentata anche la maggior parte dei Passeracei e dei Muscicapidi.
L’oasi delle valli di Argenta e di Marmorta è il più importante "dormitorio" nella regione emiliana per la Cesena (Turdus pilaris).
 
Il Basettino (Panurus biarrnicus) è abbondantissimo e nidificante; nidificante è pure il Pendolino (Rerniz peudulinus) la cui presenza però è grandemente diminuita.
 
Il 26 aprile 1978, il dott. Gianfranco Bolognesi, Vice Presidente del Consorzio della Bonifica Renana, osservava entro l’oasi il Codazzurro (Tarsiger cyanurus) la cui presenza nell’avifauna europea è considerata occasionale (al di sotto delle 20 osservazioni) poiché il suo habitat è quello dell’Asia orientale, sverna in Giappone, erratico in Finlandia e rarissimo nel rimanente dell’Europa.
 
Nella valle di Campotto è in netta ripresa la Testuggine d’acqua (Emys orbicularis); presenti anche la Biscia d’acqua, le Rane, ecc.
 
Museo delle Valli di Argenta
Via Cardinala 1/c, 44010 Campotto (FE)
Tel 0532 808058 Fax 0532 808001
museiargenta@comune.argenta.fe.it
 
Orari di apertura
9:30-13:00 15:30-18:00
chiuso il lunedì
 
Dove pescare
A Valle Santa il giovedì, sabato,domenica e festivi è possibile pescare dall’alba al tramonto tutto il tempo dell’anno.
Il costo per l’intera giornata è di € 15,00 con l’utilizzo fino a 4 canne.
 
Cartina della Valle Santa
 
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